Visualizzazione post con etichetta foto di Luisa Hamilton. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta foto di Luisa Hamilton. Mostra tutti i post

sabato 17 agosto 2019

FOTOGRAFI DI TUTTA LA SICILIA, STA NASCENDO... Il Villino Favaloro di Palermo diventerà Museo. Enzo Sellerio lo desiderava

Il Villino Favaloro di Palermo diventerà MUSEO DELLA FOTOGRAFIA. 
Enzo Sellerio ne sarebbe stato contento, lo desiderava; 
una volta gliel'ho sentito ipotizzare.

Il Museo accoglierà, c'è da immaginarlo,  il patrimonio prezioso di tanti fotografi siciliani. 
Chissà se le fotografie dell'antesignana Louise Hamilton Caico
dopo essere state esposte alla Galleria Fotografica "Luigi Ghirri" di Caltagirone
potranno esporsi nel nuovo Museo della Fotografia di Palermo: 
sarebbe un ritorno nella città dove visse per qualche tempo 
oltre un secolo fa.


martedì 15 settembre 2015

IL TESORETTO FOTOGRAFICO DI ALFONSO CHIAZZESE. Oggi, Sciascia; domani, chissà!


"Sono convinto che se si potessero recuperare tutte le foto dei laboratori e studi fotografici dei nostri paesi, la storia del 900 siciliano sarebbe davvero molto più comprensibile e più facilmente trasmissibile." Rosario Lentini

 


Ha proprio ragione Rosario Lentini, gli archivi degli studi fotografici "storici" dovrebbero essere acquisiti per metterli a disposizione degli studiosi: rappresentano una miniera di preziosi reperti utili a ricostruzioni storiche non solo personali o familiari ma, oggettivamente, anche di interesse collettivo.
Di interesse non strettamente personale credo siano le foto che Alfonso Chiazzese ha voluto mettermi a disposizione per farle conoscere: un vero e proprio tesoretto fotografico.

Possiamo immaginare l'inaspettata sorpresa e lo stupore, financo una punta d'orgoglio, quando nella camera oscura, sviluppando dimenticati negativi in pellicola, si è visto comparire un giovanissimo Sciascia e tanti altri soggetti.





Links correlati:
*
*
*


Foto dell'archivio fotografico di Alfonso Chiazzese.

sabato 22 marzo 2014

DOPO LA MOSTRA A CALTAGIRONE CRESCE L'INTERESSE PER LOUISE HAMILTON CAICO



Domani 23 marzo si conclude la mostra a Caltagirone di Louise Hamilton Caico, con un arrivederci a Racalmuto dove la mostra sarà allestita al Castello Chiaramontano. 

La mostra di Caltagirone, grazie ai responsabili ed animatori della Galleria fotografica "Luigi Ghirri", Sebastiano Favitta e ad Attilio Gerbino, che l'hanno voluta e curata amorevolmente e con grande professionalità,  rappresenta una tappa importante per la fortuna critica di questa singolare donna animata da tanti interessi culturali e artistici, grazie anche a coloro che nel passato ne hanno coltivato la memoria e a quanti, cammin facendo, si vanno associando nel comune apprezzamento. 



Lo scorso 23 giugno alcune sue foto erano state già esposte al Castelluccio. 
A distanza di un anno, e dopo la tappa caltagironese presso la prestigiosa galleria fotografica "Ghirri",  Louise Hamilton Caico ritornerà attraverso  le immagini sui luoghi fotografati circa un secolo prima.

Il testo di Angelo Cutaia è stato approntato appositamente per la mostra di Caltagirone.





Louise Caico fotografa-etnografa
di
 Angelo Cutaia



Per cogliere le peculiarità della cultura di una comunità bisogna esserne estranei o estraniati.

Louise HAMILTON, si trova a Montedoro a cavallo del Novecento, per aver sposato un CAICO, esponente della famiglia principale del paese. 
Qui vive immersa in una civiltà ben differente da quella dell’Italia settentrionale, dove aveva vissuto col marito o di quella inglese d’origine. 


Per questo inizia a studiare il modo di vivere e le peculiarità antropologiche del posto ove l’onda del destino l’aveva depositata. Per documentare, per comunicare gli aspetti che lei reputava più caratteristici si fa scrittrice, si fa fotografa. Segue dunque il filone dei ricercatori etnografici del tempo.


Con il suo stile epistolare, sembra infatti che scriva alle amiche inglesi, annota quel che pochi montedoresi di allora potevano cogliere: la vita di un popolo saldamente legato alle proprie tradizioni; un microcosmo compiuto in sé e, allora, ritenuto immutabile. 
Più che la scrittura, l’immagine istantanea trasmette informazioni oggettive, immortalando per sempre un attimo del divenire infinito. 



Ed ecco allora che ella fotografa, cristallizza, sezioni temporali della vita di persone, di animali, di luoghi, di un paese dell’entroterra siciliano ai primi del secolo XX. Ogni sfaccettatura della realtà viene fotografata, annotata, commentata, archiviata a futura memoria. 


Il tutto trasfigurato dalla personale visione poetica. Louise fu tra le prime intellettuali ad interessarsi sociologicamente della cultura delle classi subalterne. 


Questa foto pero' non è stata scattata da Luisa Caico
 ma proviene dalla famiglia Licata(Ciciraro) di Montedoro.

Nelle foto dei contadini e zolfatai traspare il messaggio che non solo dai ceti elevati proviene la cultura, e la storia, di un popolo. Popolo studiato fin nei minimi dettagli con attenzione etnografica e apertura sentimentale di donna colta. 





Probabilmente è stata la prima ad immortalare le capre girgentane dalle eleganti corna elicoidali; e particolarmente efficace è la foto del vivace gregge che incontrò a Racalmuto; fondamentale documento storico, tanto più che oggi esse sono sparite da anni e le pecore stanno seguendo il loro triste destino.


Diede volto, e con gli scritti parola, a chi non aveva mai avuto volto e parola: artigiani, servitori, villani, zolfatai, borgesi, campieri e le loro donne: casalinghe, tessitrici, ricamatrici, cameriere, lavandaie, ecc., compresi i bambini dalle bellissime fallette unisex. 


Non si accontenta di conoscere l’ambiente urbano; compie escursioni nei paesi limitrofi, alle masserie, alle zolfare, scortata sempre da due fidi campieri di famiglia. 

Un giorno viene a Racalmuto. Qui, come riportato nel suo libro Sicilian ways end days, intervista sulla storia del paese un “anziano prete molto pittoresco”, che scopre poi essere stato in gioventù “intimo amico e compagno di briganti”. Involontariamente la nostra scrittrice ci tratteggia la figura di un prete che ha partecipato alla resistenza antisavoiarda – liquidata come brigantaggio – all’indomani dell’annessione della Sicilia al Piemonte, spacciata per Unificazione italiana. 

Ci lascia dunque documenti etnografici unici. 
Chi conoscerebbe la conformazione a schiena d’asino del ponte del Catalano, oggi crollato e di cui non si trovano neanche i resti? Chi la forma a tronco piramidale delle balate di zolfo?


 La foto del prospetto della cappella del Castelluccio, a distanza di un secolo, è stata utile per progettarne il restauro. 


E le fontane? e la vita che vi si svolgeva?


 Ed altro ancora.


Tutta l’atmosfera dell’epoca si ammira nelle oltre seicento fotografie che Calogero MESSANA ha raccolto, con certosina pazienza e dedizione, mettendole gratuitamente a disposizione degli studiosi, degli appassionati di fotografia e dei curiosi, in un suo locale a Montedoro. 

Nel giugno 2013 una sua selezione di foto è stata mostrata al Castelluccio (Gibillina) di Racalmuto. 


Oggi, con sicuro intuito di artisti, Attilio GERBINO e Sebastiano FAVITTA, affettuosamente sostenuti dal pigmalione Piero CARBONE, ne curano la mostra a Caltagirone, nella sede prestigiosa della Corte Capitaniale, presso la Galleria Fotografica Luigi GHIRRI, nell’ambito della Rassegna Fotografica 2014 Luce del Sud_Lungo la soglia dell’Occidente.



Sicuramente questo evento prelude, per la qualificata attività di promozione della fotografia siciliana dei nostri due artisti fotografi GERBINO e FAVITTA, per la indefessa ricerca di Calogero MESSANA e per la sagacia organizzatrice di Piero CARBONE, ad una maggiore diffusione e valorizzazione dell’opera della CAICO, che, anche per loro merito, a distanza di un secolo viene riconosciuta nei suoi valori scientifici ed artistici e conquista la ribalta nazionale, e domani, ne sono certo, internazionale. 




A partire da questa mostra, la documentazione fotografica della CAICO non è più patrimonio culturale esclusivo di Montedoro, ma entra finalmente a pieno titolo in quello della Sicilia.

                                                                                     Angelo CUTAIA
                                                 per la Galleria Fotografica Luigi GHIRRI Racalmuto, febbraio 2014

mercoledì 26 giugno 2013

UN'AMOREVOLE TESTIMONE AL CASTELLUCCIO








 AL CASTELLUCCIO
 UNA DOMENICA D'ESTATE

LA DENSA SINTESI DELL'EVENTO NELL'ARTICOLO DI ANNA MARIA SCICOLONE

Anna Maria ha seguito e promosso amorevolmente l'evento fin dalla vigilia! 
Da non racalmutese, quasi quasi ci ha adottati. Con piacere ripropongo  il suo articolo.
Non me ne vogliano i lettori del blog per questa insistenza, ma gli è che l'amore per l'arte e per le nostre "pietre" ha mosso un gruppo di volontari a mettere su un'iniziativa senza alcun supporto istituzionale o economico, anche i servizi fotografici e i filmati per fissare i ricordi sono amatoriali, per cui siamo grati a quanti nel mondo dell'informazione hanno voluto riconoscere e apprezzare l'impresa controcorrente di un manipolo di sognatori.  P. C.


Locandina di una precedente mostra

Una domenica d'estate al Castelluccio
di
Anna Maria Scicolone

Un tuffo nel passato del XIII secolo, tra melodie e ricordi, suggestioni e testimonianze. È quanto è avvenuto ieri al Castelluccio, che ha eccezionalmente riaperto al pubblico per una serata dedicata all’arte, alla poesia, alla storia, al valore della memoria, con esposizioni, conferenze e momenti musicali. 
Dopo aver percorso la strada, purtroppo dissestata, che collega Racalmuto a Montedoro,  arrivare al Castelluccio, che svetta maestoso sulla collina, è come approdare nel Medioevo. 



Poco distante alla costruzione ci sono ancora i resti della cappella, a testimonianza di un vissuto che rischia di andare perduto per sempre.  Il castello era punto di riferimento di un sistema di controllo militare, quando le segnalazioni alle altre torri del circondario avvenivano di giorno con gli specchietti e di notte con il fuoco, ma era anche centro di gestione del feudo, con i suoi grandi magazzini di grano. 




Fu anche sede di un appartamento signorile, completo di quattro bagni, in epoca chiaramontana. Seguirono secoli di abbandono, finché negli anni Novanta non si avanzò l’idea di un progetto di recupero, che purtroppo fu dopo tempo abbandonato al suo destino, senza alcun finanziamento. 



Ma l’ingegnere Angelo Cutaia, colti ormai il rammarico e la costernazione dei proprietari, decise di acquistarlo e di avviare a sue spese il consolidamento, per evitarne il crollo. Il Castelluccio – come ha spiegato ieri lo stesso Cutaia nel corso della sua conferenza  sui castelli di Racalmuto nell’ambito dell’architettura militare sveva – rappresenta un unicum, giacché altre costruzioni gemelle, in Sicilia, sono ormai rase al suolo o diroccate. 
Ritrovarsi in questo luogo, che domina il panorama ed è punto di riferimento costante per gli abitanti di Racalmuto, di Montedoro e di Canicattì, è stato come lanciare un segnale di speranza che si possa un giorno completare il restauro e far diventare il Castelluccio un Centro culturale permanente.

Ad aprire la serata è stato proprio Cutaia, sottolineando che questo incontro ha inteso “celebrare il riappropriarsi della gente di Racalmuto (e non solo) del proprio territorio e della propria identità”. 
Piero Carbone, poeta e saggista, con Cutaia coordinatore  e ideatore della serata, ha rammentato ai presenti l’importanza del Castelluccio nella vita degli abitanti della zona, i quali lo osservano al primo risveglio e alla sera prima di andare a dormire, quasi come un rito propiziatorio, e ne fanno una sorta di emblema: “Il Castelluccio ci dona un panorama meraviglioso – ha affermato Carbone -, noi lo contraccambiamo con altre visioni, attraverso diverse forme artistiche”. 


  
Ad immergere subito i presenti in un clima di rievocazioni storiche è stato il Coro Filarmonico “Terzo Millennio”, diretto dal maestro Domenico Mannella, che ha fatto rivivere lo spirito antico del Castelluccio con un primo emozionante brano dei Carmina Burana. 



È stata invitata, quindi ad intervenire Anne Chadwick, che con la collaborazione di Gabriella Testa ha tradotto dall’originale, conservato in una biblioteca di Manchester, un brano di Sicilian ways and days, di Louise Hamilton Caico, vissuta tra il 1861 e il 1927, la quale descrisse luoghi e usanze dei siciliani di fine Ottocento. 
Anne Chadwick, prima di leggere in inglese il brano, che tratta proprio dei luoghi del Castelluccio, ha affermato di aver letto con entusiasmo e interesse questo libro, sentendosi vicina all’autrice, piombata, come lei stessa nel 1957, in una realtà profondamente diversa, a tratti dura, eppure ricca di fascino. 
Ha anche precisato di non aver letto le cronache di una donna sofisticata e con la “puzza sotto il naso”, ma di una persona molto evoluta, curiosa e appassionata, alla ricerca di esperienze che potessero distrarla dalla monotonia quotidiana.



È seguito l'intervento di Calogero Messana, di Montedoro, che ha collezionato da raccolte pubbliche e private  oltre 600 fotografie scattate da Louise in quegli anni e dalla stessa sviluppate nella sua camera oscura: foto piccolissime, come si usava allora, ma ad altissima definizione. 
L’intera collezione offre uno spaccato straordinario della vita di quel periodo e rappresenta, come ha sottolineato lo stesso Messana, "una documentazione unica della vita quotidiana popolare di quegli anni".


È stata quindi la volta di un intermezzo poetico con Piero Carbone, il quale ha declamato alcuni versi dedicati al Castelluccio e ai sentimenti che ispira in lui, contagiando di sensazioni anche i numerosi racalmutesi presenti.

…Ancora, bieddru miu, ca n capu a stari
comu n'aquila cu l'uocchji grifagni
chi accuvacciata n capu l'ova av'a cuvari….



È seguita l’esecuzione di altri brani dei Carmina Burana, ed è quindi  intervenuto anche il maestro Mannella, il quale ha spiegato ai presenti l’emozione di eseguire i canti contemporanei all’epoca del Castelluccio, proprio all’interno di questo luogo che visse chissà quali e quanti eventi, utilizzandone l’acustica straordinaria. 



In chiusura, Piero Carbone ha invitato i presenti a visitare le mostre, al piano inferiore, non prima di aver ringraziato gli artisti, qualificandoli come figli della stessa “Scuola di Racalmuto”: lo scultore Giuseppe Agnello, reduce dall’inaugurazione, appena sabato scorso, di una mostra alla Torre Carlo V di  Porto Empedocle, nonché Sergio Amato,  Nicolò Rizzo, Dimitri Agnello, Alfonso Rizzo e Simone Stuto.

Pubblicato su “Malgrado tutto”