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mercoledì 19 agosto 2020

IL GESSO SALVERÀ IL TEATRO REGINA MARGHERITA DI RACALMUTO? Un rimedio a portata di mano



Da anni si aspettava la riapertura del Teatro Regina Margherita che a quanto pare prossimamente riaprirà i battenti. Lo speriamo e ce lo auguriamo con tutto il cuore. La sola esistenza dei teatri nei piccoli centri della Sicilia era motivo di ammirato stupore per il francese Dominique Fernandez.

Dopo i restauri culminati nel 2003 con l'inaugurazione, a porte chiuse, solennizzata dalla presenza del Presidente della Repubblica  Carlo Azeglio Ciampi e dello scrittore Andrea Camilleri, il teatro  in realtà, tra un periodo di chiusura e l'altro,  è stato aperto solo a intermittenza a causa di vecchi e nuovi adempimenti da ottemperare.

Anche nel periodo del mio assessorato, dalla fine di maggio 2007 al 24 aprile 2008,  si è avuta l'ennesima riapertura, usufruendo degli spettacoli del Brass Group di Palermo, a cui è seguita, con i Commissari e la nuova Giunta, un lungo periodo di chiusura, che si è protratto per lungo tempo e fino ai nostri giorni.

Di mancate, imminenti, riaperture, dopo periodi di inamovibile chiusura, anche io sono stato vittima, ben  due volte, con due iniziative programmate nel 2013 e nel 2015,  la prima volta financo con la locandina esposta in bacheca, e poi sfumati.

Ma negli ultimi tempi a quanto pare è stata trovata finalmente la soluzione all'ennesimo problema che ostacolava la riapertura del Teatro. Il problema legato alle misure antincendio riguardava i velluti ignifughi e le imbottiture in spugna  dei braccioli delle poltrone e di altre parti.

Una soluzione aveva indicato qualche anno fa Giuseppe Guagliano,  quando in qualità  di consigliere comunale  faceva parte della Commissione Cultura,  suggerendo per le imbottiture  l'utilizzazione di un materiale naturale e a portata di mano:  il gesso; ignifugo e facilmente sagomabile, come con sorprendente corrispondenza si riscontra nel libro cinquecentesco del Vasari che lo attesta per i pomelli in gesso ricoperti dalla foglia d'oro facendo sembrare d'oro tutto il pomello.

Il gesso  allo stato naturale si trova nelle circostanti campagne del paese,  nelle cave utilizzate abbondantemente dai nostri padri per rifornire le maestranze locali prima dell'avvento del cemento.

Finalmente i velluti ignifughi sono stati procurati, il gesso anche. Il Teatro, c'è da giurarlo, e  con i debiti scongiuri, riaprirà. Per il periodo coincidente con il loro mandato  in cui viene a cadere il tanto atteso evento, immagino quanto il sindaco Vincenzo Maniglia ne sarà compiaciuto e felice. E con lui il Presidente del Consiglio Comunale Sergio Pagliaro,  gli Assessori, i Consiglieri comunali tutti di tuti gli orientamenti, e credo tanti e tanti altri. E non solo di Racalmuto.  E non solo  gli amanti del teatro.









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lunedì 1 aprile 2019

lunedì 29 aprile 2019

SULL'ESITO DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI RACALMUTO. Commento su commento, per scongiurare la commentite



Commento superficiale e stiracchiato di Gaetano Savatteri anche in nome del suo giornale, tanto per far capire che lui c'è e osserva, riguardo alla presente e alla precedente tornata elettorale, ma tra il dire e il non dire c'è di mezzo l'opinione che il lettore si fa dell'opinion maker di turno.
P.S. Concludere in modo sbarazzino e "sgherzoso" cotanta analisi citando in coda il poeta satirico, "un altro vincitore" tra i vincitori della campagna elettorale, sembra un espediente stilistico per distrarre più che una conclusione ragionata e utile per il paese.


N. B.
Per sostanziare di fatti, comportamenti e ragionamenti il mio commento sul commento o controcommento scorra, se ne ha vaghezza, i vari Post di questo Blog attraverso i tags 




ph ©piero carbone

martedì 19 giugno 2018

QUEL 24 LUGLIO 2012: QUANDO RACALMUTO VENNE SCIOLTO PER MAFIA. Un coevo commento, frammenti fotografici. E i "sospettosi" solfatari


Malgrado Sciascia?
di 
Piero Carbone



Ma cosa sta avvenendo a Racalmuto nell’era contigua allo scioglimento per mafia del consiglio comunale? Dopo lo schiaffo, la carezza del corposo finanziamento di 1.200.000 euro per riprendere un cammino di crescita civile e legalità. 


Tutto il paese nelle sue varie componenti sociali, culturali, economiche, lavorative, professionali, politiche, ecclesiastiche, dovrebbe all’unisono cooperare, collaborare, per costruire insieme e non per escludere, separare, creare figli e figliastri, cittadini puri, affidabili, e cittadini impuri, inaffidabili, insignificanti al punto da non potere dialogare con le istituzioni. Il nostro è un paese particolare.


Molteplici sono in Italia in questo periodo i comuni “sciolti” per mafia ma solo Racalmuto riceve l’attenzione di un giornale nazionale con un reportage di ben sei pagine sul suo settimanale. In tempi e condizioni di normalità ci sarebbe da essere orgogliosi. Invece…

Prima di vedere l’immagine che ne viene fuori è naturale chiedersi perché mai il Corriere abbia scelto proprio Racalmuto per dedicargli attenzione e spazio. 


Forse perché legato alle miniere di zolfo e sale, alla Festa del Monte, a Pietro d’Asaro, a Marc’Antonio Alaimo, al suo “papa nero”, alla “paparina” cosparsa sul pane, alla sua storica massoneria, alle decine e decine di migliaia di emigrati storici e moderni, alle chiese aperte e chiuse, agli ex mandorleti, agli ex vigneti, e a tante altre cose?
La risposta è univoca: perché è il paese di Leonardo Sciascia.

Eppertanto dove si svolge il 24 luglio un’importante cerimonia alla presenza di due ministri, un sottosegretario e altre e alte autorità civili ecclesiastiche militari? Alla Fondazione Sciascia, naturalmente. E chi ti dimenticano di coinvolgere? 



Innaturalmente, proprio il Direttore letterario voluto da Sciascia stesso. In quell’occasione, interpretando il proprio ruolo, il Direttore “non invitato” avrebbe fatto capire perché quella cerimonia squisitamente politica si stesse celebrando in un’istituzione culturale intestata ad uno scrittore e non al municipio, luogo deputato alla rappresentanza politica e all’amministrazione della città (nella precedente visita del Presidente Napolitano il Direttore letterario prese regolarmente la parola, come da protocollo. 

Si vede che con i ministri il protocollo cambia).

Nella duplice assenza del Direttore “non invitato” e della figura di un moderatore, viene arruolato lì per lì come improvvisato coordinatore un giornalista presente in sala, corrispondente del Corriere della Sera, sarà sfuggito che nella stessa sala c’era un presentatore televisivo già coinvolto in simili occasioni solenni, o forse non era disponibile sul momento perché impegnato a distribuire il giornale locale che personalmente dirige.

Il giornalista coordinatore, del Corriere della Sera, non si limita a moderare e coordinare ma davanti a cotante autorità e a tanto pubblico locale e forestiero prospetta alcuni aspetti positivi di Racalmuto, vengono fuori le simpatie delle sue frequentazioni racalmutesi (alcuni l’avrebbero voluto come sindaco), indica il ristretto gruppo redazionale del giornale distribuito in sala quale “spinta del nuovo”. 



Ma un atteggiamento esclusivo ed elitario non è certo il nuovo di cui si ha bisogno. Ciò nonostante, secondo la patente conferitagli, tutti gli altri rappresenterebbero il vecchio.


Un po’ superficiale, come sintesi di un paese da illustrare a ministri ed autorità , ma giustificabile per l’estemporaneità dell’intervento e per l’emotività.

(A scanso di equivoci, preciso che al “foglio cittadino” di cui sopra, “benedetto” da Sciascia, sono legato per avervi collaborato e per avere contribuito a mantenerlo in vita quando, nella diaspora palermitana di alcuni redattori aspiranti a più lusinghieri lidi, il professore Restivo mi chiese di dare “na mani d’aiutu a sti carusi”. 



Ma oggi il problema non è quel giornale salvato. Né storicamente si può invertire la causa con l’effetto quando Felice Cavallaro scrive che scrittori, registi, artisti e giornalisti di vaglia “sono spesso qui calamitati dai ragazzi, sempre meno ragazzi, di Malgrado tutto”. 

A calamitare è stato ed è Sciascia, i “ragazzi” hanno “tesaurizzato”, diciamo così, e continuano a tesaurizzare quelle presenze per potenziare il loro giornale e arricchire le loro conoscenze e attività).

Sempre seguendo lo stesso filo conduttore, nella stessa giornata del 24 luglio, l’importante consesso si sposta al Teatro Margherita che alcuni avrebbero voluto intestare a Sciascia, da Sciascia amato e frequentato. 
Quale opportunità migliore di rappresentare un brano dello scrittore e drammaturgo racalmutese impegnato a dibattere i temi sociali e in primis quelli legati alla piaga mafiosa? Macché! 



Si assiste, da parte degli invitati a numero chiuso, alla performance sul palco di due comici, in coincidenza di uno loro spettacolo alla Valle dei Templi, e alla rappresentazione della pièce “regalpetrese” di un altro giornalista scrittore, che sa trarre profittevolmente spunto dalle vicende mafiose e ama ricondursi all’autore de “I mafiosi” e de “L’Onorevole”.



Ma più opportuno e consono, financo più rispettoso, sarebbe stato rappresentare al teatro l’originale.


Dopo queste cerimonie, su “Sette” del 10 agosto il servizio di Felice Cavallaro, un reportage con l’indicazione a livello nazionale di un modello positivo: “Commisariato per mafia, il paese di Sciascia vuole diventare un modello per l’Italia”. 
Viene replicato sulla carta stampata lo stesso “quadro” del paese rappresentato alla Fondazione, ma chi ti vanno a dimenticare? Di nuovo il Direttore letterario della Fondazione Sciascia che su facebook gli viene da osservare: “Guarda un po’, si parla della Fondazione e di chi la dirige e l’unico che non si cita è il direttore. Camarille strapaesane.”

Ma camarilla di chi? Camarilla di che? Verrebbe la curiosità di saperlo. Ridotta a camarilla strapaesana sarebbe la Fondazione Sciascia su cui stuoli di politiciscrittorigiornalistiprofessori hanno speso fiumi di inchiostro retorico? Ma allora qualche solitario bastian contrario aveva ragione a temerlo in tempi non sospetti! Altro che essere tacciato di tramare contro la Fondazione!! 


Comunque, è da scongiurare per rispetto a tanti e a tante cose che queste siano le dinamiche che dovrebbero segnare il percorso di un nuovo cammino di crescita civile e culturale di una comunità. 

Oltreché un’occasione storica mancata, sarebbe una smentita delle intenzioni di chi, a livello redazionale o direttivo, nel nome di Sciascia, collegava e finalizzava il reportage a più nobili fini, come proclamato con tutta evidenza e senza equivoci sulla copertina del settimanale “Sette”, settimanale del “Corriere della Sera”: “Commissariato per mafia, il paese di Sciascia vuole diventare un modello per l’Italia”.

Dal conclamato “laboratorio” di Racalmuto-Regalpetra, da additare all’Italia intiera, alla percepita camarilla strapaesana ce ne corre: parola di sciasciani.

Ma Sciascia, e vale per sciasciani e non sciasciani, avrebbe voluto questo?

Non avrebbe voluto questo volare basso chi ha scritto in Nero su nero: “Quelli che appunto la pensano come me non la pensano come me”.

Certo, non è facile amministrare il patrimonio morale lasciatoci in eredità dal grande scrittore, per gli equivoci e gli abusi che potrebbe generare in chi ad esso si ispira.

Su una cosa almeno si dovrebbe convergere: come concittadini non vorremmo demeritare quella eredità al punto da dover dire, ignominiosamente, “malgrado Sciascia”.
Postato in16 agosto 2012. 
Testo e foto ©piero carbone














































***


Servizio su
SETTE del Corriere della Sera

Corriere della Sera - Sette 10 agosto 2012 - numero 32
Reportage- Commissariato per mafia, il paese di Sciascia vuole diventare un modello per l'Italia.



L'anima di Sciascia si fa laboratorio di Felice Cavallaro.
Foto di Shobba 











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Testo e foto ©piero carbone

mercoledì 20 marzo 2013

DAL TEATRO ALLA FONDAZIONE


AVVISO IMPORTANTE: La manifestazione "Tinebra ritorna al Teatro di Racalmuto" che si doveva tenere al Teatro Regina Margherita si celebrerà presso la Fondazione Sciascia. 

1.



NIENTE SI IMPROVVISA, TUTTO SI PROGRAMMA

I grandi come i piccoli eventi sono sempre il frutto di tanti contributi. 
Per la pubblicazione, nel 1982, del libro di Nicolò Tinebra Martorana, Racalmuto. Memorie e tradizioni con Prefazione di Leonardo Sciascia, è stato determinante quello di Carmelò Mulè, allora assessore ai Beni Culturali del comune di Racalmuto. 
Un assessorato fin'allora poco ambito, il suo, e poco cercato dai politici, quasi inventato ai tempi del predecessore Matteo Pitrozzella con cui si iniziò a mettere su la sguarnitissima, anzi, l'inesistente biblioteca. 

Dopo la gestione Mulè, l'Assessorato alla Cultura è diventato il più ambito e prestigioso, perché si incominciò a percepire che "dava immagine". Ma questo scaturiva principalmente dal concorrere di tre forze: la convinzione dell'Assessore alla Cultura (sostenuto dall'Amministrazione), l'attivismo della Pro Loco, il sostegno di Sciascia. 



2.

La pubblicazione del libro del "giovane" Tinebra, nonostante i limiti, al dire di Sciascia, voleva essere l'inizio di un percorso, di un cammino che doveva portare alla valorizzazione della cultura e delle energie locali. 
I frutti di quella breve, felice e quasi concitata stagione saranno la riapertura del Teatro e l'inizio del progetto di restauro, la  mostra dei ritratti ad olio di personaggi racalmutesi dell'Ottocento, la mostra di fotografie su Racalmuto di fotografi affermati, i libri di Padre Morreale sulla Madonna del Monte e Padre Elia Lauricella, la grande mostra di Pietro D'Asaro, il ripristino delle novene di Natale e della Recita per la Festa del Monte, i prodromi della Fondazione Sciascia...

Si sarebbe potuto e  dovuto continuare nel segno di quel fortunato input ma l'ingranaggio chissà perché s'è guastato, fino a rompersi con il dissolvimento della Pro Loco, la morte di Sciascia, la mondanizzazione, diciamo così, della politica. 
Quello che doveva costituire "sistema", organico progetto proiettato nel tempo, incominciò a parcellizzarsi, insomma, traballò il continuum

Ci sono state tante stelle che non si sono costituite in firmamento.

Un segno premonitore se ne ebbe proprio in occasione della presentazione del libro del Tinebra Martorana quando il Mulè, per i giochi e i rapporti di forza della politica militante,  venne rimpiazzato da un altro assessore, il giovane Rosario Alaimo Di Loro, che ora, benché anche lui propugnatore di altre iniziative, riconosce,  con grande distacco, onestà intellettuale e generosità,  che  alla presentazione del libro del Tinebra Martorana nel 1982, sul palco del riaperto teatro, ci doveva stare il suo predecessore che quell'evento, foriero di altri eventi,  aveva voluto e sostenuto.

Tornando all'oggi, grazie alla grande sensibilità e disponibilità dei commissari, con la  manifestazione "Tinebra Martorana ritorna al Teatro di Racalmuto", sebbene con la mancanza fisica di Sciascia, si sarebbe chiuso il cerchio nello stesso punto e nello stesso luogo in cui si era iniziato circa trent'anni fa.

Per motivi tecnici però, così come ha spiegato il commissario Filippo Romano, l'evento è stato spostato in un luogo altrettanto prestigioso qual è la Fondazione Sciascia.

 Pertanto, ancora una volta, l'antico progetto, iniziato dal connubio Tinebra Martorana - Sciascia,  ritorna allo stesso punto di partenza ma collocato ad un livello più alto in un ascensionale movimento elicoidale: la Fondazione rappresenta infatti uno sviluppo qualitativo e cronologico di un  iniziale progetto culturale per Racalmuto, che affonda le radici nel teatro "Regina Margherita" ancora "chiuso" nel 1982. 

Aggiungi didascalia
3.


Anzi, simbolicamente, il "giovane" autore di Memorie e tradizioni, conscio della propria natura di poeta va a rendere omaggio a Sciascia, nella  "sua" casa, con il libretto in mano delle poesie giovanili, e grato sotto tanti aspetti per gli apprezzamenti mostrati al suo precedente libro sulla storia di Racalmuto. 


4.

E ci va non da solo ma in compagnia di tanti amici, estimatori, artisti, studiosi... con un manifesto srotolato: dinanzi al quale, sbirciandolo, il caro Nanà di sempre si sarebbe fatta una delle sue solite, "filosofiche" risatine.


5.




La "Presentazione" di Carmelò Mulè alla ristampa del  libro di Nicolò Tinebra Martorana nel 1982 
  
Per esaudire una richiesta, in questi ultimi anni moltiplicatasi, e specialmente da parte dei racalmutesi emigrati, I'Ammmistrazione Comunale di Racalmuto ha deciso di promuovere la ristampa della storia del paese scritta dal dottor Nicolò Tinebra Martorana e pubblicata, in tiratura limitata, nel 1897. 
Opera giovanile e, per certi aspetti, datata: ma sostanzialmente valida e scritta con passione. Ad integrarla, si è aggiunta la voce “Racalmuto” del Dizionario topografico della Sicilia di Vito Amico tradotto e aggiornato da Gioacchino Di Marzo (Palermo, 1859).



6.

Si è creduto opportuno unire una silloge fotografica: del paese com'era, del paese com'è, di opere di Pietro D'Asaro, di qualche racalmutese illustre. 
Molte, del paese oggi, sono dovute a fotografi ben noti: allo scultore Mario Pecoraino, autore del bellissimo libro sugli Scultori del Cassaro, e a Ferdinando Scianna, autore di quel libro, che è ormai un classico nel genere, sulle Feste religiose in Sicilia (e gli si debbono quelle sulla festa del Monte in particolare). 
Ad entrambi va il nostro ringraziamento; e a Mario Pecoraino anche per la cura grafica di questo libro.

Ringraziamo anche la « Pro Loco » di Racalmuto per il reperimento di immagini del paese com'era; e Leonardo Sciascia per lo scritto introduttivo e per I'attenzione con cui ci ha seguito nella preparazione di questo libro.
                                              Carmelo Mulè
                                              Assessore ai Beni Culturali






7.




Post scriptum: 
Da Lampedusa giungerà una delegazione di speciali lettrici delle poesie di Nicolò Tinebra Martorana, costituita dalle studentesse del locale Liceo scientifico: Melissa Incorvaia 
Camilla Galazzo 
Rosalinda Brischetto 
Giorgia Russo 
Rossella Scozzari
Lucrezia Palmisano 
Elisa Tuccio 
Giovanna D'Ippolito 
Samantha Solina.  
Sono le allieve di Angelo Campanella che ha curato la pubblicazione delle poesie recentemente ritrovate.  Leggeranno la poesia "Dopo un amplesso". La precedente "lettura critica" è stata pubblicata nel seguente post: http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/03/nicolo-tinebra-martorana-lampedusa.html

8.


Foto 4, 6 e 8: Nicolò D'Alessandro, Processione a Palermo, china su cartoncino, 70 x 50 cm. 1985