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sabato 21 luglio 2018

NOI, LA FESTA DEL MONTE, LA FACCIAMO COSÌ. Presentazione di Iolanda Salemi, e un annuncio

Grazie al Direttore di "Lumie di Sicilia" Mario Gallo
 per l'ampia e prestigiosa accoglienza dedicata
 alla descrizione della Festa del Monte di Racalmuto
e a Iolanda Salemi,
 ormai assidua collaboratrice di "Lumie di Sicilia",  
attenta nel ricostruire, con grande precisione, aspetti, 
che possono sembrare piccolissimi,  di un rito e di una tradizione, 
ma nel sentimento o nel ricordo,
  per tanti, insignificanti, anche se piccolissimi, non sono. 



Lumie di Sicilia, n. 117 (32 online) - agosto 2018









LA RACCOLTA DEL PERIODICO  
"LUMIE DI SICILIA" 
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Il testo

LA FESTA DEL MONTE
di 
Iolanda Salemi

Premessa
<<Pampilonia nel dialetto dei Racalmutesi vuol dire confusione infernale, chiasso, smisurata allegria... ed una pampilonia di festa nell’ultima settimana di Maggio qui esplode insonne e violenta...>>.
Così Leonardo Sciascia definisce la Festa del Monte, a cui era solito assistere ogni anno. Una festa barocca e colorata, un rito pagano che mischia tradizione e religione, devozione e superstizione.

Festa rossa di sangue e di torrone, di profumo di zucchero filato, di voci di bambini e musica sparata dagli amplificatori delle giostre. Calda di sole e fresca di gelati “a pezzo”, consumati sotto gli ombrelloni dei bar. Festosa di bande musicali che accompagnano ogni momento; scalpitante di cavalli e cavalieri che li incitano per arrivare al momento culminante: l'acchianata di la scalinata di lu munti, la prummisioni, che  le donne fanno a piedi scalzi e gli uomini a cavallo. Il gesuita Girolamo Morreale ha scritto un libro molto documentato sulla presenza della Madonna del Monte a Racalmuto e sulla festa in particolare, tenendo conto anche della tradizione orale. 

Venerdì: Triunfu e Recita
La festa che per secoli era celebrata nel mese di Maggio, da qualche decennio è stata spostata alla II settimana di Luglio, per favorire la partecipazione dei molti emigrati che per le ferie estive ritornano al paese.
Il Venerdì pomeriggio vent'un colpi di cannone segnano l'inizio della festa, segue l'entrata dei “Tammurinara” che sfilano per le vie del paese. Alle ore 20 una grande folla riempie il piano del Monte, dove è pronto il carroccio, trainato dai buoi, su cui è adagiata la statua della Madonna circondata da fiori. La statua non è quella originale, pesantissima, ma una copia in gesso, molto più leggera.
Finita la funzione in chiesa, la processione detta “lu Triunfu”, si svolge per le vie principali, che sono illuminate dalle caratteristiche luminarie. Precedono il carro  il clero, e la folla di gente, infine il corteo storico, con i cavalli bardati e i cavalieri in abiti del Seicento,  che rievoca l’entrata della Madonna a Racalmuto.
Dopo aver attraversato il corso Garibaldi, la processione si ferma in piazza, dove  viene rappresentata la recita, che si conclude con il grido unanime: “viva Maria Matri e Rigina ca a Racalmutu si vosi ristari”.
La tradizionale recita, rappresentata in piazza fin dalle origini, cadde in disuso dopo il 1955. 
Nel 1978, Eugenio Napoleone Messana, sulla scorta del Bonaventura Caruselli e attingendo dal libro di Nicolò Tinebra Martorana,  ricompose in dialetto la Recita in un atto che si concludeva, tranne l’ultima battuta di Ambrogio, con il canto Di Trapani affaccià Maria di Gèsu. Quell’anno la gente assistette allo spettacolo con compiacimento, riconoscendosi nelle battute dei personaggi. 
Nel 1980, Piero Carbone, includendo il mondo delle donne e delle madri, nobili e popolane, per rafforzare la coralità del popolo tutto e dare una ventata di freschezza, aggiunse  una seconda parte con l’introduzione della Contessa e degli altri personaggi femminili. Nonostante qualche isolata resistenza, i nuovi personaggi, apparsi inaspettatamente al seguito della Contessa condotta in portantina, furono accolti unanimemente con rafforzato compiacimento e con commozione, insomma, era stato regalato al paese un altro giorno di festa anche perché la rappresentazione venne spostata dalla domenica al venerdì. Nel 1982 il testo della Recita veniva stampato  nel suo assetto definitivo con l’introduzione, da parte del professore Nicolò Macaluso, del personaggio Giacinto con funzione di Prologo.
Durante i tre giorni di festa i venditori ambulanti montano le loro bancarelle (li barracchi) lungo i lati del corso, dando un’immagine coreografica della piazza. In questi giorni l’odore dominante è quello del torrone e dello zucchero filato, sulle tavole dei racalmutesi non manca la “cubaita”, il tipico torrone fatto con mandorle, pistacchi e miele che già dal nome tradisce l’indubbia origine araba. Mentre la gente prolunga fino a tarda ora le serate, continuando a passeggiare, o a consumare seduti ai tavolini dei bar e i bambini si divertono sulle giostrine.

Sabato: pigliata di lu Ciliu
La mattina del sabato, un tempo in piazza Barona aveva luogo la fiera degli animali, usanza ormai andata perduta, adesso oltre alla messa solenne celebrata in chiesa, si può assistere in piazza al consueto concertino della banda musicale. Ma il momento più importante della festa, è la “presa del Cilio”, che si svolge in piazza alle ore 22, a questo punto la festa si colora di rosso “rossa fiesta, urlante grappolo di gioia”.
Ma vediamo cos'è il Cilio: dal latino cereustradotto nel siciliano ciliu, è un grosso cero posto su un piedistallo e tenuto da sostegni di legno artisticamente lavorati, il quale acceso soleva portarsi dietro l’immagine del Santo. L’istituzione di questi cerei è antichissima, in un documento del 1355 è descritto l’ordine dei cerei di Palermo.
Nei primi tempi il sostegno era piccolo e rudimentale, poi si perfezionò fino a diventare  un  vero e  proprio  monumento religioso processionale di forma artistica. Anticamente veniva trasportato a spalla per mezzo di lunghe aste inserite alla base, negli anni settanta, è stato posto su una base con ruote e viene trainato da un trattore.
In tempi in cui mancava la luce elettrica, le candele e i grossi ceri avevano una grande importanza di utilità pratica e di voto religioso, servivano ad onorare i Santi ma anche ad illuminare la piazza e le chiese, in tale contesto nasce il cero come monumento religioso processionale; infatti arrivati in chiesa i rappresentanti della corporazione del cero facevano le loro offerte di candele.
Già nel 1881 Racalmuto aveva i suoi quattro ceri: quello dei “burgisi”, “ugliara”, “cicirara”, “mulinara”. Quest’ultimo non esiste più, gli altri sono tuttora presenti. Tutti e tre sfilano in ordine di grandezza, che è anche gerarchia sociale, primo il più grande e più bello quello dei “burgisi”, poi quello degli “ugliara”, e infine dei “cicirara”.
Il cero dei borgesi è legato alla presa della bandiera, al centro della piazza, la grande macchina del cilio si ferma, l’autista del trattore dà un lungo segnale con il clakson ed inizia la contesa. Le due fazioni sono schierate, ognuna di loro parteggia per un prescelto, inizia la rissa, piovono pugni e calci il tutto dura dieci o quindici minuti, alla fine il gruppo più forte ha la meglio, il campione riesce a raggiungere la cima della macchina e sventola la bandiera.
Possono partecipare solo i giovani non sposati, infatti è chiamato “lu ciliu di li schietti”, il fortunato che ha preso la bandiera si sposerà entro l’anno. A volte capita che i risentimenti trascinati durante l’anno, trovano in questa occasione momento di sfogo, quindi la lotta si fa particolarmente cruenta. Il vincitore riceve un premio in denaro ma ha l’obbligo di confezionare la bandiera per l’anno prossimo, mentre avrà il privilegio di far partire dalla sua casa il cero ed offrirà un rinfresco a tutti coloro che andranno a “vidiri partiri lu ciliu.

Domenica: prummisioni, messa solenne e processione
La Domenica è la giornata delle “Prummisioni” (ex-voto), chi durante l’anno ha ricevuto la grazia scioglie il voto portando doni al Santuario. Anticamente i doni consistevano in grano o animali adesso si offre denaro, le offerte vengono fatte sia durante la mattinata che nel pomeriggio. Le donne, un tempo, portavano a piedi  scalzi le loro offerte, formando delle piccole processioni,  adesso possiamo dire che le donne che affrontano la lunga scalinata a cavallo portando in braccio i loro bambini, sono più degli uomini.
Una straordinaria attrattiva sono le “Prummisioni” fatte a cavallo, la mattina una folla di parenti ed amici si riunisce nella casa del devoto, dove viene offerto un rinfresco. Fuori è pronto il cavallo bardato con tutti i paramenti, le “cianciane” ed un’immagine della Madonna posta sulla fronte, arrivata la banda si parte in corteo.
Sfilando per le vie principali, si giunge ai piedi della lunga scalinata che porta al Santuario, qui il riluttante animale viene incitato a furia di urla e bastonate a salire la scalinata, arrivando fin dentro la chiesa dove li attende il prete che li benedice.
Il culmine della festa si raggiunge la domenica sera, con la processione. Un grande carro a forma di nave, perché secondo la leggenda la madonna arrivò dal mare, viene preparato su un camion, al centro viene posta la statua della Madonna circondata da angioletti, che un tempo erano bambini travestiti, adesso sono puttini di gesso, attorno fiori e candele.
 La festa si conclude verso le 2, quando in piazza Barona si assiste allo spettacolo dei fuochi artificiali molto gradito dal popolo, infatti due elementi determinano la riuscita della festa, la quantità  e qualità dei fuochi, e la bellezza e ricchezza delle luminarie.
Dopo l’ultimo colpo secco che indica la fine, la folla si dilegua dicendo: “Viva Maria SS. del Monte”, che non è un forte grido di massa istituzionalizzato, piuttosto un grido sommesso e personale che ognuno emette spontaneo. 

La Festa in America
La devozione per la Madonna del Monte a Racalmuto è particolarmente sentita, ma anche da tutti i racalmutesi sparsi per il mondo, numerosi tornano in paese per l'occasione. 
Ad Hamilton, dove è concentrata una comunità di  circa 20.000 emigrati racalmutesi, hanno istituito una analoga Festa del Monte, per mantenere quel legame spirituale che li fa sentire sempre parte del paese natio.
Ai primi del secolo scorso, si celebrava la Festa anche a New York. 

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venerdì 15 luglio 2016

NON SOLTANTO "BANDIERA". Dipinta con fede come un'icona, per la Festa del Monte di Racalmuto


Come richiesto, anticipato e promesso,





pubblico la testimonianza di Rita Mattina
e l’immagine della “bandiera” votiva da lei realizzata 
solo dopo che questa è stata resa pubblica
mostrandola vittoriosamente
durante la caratteristica “pigliata di lu Ciliu”
sabato 9 luglio 2016 
secondo giorno della Festa in onore della Madonna del Monte.
Infine, una Littra a Maria di Lilly Mattina.
"Gesti" di fede e devozione.


Scampolo di corrispondenza
Rita
Ciao Piero. Volevo dirti che anche quest'anno la Madonna del Monte ha voluto che fossi io il pennello per la Sua bandiera dei burgisi che offrirò alla Madonna. In principio la avevo promessa alla Madonna per la guarigione dal tumore di mio fratello ma siccome non era nel disegno di Dio che mio fratello guarisse allora ho accettato la Sua volontà e se pur nella sofferenza ho voluto mantenere la promessa offrendola in aiuto di tutte le nostre famiglie ...di tutto il nostro paese.Ho lavorato questa bandiera davvero piangendo... davvero con tutto il cuore, con tutta la stessa e ad aiutarmi di certo è stata la Madonna. 
Mia nipote ha scritto in proposito una bella poesia che poi ti invio a se ti piace la pubblichi nel tuo blog.
Ciao Piero. Buona serata.

**
VEN 10:25
Grazie Rita per la tua testimonianza. Fammi avere la poesia.

**
DOM 23:26
Cara Rita, mi ha colpito la vicenda della bandiera legata alla guarigione sperata di tuo fratello, mi dispiace tanto, poi dici di averla fatta lo stesso accompagnando il lavoro con le lacrime, mi fai pensare alle icone dipinte dopo preghiere e digiuno


Rita
LUN 1:20
In realtà il racconto sarebbe più lungo, Piero. Domani te lo scrivo così ti potrei raccontarlo sul tuo blog accompagnato dalla foto della bandiera
*
d'accordo

L'angelo.
Come  e perché ho realizzato la bandiera del "Ciliu"
di 
Rita Mattina

Questa è una breve storia recente di dolore e di devozione a Maria (Madre nostra di Dio). 
Sulla mia famiglia, una famiglia come tante, nel 2010 si abbatté una tragedia, purtroppo ormai comune: quella malattia con la quale devi combattere, che rare volte vinci e troppo spesso ne perdi la battaglia.


La mamma
A mia mamma viene diagnosticato un tumore al colon. Solo chi ha vissuto queste tragedie può comprendere come ci si senta impotenti di fronte a tale flagello, che se colpisce qualcuno che ami è peggio che averlo addosso tu stesso. L’iter ormai è risaputo: ospedali, incertezze, decisioni da prendere, e ti rendi conto che i medici non bastano per fare il miracolo, ed è così che alzi le mani e ti arrendi a Dio e a Lui affidi la tua disperazione e il tuo grido di aiuto mettendo sotto il Suo altare tutta la tua pochezza, tutto il tuo peccato, tutto il tuo essere piccolo, sperando solo nella Sua potenza, perché sai che a Lui nulla è impossibile.


Battaglia vinta, ma la guerra...
Essendo cosciente del tuo essere indegno per chiedere a Dio qualcosa che non meriti (il miracolo) corri da tua Madre, Maria SS., perchè sai che a Lei il Figlio non può negare nulla. Cominci a pregare , più preghi e meno ti senti sola.
Lo senti dentro di te che lei ti ascolta perché eè tua madre. Ebbene, Lei ha accolto le mie preghiere e mia madre dopo sei anni, tra alti e bassi legati alla vecchiaia, altri ricoveri ospedalieri di altro tipo, è ancora tra noi e in settembre, se Dio vorrà, compirà 90 anni, ma il tumore che è stato operato, non ha fatto più ritorno.
Ecco che grazie a Dio, a Maria e ai medici e al nostro amore , la battaglia è stata vinta! E’ stata vinta “una battaglia”, ma la guerra sta per cominciare.


Il fratello
Nel frattempo tu hai cambiato vita, abitudini, hai dimenticato cosa sia la spensieratezza, purtroppo, sei cresciuta. Crescere non è che sia una bella esperienza. Cresci tu e crescono i problemi e senza rendertene conto, annulli te stessa per qualcuno che ami e questo non ti pesa affatto perché Maria è sempre con te nei rosari, nelle sante Messe, e in tutto quello che fai.
Il 2014 è stato un masso nella testa a sangue freddo. E come un temporale estivo si abbatte ancora nella tua vita quell’incubo che credevi di avere vinto, il cancro!, e non te lo aspettavi che potesse toccare ancora alla tua carne, ad una persona giovane, piena di voglia di vivere, a tuo fratello!

Stavolta lo senti che è dura, ma speri, speri con tutta l’anima che lo vincerete anche questa volta. Preghi in casa, vai nei pellegrinaggi Mariani a portare il tuo peso, ne parli con gli altri e sembra che nessuno ti capisca perché ormai è diventato così comune sentir dire che qualcuno ha il tumore che non si fa più tanto caso al dolore che hai perché è normale e tu non sei la sola.



La malattia
Cominci a consultare terapie alternative su internet, leggi di diete scarse di proteine, ricche di verdura e prodotti della natura, l’Aloe vera e mille altre cose, il limone, i semi di albicocca e altri rimedi: li proponi e nel frattempo tu fai la stessa dieta per vedere se possa pesare a tuo fratello perché se lui deve soffrire vuoi soffrire con lui anche tu, ma di certo non puoi provare la chemio sulla tua pelle, quello è un “privilegio” soltanto suo.

Quanta forza ho visto in mio fratello!
Mentre il mostro gli divorava la linfa vitale, lui combatteva da vero guerriero e non è stato facile, per il mostro, atterrarlo, mentre il suo fegato, i suoi polmoni e la sua trachea si stavano svilendo. Per due anni ha lottato una guerra che in altri casi si concludeva in sei mesi , questo dicevano i dottori ed era già un miracolo che lui li avesse superati al punto che vollero proporre una cura sperimentale che mio fratello accetta di fare perché si sa che in queste situazioni ti arrampicheresti persino sugli specchi e intanto vedevi la trasformazione perché quella bestia ti cambia la fisionomia.

Avresti voluto guardarlo normalmente per non farlo sentire diverso ma è difficile guardare senza soffrire, constatare nel suo volto il cambiamento, accorgerti che è stanco, che le sue mani hanno cambiato colore e continuare a guardarlo come sempre.
Puntualmente, appena andava, via correvo a piangere da sola, nemmeno mia madre mi poteva consolare perché l’alzheimer per fortuna le ha risparmiato questa consapevolezza.
Ma io ho Maria, la mamma di tutte le mamme, che mi consola e mi dà coraggio. E' lei che mi suggerisce di affidare la mia famiglia ai cuori immacolati di Gesù e Maria, e questo sarà fatto il 5 Maggio del 2015 con una solenne cerimonia a casa mia presieduta da due santi sacerdoti.

Eh già, se non posso fare niente per i corpi, mi posso dare da fare per le anime di tutti quanti ed è bello vedere che la tua famiglia si concede a Gesù e Maria, è bello vedere che la santa messa sta diventando una sana abitudine di affidamento.

La Bandiera
E' qui che comincia la storia del dono della bandiera a Maria SS del Monte.


Il committente sconosicuto
Una sera dopo essere stato alla santa messa, mio fratello viene a trovarmi a casa e mi dice che ha incontrato un ragazzo che gli ha chiesto se io ero disposta a fare la bandiera. Mi disse anche che non lo aveva riconosciuto, che non sapeva chi fosse (a mente fredda mi resi conto che questo era molto strano perché, si sa, in paese ci conosciamo tutti); pensai fosse il ragazzo che lo stesso anno aveva preso la bandiera, così dissi a mio fratello:
- Luigi, se vengono da me per fare la bandiera, io la offrirò per la tua guarigione alla Mamma Santissima.
E fin qui tutto sembra normale. Intanto mentre i giorni passavano tra alti e bassi, incertezze e disperazione, mi arriva un invito per partecipare ad un incontro di preghiera in paese, e ci vado. Incontro persone che già conoscevo, con le quali instauro un profondo rapporto di preghiera.


Una coincidenza
Un pomeriggio mi arriva la telefonata di una di loro che mi chiede se io fossi disposta a fare la bandiera. Dico di “sì, certo”.
Finita la telefonata stacco, piango…. Sono certa che la Madonna vuole accogliere la mia offerta e ascolterà la mia richiesta. La Madonna vuole che io faccia la sua bandiera, la vuole, e io con amore la farò perché voglio tanto bene a Maria.
Intanto i mesi scorrevano, da Maggio a Dicembre è stata una eternità pesantissima.

Mio fratello non migliorava
Mio fratello non migliorava affatto, anche la sua voglia di lottare si era affievolita, nonostante fosse divorato dal male lo vedevo sempre bello, più bello che mai, anche se il colore roseo della sua pelle aveva dato spazio al pallore della malattia, anche se lentamente cominciavo a contare le sue ossa attaccate alla pelle: era sempre bellissimo, mio fratello, anche se quell’espressione sorridente e serena aveva lasciato spazio ad una maschera di sofferenza e dolore, ma  sempre bellissimo era mio fratello, anche se quell’appetito ghiotto aveva lasciato spazio a un'espressione di nausea e inappetenza. Ma era sempre tanto bello mio fratello. E io chiedevo a Maria che parlasse con Dio per farlo tornare come era un tempo mio fratello. Perché io Le ho promesso un’offerta a Maria e l’avrei mantenuta.


Promesse, richieste, speranze
Le avevo addirittura chiesto di prendersi con sé mia madre che aveva già vissuto la sua vita in cambio della vita di mio fratello perché in cuor mio sapevo che mia madre avrebbe dato se stessa in cambio della vita di suo figlio.
Tutte queste cose le chiedevo, recitando la novena dell’Immacolata, mentre mio fratello ormai era alla clinica del dolore e non avrei voluto vederlo in quel letto di morte. No, non ci volevo andare, no. Preferivo pregare, fino alla fine, fino all’ultimo volevo sperare, non volevo andare a vederlo morire, no!
Fu mio fratello che mi ha voluta lì, una sera. La sera del 7 Dicembre, la vigilia dell’Immacolata.

Aveva visto tutti della famiglia solo io mancavo. Vide un’infermiera dai capelli lunghi e domandò a chi era con lui se fossi io. Mi ha cercata, mio fratello; mi ha fatto chiamare, e io sapevo che il giorno prima era stato bene, aveva mangiucchiato, aveva voluto che gli si facesse la barba, quindi stava benino.
Certo che vado a trovarlo, mio fratello mi aspetta, sangu miu. Non auguro davvero a nessuno di vedere il proprio caro irriconoscibile, stanco, ma contento di averti vista per poterti dire addio.
Lo salutai ma ormai anche una carezza gli procurava dolore.

Uscii dalla stanza per andare a piangere fuori e mi trovai di fianco la statuetta in gesso della Madonna Immacolata che voleva che ultimassi la novena. In quel caso chiesi a Maria di porre fine alle sofferenze di mio fratello perché capii che il disegno di Dio su di lui si era compiuto. Nel dolore ho pregato, nel dolore ancora era accesa la fiammella della speranza in me,  finché qualcuno disse "Se n’è andato! Ci ha lasciati".
Aveva 51 anni mio fratello! In questi casi avvengono due cose dentro di te: perdi la fede (se la fede che avevi non era forte) oppure offri tutto a Dio, anche quel dolore. Io questo feci.

Offrii tutto il mio dolore a Dio e chiesi a Maria di non lasciarmi la mano e che non avrei mai perso fiducia in Lei perché la fede mi ha insegnato che per ognuno di noi c’è un tempo, un inizio e una fine; che se qualche miracolo non avviene non è perché Dio non ti vuole bene ma solo perché il tempo per quella persona è arrivato e se hai fede sai che lo potrai rivedere un giorno; ho imparato che il suo regno non è in questa terra.
Il giorno dopo, l’8 dicembre, mentre mio fratello era nella cella frigorifera dell’ospedale io andai a messa ad onorare Maria Immacolata regina del mio cuore, Dio solo sa con quale animo (che importa cosa avrebbe detto la gente! per me conta solo quello che pensano Gesù e Maria).


Ripensamenti?
Ho cantato messa con tutta l’anima e ho chiesto a Gesù nel momento dell’eucarestia di lasciare il corpo di mio fratello in quella cella frigorifera e di prendere la sua anima con Sé, e sono certa che Maria questo lo ha ottenuto perché mio fratello ha portato con sé il mio caro rosario di Medjugorje con il quale avevo tanto pregato per lui e mi sentivo bene nel pensare di averglielo dato per l’eternità perché quel rosario lo avrebbe protetto.
E adesso cosa ne faccio dell’offerta ? della bandiera ? Niente grazia ricevuta, niente offerta?

La fede non è un banco posta
No…
Maria e Dio vollero ancora una volta mettermi alla prova. Volevano vedere se per me Dio fosse come un banco posta in cui metti la carta ed esce ciò che hai chiesto e se non funziona allora lo butti. No, per me Dio non è questo, per me Dio è quella croce che mi ha salvato e che non potrò mai ringraziare abbastanza, per me Dio è un papà che mi toglie dai guai, che non mi fa mancare niente, che mi ha dato la vita e che la mia vita gli appartiene.

Per me è un padre che, se qualche volta ti dice di no, tu magari ora non lo capisci ma un giorno capirai perché ti ha detto no.



Al lavoro, per la bandiera
Ora dovevo mettermi a lavoro. Dovevo lavorare la bandiera che avevo promesso a Maria. Io di bandiere ne ho già fatte tre e in tutti e tre casi mi sono emozionata fino alle lacrime dipingendo il volto di Maria e Gesù. Tutte le volte che il mio pennello accarezzava quei visi dovevo smettere per un po' perché le lacrime mi appannavano la vista e non mi permettevano di andare avanti, ma quest’anno era diverso; quest’anno Maria si voleva servire di me per tutte le altre famiglie e io ne sono grata per questo.

Lassù
Io compio 47 anni in settembre e in tutti questi anni non ho mai avuto modo di salire fino alla statua della Madonna del Monte in cima agli scalini dell'altare. Nel 2015 salii fin lassù, da Lei, dalla Mamma, ben quattro volte e per quattro volte l’ho abbracciata sentendo in quella statua di marmo un dolcissimo calore umano, non certo il freddo del marmo.
Mentre ero lassù, vicinissima a quella statua bellissima, imponente e maestosa, le dissi che avrei offerto il mio dono per tutto il mio paese, per tutte le famiglie in difficoltà, per la conversione sincera dei nostri cuori, le chiesi di prendersi cura del mio paese e di aumentare la nostra fede e le scattai una foto che avevo intenzione di dipingere per la bandiera.



Gigli
L’ispirazione di cosa avrei dipinto l’ho avuta proprio mentre ero lì, vicino a Lei. La Madonna guarda tutto il paese e lo preserva dal male sotto il suo sguardo. Gesù guarda chi in quel momento sta ammirando il disegno e lo benedice. Ma è ancora vuota, che faccio per renderla più bella? Dei fiori! Si ma quali fiori? Beh, siamo a Maggio, il mese dei gigli: ll giglio è un bel fiore. Offrirò i gigli a Maria e renderò più ricco il disegno.

Confidai questa mia idea ad una mia amica e lei mi mandò in un messaggio il significato dei fiori in questo caso dei gigli. Simbolo di purezza e bellezza nei matrimoni, Simbolo della prematura perdita di una persona cara nei funerali….e io rimango davvero stupita per quel significato e mi si riapre la ferita poi penso: Beh…questi fiori li ha voluti Maria anche per questo, perche’ conoscendo bene il significato del mio dono vuole che anche mio fratello rimanga impresso accanto alla sua immagine sotto forma di un fiore, il giglio.


Era comparso il ragazzo misterioso?
Mentre la lavoravo una sera venne il ragazzo che mi aveva commissionato la bandiera per vedere come procedeva il lavoro. (Di solito quando ti commissionano un lavoro ti indicano loro quello che devi fare. In questo caso la madonna ha voluto che il ragazzo mi desse liberta’ di espressione cosi’ io ho avuto modo di dare forma alla mia ispirazione. Poi parlando del più e del meno chiesi al ragazzo se era stato lui quella domenica di un anno prima, davanti al portone della chiesa, a chiedere a mio fratello se io volevo dipingere la bandiera e il ragazzo mi rispose che mai prima di allora aveva chiesto a nessuno di fare la bandiera, allora chiesi se fosse stato qualche amico o qualcuno della sua famiglia e lui mi rispose che non aveva dato questo compito a nessuno, anzi mi disse che davvero non avevano idea da chi andare per commissionare questo lavoro e che quelle persone che incontrai al gruppo di preghiera quella domenica gli dissero di venire da me e così fu, aggiunse anche che lui non conosceva mio fratello.




Enigma irrisolto
Allora chi era quel ragazzo che un anno prima domandò a mio fratello? Stranissimo anche il fatto che mio fratello non lo conoscesse eppure conosceva tutti lui in paese. Era uno di fuori che si interessava della bandiera? mah! non credo!
Allora rimane una opzione: era un angelo? Nessuno mi toglierà dalla testa che quel ragazzo fosse un angelo, a meno che qualcuno leggerà questa storia, si riconoscerà in quella figura e mi dirà: non era un angelo, ero io!




Testimonianza poetica 
di 
Lilly Mattina

...ci tenevo a dire che questi miei pensieri sono stati scritti tutti di un fiato, è un discorso tra me e Maria; per questo è in dialetto e non segue nessuna regola metrica: avrei potuto sistemarla e scrivere in modo diverso o fare rime baciate, non nego che le ho anche fatte, quando mia zia mi ha detto che voleva pubblicarle, ma poi ho strappato tutto e ho lasciato la bozza iniziale,  perché era quella che mi toccava l'animo.




Littra a Maria

Trasì lugliu, nenti di stranu,
avi sempri lu medesimu scenariu;
paisi cunzatu e aria diversa
sparanu li firrioli e accumencia la festa.
Da venniri a duminica lu Munti dura
cuntenti è lu racalmutisi pi sta beddra vintura.
Sempri ti pinzammu,  Matri Maria,
e sempri cunuortu circammu ni tia.
Venniri è arrivatu e giri cu li vò tuttu lu paisi,
la genti ti prega e sopiddra chi vulissi!
Che bellu lu sabbatu carricu di banneri, nesci lu ciliu
e cu granni affettu  d’uocchi diversi st’annu lu taliu!
Lu burgisi av'acchianari,
e sta beddra bannera  pigliari
pi poi falla sbintuliari.
Ni su momentu lu cori miu parla a tia, Beddra Riggina,
lu pinzieri mi curri a piezzu di arma mia!
Dunaci gloria a la so arma
e cunzola a nantri pi la so mancanza!
A la duminica siemmu iunti
E li cristiani tutti ti ringrazianu
Faciennu prummisioni pi grazii ricivuti!
Arriva la sira e c’è la prucissioni, tutti
cuntenti a la to casa t’accumpagnanu,
si chiui lu purtuni e sparanu li firrioli,
intra arrivasti, Riggina di li cori.
Nun rattristativi, Matruzza mia,
Cu ti voli beni continua a priari e grida
VIVA MARIA
                   









Documentazione fotografica:
quella relativa alla bandiera, di Rita Mattina;
quella relativa alla presa della bandiera, del blog Archivio e Pensamenti