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domenica 10 gennaio 2021

"TI SO DELLA MIA TERRA" (DI CARBONE E ZARCONE) PER IL CENTENARIO DI SCIA...



La canzone "Ti so della mia terra" chiude gli oltre 150 interventi a "Cento voci per 100 anni" per la "#MARATONA SCIASCIA" organizzata da Strada degli Scrittori 8 -10 gennaio 2021.


TI SO DELLA MIA TERRA. Musica di Antonio Zarcone Testo di Piero Carbone* I Ti so della mia terra, voce che non si spegne e vuci di surfara, vuci d'antichi mali sei stato voce amica del paese crestato di colline, castelli e sogni diroccati... e cori in pena di scunfitti luntani sradicati emigranti a Mons o a Milano. Ritornello: Rakal-Maut, Rakala-Maut, Rakal-Hamud, Terra mia. II Lacerasti secoli d'abusi e storture strappasti tele d'infamie assodate. Ci serva a monito la Ragione additata: la storia è anguilla va presa all'asciutto. Rit.
Finale recitato: Rakal-Maut, Rakal-Hamud, Rakala-Maut.
Villaggio morto
Villaggio di Hamud
Morte che va via.


*Il testo era stato già inserito nel 1990 in Sicilia che brucia (Edizioni Grifo) e nell’omonima cartella d’arte con due incisioni ispirate alle Parrocchie di Regalpetra e alla Morte dell’Inquisitore, con il contributo critico di Claude Ambroise intitolato “Il Purgatorio di Sciascia”.



venerdì 8 gennaio 2021

CENTO ANNI FA SCIASCIA NASCEVA A RACALMUTO. "Ti so della mia terra", una canzone per il centenario

8 gennaio 1921 - 8 gennaio 2021


 TI SO DELLA MIA TERRA

Parole di Piero Carbone*

Musica di Antonio Zarcone

 

I

Ti so

della mia terra,

voce che non si spegne

e vuci di surfara,

vuci d'antichi mali

 

sei stato voce amica

del paese crestato

di colline e  castelli

e sogni diroccati...

 

e cori in pena

di scunfitti luntani

sradicati emigranti

a Mons o a Milano.

 

Ritornello:

Rakal-Maut, Rakal-Maut, 

Rakal-Maut, Terra mia.

 

II

Lacerasti secoli 

d'abusi e storture 

strappasti tele 

d'infamie assodate.

 

Ci serva a monito

la Ragione additata 

che la storia è anguilla 

e va presa all'asciutto.


Rit.:

Rakal-Maut 

Rakal-Maut 

Rakal-Maut 

Terra mia.

 

Rakal-Maut

Rakal-Hamud

Rakala-Maut

Terra mia.


Recitato:

Rakal-Maut

Rakal-Hamud

Rakala-Maut

Villaggio morto

Villaggio di Hamud

Morte che va via



 

 

 

*Il testo originario, pubblicato in Sicilia che brucia,  è stato inserito nel 1990 nell’omonima cartella d’arte con due incisioni ispirate alle Parrocchie di Regalpetra e alla Morte dell’Inquisitore, con il contributo critico di Claude Ambroise intitolato “Il Purgatorio di Sciascia”.

domenica 15 novembre 2020

RICORDI PRIVATI PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI GESUALDO BUFALINO. Una gradita e amabile corrispondenza

Il 15 novembre di cento anni fa nasceva Gesualdo Bufalino, la ricorrenza è l'occasione deputata per rinverdire  dello scrittore di Comiso i meriti letterari universalmente riconosciuti da Diceria dell'untore e dal Premio Strega in poi, ma è anche l'occasione per fare emergere da tanti rivoli aspetti quasi privati che dello scrittore fanno emergere diversamente aspetti della sua personalità e del suo carattere. Della sua disponibilità. Il critico letterario Luigi Russo riteneva  gli epistolari e i diari personali, la prosa memorialistica insomma, ricchi di spunti interpretativi.

La lettera che qui si riproduce è in risposta ad una mia raccolta inedita di poesie inviata con l'annotazione della somiglianza che alcuni amici avevano intravisto con le sue poesie pubblicate nell'einaudiano Amaro miele. 
Una delle poesie dattiloscritte (poi pubblicata nel 1990 in Sicilia che brucia):

Tante sono
 le Sicilie
 scritte: tutte
vere tutte
false.

Io
la penso come me.


Chissà se la raccolta dattiloscritta si trova ancora tra le carte del suo archivio.

La cartolina invece è in risposta all'invio del mio libro A lu Raffu e Saracinu, pubblicato nel 1988.

Un altro testo, che mi riservo di pubblicare in seguito, riguarda il suo intervento sulle Parrocchie di Regalpetra letto in un incontro da me organizzato per conto del Comune di Racalmuto e celebratosi all'Auditorium  "Santa Chiara" nel 1990 con la partecipazione di Claude Ambroise, Natale Tedesco, Antonio Di Grado neo direttore letterario della Fondazione Sciascia e dell'attrice Mariella Lo Giudice.






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https://freepressonline.it/2020/11/15/centenario-della-nascita-di-gesualdo-bufalino-scrittore-simbolo-dellanimo-siciliano/


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lunedì 18 maggio 2020

IL TENORE LUIGI INFANTINO E LA TOSCANA. Su "Lumie di Sicilia" l'intervista di Maurizio Piscopo, e una proposta


Grazie a Mario Gallo: con la rivista fiorentina "Lumie di Sicilia" da lui diretta mantiene viva la fiaccola della sicilianità per rafforzare con un ideale ponte i legami culturali tra la Sicilia lontana e la Toscana in cui vivono, radicatissimi e bene inseriti, tanti emigrati siciliani. Mi limito per il passato a indicare due illustri esempi: il critico letterario e Rettore della Normale di Pisa, Luigi Russo (originario di Delia), e il docente di Diritto Romano  e Sindaco di Firenze, Giorgio La Pira (originario di Pozzallo). 


A conferma dei fecondi rapporti siculo-toscani, un ponte "lirico", questa volta, viene rievocato tramite il ricordo del tenore racalmutese Luigi Infantino che ha sposato la grande attrice pratese Sarah Ferrati dalla quale ha avuto una figlia, Monica. 
L'intervista è di Giuseppe Maurizio Piscopo.






allegato il n. 139 che può essere aperto anche con:

--

mario gallo,responsabile di "Lumie di Sicilia" -

SU:<http://www.trapaninostra.it/edicola.php>
la raccolta di lumie di sicilia con 139 numeri e 12 supplementi + i vespi siciliani (I e II parte)
Per aprire: nello spazio "Inserisci la tua ricerca" scrivere la parola **lumie*  *o* *sicilia** + Invia Modulo
                     
blog:http://damariogallo.blogspot.it/ 




Area degli allegati
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SULLA PROPOSTA DI UN CENTENARIO "UNICO" PER LO SCRITTORE E I DUE TENORI DI RACALMUTO. Videoconferenza su YouTube

Link del video

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IL TESTO DELL'INTERVISTA

Luigi Infantino il  Tenore dimenticato
Intervista a Piero Carbone di Giuseppe Maurizio Piscopo
Tutti nella nostra vita abbiamo ascoltato almeno una volta Enrico Caruso, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Luciano Pavarotti, Beniamino Gigli, Tito Schipa, Carlo Begonzi, Giovanni Martinelli, Andrea Bocelli. Un posto d’onore lo merita senz’altro il tenore Luigi Infantino nato a Racalmuto il 24 aprile del 1921. Luigi Infantino è stato un personaggio internazionale che ha calcato i più grandi teatri del mondo proponendo un repertorio veramente affascinante proponendo opere di Rossini, Donizetti, di Francesco Cilea . Opere famose come La Traviata Il barbiere di Siviglia, Il Rigoletto, La Cenerentola, Madame Butterfly, L’elisir d’amore, La Bohème… Ascoltare la sua voce significa andare lontano nel tempo, viaggiare per il mondo e provare il brivido dell’Opera nei Teatri che sono il tempio della cultura.
Sue partecipazioni nei film: Tre fratelli (1981), Cristo si è fermato a Eboli (1979), Lucky Luciano (1973).
Piero Carbone scrittore e memoria storica della città della ragione da alcuni anni si prodiga con pochi altri per ristabilire adeguatamente la memoria di Luigi Infantino, dimenticato anche se tenore di fama internazionale ingiustamente. A lui abbiamo rivolto alcune domande in prossimità del centenario dalla nascita.

Come mai il grande tenore Luigi Infantino è stato dimenticato?
In realtà è ricordato a chiazze, qui e là in Sicilia, in Italia, nel mondo, e per  ricordi singoli che non sono riusciti finora ad emergere in un unico racconto condiviso secondo i crismi della notorietà che ha avuto e che merita.

Ad esempio?
Tra i tanti ricordi o elogi annoveriamo quelli di Luciano Pavarotti che lo apprezzava “come tenore di grazia”, di Andrea Bocelli che è stato suo allievo, di Enrico Stinchelli, autorevole conduttore del noto programma “La Barcaccia” su Rai 3, che predilige l’Infantino napoletano definendolo “grandissimo artista”, del tenore Andrea Giordani e di tanti altri. Gli emigrati ad Hamilton a tutt’oggi  ricordano di averlo ascoltato con meraviglia nel teatro comunale prima di partire per l’America. Grande rilievo gli hanno dato gli studiosi Sguerzi e Ignazio Navarra nei loro studi  sui cantanti e la lirica in Sicilia e in Italia.

In che modo sarà ricordato il prossimo anno che ricorre il centenario dalla nascita?
Al momento non c’è  nulla di concreto.Nel dicembre del 2016 un gruppo di estimatori avevamo pensato di costituire una sorta di gruppo promotore ma ci vorrebbe una interlocuzione istituzionale, ma non è facile. Chissà se il desiderio fruttificherà! Con Domenico Mannella, Salvatore Salvaggio, Lillo Bellomo, Enrico Di Puma,  Calogero Messina suo coetaneo, abbiamo espresso questa intenzione alla disponibilissima Raina Nicolova Infantino quando venne a trovarci a Racalmuto in via del tutto privata. Il Premio Infantino del 1998 è stato soltanto una meteora.  Quegli stessi che l’avevano portato avanti  di colpo si sono dimenticati di Infantino e di Raina che vi aveva contribuito con le sue conoscenze e le sue amicizie in campo musicale.In paese si è sollevata un’altra volta la polvere dell’oblio, che ancora persiste.

Perché a Racalmuto non celebra Luigi Infantino che è stato un grande tenore nel mondo oltre allo scrittore Leonardo Sciascia?
Celebrare Sciascia è facile perché è una gioiosa macchina pubblicitaria che assicura un ritorno di immagine a chi celebra. Anche a costo di inflazionare ed essere ripetitivi. Addirittura una costosa istituzione si è ridotta a questo compito ma, come diceva il mio amico critico Giorgio Segato, celebrare dinamicamente non significa utilizzare qualcosa per qualcuno ma qualcuno per qualcosa, una causa, un’idea, un progetto.

E Infantino?
Celebrare Infantino, invece, allo stato attuale, rendere omaggio al suo valore artistico,  significherebbe dare più che ricevere, prodigarsi con mezzi anche propri e affrontare difficoltà rischiando dinieghi e delusioni, forse perché celebrarlo significherebbe  portare avanti iniziative per ricordarlo, studiarlo, riproporlo, sollecitare e coinvolgere istituzioni, invitare personaggi, stuzzicare i mezzi di informazione. Troppo dispendioso, troppo incerto in termini di impegno personale.A tanti potrebbe non convenire, e allora meglio celebrare Sciascia. Comunque,  Infantino, come l’omologo Salvatore Puma del resto, non appartiene soltanto a Racalmuto. Celebrarlo deve significare portare avanti un progetto e non una passerella o una cerimonia.

Qual è stato il legame tra Infantino e Racalmuto?
Infantino anche nei momenti più fulgidi del successo e della gloria non ha mai dimenticato il paese che gli ha dato i natali, umili natali, e l’opportunità di coltivare la sua vocazione musicale nella banda cittadina. Da Roma, vi ritornava non solo  lo stato d’animo nostalgico. Ha cantato nel locale teatro dove  da ragazzo aveva assistito a tanti spettacoli.  Da adulto e famoso avrebbe voluto rilevarlo per istituirvi una scuola di canto per giovani cantanti. L'amico Salvatore Russo, costumista e scenografo nonché direttore del Teatro dell'Opera di Roma avrebbe trasferito a Racalmuto la sartoria; Plamen Kartalov, sovrintendente del Teatro dell'Opera di Sofia, avrebbe voluto rappresentarvi La Cavalleria Rusticana.
Questo nei primissimi Anni Ottanta del secolo scorso.

Com’è finita?
Non se ne fece nulla. Eppure il teatro, inaugurato nel 1880 con la rappresentazione del Rigoletto,  nel solco della vocazione originaria, in sinergia con l’altro grande tenore racalmutese, Salvatore Puma, avrebbe potuto guadagnarsi un posto significativo nel mondo della musica diventando una piccola Spoleto. Magari sarebbe stato un tempio della musica come lo è diventato per la pittura un vecchio castello di Figueres in Catalogna grazie a Salvador Dalì. Avrebbe rappresentato in ogni caso elemento catalizzatore per tanti che in paese e non solo hanno coltivato e coltivano la musica e il canto.
Invece, le vicissitudini incontro alle quali il teatro è andato successivamente fino ai nostri giorni sembra che assomiglino ad una sorta di maledizione. È ben poca cosa la pur prestigiosa raccolta di costumi di scena donata dal tenore Puma rispetto alle potenzialità che il Teatro di Racalmuto avrebbe potuto esprimere. La stessa raccolta ha rischiato inspiegabilmente di assottigliarsi se non era per il vigile interessamento di qualche cittadino.

Sicilia amara e duci è una raccolta di canzoni siciliane. Come è stato accolto dai siciliani questo preziosissimo lavoro discografico?
Come tutto il resto, e a prescindere dal valore, perché il successo porta successo e l’oblio porta oblio. Ma nonostante tutto siamo fiduciosi:studiosi e  critici musicali porterebbero con piacere la loro testimonianza e cantanti siciliani, proprio a partire dallo spirito di questa raccolta, dal significativo titolo Sicilia amara e duci, per il centenario verrebbero a Racalmuto a rendere onore a Infantino , nel “suo “Teatro, anche riproponendo le sue canzoni. Cito emblematicamente Giuseppe Veneziano, tenore alla Scala di Milano, “affascinato” da Infantino, farebbe risuonare nel teatro racalmutese  con tutta la sua possente voce il suo omaggio da cantante a cantante. Sarebbe un evento. Significherebbe l’annuncio di un nuovo cammino. Beh, anche solo con l’annuncio anzi a partire da questo  credo che le celebrazioni per il centenario del grande tenore racalmutese Luigi Infantino siano iniziate.

Luigi Infantino e il cinema?
Ha avuto un intenso rapporto con il regista Francesco Rosi partecipando come cantante e attore nei film “Cristo si è fermato ad Eboli”, “Tre fratelli” e “Luky Luciano”. In occasione del centenario dalla nascita sarebbe un bell’omaggio potere proiettare i tre film a Racalmuto ma anche nell’altra Racalmuto che  è Hamilton, in Canada, dove c’è una forte presenza di emigrati racalmutesi e si potrebbe ampliare l’omaggio con la proiezione  ad Opole Lubelskie in Polonia, a Finale Ligure e a Castronovo di Sicilia con cui il paese di Infantino è gemellato. La bellezza rafforza i ponti della conoscenza e della solidarietà.

Cosa vorresti aggiungere per i lettori di Lumie di Sicilia?
Vorrei ribadire il legame di Luigi Infantino con la Toscana avendo sposato la grande attrice, nata a Prato, Sarah Ferrati, dalla quale ebbe una figlia, Monica, attivissima operatrice culturale e curatrice con il Centro Arte “Vito Frazzi” di Scandicci del Premio nazionale di recitazione “Sarah Ferrati”. Sarebbe anzi auspicabile che questo legame con la Toscana venisse testimoniato con la sua partecipazione in Sicilia alle celebrazioni del grande papà per il centenario.








giovedì 14 maggio 2020

PROPOSTA DI CITTADINANZA ONORARIA ALLE FIGLIE DI LUIGI INFANTINO, MONICA E MARIA ELENA. In occasione del centenario

Contributo di idee in vista dei prossimi centenari eccellenti 
a Racalmuto



Credo che, in occasione del centenario del tenore racalmutese Luigi Infantino che cadrà il 24 aprile 2021, uno dei modi per onorare la sua memoria e il suo valore consisterebbe nel concedere la cittadinanza onoraria alle figlie  Monica e Maria Elena avute rispettivamente dall'attrice toscana Sarah Ferrati e dal soprano bulgaro Raina Nicolova. 


Un gesto pregno di significati, volto alla riappropriazione del passato in proiezione di sviluppi futuri. 
Dinamiche e attive, culturalmente e artisticamente, le eventuali "racalmutesi" onorarie Monica e Maria Elena rappresenterebbero il naturale, direi biologico e radicato, sacrario della memoria paterna e la sua proiezione ai posteri e nel mondo.  Piero Carbone





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mercoledì 13 maggio 2020

LUIGI INFANTINO, IL TENORE RACALMUTESE NELL'EMPIREO TRECCANI. L'anno prossimo il centenario

Apriamo il sipario

Cantò anche "Il Gattopardo" e "La sagra della nave" 
rispettivamente di Musco e Lizzi


INFANTINO, Luigi

di Daniela Macchione - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004)




INFANTINOLuigi. - Nacque a Racalmuto, nell'Agrigentino, il 24 aprile 1921 da Carmelo e Maria Tornabene. Avviato precocemente allo studio della musica, imparò a suonare il flauto e il tamburo, entrando ancora bambino a far parte della banda comunale di Racalmuto.
Dotato di una bella voce di tenore, nel 1937, a Parma, prese lezioni di canto che interruppe nello stesso anno, quando entrò come flautista nella banda della Regia Marina a La Spezia.
Ritornato nella città emiliana durante la seconda guerra mondiale, riprese i suoi studi, e nel 1943 debuttò al teatro Regio come Rodolfo ne La bohème di G. Puccini. 
Durante gli anni dal 1944 al 1946 lavorò intensamente (più di settanta rappresentazioni) al teatro S. Carlo di Napoli, cantando, tra le altre opere, in Madama Butterfly di Puccini (con Toti Dal Monte),
L'elisir d'amore Lucia di Lammermoor di G. Donizetti,
Rigoletto di G. Verdi,
La bohème (con Tito Gobbi), e partecipando alle manifestazioni fuori sede organizzate al Covent Garden di Londra.

Nel 1945 cantò ne L'amico Fritz di P. Mascagni, diretto da F. Capuana al Regio di Parma (con Renata Tebaldi); nello stesso anno, diretto ancora da Capuana, al Comunale di Bologna fu il Duca di Mantova nel Rigoletto.

Il debutto al teatro alla Scala di Milano avvenne il 28 dic. 1946 (due giorni dopo la riapertura del teatro, rimasto per lungo tempo chiuso in seguito al rovinoso bombardamento dell'agosto 1943) nelle vesti di un applaudito Don Ramiro ne La Cenerentola di G. Rossini, diretta da T. Serafin.

Sotto la guida di illustri maestri, cantò al fianco di molti grandi nomi della lirica italiana degli anni '50 e '60; fu particolarmente apprezzato nei ruoli di Almaviva ne Il barbiere di Siviglia di Rossini (di cui rimane testimonianza nell'edizione con Giulietta Simionato, incisa per la Fonit Cetra, recentemente riedita), di Rodolfo ne La bohème (ruolo del debutto e dell'addio alla carriera, accanto a Renata Tebaldi), e di Edgar nella Lucia di Lammermoor (memorabile l'edizione veneziana del 1954 al teatro La Fenice, con Maria Callas ed E. Bastianini).
Durante gli ultimi anni della carriera si dedicò a opere di compositori contemporanei, alcune delle quali in prima assoluta: interpretò
il re nell'Amleto di M. Zafred (Roma, teatro dell'Opera, 9 genn. 1961), Ammone ne La stirpe di Davide di F. Mannino (libretto di V. Viviani, ibid., 19 apr. 1962),
Tom ne La capanna dello zio Tom di L. Ferrari Trecate (E. Anceschi, ibid., 7 marzo 1963),
il cameriere nell'Otto Schnaffs di S. Fuga (Napoli, S. Carlo, 29 maggio 1971),
il re nella Maria Antonietta di T. Gargiulo (V. Viviani, Roma, teatro dell'Opera, 12 apr. 1973).
Cantò inoltre al Massimo di Palermo ne Il Gattopardo di A. Musco (1967) e ne La sagra della nave di M. Lizzi (1971). 
Durante la sua carriera, l'I. si dedicò anche all'attività concertistica.

Di un certo rilievo fu poi l'attività internazionale:
si esibì al Covent Garden di Londra,
al Metropolitan di New York,
al S. Carlos di Lisbona (1949),
al teatro dell'Opera di Helsinki (1953)
e in molti teatri dell'America Latina.

Nel 1975 curò la pubblicazione di un disco, Sicilia amari e duci (ed. Curci, LP 121), con una affettuosa presentazione di L. Sciascia, anche lui nato a Racalmuto, compagno di scuola e caro amico dell'Infantino. Si tratta di una raccolta di canti popolari siciliani, alcuni dei quali composti appositamente, altri trascritti e rielaborati dallo stesso Infantino.
Stabilitosi a Roma, negli anni '50 aveva sposato l'attrice Sarah Ferrati. Morì a Roma, dopo una lunga malattia, il 22 giugno 1991. 
Fonti e Bibl.: Necr. in Il Messaggero, 24 giugno 1991; C. Gatti, Il teatro alla Scala nella storia e nell'arte, II, Cronologia, a cura di G. Tintori, Milano 1964, pp. 115-119, 122, 275; Due secoli di vita musicale. Storia del teatro Comunale di Bologna, a cura di L. Trezzini, II, Bologna 1966, pp. 192 s.; V. Frajese, Dal Costanzi all'Opera, IV, Cronologia completa degli spettacoli (1880-1960), Roma 1978, p. 216; Cinquant'anni del teatro dell'Opera. Roma 1828-1978Cronologia degli spettacoli, a cura di C. Marinelli Roscioni, Roma 1979, pp. 255 s., 262-264; M. Conati, Primo Novecento musicale reggiano, in Teatro a Reggio Emilia, a cura di S. Romagnoli - E. Garbero, II, Firenze 1980, p. 282; Il teatro di S. Carlo, II, La cronologia 1737-1987, a cura di C. Marinelli Roscioni, Napoli 1987, pp. 590 s., 598 s., 616 s., 624, 704, 706, 710, 775, 783, 791, 799, 810; Opera, XLII (1991), 10, p. 4; M. Girardi - F. Rossi, Il teatro La Fenice, II, Cronologia degli spettacoli 1938-1991, Venezia 1992, pp. 53, 98, 148; L. Bellingardi, L. I., in Nuova Riv. musicale italiana, XXVI (1992), 3-4, p. 648; S. Restivo, Ritratti, Racalmuto 1993, pp. 107 s.; T. Aiello - G. Albergamo, Cantanti lirici siciliani, Palermo 2002, pp. 87-91.

Dal Dizionario Biografico degli italiani
Link:

Villa Toti Dal Monte. 
"Durante gli anni dal 1944 al 1946 lavorò intensamente (più di settanta rappresentazioni) al teatro S. Carlo di Napoli, cantando, tra le altre opere, in Madama Butterfly di Puccini con Toti Dal Monte"
Nota 
In seconde nozze, nel 1984,  Luigi Infantino sposerà Raina Nicolova,  dalla quale avrà una figlia, Maria Elena. Dalla prima moglie Sarah Ferrati aveva avuto l'altra figlia Monica. P. C.



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Sull'idea e l'opportunità di celebrare un centenario "unico" per i tre racalmutesi:
Luigi Infatino, Salvatore Puma, Leonardo Sciascia
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RINVIATO PER IL VIRUS, SARÀ UN CENTENARIO UNICO E TRINO?...
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Post su Infantino
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https://www.sicilia24h.it/2020/04/29/luigi-infantino-il-tenore-dimenticato-giuseppe-piscopo-intervista-lo-storico-piero-carbone/
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Luigi Infantino canta Core 'ngrato
https://www.youtube.com/watch?v=_BN5uSXLMMA
*


Prossimamente un'intervista su Lumie di Sicilia

ph ©piero carbone 2019

mercoledì 6 maggio 2020

CENT'ANNI FA NASCEVA IL TENORE SALVATORE PUMA. Videoconferenza sui centenari ravvicinati di Salvatore Puma, Leonardo Sciascia e Luigi Infantino.

Il Centro Culturale Lo Bue
 vi invita alla diretta Facebook
 che sarà trasmessa oggi 
mercoledì 6 maggio
 alle ore 18,30. 

Si parlerà del tenore Salvatore Puma 
in occasione del centenario della sua nascita. 

L'occasione consentirà di unire idealmente 
Salvatore Puma al tenore Luigi Infantino
 e allo scrittore Leonardo Sciascia
nati tutti a Racalmuto
a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro.
Vi aspettiamo. 


Salvatore Puma
 6 maggio 1920

Leonardo Sciascia 
8 gennaio 1921

Luigi Infantino
24 aprile 1921


Il comunicato del Centro Culturale Lo Bue



La locandina di ieri
La locandina di ieri



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domenica 3 maggio 2020

RINVIATO PER IL VIRUS, SARÀ UN CENTENARIO UNICO E TRINO? Cento anni fa nasceva il tenore racalmutese Salvatore Puma

Sicuramente non sarebbe passato inosservato il centenario del tenore Salvatore Puma, nato a Racalmuto il 6 maggio del 1920, il suo nome appartiene alla storia del bel canto perché  il bel canto ha portato in giro in Italia e nel mondo, come ricordano gli studiosi Salvatore Aiello e Gaetano Albergamo nella loro rassegna sui Cantanti lirici siciliani.
Lo cita Ignazio Navarra nel suo corposo Voci e suoni della Sicilia.
Di lui, Domenico Mannella  ha scritto:  "Tenore drammatico con voce potente e accenti forti, come l’Otello di G. Verdi e il Sansone dell’opera omonima di Saint-Saëns magnificamente interpretati da Salvatore Puma."

 Tutti i requisiti insomma per celebrarne il centenario  doverosamente e con onore.

Ma due circostanze, e non una soltanto, hanno congiurato contro: il pericolo di contagio per il sopraggiunto coronavirus e la protratta chiusura del  Teatro Regina Margherita di Racalmuto.

Oltre a quello  che si potrà riuscire a fare nel corso del 2020, sarebbe un'occasione ghiotta associare il centenario, postergato, di Salvatore Puma, a quello dei due grandi racalmutesi, lo scrittore Leonardo Sciascia e il tenore Luigi Infantino entrambi nati nel 1921: Sciascia l'8 gennaio e Infantino il 24 aprile.

Puma e Infantino hanno avuto una carriera coeva e parallela.

Mia madre ancora ricorda lo stupore con il quale in paese venne appresa la notizia dei due giovanotti, due ragazzi conosciuti come tanti altri, figli del popolo, di modesta ma dignitosa origine familiare, che lasciavano  il paese per inoltrarsi in un mondo lontano e sognato, per andare a fare i cantanti. 
Uno stupore rinnovato dai loro ritorni, quando, cantanti di successo, vennero a cantare nel teatro e nelle chiese che li avevano visti crescere e compitare note sui pentagrammi o suonare nella banda municipale. 

E con stupore credo che il paese vivrà nel 2021 questo singolare e al tempo stesso trino centenario dello scrittore Leonardo Sciascia e dei tenori Luigi Infantino e Salvatore Puma. 
Nello stesso anno. 
Nello stesso paese. 
Nello stesso teatro.
 P. C. 

 E lucevan le stelle (Puccini-Tosca)








Un ringraziamento ad Enrico Di Puma per avermi messo a disposizione la foto autografa, ad Ignazio Navarra per le "dritte" e i suggerimenti bibliografici e a Domenico Mannella che nel 2007 ha tratteggiato un sapiente "medaglione" sui tenori racalmutesi, in occasione di una speciale apertura del Teatro Regina Margherita di Raclamuto. Vedi i Post:

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SCREEN CAPTURE DA YOU TUBE:

Puma Salvatore, Recondita armonia (Puccini-Tosca)




















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