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lunedì 19 maggio 2025

"C'È POCO DIALOGO INTORNO A NOI", SECONDO IL NUOVO PAPA LEONE XIV


 "[...]C’è poco dialogo attorno a noi, e prevalgono le parole gridate, non di rado le fake news e le tesi irrazionali di pochi prepotenti. 

Fondamentali dunque sono l’approfondimento e lo studio, e ugualmente l’incontro e l’ascolto dei poveri, tesoro della Chiesa e dell’umanità, portatori di punti di vista scartati, ma indispensabili a vedere il mondo con gli occhi di Dio. 

Chi nasce e cresce lontano dai centri di potere non va semplicemente istruito nella Dottrina Sociale della Chiesa, ma riconosciuto come suo continuatore e attualizzatore: i testimoni di impegno sociale, i movimenti popolari e le diverse organizzazioni cattoliche dei lavoratori sono espressione delle periferie esistenziali in cui resiste e sempre germoglia la speranza. 

Vi raccomando di dare la parola ai poveri.[...]

Dal "DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI MEMBRI DELLA FONDAZIONE CENTESIMUS ANNUS PRO PONTIFICE"

Sala Clementina
Sabato, 17 maggio 2025


sabato 15 settembre 2018

PAPA FRANCESCO A PALERMO, PER PADRE PINO PUGLISI. "ERA URA!"




Era ura! 
A don Pino Puglisi


Cuntenti mi susivu sta matina,
n piettu mi criscieru rosi e hiuri.

Ci li detti, di cu nun m’aspittava,
sutta li tempii, quattru cutuluna.

Parlà lu Papa propiu ad Agrigentu,
lu dissi arsìra lu teleggionali.

Lu dissi e li ripitì li so palori:
“Mafia è piccatu. Piccatu sociali”.




Nel 1993 Papa Giovanni Paolo II ridiscese in Sicilia e col dito puntato come un fra cristoforo fece risuonare le sue parole al Piano di San Gregorio: 

“Convertitevi! Anche per voi arriverà il giudizio di Dio!”. 

Lassù in alto il tempio della Concordia sembrò tremare. La Valle dei Templi echeggiò quelle parole che furono udite fino a Punta Bianca. 

Quattro mesi dopo, il 15 settembre, veniva ucciso a Palermo Padre Puglisi, parroco di Brancaccio. 

La Chiesa si scosse. 
Invertì la rotta. 
Si parlò di scomunica per i mafiosi. 
“Martiri per la giustizia” vennero detti i caduti di mafia che testimoniavano la loro fede. 

Le parole del Papa, per lo storico della Chiesa don Cataldo Naro, rimandavano senza mezzi termini “al dovere dei cristiani di Sicilia di resistere alla mafia”.

in Piero Carbone  Pensamenti, Coppola editore, Trapani 2008


Atrio interno della scuola a Brancaccio intitolata a Padre Puglisi
dove ieri 14 settembre 2018 si è recato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte  per inaugurare l'anno scolastico

Altare dedicato a Padre Puglisi che si trova provvisoriamente nella Cattedrale di Palermo in attesa di essere trasferito nella nuova chiesa dedica al Beato Padre Pino Puglisi
Papa Francesco renderà omaggio a Padre Puglisi nel XXV anniversario della sua uccisione per mano dei mafiosi
ph ©piero carbone


TESTIMONIANZA FOTOGRAFICA DI MARIO VIRGA 
che ringrazio per la disponibilità a riportarla nel blog

screen shot 

25 anni fa Palermo perse uno dei suoi uomini migliori per mano della mafia, don Pino Puglisi, uno dei nostri preti delle periferie. 
Le ferite degli attentati a Falcone e Borsellino erano ancora vive e pulsanti e la città dovette subire un altro colpo che cancellò, in quel momento, la speranza di svegliarci da quell’incubo. 

Da qualche anno collaboravo con agenzie fotogiornalistiche ed avevo un ideale di bellezza della mia terra, ma mi ritrovai dopo poco tempo a fotografare morti ammazzati e funerali e, infatti, partecipai da fotografo al funerale di Don Pino vivendo la tristezza e dolore collettivo di quel momento.
Dopo 25 anni, grazie alla rivista dell’Arcidiocesi "Poliedro", quelle foto ritornano alla luce, ripescate dall’archivio di Massimo Sestini. 

Nel giorno della sua scomparsa oggi viviamo un giorno di festa grazie alla visita del Papa: è un bel modo per ricordare don Pino, il prete di Brancaccio. 

domenica 21 febbraio 2016

LE MANI ALZATE DI GIAMBECCHINA

Aspirazione di un artista


Immagine riprodotta in AA. VV., Ciao, Berna Ciao Sicilia Bern grüst Sizilien Sizilien grüst Bern, Massimo Lombardo Editore, Agrigento 2004, realizzata dall'Artista in occasione della venuta del Papa  Giovanni Paolo II in Sicilia.



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lunedì 14 ottobre 2013

DIALOGO MAI INTERROTTO





Terribile la notizia della mamma ritrovata morta nel barcone affondato al largo di Lampedusa con il bambino appena partorito e ancora a lei legato col cordone ombelicale. Un dialogo mai interrotto, prima di incominciare.
Non immaginando che la realtà avrebbe sopraffatto timori e previsioni, qualche anno fa, all'interno di un progetto animato da Alessandro Cicciari e Susanna Spina, per sensibilizzare i ragazzi al fenomeno insorgente dell'immigrazione, suggerii il seguente

DIALOGO DI UNA MADRE (CHE PARTE) CON IL FIGLIO


MADRE:

Per amore tuo
 sacrifico la mia vita
per darti im futuro migliore. 
Una decisione presa a malincuore:
come madre è un dolore staccarmi da te. 
Da te che per tanto tempo e per tutta la vita  
hai fatto e farai parte di me
perché sei il mio unico e solo amore. 
Noi due siamo un'unica cosa 
e mai niente e nessuno potrà separarci. 
Dicono: 
in Europa i bimbi non muoiono di fame, 
hanno una casa 
hanno vestiti 
hanno giocattoli
hanno cibo 
vanno a scuola 
sono curati 
stanno bene e sorridono.
I genitori hanno un lavoro.  
Ci sono macchine  
per lavare stirare asciugare
conservare cibi. 
L'acqua non vanno a prenderla al fiume. 
Le case sono fresche d'estate, calde d'inverno. 
Anch'io voglio vedere con i miei occhi 
se è tutto vero. 
Mi sembra un sogno,  
ma ho il dovere, 
per te, 
di provare se è vero.  
Oggi parto!
Io parto,
è rischioso per te,
 parto con la consapevolezza  
di non averti abbandonato, o figlio, 
 parto con lo scopo di arrivare  
alla ''Terra promessa"  
anche a costo di mettere a rischio la mia vita  
solo ed esclusivamente per te.  
Sto male,
  sto male al solo pensiero di stare lontana da te.  
Tu piccola creatura indifesa,  
crescerai, spero per poco,  
senza l'appoggio e senza l'amore  
che solo io posso darti.  
Per poco, perché tornerò,  
spero presto, 
spero, spero.  
Quando guardo nel profondo dei tuoi occhi  
vedo tristezza,  
la tristezza che nessuna madre vorrebbe vedere.  
Ma come posso continuare a sopportare  
che tu abbia  
un pagliericcio per casa  
ossa ripulite di animali per giocare  
stracci come abiti  
rifiuti come cibo  
malattie che ti minacciano ogni giorno  
in ogni angolo: lebbra, scorbuto, malaria, 
e poi la peggiore di tutte: la fame, la fame!?  
Per alcuni istanti  
penso di aver preso la decisione sbagliata 



FIGLIO:

Madre,  
non partire con questo peso sulla coscienza.  
Si, sarò anche come tu dici,  
una piccola creatura indifesa,  
ma è proprio in queste situazioni  
che nonostante l'età,  
si dimostra di essere qualcuno,  
in realtà 
dentro mi sento di essere un uomo,  
un uomo  
che ha capito la tua decisione.
Non affliggerti,  
anzi ti sono grato per la nuova vita che vuoi darmi.  
Anch'io
 da padre dovrei fare lo stesso  
per rendere felici i miei figli.  
Staremo lontani.  
Ma ne avremo la forza.  
Nel bene e nel male.  
Mamma
 tu sarai per me
 la luce che illumina il cammino.  
Parlo  
ma vorrei nascondere  
sul mio volto  
il dolore che provo.  
Dentro mi sento triste.  
Mamma  
mi mancheranno i tuoi abbracci  
le tue carezze  
i nostri sguardi 
le tue dolci parole, sommesse,  
nel silenzio  
il tuo stringermi a te  
e sentire il battito del cuore.  
Madre,
immagino già il tuo volto  
quando andrai,  
sarà un volto triste.  
Di chi si sente perdente  
perché non ha potuto evitare  
che tutto questo accadesse. 
Vorrei fermare il tempo 
stringermi a te  
e non lasciarti mai.


domenica 7 luglio 2013

IL PAPA A LAMPEDUSA, GLI ARTISTI E I CLANDESTINI






Domani il Papa sarà in Sicilia, a Lampedusa, sul molo dove attraccano si fa per dire i superstiti di traversate di fortuna, a far visita agli ultimi tra gli ultimi, agli immigrati, ai clandestini, ai disperati del nostro tempo. 

Dietro i ragionamenti, le leggi, le opportunità, dietro le cause storiche e le attuali responsabilità, dietro i numeri e le analisi degli studiosi, ci stanno le singole persone, persone come noi, con i loro drammi, le sofferenze, i loro sogni.


Sono immigrati. 


Lo siamo stati anche noi, altrove. 


La poesia che segue nasce dalla consonanza storica. La consonanza di quello che una volta si diceva il sud del mondo e che ora si estende ad altre latitudini e ad altri punti cardinali. 

 


n-silenziu si l'agghiutti

Mamma, li turchi
su junti a la marina,
cantava anticamenti
la canzuna.

Scinnìvanu ccu armi
e scimitarri.
Sbarcavanu arraggiati
comu cani.

Ora arrivanu di notti
a l'ammucciuni,
ammunziddrati
ncapu li varcuna.

Parinu lapi, lapi
appizzati
a na vrisca di feli
ncatinati.

L'acqua l'annaculìa.
Màncianu luna.
Chjinu lu cori
ma muorti di fami.

A Puortu Palu cc'è cu và,
cu và a Pachinu,
a Lampedusa, o puru
cchjù luntanu.

Nuddru li vidi,
nuddru li scummatti,
pirchì lu mari n silenziu
si l'aggliutti.





EN SILENCIO LOS TRAGA

"Mamá, los moros
llegaron de la mar."
Cantaba hace
tiempo una canción.

Bajaban con armas
Y sables.
Desembarcando
Feroces como perros.

Ahora llegan de noche
A escondidas,
Amontonados
Arriba de barquitos.

Parecen abejas,
Abejas pegadas
A un pañal de miel
Encadenadas.

El agua los arrulla.
Comen de luna.
Lleno el corazón
Y muertos de hambre.

Hacia Portu Palu algunos van,
Otros para Pachinu,
A Lampedusa
O tal vez más allá.

Nadie los ve,
Nadie los enfrenta
Porque la mar
en silencio los traga




in silenzio il mare se li inghiotte

Mamma, li turchi / son giunti alla marina, / cantava anticamente
/ la canzone. / Scendevano con armi / e scimitarre. / Sbarcavano
arrabbiati / come cani. / Ora arrivano di notte / di nascosto, /
ammassati / sopra i barconi. / Sembrano api, api / attaccate / a un
favo di miele / incatenate. / L'acqua li dondola. / Mangiano luna.
/ Pieno il cuore / ma morti di fame. / A Porto Palo c'è chi va, /
chi va a Pachino, / a Lampedusa, oppure / più lontano. / Nessuno
li vede, / nessuno li cerca, / perché in silenzio / il mare se li inghiotte.





Poesia pubblicata nella versione dialettale e italiana su Venti di sicilinconia, Medinova editrice, Favara 2009. Traduzione in spagnolo di Juan Diego Catalano.

Recitazione in spagnolo di Juan Diego Catalano
http://www.youtube.com/watch?v=_odakdS0aig

Le foto ritraggono una scultura di Giuseppe Agnello attualmente in esposizione alla Torre Carlo V di Porto Empedocle, dal 22 giugno, nell'ambito della mostra "Memorie: vedute laterali e oblique".
A dimostrazione dell'annoso problema e di antiche emergenze e conseguenti sensibilità, che permangono attuali, la scultura doveva essere installata, tra  maggio e giugno del 2008 a conclusione della mostra di Totò Bonanno e dell'anno scolastico, nelle sale del Castello Chiaramontano di Racalmuto  secondo un progetto concordato tra l'artista e l'assessore alla cultura del tempo a cui proprio il tempo è stato fatto mancare, innaturalmente, per realizzare l'avviato progetto.