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Quattro giorni impiegò per dare il nome al suo cavallo e otto giorni per dare un nuovo nome a se stesso e si chiamarono Ronzinante e Don Chisciotte della Mancia.
"Non andava che un cavallo [nonostante malconcio e macilento] di tanto famoso cavaliere, avesse a mancare di un bel nome."
E la bella contadina di un paese vicino, Aldonza Lorenzo, di cui Don Chisciotte fu innamorato senza che lei lo sapesse, venne promossa e rinominata Principessa e Gran Signora Dulcinea del Toboso.
Ma non finisce qui, imbattutosi col suo scudiero Sancio Panza, nei pressi di un'Osteria, Don Chisciotte la volle chiamare Fortezza e l'oste volle chiamare Capitano; pretese che le inservienti, la giovane Tolosa figlia di un calzolaio e la Molinara figlia di un mugnaio, ingentilissero i loro nomi fregiandosi di un titolo onorifico appellandosi Donna Tolosa e Donna Molinara.
Solo allora Don Chisciotte, in presenza di cotanti nobili testimoni, rinominati, permise al Capitano della Fortezza, di dare inizio alla cerimonia per investirlo Cavaliere.
Anche il poeta fa lo stesso, dà un nuovo nome alle cose o addirittura ne cambia il significato e così facendo, finalmente, dà inizio al rito della poesia; attraverso i nomi, il poeta o la poeta o poetessa che dir si voglia mette un vestito nuovo alle cose di sempre, al mondo della quotidianità, alla realtà vissuta, e ce la fa rivivere in quella nuova dimensione immaginata trasportando nella poesia della realtà se stesso in qualità di poeta e il lettore o ascoltatore in qualità di fruitore.
Don Chisciotte animato da eroico sentire, insuppato di letture, si serve degli esempi antichi per trasfigurarli con la sua allegra pazzia; le nostre poetesse trasfigurano il loro vissuto, il loro sentire, con assennata leggerezza servendosi di metafore, metonimie, allusioni, echi di citazioni, sonore suggestioni e altri strumenti retorici. La poesia è nome, è metafora, è suono.
Della metafora in particolare, regina delle figure retoriche, preferita da poeti e scrittori, non disdegnata dai filosofi, si vuole qui accennare semplicemente alla sua genesi etimologica: proviene dal greco "meta forein", trasportare oltre, trasportare significati attraverso i nomi.
Con/nelle poesie si trasportano significati, si creano suggestioni, si fanno trasvolare gli ascoltatori/lettori in un altro mondo, là dove il poeta ha ricreato un altro modo di sentire attraverso il suo sentire.
E così assistiamo in fantasia poetica alle avventure in prosa del Cavaliere della Triste Figura.
Così fa l'Ariosto in versi rendendoci, dopo secoli e secoli, spettatori delle gesta di "quel Ruggier":
L'alto valore e' chiari gesti suoi
vi farò udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensier cedino un poco,
sì che tra lor miei versi abbiano loco.