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domenica 19 febbraio 2017

COLLEGAMENTO A "SGARBI PROPONE: LUIGI RUSSO E STEFANO VILARDO NELLA - STRADA DEGLI SCRITTORI -". Considerazioni critiche in un'antica Tesi di Laurea

 archivio e pensamenti SGARBI PROPONE: LUIGI RUSSO E STEFANO VILARDO NELLA - STRADA DEGLI SCRITTORI





Introduzione della mia tesi di laurea a.a. 1984/1985


Parafrasando un giudizio del Guellemin su Voltaire, si potrebbe provocatoriamente dire del Russo: “La pensée esthétique de Luigi Russo, ça n’existe pas” (1), gli si potrebbe riconoscere, tutt’al più, la formulazione e l’esercizio sicuro di una metodologia critica (non del tutto originalmente elaborata) (2).

            L’accostamento a Voltaire non avviene per banale analogia col filosofo francese essendo stato, il Russo, un “Voltaire siciliano” (3), l’analogia, semmai, vuole richiamare la funzione svolta da Russo in Italia nei confronti dello storicismo, analoga a quella svolta da Voltaire, in campo europeo, con le nuove idee filosofiche maturate in Inghilterra.

            Impegnato sul doppio fronte letterario e civile, il critico di Delia, vero polemista di eccezione, suscitò attorno a sé entusiastici ammiratori (4) e avversari irriducibili (5), fu la sua amicizia sincera e il suo giudizio implacabile, anche con gli amici (6).

Non ebbe mai la pretesa di essere un innovatore a tutti i costi, volle realizzare, piuttosto, l’ideale dell’uomo letterato che sa armonizzare le esigenze di un rigore ascetico, tipico dello studioso, con l’impegno etico-politico, secondo il più schietto insegnamento gentiliano e desanctisiano (7), dando esempio in sé del tramonto del letterato “sequestrato” dalla vita (8).

         Accettò il ruolo del critico e commentatore di testi non come un ruolo subordinato e secondario, ma con piena coscienza della dignità “autonoma” della critica (9).

       L’arrovello degli idoli polemici, da una parte, e l’appassionamento per i “suoi”  autori e per le sue idee, dall’altra, gli facilitarono l’individuazione di un mondo d’interessi ben caratterizzato e la creazione di uno stile originale (10).

    Nonostante il tono vivace della polemica, la “reattività morale” (11) lo preservò sempre dalla retorica e diede forza di convinzione alle sue metafore.

     Animatore del dibattito letterario e politico, è stato uno dei punti di riferimento della vita culturale italiana per oltre un cinquantennio; si sentì investito di una missione di rigenerazione morale e si fece assertore dei valori della ragione e della storia in un momento in cui si era volontaristi in politica, frammentisti nella critica, estetizzanti in arte; in un secondo momento, si fece teorico e sostenitore di un cristianesimo laico quando gli parve che gli animi e le menti, invece di esercitarsi liberamente, si piegassero, sotto l’autorità ecclesiastica, al moralismo gesuitico, perché sempre paventò il ritorno di un nuovo oscurantismo controriformistico (12).

            Non privo di contraddizioni e di incertezze nella definizione delle proprie scelte filosofiche e politiche (13), rappresenta una figura di intellettuale da studiare e da capire ulteriormente se si vuole approfondire la conoscenza del panorama culturale della prima metà del Novecento (14).

            Lo scopo del presente lavoro, pertanto, mira a meglio delineare lo specifico del pensiero russiano nel dialogo con i maestri e gli avversari, e a determinare in che misura si tradusse in metodologia critica (15).



            Nella disponibilità a ridefinire le proprie idee va individuata una traccia del sistema critico-filosofico russiano: “E se qualcuno ci domandasse: ma quale il vostro punto di vista nuovo? quale la vostra critica? noi risponderemmo che il nuovo per il nuovo non è stata mai una ricerca scientifica o artistica valida e fruttuosa, e che, nel campo della critica, il nuovo è nel continuo porre nuovi problemi su nuove esperienze, e concretamente risolverli” (16).

            Ma sarebbe riduttivo vedere nel Russo l’occasionale riecheggiatore di temi e motivi trafugati or da questo or da quel pensatore, piuttosto, vorremmo dire il sistema di idee russiano un sistema aperto o composito proteso, senza averne la boria, a risolvere elementi filosofico-estetici desanctisiani, vichiani, crociani e gentiliani. 

Da qui l’importanza che riveste la sua opera (17). 

Non è possibile, infatti, avere scienza ed esercitare scienza, qual è la critica, con un apparato frammentario di idee non bene organato e senza un nucleo teorico che spieghi coerentemente quelle idee e se stesso.

            Certo, sarebbe più corretto parlare di metodo e non di sistema a proposito del Russo e della critica, ma, d’altra parte, sarebbe riduttivo affrontare uno studio su di lui sottolineando preventivamente le sue scarse attitudini speculative (18). L’indicazione, invece, del “sistema virtuale” nel Nostro, più che una suggestione, vorrebbe essere un concreto orientamento di ricerca.

            Quanto egli sia stato uno spirito sistematico si cercherà di precisare, sicuramente non è stato un frammentista alla De Robertis. L’itinerario mentale e umano dell’“irrequieto” Russo risulta, alla fine, una lunga fedeltà a se stesso pur nel difficile compito di revisione delle sue scelte culturali e politiche.

            Le valutazioni dell’opera complessiva e della personalità russiane sono state finora oggetto di disparati e opposti giudizi, oscillano da un Russo psittacus crocianus (così veniva definito in periodo fascista e da fascisti) a un Russo “reincarnazione gentiliana” (accusa rivoltagli dai crociani ortodossi), a un Russo “scrittore brillante e originale” ma poco originale come critico, a un Russo “maestro di vita e di metodologia critico-letteraria”, a un Russo “fossile della critica” (quest’ultimo, il più sommario e sbrigativo tra i giudizi finora registrati).

            Sul piano più prettamente politico è stato definito un “liberale di sinistra”, un “compagno di strada”, uno “storicista militante”, un “animatore della cultura d’opposizione”, il “campione della borghesia più intelligente e progressiva”, etc..

            Ripercorrere il cammino storico-formativo del Russo, ed analizzarne i risultati più maturi e le concrete scelte politiche, porterà naturalmente ad acconsentire con l’una o l’altra delle valutazioni che finora sono state approntate dai vari studiosi sull’opera e sulla personalità del critico siciliano.




            Piuttosto che tentare di dare una nuova formula definitoria, si preferisce studiare le ragioni che hanno portato alle definizioni già esistenti. 

Il giudizio finale, con cui al termine dell’indagine si converrà, non sarà più, forse, e come dice il Croce, “l’antico e il comune”.

mercoledì 27 luglio 2016

ANCORA SU SGARBI A RACALMUTO. Il racalmutese Giovanni Salvo gli scrive: c'è chi fa due parti in commedia?





screen shot: https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/?fref=ts

Sgarbi viene, invitato, a Racalmuto e fa notizia, ma la fanno anche quelli che l'hanno invitato per essere stati gli stessi che, fungendo quasi da cerimonieri, senza nulla eccepire, hanno accolto con fare amichevole e familiare  la ministra Cancellieri ("Anna", per nome, la chiamava Cavallaro pubblicamente) che, con la sua presenza a Racalmuto, è venuta a solennizzare alla Fondazione Sciascia (chissà perché questa scelta e non al comune, senza la presenza del superstite consiglio di amministrazione, il vicepresidente o il direttore letterario a fare gli onori di casa),  è venuta a solennizzare il decreto di scioglimento del comune per mafia. 


Doppia notizia, dunque, nel Paese di Sciascia, una volta Paese del Sale, ribattezzato giornalisticamente Paese della Ragione. 
Anzi tripla, visto l'oggetto del dibattito: Feste religiose e "inchini" (il virgolettato è sul manifesto); anzi, quadrupla, visto che Sgarbi è stato, seduta stante, nominato ambasciatore della Strada degli Scrittori, il progetto portato avanti da Felice Cavallaro del "Corriere della sera", ormai in pensione, e consistente nel ribattezzare la ex  Seicentoquaranta i cui lavori di ammodernamento sono in corso da anni. 
Quintupla: per la proposta avanzata da Sgarbi di inserire nella Strada degli Scrittori anche i deliani Luigi Russo e Stefano Vilardo.
Ma anche sesta, se consideriamo che, ministro degli Interni sempre la Cancellieri, stessa sorte ha subito il comune di Salemi, sciolto per mafia, mentre sindaco era lo stesso Sgarbi. Furioso, per questo, e risentito, ritenendo la decisione errata e ingiusta. (Vedi: http://archivioepensamenti.blogspot.it/2016/07/sgarbi-non-centra-dopo-la-prima-ultima.html)



I racalmutesi assistono. Saranno frastornati dinanzi a cotante notizie? Vedono. Cercano di capire. Di quelli che vedono e cercano di capire, sognando una Racalmuto diversa, alcuni tacciono, altri commentano privatamente o in Piazza, passeggiando (atavica abitudine o rito ancestrale quasi un residuo dell'agorà dei greci), altri compitano sul web pensieri e riflessioni magari rileggendo Sciascia, come ha fatto Giovanni Salvo che ha scritto un commento, quasi un'accorata lettera, sulla Pagina facebook di Vittorio Sgarbi. E questa è un'altra notizia nella notizia: la settima... una passeggiata nel web.

Per fortuna che c'è il web, perché queste quisquilie (non solo racalmutesi o dei racalmutesi se consideriamo che Racalmuto è teatro sciasciano) potrebbero non interessare ai giornali e ai giornalisti, ai professionisti delle notizie, più o meno locali, impegnati in ben altro, in altre  visioni del mondo. 







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Racalmuto. Qui per dibattere di feste religiose e "inchini". Con Monsignor Michele Pennisi, vescovo di Monreale, e Nino Buttitta, antropologo. Modera Felice Cavallaro, giornalista del "Corriere della Sera".

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26 luglio 2016
Giovanni Salvo Caro Vittorio "mi inchino" alla Tua simpatia. Tu che sei stato a Racalmuto nel paese Scisciano del "vissi e mi contraddissi". Qui dove tempo fa', proprio come te, arrivo' guidato dalla stessa simpatica "Cavalleresca" compagnia che ti ha condotto nel paese detto Regalpetra, del sale, della ragione, di Sciascia il Ministro Cancellieri. 
Qui dove lo Stato, con voce rauca, venne a parlare ed agire "contro" la Mafia...allo stesso modo come fece in altri luoghi siciliani a Te cari. 
Io personalmente non ho mai capito se la Ministra, che ci battezzo' paese di mafia, con la sua timbrica gargarozza avesse, in quel frangente, torto o ragione.
Oggi con la tua gradita presenza in Citta', voluta dalla stessa gente che accompagno' qualche anno fa' la Cancellieri, mi sono sentito un po' Cretino, e comprenderai il perche'.
"È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino. [...] e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto, tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l'olio e il vino dei contadini." 
L. Sciascia

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ph ©piero carbone (fermo immagine del filmato)

domenica 17 luglio 2016

SGARBI NON C'ENTRA. Dopo la prima, ultima tappa a Racalmuto della Strada degli Scrittori ex Strada del vino Seicentoquaranta

Sul palcoscenico di Racalmuto



Chi, stamattina, si aspettava ampi e articolati resoconti  sui giornali locali sulla manifestazione di ieri a Racalmuto, terra di giornali e giornalisti, è rimasto deluso. Solo foto ricordo e note di colore.

Eppure i nomi di rilievo e/o di grido c'erano, gli argomenti etno-religiosi-letterari c'erano, c'erano quelli di attualità: scottanti, provocatori, eretici, dissacranti. Sciasciani.

C'era mons. Pennisi arcivescovo di Monreale, alla ribalta delle recentissime cronache per non essere contrario ad una preghiera anche per Provenzano a cui erano stati vietati i funerali religiosi: ognuno è libero nella sua coscienza di un dialogo con Dio; 

c'era il prof. emerito dell'università di Palermo Antonino Buttitta, studioso di etnologia nonché amico ed estimatore di Nanà, interessante la dissertazione sul "lutto dei viventi"; 


c'era Sgarbi che ha offerto molti, molti spunti di riflessione sulla mafia di ieri e di oggi: 
sul suo essere socio onorario della Lega degli zolfatai e salinari; sui pali eolici; sul paesaggio distrutto dalla violenza mafiosa; sullo Stato quando si trasforma in ciò che dovrebbe combattere; 
su un singolare gemellaggio, cioè, sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose, inopportuno, ingiusto, di Racalmuto e Salemi "per sfregio e per infamia" da parte  del ministro Cancellieri, il peggiore della  storia, secondo il critico d'arte, "un ministro che verrà cancellato dalla storia per l'orrore della sua ignoranza e incapacità", parole testuali ricavate dall'audio delle riprese filmate; 
sull'opportunità di aggiungere alla valente schiera degli Scrittori della Strrada degli Scrittori anche Stefano Vilardo e Luigi Russo, sì, proprio lui, il critico di Delia, deliano come Villardo, anche se non ha scritto racconti e romanzi ma che ha "raccontato" l'avventura intellettuale di tanti scrittori anche siciliani (nella mia tesi di laurea del lontano 1986 addirittura mettevo in rilievo il personalissimo e umoroso stile narrativo in talune cronache e prose polemiche che erano dei veri e propri racconti);


c'era Cavallaro, ancora più attivo e presente da quando è andato in pensione dal Corriere della Sera, a parole compiaciuto ma nell'intimo forse in difficoltà , specialmente quando Sgarbi si è espresso sullo scioglimento per mafia di Racalmuto e sulla Cancellieri in particolare intervenuta alla Fondazione Sciascia dove lui fece da gran cerimoniere indicando quali fossero i racalmutesi virtuosi e ne scrisse tanto, proponendo Racalmuto come un modello di comune che sa rialzarsi da uno scioglimento per mafia (ci sarebbe un'interpretazione freudiana di un suo lapsus?);

c'erano il sindaco e l'assessore alla cultura di Racalmuto, rispettivamente presidente e membro di diritto della Fondazione Sciascia, che, con ampia visione lungimirante e metodo imparziale, inflessibile e inclusivo, dovrebbero far da raccordo attivo e critico tra passato e presente per proiettare nel futuro la cittadina racalmutese in tutte le sue dimensioni, non ultima quella culturale col suo cospicuo potenziale; 

c'era il tema della serata indicato bene in evidenza su un manifesto on line che i racalmutesi avrebbero preferito leggere (ho sentito lamentare qualche consigliere in proposito) anche sui manifesti murali in piazza Feste religiose fra preghiere e "inchini", tema delle feste sviscerato da Sciascia in un celeberrimo libro di foto fi Ferdinanando Scianna da cui Sgarbi ha dissentito in relazione alle sopravvenute posizioni del fotografo bagherese circa l'interpretazione delle feste religiose attuali...



Non c'erano i racalmutesi. Chissà perché. Sgarbi non c'entra. Forse memori di tante, reboanti, celebrate, deludenti, costose partenze, temono che anche questa volta...



 P. S.
Ho fatto questa nota a malincuore, pur non volendo pestare l'acqua nel mortaio, pur non volendo pestare i piedi a nessuno, ma chi mi conosce anche in quello che scrivo e bazzica da queste parti credo si aspettava una nota, una parola, su quello che ieri è successo a Racalmuto per tante ragioni, per avere riflettuto amaramente in passato sulla galassia racalmutese-sciasciana, sulla gestione della cosiddetta cultura, ma soprattutto per la semplice ragione che sono racalmutese. Con amore sicuramente, ma a volte, proprio per questo amore, con tanta fatica: non si può non vedere quello che non si vorrebbe vedere. O leggere. 
Racalmuto non è il paese di Sciascia? Noblesse oblige.





foto e riprese ©piero carbone


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La mia Nota di ieri su fb

DOVE PORTA LA “STRADA DEGLI SCRITTORI”?
Dove porta la "Strada degli scrittori"? In tanti luoghi di tanti scrittori lungo il suo percorso, ci dicono, aggiungendone magari qualcuno che era sfuggito alla lista iniziale.
Porta, o dovrebbe portare, anche alla Fondazione “Sciascia” che, pur navigando in scarseggianti acque, ha perso cinquantamila euro di contributo regionale per una richiesta non inoltrata in tempo?
E' tutto qui il problema, perché la strada c'era già. Farà la stessa sorte del vino “Seicentoquaranta”? Gli “ingegneri” a volte sono gli stessi.
A proposito, a che cosa sono serviti il lancio e la promozione del vino “Seicentoquaranta”, sponsorizzata dalla CMC, se la Seicentoquaranta, almeno nominalmente, non c’è più?
La cultura in Sicilia? Porta sempre lontano, con o senza strade.
Non possiamo che augurare buon viaggio e brindare. Questa volta anche con Sgarbi e Buttitta Junior.
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