In occasione di uno speciale riconoscimento per la carriera a Gianfranco Iannuzzo nel 2013, il Premio Martoglio, ideato e diretto da Aristotele Cuffaro, ha invitato come ospiti i premiati delle precedenti edizioni Piero Carbone e Salvo Carlucci rispettivamente nel 2009 e 2012, autori delle sillogi VENTI DI SICILINCONIA e 'NCIMATURI, pubblicate dalla casa editrice Medinova diretta da Antonio Liotta
Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
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martedì 30 dicembre 2025
LA MIA PRIMA POESIA. Domande di Francesco Bellomo a me e a Salvo Carlucc...
In occasione di uno speciale riconoscimento per la carriera a Gianfranco Iannuzzo nel 2013, il Premio Martoglio, ideato e diretto da Aristotele Cuffaro, ha invitato come ospiti i premiati delle precedenti edizioni Piero Carbone e Salvo Carlucci rispettivamente nel 2009 e 2012, autori delle sillogi VENTI DI SICILINCONIA e 'NCIMATURI, pubblicate dalla casa editrice Medinova diretta da Antonio Liotta
giovedì 24 dicembre 2020
BUON NATALE 2020 A TUTTI I VISITATORI DEL BLOG
BUON NATALE 2020 A TUTTI
con questi versi che rimandano ad altri versi canori
per augurare-invocare poesia e speranza!
*
POESIE SOTTO IL PINO. ...e fa puisia
ovvero
L'ottimismo del merlo.
*
Senza esseri cardiddru cardiddrìa
senza essi pìspisa pispisìa
lu merlu ascunta a chista e a chiddru
e fa puisia.
**
Non è cardellino
e fa il verso del cardellino,
non è cinciallegra
e fa il verso della cinciallegra,
è il merlo:
(ascolta) prende da questa e quello
e fa poesia.
@Piero Carbone
mercoledì 5 settembre 2018
UNA POESIA FERRAGOSTANA. Ancora si ci pienzu m'arricriju
ancora si ci pienzu m’arricriju
A tuoccu li palummi mi vularu
Ad una ad una tutti si nni jeru
Li pinni lisci a tutti accarizzavu
Avivanu lu pizzu tuttu d’oru
Nun eranu palummi ma disìu
Ancora si ci pienzu m’arricriju
Ferragosto 2018
...quando ci penso eccome! se ne godo
A nugolo colombe si sono involate
Ad una ad una sono andate via
Le penne ho lisciato a ciascheduna
Avevano il becco tutto d'oro
Non erano colombe ma desiderio
Quando ci penso eccome! se ne godo.
©piero carbone
lunedì 27 novembre 2017
LA VOCE "INCONFONDIBILE" DI ANNA MARIA BONFIGLIO. Presentazione del libro "D'amuri e di raggia"
Venerdì 24 novembre 2017, all'Istituto dei ciechi, presentazione del libro D''amuri e di raggia di Anna Maria Bonfiglio, organizzata dall'Associazione Kaleidos.
Tommaso Romano ha enucleato la poetica di Anna Maria con le sue venature psicologiche, formali, estetiche, in sintesi, a prescindere dalla lingua adottata, definisce la sua poesia "una voce inconfondibile..." .
Io mi sono soffermato sulla scelta della forma dialettale adottata e sulle assonanze con altri poeti.
Il discordo introduttivo, sapientemente propedeutico, di Nicola Romano, che qui si riporta, ha fornito le coordinate per intendere e inquadrare il processo evolutivo di una poetessa a tutto tondo che approda ad " una poesia di largo respiro e che si conferma squisitamente 'autentica'”.
Interventi musicali:
Lorena Scarlata (mezzosoprano)
Salvatore Scinaldi (pianista)
Foto di Viviana Taormina e Maria Pia Lo Verso
Dopo vent'anni D'amuri e di raggia
di
Nicola Romano
L’insieme si contraddistingue soprattutto per la presenza d’immagini fortemente interiorizzate e rivestite da un linguaggio dialettale incisivo ed appropriato, una sorta di valore aggiunto se si pensa che il dialetto vuole appartenere alla precisa espressione del nostro mondo “privato”, alla sfera della nostra matrice identitaria. Da osservare che, se nella prima raccolta “Spinnu” la nostra Autrice aveva ritenuto opportuno inserire a margine d’ogni testo la traduzione di alcuni particolari vocaboli, in questa raccolta - pur non entrando nei meriti che da sempre risultano afferenti alla questione dialettale - tende soltanto a puntualizzare, nella sua breve premessa che è da considerare “tecnica”, di avere usato un dialetto aderente alla sua parlata originaria, “avendo cura di non trascurare l’aspetto ortografico e grammaticale, pur riducendo al necessario l’uso dei segni diacritici”.
Questa, oltre ad essere una sua considerazione tecnica, è una precisazione ”professionale” che fa comprendere quella che è la sua costante attenzione verso il dialetto siciliano e verso le sue antiche o attuali problematiche, anche se tale premessa alla fine sembra risultare ininfluente per quello che è il connotato poetico in questione che, mettendo da parte qualsiasi concetto prettamente sintattico-grammaticale, aspira a voler comunicare con il lettore in un linguaggio che, come sappiamo, è un codice, un cifrario la cui decodificazione è affidata alla sensibilità e all’avvertenza di chi legge.
E comunque, siamo in presenza d’una poesia di largo respiro e che si conferma squisitamente “autentica”, e che essa è figlia d’un percorso attento ed evoluto che ha condotto la Bonfiglio verso una gemmazione di toni ancora più sicuri e di colori nuovi in un contesto, per tanti versi, già maturo e ancor di più profondamente pensoso d’immagini.
L’arghi fannu lu lippu a la carina;
la luna s’addummisci a la campia;
li labbra s’assuppavanu di meli;
ora lu tempu è cutra ca m’accupa…
sono lacerti di endecasillabi altamente lirici che sicuramente s’insinuano nel solco emotivo e nella sensibilità di ognuno di noi, versi che conducono dentro luoghi o atmosfere di rarefatto coinvolgimento.
E quella dicotomia, quel contrasto che sembra annunciarsi nel titolo non trova poi corrispondenza nella trattazione delle due opposte condizioni d’animo, dal momento che parlando sia d’amuri che di raggia, la Bonfiglio sembra adottare uguali toni armonici, la stessa tensione di linguaggio, nonchè la stessa dolce fluidità espressiva che conferiscono allo spazio, in cui è collocata l’intera raccolta, una sua oggettiva compiutezza poetica.
E quella dicotomia, quel contrasto che sembra annunciarsi nel titolo non trova poi corrispondenza nella trattazione delle due opposte condizioni d’animo, dal momento che parlando sia d’amuri che di raggia, la Bonfiglio sembra adottare uguali toni armonici, la stessa tensione di linguaggio, nonchè la stessa dolce fluidità espressiva che conferiscono allo spazio, in cui è collocata l’intera raccolta, una sua oggettiva compiutezza poetica.
D’altronde – come ebbe a dire Andrea Camilleri in una sua recente nota sulla nostra Autrice – “nella poesia di Anna Maria Bonfiglio c’è una perfetta adesione, in un certo senso gioiosa, alla vita, manifestando un equilibrio che le consente di non essere mai banale e mai allo stesso tempo ricercata”.
venerdì 24 novembre 2017
DIVENTERÀ UNA CANZONE. Con qualche ritocco
martedì 21 novembre 2017
POETI TRA SICILIA E NEW YORK. Gaetano Cipolla li sceglie, li pubblica e li traduce su "Arba Sicula"; ma non solo questi!
E' arrivata "Arba Sicula"!
Joseph A. Amato
Salvo Basso
Gaetano Capuano
Piero Carbone
Alessio Di Giovanni
Francesco Federico
Rosaria La Rocca
Rosario Previti
Marco Scalabrino
venerdì 6 ottobre 2017
LA VITA IN BREVE? Non c'è verso
nun c’è cchiù
“Pasó todo.”
Juan Ramón Jimenéz, Oberon a marzo
Passò tutto.
La vita è specchiu, specchiu
di nzoccu fu.
Chiddru ch’è oj…
specchiu? Dumani
nun c’è cchiù.
©piero carbone
La vita è specchio, specchio / di
quel che fu. / Quello che c’è oggi… / specchio? Domani / non c’è più.
mercoledì 6 settembre 2017
FINU A QUANNU. Monumento al Poeta del Mare Vincenzo Licata di Sciacca
Sempre le poesie, le vere poesie, sono misteriosi segnali di un'altra nave che, in alto mare, una notte buia, tra pericoli e angosce, intravvediamo, indoviniamo, decifriamo a stento e imperfettamente.
Più incerti, più misteriosi e, forse, più affascinanti ancora, i messaggi in lingue da noi sconosciute...
Mario Soldati, Prefazione a Michele Papa, I poeti arabo-siciliani (IX-XI sec.), Giannotta Editore, Catania 1973
Finu a quannu lu suli a lu matinu
affaccia a Sciacca e illumina stu mari,
nun ti perdiri d'aria, 'un ti scantari,
una spiranza ti sarà vicinu!
Vincenzo Licata
Fino a quando il sole al mattino
su Sciacca spunta e ne illumina il mare,
non ti far mancare l'aria o impaurire,
una speranza ti sarà vicino!
Traduzione Piero Carbone
Suggestiva location per il Premio di poesia a lui dedicato
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| Vincenzo Licata Poeta del Mare Sciacca 21-06-1906 - Sciacca 26-01-1996 |
Un precedente Post dedicato al Poeta del mare
ph ©piero carbone (Sciacca, agosto 2017)
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