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domenica 27 settembre 2020

NA CANTATINA FAZZU DI MATINA. Federica Di Girolamo e i canti dei salinari di Turi Toscano

L'inesauribile Baldassare Sammaritano nella ricca corrispondenza   di  immagini della Sicilia, di rare notizie, chicche bibliografiche e ricette "storiche e prelibate, questa volta ha lasciato cadere un canto di salinaro che, a me, nato in mezzo al sale ovvero in territorio ricco di miniere di sale e di zolfo, ha incuriosito parecchio, anche se il salinaro del canto non è di miniera, non scende sotto terra a coltivare il salgemma, ma sta in superficie, alla luce del sole, tra le vasche piene di acqua di mare e uno si fa una diversa idea del salinaro, meno buia, meno faticosa, meno  rischiosa. Sembrerebbe, in effetti è così ma è faticoso ugualmente perché la cangiante fatica ha mutato soltanto forma: somiglia di più, direi, a quella del gessaio tra cave e carcare di gesso tra fatiche di braccia e calore di fornace. 

Identica in ogni caso rimane la funzione del canto: ritmica e liberatoria.

Ringrazio Federica Di Girolamo, nipote di Baldassare, compilatrice della tesi dove è pubblicato il  testo, analizzato meticolosamente dal punto di vista linguistico, del poeta Turi Toscano, per la gentile disponibilità.

P. C. da Racalmuto




sabato 18 luglio 2020

COSE DI GESSO: TRA SOGNI ANTICHI E PENSAMENTI MODERNI. Una Pagina su Facebook

LINK DELLA PAGINA "COSE DI GESSO"


Nel luglio del 2018, traendo spunto dalle mie origini familiari, pubblicavo un post che, rimbalzato sul blog "Archivio e Pensamenti" per essere da lì rinfocolato e rilanciato, a suo modo avrebbe dato vita, direttamente o mediatamente, ad un processo virtuale di conoscenze, coinvolgimenti e curiosità sul mondo negletto del gesso che sarebbe diventato, progressivamente, e direi sistematicamente, con metodo, un po’ meno negletto e un po’ più reale. 

In questa Pagina, in ideale collegamento con quanto già adunato, fatto e scritto, di cose vecchie e cose nuove si tratterà. Cose di gesso.





martedì 30 luglio 2019

I GESSAI NON HANNO UN SANTO? O forse bisogna riscoprirlo assieme al mondo, negletto, del gesso

I gessai non hanno un Santo?
di 
Piero Carbone e Giuseppe Maurizio Piscopo

ph ©Angelo Pitrone



Sul mondo del gesso esistono pochi studi e nemmeno gli usi artistici l'hanno nobilitato. Maggiore attenzione è stata rivolta al mondo dello zolfo con le sue tragedie e le sue miserie. La solfatara ha avuto l'attenzione del mondo letterario, antropologico, etno-linguistico, come scrive Marina Castiglione nel libro: Parole e strumenti dei gessai in Sicilia. Lessico di un mestiere scomparso“ pubblicato dall’Università di Palermo nel  2012. Allo zolfo invece sono state dedicate molte opere.

Nel 1700 il gesso assurse a materiale artistico ad opera di Serpotta che insieme ad una notevole schiera di discepoli lasciò dei capolavori nelle chiese non solo di Palermo.
Al gesso è legata anche qualche poesia e qualche proverbio. 

Supra di quattru timpuna di jissu,
chistu è Salemi, passacci d’arrassu…

Nelle cave di gesso non c’era nessuna concessione o licenza, nessun sindacato, nessun controllo. Non c’è stata nessuna pensione per i gessai, nessun limite.  Per l’estrazione veniva usato anche l’esplosivo. In Sicilia si produceva oltre il 60% di gesso dell’intero Regno d’Italia. Qualcuno ha scritto che i gessai muoiono a cento anni e che il gesso non fa male alla salute. Sarà stato veramente così?
La sua origine si dice dovuta ad un caso fortuito: a Favara i pastori, per produrre la ricotta, utilizzavano una cucina montata con pietre di gesso per poggiarvi sopra la pentola con il latte da cagliare. A la fine cottura le pietre si sfarinavano. Che il gesso sia stato scoperto veramente così?

Oggi tutto è stato abbandonato, le cave e le carcare non sono agibili e non esiste alcun progetto che riproponga la valorizzazione di questi luoghi che sembrano luoghi spettrali, in abbandono.…
I gessai cantavano a ritmo di picconi e "mazzuotti“ ma con parole laiche, si lamentavano e non avevano un Santo che li proteggesse. Con la fine dei gessai scompare  la cultura contadina  che è stata fino all’immediato dopoguerra la componente essenziale dell’identità dei siciliani.

In Sicilia esistevano vari tipi di gesso, ma identica era la lavorazione. Un testimone racconta:
 U gessu prima si fa muntagna po si fa petra, poi a petra si porta intra a fornaci e intra a carcara va cu i carrioli…Il lavoro del gessaio iniziava all’alba e finiva all’alba. Si campava pi non muriri… Otto viaggi al giorno per trasportare il gesso, 5 di mattina, poi  si staccava il carretto, si faceva mangiare il cavallo. Altri tre viaggi nel pomeriggio. I gessai lavoravano 18 ore al giorno.
Molti erano i paesi del gesso fra i quali: San Cataldo, Caltanissetta, Sutera, Milena, Campofranco, Montedoro, Cattolica, Favara, Racalmuto, Bivona, Lercara, Grotte... 

Si lavorava tra la polvere e u cinnirazzu che veniva respirato e ingerito nei polmoni. I carusi trasportavano il gesso sulle spalle. Il trasporto del gesso avveniva inoltre con gli asini, i carretti e con il treno. Il gesso era richiesto a Corleone, Burgio, Baucina, Vicari, Marineo, Mezzoiuso, Palermo... 

Nonostante il diffuso uso, issu e issara non hanno avuto fortuna. Di gesso e gessai quasi nessuno parla. Neanche i vocabolari siciliani storici li annotano. 

A volte è dovuta alla casualità la sua conoscenza: “Ne ho avuto sentore in casa nella mia infanzia, perchè sentivo dire che la casetta in campagna era stata costruita col gesso del nonno, cotto nella vicina calcara.“

Tutt’altra storia per il celebrato zolfo e i commiserati zolfatari, e non solo perchè i nostri sono paesi minerari. Tutt'altra letteratura. Chi non conosce la triste condizione dei carusi e i rischi del lavoro in miniera? E Ciaula che scopre la luna e Rosso Malpelo e Alessio Di Giovanni? Del gesso, solo qualche indizio, pressoché nulla, anche se aveva le sue malattie "professionali“ e i suoi incidenti sul lavoro, sebbene meno eclatanti.

Al silenzio sull’attività dei gessai corrisponde nella realtà lo stato di abbandono delle cave e delle calcare. Solo la similitudine "comu scecchi di issara" -  che ricorre nel parlato quotidiano per indicare lavoro faticoso e stacanovismo ante litteram - fa riferimento al gesso: eppure, era molto diffuso e utilizzato in Sicilia, rappresentava il cemento di una volta. Utilizzato per case chiese palazzi. Serviva anche per cicatrizzare le ferite o per "aggiustare" il mosto aumentandone l’acidità.

 Queste e tante altre notizie sul mondo negletto del gesso si apprendono dal citato libro della Castiglione. Rivela un mondo che inavvertitamente sta sotto i nostri occhi. 

Significativo l’incipit: “Tra i molti studi dedicati alla cultura materiale in Sicilia nessuno risulta aver avuto come oggetto di interesse le cave di gesso. Nessuna epopea ha contrassegnato questo mestiere ordinario e comunissimo; nessun trauma lo ha imposto alla  cronaca; neanche gli usi artistici lo hanno nobilitato“.

Tra gli usi artistici, vanno ricordati i numerosi stucchi del Serpotta e le gipsoteche ovvero le raccolte di statue e calchi in gesso come quello di Michele Tripsciano a Palazzo "Moncada" di Caltanissetta o quelle dell’Università di Palermo, del Museo Archeologico “Salinas“ e di Palazzo "Ziino", sempre a Palermo. 

La riflessione di Marina Castiglione vale come un appello. 
Postato su un  sociai e sul blog Archivio pensamenti, da più parti sono fioriti contributi, testimonianze, racconti, canti, inediti documenti, curiosità su issu e issara: Sclafani, Niscemi, Bivona, Grotte, Casteltermini, Lercara Friddi… Giuseppe Pasquale Palumbo ha dato notizia di una mappa delle calcare esistenti nel territorio di Milocca nella prima metà dell’Ottocento, che sarà inserita in una pubblicazione curata con Angelo Cutaia.
L’esistenza di un antico canto di lavoro a Racalmuto, registrato negli Sessanta da Isabella Martorana Messana per la sua tesi di laurea, ha suscitato la curiosità della stessa Marina Castiglione e dell’etnomusicologo Sergio Bonanzinga richiedendone la riproposizione.

Il processo è avviato: un n uovo cammino si prospetta per il gesso, per il ricco e composito mondo a cui fa riferimento, e non soltanto legato alla sua produzione e commercializzazione.

Nel conseguente articolo dal titolo "Il gesso si è svegliato" sulla rivista "Incontri" (luglio 2018) Marina  Castiglione addita percorsi virtuosi affinché il risveglio coincida con una reale promozione: 

"Un patrimonio materiale e immateriale che potrebbe essere valorizzato con poca spesa e molto impatto, con un reticolo di altre realtà che vissero la millenaria civiltà del gesso".
Operativamente, suggerisce al Comune di Caltanissetta di preservare una superstite calcara in collegamento con la gipsoteca di Palazzo Moncada da utilizzare a scopi artistici in percorsi museali e didattici.
È significativo che tale proposta provenga da un territorio ricco di miniere e cultura mineraria come a volere dire "non solo zolfo e zolfatare" ma anche "gesso e calcare" poiché anche la calcara è "un luogo identitario di cui, però, la città sconosce tutto. L’uso, la tecnica di realizzazione e persino l’ubicazione". 
Operazione che in diversa misura si potrebbe ripetere anche in altri paesi.

Il recupero varrebbe come una sorta di risarcimento nei confronti del gesso e dei gessai per l’oblio e la poca letteratura dedicata; varrebbe come risarcimento nei confronti di noi stessi in quanto siciliani, poiché anche il gesso, per quello che ha rappresentato da un punto di vista socio-economico e culturale, contribuisce a definire e ad arricchiere la nostra indentià. 

Il 12 gennaio 2019,  come  "poca favilla gran fiamma seconda", generato dall'input maturato sul web, si è celebrato a Caltanissetta un convegno come una sorta di festival del gesso, ricco di contributi specialistici e proposte: si spera  dia a sua volta impulso  ad un  lungo cammino per la valorizzazione del mondo del gesso. Intanto, esso stesso rappresenta una tappa importante,  un fecondo "segno" dell’auspicato "risveglio". Gli Atti del Convegno di prossima pubblicazione ne saranno miliare documentazione.
                                                                                       
La canzone

Vita di issara

               Testo di Piero Carbone
                     Musica di Giuseppe Maurizio Piscopo


Ritornello:. 
Issu, issara: vita di carcara.
Issu,  carcara: vita di issara.
Issu, balati: forti cafuddrati. 
Furnu, famìa: issu abbianchìa.

I
A Buovu e Gargilata issu c’era,
Bivona cu Lercara china nn’era,
ci nn’era a Grutti, c’era all’antri banni:
luciva e luci muntagni muntagni.

Lu palu spirtusava rocchi e cugni,
la pruvuli sparava, e li timugni 
di petri carriavanu sudannu 
a la carcara  jennu hiatiannu.

Rit.

II
Ti nfurna, lu issaru, e ti piddrìa,
balata, duoppu cotta, e macinìa
a cuorpi di picuna e mazzuttati
di hiatu e di sudura ncuttumati.

Carretti sientu nni la notti scura,
un cantu, griddri, fierri di na mula.
Carrianu, li scecchi di issara,
a prucissioni. Su li urdunara!

Rit. 

III
Antichi casi di servi e patruna,
e rrobbi granni, nichi cubbuluna,
mpastati cu lu issu di carcara
e stucchi, statui, angili d’antara.

Issotta, ciarmaliddri, baddruttati,
li tietti di canneddri arraccamati.
Lu issu finu li mura bbianchìa.
Sciloccu nni li casi un ci putìa

Rit.


IV
Lu fuocu di lu tiempu cuciunìa
a tutti, comu furnu nni famìa,
nni coci com’abbastru di carcara:
biancu dintra e fora chi s’affara.

Facivanu accussì nni la carcara.
Oh, issu binidittu di issara!
Recitato:
La storia cancia, lu cimentu vinni:
palazzi frolli, ponti ntinni ntinni.

Ritornello finale:

Issu, issara: vita di carcara.
Issu,  carcara: vita di issara.
Issu, sudura, mpinti mura mura.  
Figli, lu pani, aspettanu dumani.

Recitato finale:
Figli, lu pani, aspettanu dumani




Nota del compositore 

Confesso che mi occupo di tradizioni popolari da quasi 50 anni. 
Quest’anno, per la prima volta sono rimasto affascinato da un testo di Piero Carbone “Vita di issara“. Di questo mondo magico e dimenticato, ne abbiamo parlato a lungo, soprattutto della cava di gesso e della calcara gestite dal nonno paterno. Ecco una strofa del testo da me musicato che sarà pubblicato nel libro-cd “Carusi di zolfo“ di prossima pubblicazione.

Issu issara: vita di carcara. / Issu carcara, vita di issara./ Issu sudura mpintu mura mura./
Figli lu pani aspettanu dumani.//  Carretti sientu ni la notti scura,/  un cantu, griddri, fierri di na mula. / Carrianu li scecchi di issara, / la vita comu sacchi di carcara…

Con l’esperienza di maestro elementare nasce spontanea la domanda:

Che cosa rimane di questa cultura, cosa conoscono i bambini di questo mondo, che cosa c’è nei libri di scuola elementare di questi argomenti?

Una domanda che non è rivolta soltanto ai bambini, si capisce.



martedì 8 gennaio 2019

EPOPEA (DEL GESSO) SIA, TRA PASSATO, PRESENTE E... FUTURO. A Caltanissetta il 12 gennaio contributi scientifici e artistici in un convegno che sarà una festa dell'identità ritrovata



Anche il Blog "Archivio e Pensamenti" ha un cuore di gesso

Il rammarico di Marina Castiglione sulla mancanza di un'epopea del gesso, pubblicato la scorsa estate inizialmente su un social e subito dopo  in un Post del Blog "Archivio  e Pensamenti", ha creato un'amicizia e un'intesa, inoltre è stato il  refrain dei successivi Post che hanno sollecitato e accolto interessi e contributi da varie parti della Sicilia, con meraviglia e curiosità per un aspetto della nostra cultura e della nostra economia tanto diffuso, utile e visibile, soprattutto in passato, quanto ignorato.  Molto usato era il gesso prima dell'avvento del cemento. 
Marina Castiglione, da accademica, con sensibilità di studiosa non avulsa dal contesto in cui opera attivamente e vive, ha proiettato quello che poteva rappresentare un curioso o interessante revival o festival del gesso in un evento dotato dei  crismi della scientificità. 
Il Convegno di studi, arricchito da interventi specialistici, testimonianze varie e contributi artistici,  tra recuperi,  analisi e proposte, rappresenta indubbiamente l'inizio di un cammino auspicato con lungimirante visione. 


Brochure


Non un convegno fine a se stesso.
Il rammarico di Marina Castiglione, quasi un appello

Marina Castiglione, Parole e strumenti dei gessai in Sicilia. 
Lessico di un mestiere scomparso, 
Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, Palermo 2012,  pag. 17


Locandina




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sabato 5 gennaio 2019

UNO "STRATIFICATO" CONVEGNO SUL GESSO TRA MEMORIA RECUPERATA E PROGETTUALITÀ PER IL FUTURO. A Caltanissetta il 12 gennaio 2019

La Sicilia del gesso. 
Stratificazioni, tecniche costruttive e cultura.
Convegno di studi
Caltanissetta, 12 gennaio 2019



Lieto di avere contribuito all'evento e grazie agli amici coinvolti. P. C.

Caro Piero Carbone, per una volta i social hanno contribuito a far incontrare persone che hanno condiviso un interesse e ne è scaturita un'idea. E da questa comunità virtuale è nata la proposta del convegno. Credo che l'Università possa soltanto sostenere queste iniziative, incanalarle scientificamente e dare merito al territorio, che si incarna in soggetti che lo amano. Grazie a te.
Marina Castiglione



Locandina.
Prossimamente, in brochure, il programma dettagliato con i vari interventi e contributi .


Giorno 12 gennaio avrà luogo a Caltanissetta, con inizio alle ore 9.00 presso la Sala Magna del Consorzio universitario sito in Corso Vittorio Emanuele 92, il Convegno di Studi su “La Sicilia del gesso. Stratificazioni, tecniche costruttive e cultura”.






Il Convegno, organizzato dall’Università degli Studi di Palermo col patrocinio dell’Assessorato dell’Istruzione e della formazione professionale della Regione Siciliana e del Consorzio Universitario di Caltanissetta, intende approfondire gli aspetti geologico-naturalistici del gesso e i suoi diversi usi in ambito architettonico, rurale e urbano, storico-artistico ed etnoantropologico. 


Nel corso della giornata sarà possibile visitare una mostra di minerali di gesso curata da Ettore Fiorino e un’esposizione artistica con le opere di Giuseppe Agnello e Carlo Sillitti. 
Al termine si esibiranno in canti del lavoro il coro polifonico “Terzo millennio di Racalmuto” e la Compagnia di canto e musica popolare.



L’organizzazione scientifica è a cura della prof.ssa Marina Castiglione e del dott. Giuseppe Giugno. 
La segreteria amministrativa a cura di Alchimia. 

Per info rivolgersi a alchimiapress@gmail.com




Screen shot 
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NON SOLO MONTEDORO. Salviamo le calcare e i paesi di gesso. Foto e didascalie di Calogero Messana


Montedoro un paese di Gesso! 
Fino al 1950 solo malta di gesso e pietre di gesso. 
E quando l'espansione ha raggiunto il pendio della "Serra" (circa 1850)
 allora si costruì sopra i grandi massi di gesso, 
come ancora si può vedere 
(dove non è stato coperto).
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La "base" di una vecchia calcara (carcara)
 nascosta tra la vegetazione. 
in Contrada "Marcello" a Montedoro


Prima parte dell'opera pubblicata da Calogero Messana sulla storia di Montedoro

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sabato 29 dicembre 2018

SUA MAESTÀ IL GESSO. Dalle umili calcare alle eccellenti gipsoteche


Ringrazio Giuseppe Cipolla per la preziosa pubblicazione donatami su uno dei molteplici usi del gesso ovvero le opere d'arte in gesso, copie o originali, e le gipsoteche che in Italia le accolgono e conservano da Palermo a Napoli a Milano.

"Tra Settecento e Ottocento, nel momento di massima espansione delle accademie in Italia, vero regista unificatore delle gipsoteche d'Italia fu Antonio Canova che in pieno Neoclassicismo e in pochissimi anni riuscì ad arricchire e implementare le raccolte di gessi." Giovanna Cassese

"Nel quadro generale della storiografia artistica le gipsoteche occupano indubbiamente un ruolo significativo nella storia del gusto, della formazione in seno agli istituti artistici e nelle accademie..." Giuseppe Cipolla

Nonostante la "nobilitazione" dovuta alla sua utilizzazione artistica, il gesso, quale materia prima che sta a monte di siffatte opere d'arte, e di tant'altro non meno importante quanto utile, non ha avuto finora  da parte degli studiosi e letterati l'attenzione riservata allo zolfo, eppure secondo Marina Castiglione intorno al gesso c'è un mondo, un ricco mondo di conoscenze ed "espressioni" ancora da disvelare.

La giornata dedicata al gesso, con specifiche relazioni, testimonianze e canti di lavoro, che si terrà il prossimo 12 gennaio  a Palazzo Moncada di Caltanissetta, sede di una significativa gipsoteca con le opere di Tripisciano, vuole essere la tappa di un proficuo e lungo cammino di conoscenza e riappropriazione della nostra memoria che afferisce la nostra stessa identità storica e culturale. P. C.











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