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lunedì 24 febbraio 2014

TUTTI PAZZI PER LOUISE HAMILTON CAICO


IL VERNISSAGE
LA MOSTRA FOTOGRAFATA 



ABSTRACT DI PRESENTAZIONE: nelle foto di Louise HAMILTON in CAICO, eclettica irlandese sposa di un siciliano di Montedoro, la Sicilia e il Continente in trentasette piccole immagini originali; un “Grand Tour” intimo e famigliare con gli occhi e la curiosità di una donna cosmopolita, colta e raffinata, fotografa per passione e "antropologa" per destino.
SPAZIO ESPOSITIVO: via Duomo 11 c/o Corte Capitaniale (95041) Caltagirone CT, info + 39 334 3358978 + 39 333 2419089 gallerialuigighirri@tiscali.it
TITOLO DELL’EVENTO: SICILIAN WAYS AND DAYS AUTORE: Louise CAICO HAMILTON. DATA DEL VERNISSAGE: sabato 22 febbraio, h 18.30. DATA DI CHIUSURA: domenica 23 marzo.
ORARI D’APERTURA: lun./dom. 9.00 -12.30, 16.00 -19.00.
INGRESSO: libero.
PATROCINIO: Comune di Caltagirone CL.
INTERVENTI: Nicolò BONANNO, Sindaco di Caltagirone, Bruno RAMPULLA Ass.re alla Cultura di Caltagirone, Calogero MESSANA, Raccolta civica di Montedoro, e lo scrittore Piero CARBONE.
CURATORI: Sebastiano FAVITTA e Attilio GERBINO. APPARATO CRITICO: Marina BENEDETTO, Piero CARBONE, Giovanni CHIARAMONTE, Angelo CUTAIA,
Calogero MESSANA, Federico MESSANA e Pippo PAPPALARDO. VOLUME: Vicende e costumi siciliani (traduzione italiana di Sicilian ways and days) disponibile in Galleria. COLLABORAZIONE: Raccolta Civica di Montedoro, CL. COMUNICATO STAMPA: Attilio GERBINO, attiliogerbino@tiscali.it.
RINGRAZIAMENTI: Ass.to alle Politiche Culturali Comune di Caltagirone CT, Giuseppina RICOTTA di Montedoro, Calogero MESSANA della Raccolta Civica di Montedoro CL, la casa editrice LUSSOGRAFICA di Caltanissetta e Sergio VINCI – di Riesi –, senza la cui disponibilità ultima sarebbe arduo dar seguito alle mostre della GHIRRI.
GALLERIALUIGIGHIRRI FOTOGRAFICA_CALTAGIRONE_CT



















































Un ringraziamento a Marcella Volpe per per avere contribuito alla documentazione fotografica dell'evento.

giovedì 25 ottobre 2012

UNA STELLA A MONTEDORO






1


Quando le sere d'estate non avevamo nulla da fare in paese perché nulla vi s'organizzava a differenza di tanti altri comuni limitrofi, ci si spostava a Montedoro, un piccolo paese dalle comuni radici contadine e minerarie, lindo, all'antica, ma attrezzato modernamente con rara efficienza: dall'anfiteatro alla funzionante biblioteca, dal museo alla pinacoteca, dal centro sociale per i giovani al centro per gli anziani, dall'anfiteatro alle terme, dai campi da tennis e di calcetto alla piscina, e con un cartellone estivo che non lasciava una sola serata i montedoresi ad annoiarsi: una mostra, un concerto, uno spettacolo di varietà, una drammatizzazione, la proiezione di un film, il laboratorio teatrale, un corso musicale, la balera... 

Che fortunati, i montedoresi! 

Onore alle amministrazioni che si sono succedute nel tempo.



2


Dai miei "Appunti domestici"


Ieri sera sono stato a Montedoro ad ascoltare il chitarrista Alirio Diaz, venezuelano, discepolo e successore di Segovia,  il  più  grande chitarrista del secolo, come recitava il cartoncino-programma  che serviva opportunamente da ventaglio. Ha eseguito brani rari di Lauro, di compositori napoletani e soprattutto  rifacimenti di musiche etniche guaranì, cioè paraguayane antiche. Sciolto, virtuoso, sinuoso, riusciva a creare tensione emotiva tra il pubblico, insomma una atmosfera che trascendeva il piccolo comune di Montedoro, tanto che veniva da chiedersi con meraviglia come mai quel grande artista sudamericano fosse capitato lì.

Davanti a me, in linea diagonale, le spalle scoperte, abbronzate, invitanti, di una ragazza: delicatissimi gli omeri, la linea del collo; il ripiego di carne che si formava sotto l’ascella sinistra risultava sensualissimo, appena alzava un poco il braccio per gesticolare si intravvedeva in profondità il bordo del reggiseno bucato che premeva e delimitava una mezza  luna chiara.

3

“In questo periodo storico confuso e strano”, diceva tra un
brano e l’altro Diaz, mentre la gente si sventolava, “rifarsi alla tradizione è importante da un punto di vista musicale, storico, sociale, artistico”. E giù un effluvio incalzante, dondolante, di note: la chitarra diveniva percussione, liuto, arpa.



4


Neanche gli alberi, che delimitavano il terrazzo, fiatavano: non si muoveva foglia. Neanche le stelle. La ragazza stava tre file davanti a me, di lato, se qualcuno delle varie sedie mi liberava la visuale, ne vedevo anche i movimenti: muoveva i capelli, una piramide di riccioli,  si girava sul lato destro. Qualcuno della seconda fila protese la testa in avanti e io non vidi più niente, si ricompose e m’accorsi che a fianco della ragazza ci stava seduto uno con la barba e la giacca sportiva, un anello di cattivo gusto al mignolo.
Scrosciarono gli applausi a rompere la tensione che Alirio, pur anziano, aveva instaurato con la sua energia e leggiadria insieme. Il pubblico era soddisfatto, chi seduto, chi in piedi.



5

Calogero, il mio amico, patito di musica, che aveva trovato posto tra le prime file, al termine del concerto, prima che iniziasse il tramestio di sedie, corse verso di me per sollecitarmi a richiedere il preziosissimo autografo.
Dissi di sì, dissi di no. Lui mi sollecitò di nuovo. Io ero distratto, forse un po’ triste. Alzai lo sguardo. Mi voltai per un attimo. Mi ritrovai in coda per l’autografo quasi spinto dalla gente che premeva da ogni parte. “Dài, dài”, mi diceva Calogero.

Quando finalmente arrivo vicino al Maestro, scorgo davanti a me due bretelline trasparenti che aderivano per il sudore alla pelle di spalle ben disegnate, finissime. Era lei, la ragazza ammirata durante tutto il concerto, rispuntata d’incanto. Da vicino, i lineamenti erano ancora più belli.
“Il suo nome?”, chiese il grande Diaz rivolto proprio a me; glielo
dissi e lui mi disegnò con ampia voluta della mano un gigantesco autografo, personalizzato. Appena sollevò la penna indicando con gli occhi che aveva finito, venni scalzato da cento mani che spingevano e si facevano largo.
Guadagnai un angolo più sicuro e tranquillo e alzai gli occhi dal cartoncino geroglificato. Calogero era fiero del raro reperto. “Che hai?”, mi chiese, vedendomi di colpo triste.
“Niente”, risposi, mentre cercavo di scorgere tra la folla quelle bretelle trasparenti sparite nel nulla. “Niente”.
Il mio amico voleva ad ogni costo sapere...

Racalmuto (Contrada Serrone), giovedì 26 agosto 1999. Fa
caldo. Non riesco a prendere sonno. La stanza è infuocata.
Papà e mamma, sofferenti, dormono al pianterreno. Sono le 4 e
un quarto di notte e la campagna è ancora buia.

P.S. Debbo chiedere a Calogero in che data si terrà il prossimo concerto.



Alirio Diaz - Como Llora una Estrella (Antonio Carrillio)
Trad.: Come piange una stella
http://www.youtube.com/watch?v=ZIEiOGI4qI8





Foto1:  Giuseppe Sardo Viscuglia (Belgio), "Les Tournesols à l'aube"
Foto2:  Silvestro Sammaritano, Il musico. Particolare     
Foto3:  Caterina Gulioso, La collana   
Foto4:  Cielo di Montedoro? 2009                                                                  
Foto5:  Silvestro Sammaritano, Il musico.



Alirio Diaz Interpretando Natalia (Vals n.3) de Antonio Lauro
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Rare Guitar Video: El Gavilan

http://www.youtube.com/watch?v=ee-O0S0DFn4&feature=related