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sabato 29 agosto 2020

IL MONDO DEL GESSO EVOCATO FREQUENTEMENTE NEL "MASTRO DON GESUALDO" DI VERGA. Il gesso nella scrittura

Pubblico questo Post
ricordando con piacere mio nonno gessaio
 e pensando a mio padre che attivò per l'ultima volta la carcara di contrada Buovo.

Sarebbe interessante adunare e pubblicare, con i dovuti permessi, 
le ricorrenze del gesso nelle opere letterarie dei vari autori.  P.C.



Ricorrenze del gesso nel 
 Mastro don Gesualdo (1888)
di Giovanni Verga

a. carriari issu
"Me lo ricordo io manovale, coi sassi in spalla... sissignore!... Mastro Nunzio, suo padre, non aveva di che pagare le stoppie per far cuocere il gesso nella sua fornace..."
pag. 50
b. sacchi di issu
"Gesualdo, intanto che gli altri si davano da fare, mogi mogi, misurava il muro nuovo colla canna; si arrampacava sulla scala a piuoli; pesava i sacchi di gesso, sollevandoli da terra: ― Sangue di Giuda!... Come se li rubassi i miei denari!... Tutti quanti d'intesa per rovinarmi!... Due giorni per tre canne di muro? Ci ho un bel guadagno in questo appalto!... I sacchi del gesso mezzi vuoti! Neli? Neli? Dov'è quel figlio di mala femmina che ha portato il gesso?... E quella calce che se ne va in polvere, eh?... quella calce?... Che non ne avete coscienza di cristiani? Dio di paradiso!..."
pagg. 76-77
c. carriari issu n capu li spaddri
"[...]santo diavolone! santo diavolone, badate!... a quest'ora sarei a portar gesso sulle spalle!..."
pag. 78
d. essiri di lu mistieri
"Che non ne avete occhi, corpo del diavolo!... L'intonaco che screpola e sbulletta!... Mi toccherà poi sentire l'architetto, malannaggia a voialtri!... Quando torna quello del gesso ditegli il fatto suo, a quel figlio di mala femmina!... ditegli a Neli che sono del mestiere anch'io!... Che ne riparleremo poi sabato, al far dei conti!..."
pag. 79
e. scecchi di issara e vurdunara
"Gli venivano tanti ricordi piacevoli. Ne aveva portate delle pietre sulle spalle, prima di fabbricare quel magazzino! E ne aveva passati dei giorni senza pane, prima di possedere tutta quella roba! Ragazzetto... gli sembrava di tornarci ancora, quando portava il gesso dalla fornace di suo padre, a Donferrante! Quante volte l'aveva fatta quella strada di Licodia, dietro gli asinelli che cascavano per via e morivano alle volte sotto il carico! Quanto piangere e chiamar santi e cristiani in aiuto! 
Mastro Nunzio allora suonava il deprofundis sulla schiena del figliuolo, con la funicella stessa della soma... Erano dieci o dodici tarì che gli cascavano di tasca ogni asino morto al poveruomo! – Carico di famiglia! Santo che gli faceva mangiare i gomiti sin d'allora; Speranza che cominciava a voler marito; la mamma con le febbri, tredici mesi dell'anno!... – Più colpi di funicella che pane! – Poi quando il Mascalise, suo zio, lo con- dusse seco manovale, a cercar fortuna... Il padre non voleva, perché aveva la sua superbia anche lui, come uno che era stato sempre padrone, alla fornace, e gli cuoceva di vedere il sangue suo al comando altrui. – Ci vollero sette anni prima che gli perdonasse, e fu quando finalmente Gesualdo arrivò a pigliare il primo appalto per conto suo... la fabbrica del Molinazzo... Circa duecento salme di gesso che andarono via dalla fornace al prezzo che volle mastro Nunzio..."
pagg. 93-94
f. la carcara
"― Ah!... il vostro mestiere?... perché avevate la fornace del gesso?... e mi è toccato ricomprarvela due volte anche!... vi credete un ingegnere!... Ecco il bel mestiere che sapete fare!..."
pag. 106-107
g. commerciari issu
"Gli era toccato ricomprargliela due volte la fornace del gesso! E continuava a metterlo in quegli impicci!... E se lui diceva ahi! quando era costretto a farsi aprire la vena e a lasciarsi cavar dell'altro sangue per pagare, allora il padre gridava che gli si mancava di rispetto. La sorella ed il cognato che lo pelavano dall'altra parte. Una bestia, quel cognato Burgio! bestia e presuntuoso! E chi pagava era sempre lui, Gesualdo!... Suo fratello Santo che mangiava e beveva alle sue spalle, senza far nulla, da mattina a sera: ― Col mio denaro, capite, vossignoria? col sangue mio! So io quel che mi costa! Quando ho lasciato mio padre nella fornace del gesso in rovina, che non si sapeva come dar da mangiare a quei quattro asini del carico, colla sola camicia indosso sono andato via... e un paio di pantaloni che non tenevano più, per la decenza... senza scarpe ai piedi, sissignore."
pagg. 111-112
h. cuntrati di issu
"― Caro don Nunzio!... vi rammentate la fornace del gesso... vicino Fontanarossa?...
Il vecchio burbero fece una spallata, per levarsi d'addosso la manaccia del barone Zacco, e rispose sgarbatamente."
pag. 183
i. ereditari la carcara di issu
"Andremo alla Canziria. Andremo piuttosto alla fornace del gesso che ha lasciato mio padre, buon'anima... Quella sì!... Colà almeno saremo a casa nostra. Non direte d'averla comperata coi vostri guadagni la fornace del gesso!... No, no, sto zitta, massaro Fortunato! Se ne parlerà poi, chi campa. Chi campa tutto l'anno vede ogni festa. Vi saluto, don Gesualdo. Sarà quel che vuol Dio. Beato quel poveretto che adesso è tranquillo, sottoterra!..."
pag. 329
l. putìa e commerciu di issu
"― La roba tua?... sentite quest'altra! Allora vuol dire che nostro padre buon'anima non ha lasciato nulla? E il negozio del gesso che avevate in comune? E quando avete preso insieme l'appalto del ponte? Nulla è rimasto alla buon'anima? I guadagni sono stati di voi solo? per comprare delle belle tenute? quelle che volete appropriarvi perché avete dei figliuoli?... C'è un Dio lassù, sentite!... Ciò che volete togliere di bocca a questi innocenti, c'è già chi se lo mangia alla vostra barba! Andate a vedere, la sera, sotto le vostre finestre, che passeggio!..."
pag. 342

***

CITAZIONI TRATTE DA: 
Mastro-don Gesualdo / Giovanni Verga; con la cronologia della vita dell'autore e dei suoi tempi, un'introduzione all'opera, una bibliografia e un'antologia critica a cura di Corrado Simioni. - Milano : Mondadori, 1973. - 379 p. ; 19 cm. – (Oscar ; 59).

Testo distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet:http://www.liberliber.it/libri/licenze/

N. B. I titoletti in dialetto sono miei.



ph ©piero carbone

domenica 30 settembre 2018

NELLA POLIFONIA NON SOLO MUSICALE DI DAGMAR REICHARDT, TANTO AMORE PER LA SICILIA. Relazione al Convegno AIPI di Siena 2018. Introduce Domelisa Cicala


 



Dopo aver ascoltato Dagmar Reichardt a Palermo, nel giugno del 2017, sugli "Aspetti transculturali nell'opera di Giovanni Verga", ho avuto il piacere di ascoltarla questa volta a Siena in occasione del XXIII Convegno Internazionale AIPI tenutosi dal 5 all'8 settembre 2018.
Nel Post odierno si ripropone la prima parte del suo intervento su "Cavallleria Rusticana" di Pietro Mascagni  e "Pagliacci" di Ruggero Leoncavallo.

 Ma la "sicilianità" elettiva  di Dagmar emerge anche dalla scelta di aprire la Seconda della 13 sezioni del Convegno AIPI, da lei ideata, coordinata e curata,  con l'invito a Etta Scollo che ha esemplificato con la sua straordinaria  esibizione artistica il tema ad essa assegnato sul "cunto" e su cui sarà un piacere e un arricchimento ritornare  per un approfondimento nei prossimi post.
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Intervento di Dagmar Reichardt su you tube. Prima Parte.
Link:




Università per Stranieri di Siena
XXIII Convegno internazionale AIPI (Associazione Internazionale Professori di Italiano)

Prima Giornata: Mercoledì, 5 settembre 2018
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Dagmar Reichardt (Accademia di Cultura Lettone di Riga):
Contingenza polifonica e “Transcultural Switching”. Il “duo” lirico “Cavalleria rusticana” (1890) di Pietro Mascagni e “Pagliacci” (1892) di Ruggero Leoncavallo nella ricezione musicale globale dall’Ottocento al Terzo Millennio
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Introduce Domenica Elisa Cicala (Università Cattolica di Eichstätt - Ingolstadt)
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Video amatoriale di Piero Carbone
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SEZIONE 2 - “Polifonia musicale –
Le vie delle melodie italiane in un mondo transculturale”
Coordinano:
Dagmar Reichardt (Accademia di Cultura Lettone di Riga)
Donatella Brioschi (Istituto Italiano di Cultura di Amburgo)
Domenica Elisa Cicala (Università Cattolica di Eichstätt - Ingolstadt)
Mariella Martini-Merschmann (Hochschule für Musik und Theater di Amburgo)
Tutor d’aula: Valentina Carbonara
RELATORI: 28                   AULA: 8 (primo piano)






Intervento di Dagmar Reichardt al Convegno AATI di Palermo il 28 giugno 2017




SIENA 2018


















video e foto ©piero carbone


Link correlati:
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Premio Flaiano  (XXXIV edizione) a Dagmar Reichardt per l'Italianistica
"Sicilia: l'Europa che comincia e che finisce"
Ceremony of presenting Professor D.H.A. Reichardt with the XXXIV Flaiano International Award for Italian Studies on 7/8/2007 in Pescara, Italy

https://www.youtube.com/watch?v=sE7DyrvBRAU


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lunedì 10 settembre 2018

DIARIO SENESE - Inizio dalla fine: da un ringraziamento particolare alla dolcissima Dagmar Reichardt






E grazie a Dagmar Reichardt, docente di Italianistica nonché Professor for Media Industry, Music Management & Festivals alla Latvian Academy of Culture di Riga, in Lettonia, per la ricca e straordinaria esperienza senese che ho potuto fare grazie all’invito per partecipare al Congresso dell’AIPI - Associazione Internazionale Professori di Italiano, dove lei ha curato il secondo Panel: "Polifonia musicale. Le vie delle melodie italiane in un mondo tranculturale".


È commovente pensare a Dagmar e a tutti questi studiosi come appassionati ambasciatori di italianità. 
Dagmar innamorata in particolare della Sicilia, dei suoi autori prediletti, tra cui Verga, Bonaviri, Freni... Ammiratrice di Etta Scollo, dell'arte siciliana nelle sue poliedriche sfaccettature... 





SEZIONE 2 - “Polifonia musicale –
Le vie delle melodie italiane in un mondo transculturale”
Coordinano:
Dagmar Reichardt (Accademia di Cultura Lettone di Riga)
Donatella Brioschi (Istituto Italiano di Cultura di Amburgo)
Domenica Elisa Cicala (Università Cattolica di Eichstätt - Ingolstadt)
Mariella Martini-Merschmann (Hochschule für Musik und Theater di Amburgo)
Tutor d’aula: Valentina Carbonara

RELATORI: 28                       AULA: 8 (primo piano)


Questa sezione è dedicata al linguaggio verbale e non-verbale della musica creata e ideata nell’ambiente italofono e alle sue circolazioni mediatiche, dinamiche d’interscambio e alle crocevie dei suoi adattamenti polifonici e interdisciplinari in Italia e nel mondo. 

Analizzeremo come e quando questi modelli musicali fungono da strumento di comunicazione e transfer culturale facendo da ponte polifonico tra l’Italia e altre culture, geografie, etnie, tradizioni popolari, arti, società e sistemi politico-economici affini o contrastanti che siano, indagandone i cambiamenti storici, estetici, artistici, linguistici, didattici, morfologici e fenomenologici.

Il filo conduttore metodologico è costituito dai teoremi postmoderni della transculturalità (Glissant, Welsch, Bauman) che verranno applicati a tutti i casi studiati indipendentemente dal periodo storico prescelto. 
Focalizzando aspetti di polilogo (Backthin), ibridità (Bhabha), code switching, intermedialità e gli interstizi tra suono acustico e performance visiva, tra mondo analogo (libretti, teatro o spettacolo) e mondo digitale (video, YouTube, archivi online, social media ecc.), tra produzione artistica e didattica dell’italiano in classe verranno rispettati tutti i generi musicali proposti: dalla composizione ed esecuzione strumentale, orchestrale, corale, lirica e dal canto classico alla musica del mondo o musica elettronica di oggi, alle correnti del pop, folk, jazz, disco, punk, heavy metal, house, rap, hip hop ecc. 

Si potranno indagare i linguaggi musicali utilizzati da cantautori, nel cinema, in vari formati (festival, tv, colonne sonore, music-clip, sala concerti ecc.) o nella pubblicità, nella politica culturale, nell’Arte-Terapia o nelle rappresentazioni letterarie e transmediali – sia sul piano artistico-creativo che critico, musicologico e antropologico, sempre cercando di individuare le zone di contatto e intersezione tra musica, linguistica, le relazioni testo-suono-teatralità o la didattica e altri sistemi ancora. 

Alla fine cercheremo di trarre una mappatura network che rappresenti la musica italiana come un canale tradizionale, sempre attuale e in ogni caso eccezionalmente eloquente che non solo diffonde la cultura e mentalità dal Paese del bel canto nel mondo globalizzato, ma che da sempre è riuscito a formulare un linguaggio universale al di là di confini, culture e nazioni, e a combinare, fondere e unire in un’unica melodia, un ritmo o un pezzo sinfonico di almeno tre diversi codici sonori diversi appartenenti a culture e/o discipline che canonicamente vengono trattate separatamente.