martedì 31 luglio 2018

IL PAESE DEL SALE E DELLE PASSEGGIATE. Da "Sicilia che brucia"



Dalla "Piazzetta" alla Matrice
Dalla Matrice alla "Piazzetta"

Dalla Matrice al "Padreterno"
Dal "Padreterno" alla Matrice...

e io passeggio







in
Piero Carbone, Sicilia che brucia, Edizioni Grifo, Palermo 1990








I POST DEL MESE. Luglio 2018


domenica 29 luglio 2018

BIVONA RENDE OMAGGIO A PANEPINTO. Contributi artistici di Piera Lo Leggio, Paolo Alongi, Pippo Perconti e dell'Orchestra Fiati della Scuola Musicale "Lo Nigro" diretta da Fabio Midulla


Dopo l'intitolazione di un edificio scolastico avvenuta lo scorso 23 maggio, il comune di Bivona, guidato dal sindaco Milko Cinà, rende omaggio ancora una volta a Lorenzo Panepinto con l'intervento degli artisti Piera Lo Leggio e Paolo Alongi, dell'Orchestra Fiati della Scuola Musicale "Gaspare Lo Nigro" diretta da Fabio Midulla e di Pippo Perconti che reciterà un testo dedicato al socialista, pittore e "maestro" originario di Santo Stefano di Quisquina, coraggioso propugnatore dei Fasci siciliani dei lavoratori. 

Quella dell'insegnamento è stata una vocazione e una scelta da parte del Panepinto, non a caso la manifestazione è organizzata dall'assessorato all'Istruzione retto da Salvatore Cutrò. 
Il maestro di scuole elementari o "basse" come popolarmente indicate dedicò tutta la sua vita all'insegnamento, all'arte, ai lavoratori, ai poveri, agli ultimi e cercò sempre do portare avanti idee di bellezza e  di riscatto sociale. 

Lo strumento con cui Panepinto diffuse le sue idee di giustizia e di riscatto è stata una rivista "La Plebe" (1902-1905). Tra i tanti articoli ne voglio riproporre uno perché mi ha colpito come cittadino, educatore e racalmutese. 

Si tratta di questo: "Il plebeo - sintetizza Calogero Messina  si fa interprete della distanza presa dai socialisti nei confronti degli organizzatori, di ben altra ispirazione, di un convegno contro una legge sui causi".

Sembra incredibile ma se ci si immedesima nelle condizioni di povertà e di  ignoranza si può capire, ma non certo giustificare, quello che è avvenuto a Racalmuto: "I solfatai insorgono contro una povera legge, che in nome dei, tanto strombazzati, diritti dell'uomo, proibisce ai fanciulli di snaturarsi con un lavoro bestiale". 

Quasi a ribadire il senso delle "battaglie" del Panepinto, nella performance di Piera Lo Leggio e Paolo Alongi viene dedicato spazio anche a due canzoni dedicate alle condizioni dei lavoratori delle miniere di una volta e ai nuovi poveri, non solo storici o nostrani,  ovvero gli immigrati: Deci, cientu citaleni (musica di Domenico Mannella e testo mio) e Lu mari si l'agliutti (miei testo e musica). Canzoni arrangiate e interpretate da Piera e Paolo in modo così partecipato e originale che ormai  rientrano nel loro repertorio proposto con successo nelle loro esibizioni. P. C.






















"La Sicilia", 28 luglio 2018



sabato 28 luglio 2018

LUNA, TU. Non solo in tempo di eclissi



Canzone




screen shot https://www.quotidiano.net/cronaca/eclissi-27-luglio-luna-rossa-2018-1.4061321




"LA BALLATA DI MAREDOLCE" DI SILVANA BRAIDA. In italiano e in siciliano


C'è stato un tempo in cui quasi nessuno, fino agli Anni Ottanta del secolo scorso, sapeva che a Palermo ci fosse Maredolce col suo Castello o Sollazzo o Reggia o come dir si voglia, col suo Monte e la Chiesa  e gli Archi, col suo Lago, col suo Isolotto, col suo spicchio di Conca D'Oro, un sogno sicuramente lo era stato ma poi sprofondò in sonno profondo e nell'oblio, tranne per i famosi viaggiatori stranieri e qualche siciliano di sguardo lungimirante sia rivolto al passato sia rivolto al futuro: tra questi pochi va annoverata l'architetto Silvana Braida che si è prodigata in tutti i modi per restituire una splendida gemma ai palermitani tutti visto che alcuni se ne erano appropriati degradandola e occultandola. 

Mentre  l'architetto e funzionario regionale  Braida promuoveva tecnicamente, e come poteva, progetti di restauro, ci si barcamenava, come uccelli nella rete, tra difficoltà e opposizioni di ogni tipo, per liberare l'area dal pervasivo e tracotante abusivismo. 

Ebbene, con cuore di poetessa, l'architetto Braida dissolveva d'incanto ogni ostacolo e mentre riviveva i fasti della "favola di pietra", dalle "mille stanze / il ponte levatoio sul lago / dove le leggiadre dame / assieme ai cantori / vagavano nelle iridate / barchette..."; lanciava come Alfieri il suo "Verrà un giorno..." e si proiettava con sguardo visionario nel futuro, fiduciosa del "risveglio" di Maredolce "quando la storia / tornerà a narrare / degli Emiri dei Normanni, / di tutti i siciliani, / in questo castello / incantato."

Quel tempo, per fortuna nostra e dei posteri, comincia a intravvedersi. 
Come non ricordare con gratitudine il funzionario architetto che aveva un cuore di poeta!









Versione dialettale a cura dei ragazzi della scuola media "Quasimodo" (ora Istituto Maredolce)
che veniva recitata in occasione dell'adozione del monumento per "Palermo apre le porte"






La lettera  di ringraziamento di Silvana Braida


Il Progetto "Palermo apre le porte", nell'ambito del quale  è maturata la versione dialettale della Ballata, veniva curato dalla  Katia Melfi unitamente alla professoressa Francesca Vella.

Precedentemente, è con il dirigente Pier Franco Rizzo che si attua un più incisivo radicamento nel territorio iniziando un cammino che segna il raggiungimento di una meta solennizzata con la nuova intitolazione della scuola il 30 ottobre 2013 sotto l'illuminata dirigenza del prof. Vito Pecoraro.

Va detto che, fin dall’anno scolastico 1992/’93, ancor prima che l’assessorato alla Pubblica Istruzione di Palermo varasse il progetto “Palermo apre le porte”, la scuola media “Quasimodo” incomincia, con le classi del tempo prolungato ad interessarsi del castello di Maredolce: un plastico del Castello Maredolce riprodotto in cento modellini à stato diramato simbolicamente a varie scuole di Palermo e di altre province siciliane.

Per le professoresse E. Pillitteri, M. Scaglione, G. Militello e i loro alunni l’impatto è stato sorprendente quando hanno scoperto che la gente del quartiere “Brancaccio” ignorava non solo dove si trovasse ma addirittura che ci fosse un castello da quelle parti. Secondo la toponomastica si trovava in fondo al vicolo Castellaccio, prospiciente la Piazza dei Signori. Nella realtà nulla faceva pensare che il ricettacolo di case abusive nascondesse uno splendido sollazzo arabo-normanno dei tempi andati.

La scuola ha proseguito a promuovere Maredolce in sinergia con enti e istituzioni del territorio, in particolare con l'Associazione Parco e Castello di Maredolce presieduta dal prof. Domenico Ortolano.


Link correlati:

I video postati su you tube di cui si riportano i link in questo post sono di Antonello Scarpulla:

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I Paradisi dei Re
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Corteo storico a Maredolce
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Il castello di Maredolce in uno spot di tre minuti
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Cerimonia d'Intitolazione dell'I.C.S. "Maredolce" Palermo - 30 Ottobre 2013

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Link del blog correlati:
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