Solo nel titolo, però, ho barato, anzi, nel numero e nel nome; il resto è stato lasciato come nella versione originale, compreso l'autore ovviamente, quel tal Francesco Lanza, carrapipano, che ha immortalato tipi e aneddoti sapidissimi di tante contrade della Sicilia.
Son appunto tante le contrade mentovate che risultano relative; importanti rimangono invece i caratteri, gli incredibili aneddoti che vorrebbero insegnare o alludere a qualcosa, talmente incredibili da sembrare inventati.
E come nel caso della piccola folla di sindaci da eleggere a Racalò, viene con tutto il cuore da esclamare: - E meno male che questi aneddoti sono inventati!
I sette sindaci di Racalò (titolo parafrasato)
di
Francesco Lanza
A Racalò dovevano fare il sindaco. Misero la bandiera al balcone, e la sera i sette consiglieri si radunarono al municipio. Ma, giunti al fatto, non potevano mettersi d'accordo. Chi voleva questo chi quello, e quando l'uno era pronto l'altro spuntava, e ci trovavano subito i difetti, e i se e i ma.
Tutt'e sette, ognuno diceva la sua, perché così e così il popolo voleva un sindaco e non un càntaro con la sciarpa.
Consumarono tutta la saliva che avevano in bocca,e a mezzanotte non avevano ancora concluso nulla. Finalmente la folla, che assisteva pigiandosi come le sardelle in un barile, stanca gridò:
Votazione, votazione!
I sette si sedettero; e sputacchiavano e spurgandosi per darsi dignità, ognuno scriveva il proprio nella polizza, e con sussiego andava a deporla nell'urna, dicendo verso la folla, con una mano sul petto:
- Questo lo faccio per il bene del popolo.
E quelli battevan le mani.
Così, a scrutinio finito, i racalesi si ebbero sette sindaci.
da Mimi Siciliani, Brancato Editore, Catania 2001


