mercoledì 8 aprile 2026

A SUTERA SI FESTEGGIA SAN PAOLINO. Il cosiddetto Pasquone all'indomani della Pasquetta



Il martedì di Pasqua, il giorno dopo la Pasquetta ogni anno si festeggia il cosiddetto Pasquone ovvero il santo compatrono San Paolino, l'altro compatrono è Santo Onofrio. Suggestivi festeggiamenti che sanno d'antico, di riti antichi, magari di antica devozione. Ho realizzato il desiderio di parteciparvi dopo tanti anni.






























Il seguente testo è a cura del Comune di Sutera

A Sutera, il martedì dopo Pasqua si celebra la festa di San Paolino, compatrono del paese, detta anche Pasquone, appunto perché cade il giorno dopo Pasquetta. Tale festa nacque secoli or sono dopo la traslazione delle sacre reliquie dei due santi custoditi all'interno "di li Santi Casci", San Paolino e Sant'Onofrio (altro compatrono).
 
Le urne, che secondo tradizione ospitano le spoglie mortali dei due santi, sono arche di pregiatissima fattura. Le sacre reliquie furono custodite nel 1498 in un'urna di tipo aragonese di finissimo argento commissionata agli artigiani palermitani dalla potente famiglia dei Pujades. Quel reliquario è uno dei più importanti esempi dell'alta scuola di oreficeria siciliana del XV secolo. L'altra cassa reliquaria che contiene le spoglie di Sant'Onofrio risale al 1649 ed appartiene alla scuola barocca. Fu commissionata al mastro orefice Francesco Rivelo dal Comune di Sutera per devozione verso il santo eremita. E in quell'urna l'orefice profuse tutta la sua maestria, realizzando figure che narravano la vita di Sant'Onofrio.
 
"Li Santi Casci" vengono portate in una spettacolare processione con le tre confraternite del SS. Sacramento (bianchi), dello Spirito Santo (rossi) e di Maria SS. Degli Agonizzanti (verdi), e mentre le due urne e la statua di San Paolino sfilano sulle strette stradine, si implora l'intercessione dei due santi. La festa di San Paolino è molto caratteristica e suggestiva anche per la naturale conformazione del territorio su cui si innalza come un gigante di pietra, la maestosa rocca sulla cui sommità sorge il santuario di San Paolino, fatto realizzare nel 1366 da Giovanni III di Chiaramonte con gli avanzi delle antiche fabbriche esistenti. Dalla sommità delle rocca si gode un panorama incantevole che spazia quasi ai quattro angoli della Sicilia, dall'Etna al mare di Agrigento.
 
Ogni anno la festa richiama numerossimi visitatori e fedeli che si inerpicano a piedi sulla rocca per assistere alla processione suggestiva delle urne e delle statue dei due santi verso la chiesa di S. Agata, da dove poi, sia i simulacri che "li Santi Casci", ritorneranno sulla Rocca la domenica successiva. La storia racconta che le reliquie di S. Paolino (vescovo di Nola) e S. Onofrio (re di Persia), furono trasportate a Roma dai cristiani nell'anno 1001 e successivamente donate al principe Federico Chiaramonte nel 1220. La nobile famiglia le custodì gelosamente e, circa un secolo dopo, appunto nel 1336, venne fatto costruire da Giovanni Chiaramonte il santuario di S. Paolino e le sacre reliquie vennero quindi donate da un cugino, che le aveva ereditate, e da allora sono custodite sulla cima della rocca.
 
Per tradizione i suteresi suonano il campanone, posto alla sommità del monte a mt. 815 s.l.m. come atto di omaggio e sottomissione ai Santi Patroni del piccolo centro.
 
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Ultima modifica: 2023-07-07 19:44
Fonte / Autore: Comune di Sutera



lunedì 6 aprile 2026

A TOKIO UN TEATRO SARÀ INTITOLATO AL MAZARESE SILVESTRO SAMMARITANO. Già baritono alla Scala e pittore in felice attività

Al "Maestro Silvestro", con la prestigiosa carriera di baritono alla Scala di Milano nonché fecondo pittore in attività, è stata dedicata la Scuola di Perfezionamento in Canto Lirico, a Tokio, dove prossimamente gli sarà intitolato anche un Teatro. Auguri e complimenti al grande mazarese Silvestro Sammaritano. Il motivo? Così gli ha scritto  Riho Tagawa, ex allieva di Silvestro al Teatro New National di Tokio, che ha proposto l'intitolazione:

"Io volevo il tuo nome perché il tuo metodo  è grande e prezioso. Tutti i miei allievi dicono che il tuo metodo risulta facile da capire perché molto logico. Lo trovano anche piacevole e fruttuoso perché capiscono bene come si deve fare ogni esercizio".



La bella notizia mi rimanda naturalmente  al 2002 quando Silvestro ha cantato le arie musicate da Emanuele Giacopelli del mio Atto Unico "Dialogo nel Bosco", rappresentato nello spazio teatrale "Tikkun" di Milano con la scenografie di Athos Collura che me lo ha fatto conoscere. 





È stato un piacere incontrarci a Milano recentemente 




 






sabato 21 marzo 2026

DON CHISCIOTTE E LA POESIA. Giornata mondiale della poesia 2026

 

©ph archivioepensamenti 2024

Quattro giorni impiegò per dare il nome al suo cavallo e otto giorni  per dare un nuovo nome a se stesso e si chiamarono Ronzinante e Don Chisciotte della Mancia

"Non andava che un cavallo [nonostante malconcio e macilento] di tanto famoso cavaliere, avesse a mancare di un bel nome." 

E la bella contadina di un paese vicino, Aldonza Lorenzo, di cui Don Chisciotte fu innamorato senza che lei lo sapesse, venne promossa e rinominata Principessa e Gran Signora Dulcinea del Toboso.  
Ma non finisce qui, imbattutosi col suo scudiero Sancio Panza, nei pressi di un'Osteria,  Don Chisciotte la volle chiamare Fortezza e l'oste volle chiamare Capitano; pretese che le inservienti, la giovane Tolosa figlia di un calzolaio e la Molinara figlia di un mugnaio, ingentilissero i loro nomi fregiandosi di un titolo onorifico appellandosi Donna Tolosa e Donna Molinara
Solo allora Don Chisciotte, in presenza di cotanti nobili testimoni, rinominati, permise al Capitano della Fortezza, di dare inizio alla cerimonia per investirlo Cavaliere.

Anche il poeta fa lo stesso, dà un nuovo nome alle cose o addirittura ne cambia il significato e così facendo, finalmente, dà inizio al rito della poesia; attraverso i nomi, il poeta o la poeta o poetessa che dir si voglia mette un vestito nuovo alle cose di sempre, al mondo della quotidianità, alla realtà vissuta, e ce la fa rivivere in quella nuova dimensione immaginata trasportando nella poesia della realtà se stesso in qualità di poeta e il lettore o ascoltatore in qualità di fruitore.

Don Chisciotte animato da eroico sentire, insuppato di letture, si serve degli esempi antichi per trasfigurarli con la sua allegra pazzia; le nostre poetesse trasfigurano il loro vissuto, il loro sentire, con assennata leggerezza servendosi di metafore, metonimie, allusioni, echi di citazioni, sonore suggestioni e altri strumenti retorici. La poesia è nome, è metafora, è suono.

Della metafora in particolare, regina delle figure retoriche, preferita da poeti e scrittori, non disdegnata dai filosofi, si vuole qui accennare semplicemente alla sua genesi etimologica: proviene dal greco "meta forein", trasportare oltre, trasportare significati attraverso i nomi. 

Con/nelle poesie  si trasportano significati, si creano suggestioni,  si fanno trasvolare gli ascoltatori/lettori in un altro mondo, là dove il poeta ha ricreato un altro modo di sentire attraverso il suo sentire.
E così assistiamo in fantasia poetica alle avventure in prosa del Cavaliere della Triste Figura.

Così fa l'Ariosto in versi rendendoci, dopo secoli e secoli, spettatori delle gesta di "quel Ruggier":

L'alto valore e' chiari gesti suoi
vi farò udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensier cedino un poco,
sì che tra lor miei versi abbiano loco.