Visualizzazione post con etichetta Mara Gioia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mara Gioia. Mostra tutti i post

martedì 16 giugno 2015

DIECIMILA PAPAVERI ROSSI INFUOCANO LA MEMORIA. Poesia di Giuseppina Geluso tradotta e ritradotta da Mario Gallo

                                                                                                                 




Per una poesia americana di Giuseppina Geluso

tradotta e ritradotta in italiano e in siciliano con scrupolo
da Mario Gallo




  Firenze, 23 novembre 2010

ciao, un quesito: ho tradotto, in italiano e poi in siciliano, per una signora 89nne siculo americana, che conserva una venerazione per la memoria del nonno, emigrato da Caltabellotta, una sua poesia in inglese (vedi allegato).
Ho tradotto "papaveri" con paparina, ma ripensandoci credo di avere sbagliato: il plurale dovrebbe essere "paparini. Dico bene?
Grazie, un abbraccio, Mario







Ten Thousand Poppies



When only a child

he left sapphire blue

of Sicilian sky

peacock palette

of Mediterranean

fields of poppies

ran down towards the sea

ten thousand blooms

of blazing red

rolled in swells

of soft tropic breezes


his tales beckoned me

to his isle

across the great ocean

a world unlike mine


the fields I found

the poppies gone

ten thousand wildflowers

run down towards the sea


transfixed I gazed

at flowering fields

a young boy

romped in childish joy

my father’s abandon

as he danced among

ten thousand poppies







Diecimila papaveri


Quando, appena un bambino,

lasciò il blu zaffiro

del cielo di Sicilia

variopinta tavolozza

del Mediterraneo


campi di papaveri

scorrevano verso il mare,

diecimila fiori

di fiammeggiante rosso

riversati nel gonfiore

di morbide brezze tropicali


le sue storie mi chiamarono

alla sua isola

attraverso il grande oceano,

un mondo diverso dal mio


i campi che trovai,

i papaveri perduti,

diecimila fiori selvatici

scorrevano verso il mare


pietrificata, guardai

verso campi fioriti,

un ragazzetto

ruzzava in fanciullesca letizia:

l’abbandonarsi di mio padre

mentre danzava

fra diecimila papaveri







Decimila paparini


Quannu, era un picciriddu,

lassau u blu zaffiru

dû celu sicilianu,

tavulozza di milli culura

dû mari nostru Miditirraniu;


tappita di paparini

arruzzuliavanu a mari,

decimila ciuri

di russu focu

sdivacati nto ‘nsaccu

di rizzatura di ventu ‘ntra mari;


i storî chi cuntava mi chiamaru

all’isula chi lu vitti nasciri

navicannu pi lu mari ‘nfinitu,

nautru munnu pi mia;


i campìa c’attruvai,

i paparina oramai persi,

versu u mari ora currianu

decimila ciuri sarvaggi;


alluccuta, taliai

nto ‘nmari di campìa ciuruti

un picciutteddu

pazzu di gioia:

l’abbannunarisi di me patri

mentr’abballava

‘nmezzû decimila paparini.









Foto di Mara Gioia

mercoledì 15 aprile 2015

LE HO RUBATE A MARA MA SONO DI TUTTI. SONO NOSTRE! Ophrys e Orchis






Grazie all'amica Mara Gioia
 per questa inedita Sicilia
 che ci offre con le sue escursioni.


Intervista a Mara

D.
Strane, belle, bellissime! Ma sono spontanee o le coltivi?

R.
Le ho cercate e trovate nell'entroterra siculo.

D.
Guardando certi boccioli si potrebbe citare Pascoli, Il gelsomino notturno.

R.
Ophrys e Orchis, semplicemente. Ma cita, cita!

D.
E s'aprono i fiori notturni, 
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari. 

Da un pezzo si tacquero i gridi: 
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse. 
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.

Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra 
va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento . . .

È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova. 















































































































Foto di Mara Gioia