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domenica 21 luglio 2019

UN RICCO CONTRATTO NUZIALE DEL 1922: DON LUIGINO MESSANA SPOSA ROSALIA TULUMELLO. Tutto andrà a finire, indirettamente, in letteratura tra Le Parrocchie di Regalpetra e Il Gattopardo


Dall'archivio familiare di Giuseppe Bellavia Messana che anticipa virtualmente le carte destinate, nelle intenzioni, ad un archivio istituzionale. Un particolare ringraziamemnto all'amico Beppe per aver voluto condividere questo documento  nel trentennale della morte di Leonardo Sciascia. Nel Post è spiegato il  perché.
*

Negli Anni Cinquanta del secolo scorso, all'ormai ultra settantenne don Luigino Messana, lo sposo del contratto nuziale datato 24 aprile 1922, si ispira Leonardo Sciascia per tratteggiare con simpatia il sapido personaggio don Ferdinando Trupia quale socio del Circolo della Concordia.
"Don Ferdinando è l'essenza stessa del circolo della concordia, spirito e memoria del circolo, statuto e prassi".

Il personaggio di riferimento, nella realtà, e non solo letterariamente, era un rappresentante della ricca e possidente borghesia racalmutese a cui, tutto sommato, il giovane scrittore, anch'egli socio delle stesso Circolo, guarda, con divertita ironia, eppure nelle pagine delle Parrocchie di Regalpetra è tratteggiato l'atteggiamento sprezzante da parte della borghese e nobile classe dominante nei confronti di coloro che in fondo facevano la loro ricchezza: contadini, braccianti, salinai, zolfatari... Questi ultimi avevano un omonimo Circolo, quello dei Salinaie Zolfatai, a cui Sciascia avrà avuto sicuramente facile accesso in quanto figlio di un capomastro di zolfara.

Il contratto nuziale o pitazzu comunque, che qui si propone, apre uno squarcio sulla società racalmutese di fine Ottocento e si presta ad osservazioni, analisi e confronti da tanti punti di vista per storici, sociologi e letterati.
In particolare, per comprendere l'entità della dote dei  vecchi e nuovi "gattopardi" racalmutesi, torna illuminate proprio la lettura del romanzo di Tomasi di Lampedusa.
P. C.










AVVERTENZA METODOLOGICA

Chi cita i documenti sopra riportati o vi fa riferimento è pregato di citare la fonte ovvero il Blog Archivio e Pensamenti dove sono stati pubblicati.
Si anticipa che questi e altri documenti saranno inseriti in un libro curato in solido da Giuseppe Bellavia Messana e Piero Carbone.

giovedì 18 luglio 2019

IL SOCIO SERAFINO MESSANA PAGA IL "MENSILE" AL CIRCOLO UNIONE DI RACALMUTO. Ricevute in possesso di Beppe Bellavia Messana

Post a cura di Piero Carbone
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Da notare  l'assenza della datazione dell'era fascista nella bolletta del 15 agosto 1939. 
Si è trattato solo di una svista dal momento che ricompare il mese successivo?

1 Maggio 1934 - Anno XII
1 Luglio - Anno XVI
15 Agosto 1939
10 Settembre 1939 - Anno XVII

AVVERTENZA METODOLOGICA
Chi cita i documenti sopra riportati o vi fa riferimento è pregato di citare la fonte 
ovvero il Blog Archivio e Pensamenti dove sono stati pubblicati. 

Si anticipa che questi e altri documenti saranno inseriti in un libro curato in solido 

da Giuseppe Bellavia Messana e Piero Carbone.

venerdì 8 febbraio 2019

SUL CONVEGNO DI CALTANISSETTA, IL GESSO E I CANI AIZZATI (IN METAFORA). "Malgrado tutto" mente sapendo di mentire (per un giornale non è granché)

Figueres, Teatro-Museo Dalì, 2010 - ph ©piero carbone

LEGITTIMA DIFESA DA UNA INFONDATA ACCUSA
di Piero Carbone

Ora che "Malgrado tutto", in un articolo firmato collettivamente La Redazione, mi dà del bugiardo, corredando il grazioso articolo con un bel Pinocchio dal naso lunghissimo, voglio capire perché.
Mi dichiaro pronto a chiedere scusa in caso affermativo ma attendo delle scuse in caso negativo. Il soggetto, si badi, non è un episodico battibecco ma attiene la paternità e la qualità del nostro operare.

I redattori del giornale, che non sono solo redattori ma all'occasione tante altre cose, pensavano di avere fatto il bel colpo nella speranza di vanificare tutto quello che ho lamentato nel corso di tanti anni.

Non si tratta di questioni personali ma della visione e gestione culturale delle risorse di un territorio che vanno dal nome di Sciascia alla Fondazione omonima al Teatro Regina Margherita al Premio Racalmare Sciascia, riguardano l'approcciarsi alla politica e agli incarichi, l'utilizzazione non disinteressata dell'informazione, etc. etc. etc.

Lo ha bene descritto uno di loro: "Mi dispiace, io non ci sto. Non si può trascinare l'onore e la storia di un giornale nel pantano delle beghe politiche. [...] Probabilmente stanno naufragando tutte le certezze con cui in questi anni abbiamo svolto il nostro mestiere di giornalista: non avere un piede in due staffe, raccontare la politica ma non farla, evitare strane commistioni col potere."
Giancarlo Macaluso, Macaluso contro Savatteri: "Tieni fuori il giornale", Malgrado tutto web, 01/04/2014

Mi dispiace per loro, i cosiddetti "ragazzi di Malgrado tutto", cosiddetti "ragazzi" vista la loro età: dovranno aspettare la prossima bugia, se mai ve ne sarà, per vanificare tutto quello che finora ho scritto. Ma si ricordino che a prescindere dalle mie possibili bugie future, il passato rimane intatto e fermo come un macigno in attesa di smentite e di risposte.
E veniamo all'oggi che rappresenta l'ennesimo episodio di una lunga costumanza.

Nell'articolo "Le bugie di Carbone con le gambe di gesso",  firmato La Redazione,  si sostiene che la professoressa Marina Castiglione smentirebbe su Facebook  la mia accusa di omissione nei confronti del giornalista Salvatore Picone perché sarebbe stata lei stessa  ad omettere il mio nome e non il giornalista.
L'omissione della Castiglione è vera solo che io non mi riferivo alla sua omissione ma a quella del giornalista che di nomi nell'articolo ne fa diversi.

Cito: "Il convegno durerà un intero giorno, dalle 9 alle 19, e si svolgerà nella sala magna del Consorzio universitario di Caltanissetta di corso Vittorio Emanuele. Per l’occasione saranno esposte opere d’arte di Giuseppe Agnello e Carlo Sillitti. Interverranno, inoltre, il coro filarmonico “Terzo Millennio” di Racalmuto e la Compagnia di Canto e Musica Popolare di Favara." (Si dà il caso che il Coro e la Compagnia da me coinvolti al Convegno di Caltanissetta eseguissero anche mie canzoni su surfarara, salinara e issara).

La Castiglione, che tanto apprezzo come studiosa e con la quale ho avuto la fortuna di condividere l'entusiasmante avventura del rinato interesse per il gesso, è stata generosa nel volere scagionare il giornalista, ma la sua dichiarazione dimostra il contrario. Lei è generosa, ma io non posso risultare autore di una bugia se la sua dichiarazione non la comprova.

A telefono veramente avevo capito anche un'altra cosa: la meraviglia di essersi ritrovata in un'intervista con domande e risposte mentre lei aveva rilasciato una volante dichiarazione su cui il giornalista avrebbe montato l'articolo con tanto di domande e risposte. 

La Castiglione nella sua precisazione su Facebook afferma che è stata proprio lei ad omettere il mio nome, ma non solo il mio a dir la verità,  perché nella sua "dichiarazione" a "Malgrado tutto"  ha parlato volutamente e  soltanto degli "aspetti che avrebbero potuto essere utili per il rilancio di un comparto produttivo e di un terriorio [...] senza fare l'elenco delle persone coinvolte".
"Senza fare l'elenco delle persone coinvolte". Non solo non fa l'elenco ma non fa alcun nome in particolare.
Dunque, lei ha voluto parlare solo di idee, mentre il giornalista ha parlato di nomi coinvolti nel convegno, facendone alcuni e omettendone altri. 
Io nel mio Post non mi riferivo all'omissione della Professoressa bensì inequivocabilmente a quella di Picone e quindi del giornale dove l'articolo è pubblicato. Ciascuno risponde delle proprie omissioni non di quelle altrui. La bugia non esiste perché non ho attribuito l'omissione di qualcuno  a qualcun altro.

Così io avevo scritto nel mio Post:
Una dichiarazione è una dichiarazione e non deve essere per forza esaustiva, nella sua sintetica parzialità sarebbe rimasta lì a se stante, ma inserita in un intiero articolo sembra avallarlo mentre invece è il giornalista che, senza virgolettato e dimostrandosi informatissimo,  si profonde nei minimi dettagli circa l'organizzazione del Convegno citato e a piacer suo o secondo sue valutazioni inserisce alcuni nomi. Non potrebbe essere altrimenti. 
https://archivioepensamenti.blogspot.com/2019/02/se-malgrado-tutto-omette-non-intervista.html

Pertanto, l'accusa di "Malgrado tutto" di avere sostenuto, da parte mia, una bugia ovvero una "minchiata", cito tra virgolette l'aulico linguaggio dell'accusa, la rimando con dimensioni  maggiorate al mittente.

Ma perché ritengo una omissione significativa quella del giornalista Picone?  Perché in riferimento alla sua stessa domanda "Come è nata l'idea del Convegno", al precedente oblio e al rinato interesse sul gesso,  ignorando quello che ci stava a monte del convegno e del rinato interesse sul gesso,  e dunque omettendo anche nomi,  è come se avesse parlato di un matrimonio celebrato dalla sposa senza lo sposo. La sposa si è sposata da sola? La Redazione del giornale "Malgrado tutto"  qualifica un tal procedere "scrupoloso". 

Se l'immagine sponsale non rende ne propongo un'altra.
Immaginate che un signore abbia individuato e scelto un terreno, che abbia procurato alcuni semi, li abbia seminati, li abbia governati e quando le spighe sono alte e mature  si reca al campo per organizzare il raccolto ma da lontano vede un gran trambusto di mietitrebbie e camioncini pronti per il trasporto, cerca di avvicinarsi per capire cosa si stia armeggiando nel terreno e per tutta risposta gli vengono aizzati contro i cani come se fosse un intruso o un estraneo che accampa indebite pretese.
Questo lascia intendere l'articolo contro di me firmato collettivamente dalla Redazione di "Malgrado tutto" e mi sembra una enormità (ma perché non firmano con nome e cognome quando fanno i loro attacchi?): 
"Così sul suo blog ha messo in fila una filippica, una delle sue solite prediche, per dimostrare che il convegno sul gesso l’aveva inventato lui e che quei cattivoni di “Malgrado tutto” volevano togliergli il merito."

E' un esempio, si capisce, genericissimo, né voglio accampare pretese di proprietà esclusiva su alcunché ma neanche esserne escluso: lo preciso altrimenti mi becco un altro articolo con altre infondate accuse.

Tutti possiamo sbagliare nello scrivere un articolo o nell'interpretarlo ma passare alle conclusioni sbagliate o pre-giudicare è un'altra cosa. "Malgrado tutto", purtroppo, e dietro pseudonimo, in passato l'ha fatto più di una volta nei miei confronti. Vorrei capire perché è successo anche questa volta.

Perché il giornalista Picone omette il mio nome anche se legato alle stesse domande poste  nel suo articolo "Riscopriamo la Sicilia del gesso" visto che non si basa soltanto sulle risposte della prof.ssa Marina Castiglione ma si profonde nel dare notizie e nomi sul Convegno? Dal web, dove circolano decine e decine di post sull'argomento? Dalla brochure dove si fa riferimento al sito dove questi post si potevano leggere? 





Ci sono due possibilità di risposta all'omissione di cui sopra: o il giornalista sapeva e ha deliberatamente omesso il mio nome e il mio ruolo facendo le sue libere valutazioni - e allora lo dica - o non sapeva e allora le informazioni dell'articolo riguardante il rinato interesse sul gesso e il convegno di Caltanissetta non si sa da dove le abbia apprese risultando però lacunose e andavano integrate. In termini di logica filosofica, è un "dilemma cornuto", lo so, ma che c'è di strano in questa richiesta?
A mio parere, da non giornalista, su questo si doveva rispondere e questo si doveva chiarire nell'articolo di risposta ai miei rilievi e non svicolare con una infondata accusa, offendendo per giunta?

E ora la prova regina di tanto mio dissertare. 


"Ospite molto apprezzato di questo spazio il poeta a docente Piero Carbone, che ha proposto una poesia dal titolo: “Vita di Issara”, mestiere, ha ricordato Carbone, di cui non si parla più in Sicilia. Piscopo ha musicato il testo di questa poesia, che sarà inserito in un libro/cd curato da lui e Salvatore Ferlita per la casa editrice Lussografica di Caltanissetta."
Sapete a)dove?  b)quando?  c)in quale circostanza? d)da chi sono state scritte queste parole? 
a) Su "Malgrado tutto" https://www.malgradotuttoweb.it/non-sempre-la-maestra-porta-carbone/  b) il 23 settembre  2018; c) in occasione della presentazione del libro "La maestra portava carbone" di Piscopo e Ferlita al Circolo Unione di Racalmuto; d) dalla Redazione di "Malgrado tutto". 
Si dà il caso che Salvatore Picone sia vicepresidente del Circolo Unione, redattore del giornale "Malgrado tuto" nonché presentatore, assieme a Luciano Carrubba, dell'evento: sarei scortese a pensare che non si sia accorto della mia performance o non abbia letto l'articolo sul suo giornale.  Di gesso già si parlava.
Cliccando il link dell'articolo si possono ammirare le belle foto di Angelo Pitrone.

https://www.malgradotuttoweb.it/non-sempre-la-maestra-porta-carbone/

Come conclusione rinnovo la proposta avanzata nel precedente Post: 


P.S.
A mio  parere, piuttosto che ignorarlo, si doveva potenziare l'input "gipsofilo" racalmutese appunto perché proveniente dallo stesso territorio in cui è nato il giornale "Malgrado tutto"  e che sul territorio, di cui il giornale spesso si occupa giornalisticamente e non solo,  avrebbe potuto avere una ricaduta positiva per maggiormente valorizzarlo, come è accaduto o sta accadendo nel territorio limitrofo di Caltanissetta.





L'Input del Convegno





Sull'origine del Convegno di Caltanissetta

Alcuni commenti su Fb



Link correlati:
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lunedì 21 gennaio 2019

L'INVITO AVVELENATO DEL PROF. SILVANO NIGRO A RACALMUTO. Minimali per il trentennale



TRENTENNALE DELLA MORTE DI SCIASCIA. INIZIATIVE

Invitano il prof. Salvatore Silvano Nigro a Racalmuto al Circolo Unione per metterlo contro la Fondazione Sciascia. Che vergogna! Calcoli a tavolino. L'esimio Critico, che fu amico di Sciascia, c'è cascato! 



ph ©piero carbone 
(Palazzo Sant'Elia, 19 gennaio 2019, "Altre stanze")

domenica 26 marzo 2017

IL CIRCOLO UNIONE NON DISUNISCA. (Post di riferimento: "Cosa mi sfugge? Ma chi gioca con il nome del Circolo Unione di Racalmuto?")

archivio e pensamenti: COSA MI SFUGGE? Ma chi gioca con il nome del Circolo Unione di Racalmuto?

Il Circolo Unione di Racalmuto annuncia l'attivazione di un sito (nel nome di Sciascia naturalmente visto che è stato il "suo" Circolo e il socio Sciascia ne ha scritto ampiamente): speriamo che ne facciano buon uso e non se ne serva qualcuno maldestramente come in passato ha fatto col profilo facebook dalla cui gestione, me vittima, lo stesso Presidente ha preso le distanze. Invece di scusarsi, chi gestiva il profilo mi ha tolto l'amicizia! Che unione è?

(Quante castronerie - parole e fatti - si sono consumante e si consumano nel nome di Sciascia!
Sia detto senza offesa, sciasciani in corso in corsa dimissionari cosiglieri-fondazionisti-sempre-assenti boys ex boys accademici e non accademici congiunti discongiunti convegnisti ex convegniti addetti stampa per un giorno o tali di professione gazzettieri alla bisogna presentatori improvvisati amministratori-coi-paraocchi etc. etc etc. permettendo).

Home page del sito


P. S.
Se può servire in futuro per evitare certi comportamenti reiterati del passato, riporto quanto in precedenza, era il 14 dicembre di qualche anno fa, annotai rispondendo su fb ad un socio del Circolo Unione, a commento del post sopra linkato.

...su fb mi scrivi e su fb ti rispondo.
Pensavo dalle mie argomentazioni si deducesse altro e di segno opposto attinente la semplice e normale comunicazione anche fra non soci; lo so che il Presidente non c'entra, come lui stesso mi ha assicurato in un precedente caso analogo da cui ha preso le distanze, anzi, quella volta addirittura ipotizzò di non delegare più nessuno a gestire il profilo fb e di chiuderlo addirittura; nonostante questo precedente ho visto che si è ripetuto qualcosa di analogo al precedente, e allora che fare?

Preciso. Del Circolo, invitatissimo dal Presidente ne ho fatto parte,  dopodiché ho ritenuto dimettermi e non ho fatto alcuna richiesta di nuova iscrizione. 
Visto il risvolto non solo privato della faccenda,  trasporto questi chiarimenti sul mio blog dove a suo tempo ebbi ad esprimere il mio rammarico e la mia meraviglia. 
Proprio ieri sera infatti se ne parlava di questa faccenda con un membro del direttivo del Circolo: niente ne sapeva, con suo grande disappunto dell'accaduto, avrebbe voluto anzi saperne di più, in quanto indirettamente benché inconsapevolmente coinvolto. Le tue osservazioni e le mie cadono a fagiuolo.







sabato 20 settembre 2014

COSA MI SFUGGE? Ma chi gioca con il nome del Circolo Unione di Racalmuto?


Gilberto Idonea davanti alla statua di Leonardo Sciascia,
sullo sfondo le sedie del Circolo Unione

Il Circolo Unione di Racalmuto, il Circolo di Sciascia, il Circolo descritto nelle Parrocchie di Regalpetra, il Circolo Unione etc. etc. etc. ( questo etc. etc. rinvia a chi su fb ne fa un uso dissono, e non penso sicuramente al suo Presidente, persona garbata, corretta e che stimo, con cui in passato ho avuto modo di collaborare in grande sintonia, tra l'altro mi ha detto in una precedemte e simile circostanza che non cura lui la pagina fb), il Circolo Unione, dunque, mi invita ad una mostra, precisando e ribadendo 

"La sua presenza è gradita dall'intero sodalizio".

Trovo la precisazione un po' forzata e superflua, ma soprassiedo e rispondo "grazie per l'invito".

Poteva finire qui: uno invita e l'altro ringrazia per l'invito. 
No, non è così, dobbiamo complicarci la vita, c'è una coda che mi lascia interdetto e sorpreso inducendomi ad una pubblica domanda su fb dove si consuma la vicenda.


Da un cellulare, infatti, con il profilo fb "Circolo Unione"  mi si risponde: "Grazie a lei, si auspica la sua presenza al Circolo Unione. Cordiali saluti."

Uno pensa, nella comunicazione normale degli umani, "ma guarda come ci tengono alla presenza degli invitati che curano e seguono uno per uno", invece...

Invece, a tambur battente mi viene tolta l'amicizia in fb. Sì, proprio così.

C'è logica? E' normale? Prima ti invitano ad una mostra, tu ringrazi per l'invito e ti tolgono l'amicizia.

Metto la mano sul fuoco che il Presidente che tra l'altro tempo addietro mi ha voluto tra i soci del sodalizio non c'entra per niente con simili comportamenti.

Resta però un fatto: l'uso improprio del Circolo Unione.


Si potrebbe pensare ad una goliardata, ma il Circolo Unione di Racalmuto, il Circolo di Sciascia, il Circolo descritto nelle Parrocchie di Regalpetra, il Circolo Unione etc. etc. etc. non è l'Accademia del Parnaso di Canicattì  (gloriosa e rispettabilissima nel suo genere) che come emblema aveva un'asina, la famosa scecca di patri Decu. Ma quella è tutt'altra storia.












sabato 10 maggio 2014

LA MINIERA DEI MODI DI DIRE A RACALMUTO 4 Lu munnu chianu chianu





I precedenti post:

LA MINIERA DEI MODI DI DIRE A RACALMUTO 1
Sulla genesi di questa raccolta:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/11/la-miniera-dei-modi-di-dire-racalmuto-1.html

LA MINIERA DEI MODI DI DIRE A RACALMUTO 2
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/11/la-miniera-dei-modi-di-dire-racalmuto-2.html

LA MINIERA DEI MODI DI DIRE A RACALMUTO 3
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/03/la-miniera-dei-modi-di-dire-racalmuto-3.html

Gaetano Cipolla, Learn Sicilian - Mparamu lu sicilianu, Legas



Trascrizione a cura di Calogero Taverna

1. Quannu era sana la tò pignatedda
lu primu fuvu iu ca cucinavu,
ora ca ti la ruppi la scutedda:
mangiati amici mia ca mi sazziavu.

1. Bedda p’amari a tia persi lu suonnu
ca è la cosa cchiù bedda di lu munnu.

1. Bedda p’amari a tia di notti viegnu
e nun mi curu si chiovi e mi vagnu.

1. Ludia brutta facciazza di mulu
tu va diciennu ca t’ha’ mmaritari,
nun n’ha né robba nemmenu dinari,
cu è ddu sceccu c’havi a pigliari?

1. Bedda ca di li beddi la bedda siti
ca di li beddi bannera purtati.

1. Bedda ca sì rappa di racina
lu cori ti mangiassi a muzzicuna.

1. Quannu nascisti tu nascì na rosa
lu suli si firmà a la tò casa.

1. Bedda ca di sì m’aviatu dittu
nun c’arrivasti a cunzari lu liettu.

1. Si sì vera fimmina di nasu
m’ha’ a diri unni sta lu vientu appisu.

1. Matri ivu a perdiri la testa
pi nna truiuzza, ‘mpami e tosta.

1. Di nnomu ti cangiasti traditura
di zappa ti chiamasti matacona.

1. La cosa è già bedda e caputa,
lu sceccu nin si pungi a la muntata.

1. Lu sienti ca sona la campana
la pesti è junta a li mulina.

1. Aviti la facciuzza comu un piriddu
e la vuccuzza n’anidduzzu
siti ‘mpastata di zuccheru e meli
mmiatu l’omu ca spusa a vui.

1. Quannu arrivu dda bbanna, scrivu cara
ricordati di mia na vota l’ura.

1. Quantu è intrinsicu st’amuri
cu nun lu cridi lu pozza pruvari.

1. Nun lu fazzu cchiù lu lassa e piglia
p’amari na picciotta si travaglia.

1. Comu è fari cu sta ma vicina
ca notti e jornu colari mi duna?

1. Curuzzu nun aviri no lagnanza
si vò accuminciari a chiangiri accumenza
curuzzu nun aviri cchiù lagnanza
ca cu t’amava cchiù mancu ti penza,
curuzzu mi vò diri chi ti fici
ca quannu vidi a mmia ti fa’ la cruci.

1. Ti mannavu nna littra cu du essi
risposta nun n’appi cchiù, chi fici morsi?

1. Chista è la vera pena ca si senti,
iri surdatu e lassari l’amanti.

1. Nun aiu pena ca vaiu surdatu
la pena aiu ca lassu a tia.

1. Sì comu nna fussetta di Natali
cu prima arriva si mitti a iucari.

1. Li donni sunnu comu li mulina
ca fannu li vutati di la luna.

1. Li donni sunnu comu li mulina
tuorti come la vruca e li gadduna.

1. Amaru cu di li donni si ’nnamura
ca squaglia comu l’uogliu a la cannila.

1. Lu vuò sapiri pirchi nun ti vuogliu?
Eratu schetta e accattasti un figliu!

1. Aiu piersu la canna di la pipa
forsi l’ahiasti tu bedda pupa.

1. Li cuorna ti parinu ornamientu,
t’annachi tutti e ti nni fa’ un vantu.

1. Curnutu, sta’ attentu t’impidugli
cu li piedi li tò corna ‘ngagli.

1. La robba si nni va comu lu vientu
ma di nna bedda ti nni prieghi tantu.

1. A don Cicciddu lu vitti lu vitti
ntra un punticieddu ca sucava latti.

1. Quantu è cani, cani stu patruni
ca iddu mangia pani e nantri fami,
vinti quattr’uri di stari a buccuni,
li rini si li mangianu li cani,
lu vinu si lu vivi a l’ammucciuni
e nantri passa l’acqua di gadduni
unni mitti a muoddu li liami.

1. Cori di canna, cori di cannitu
truiazza ca ha’ lu cori canniatu,
lu facisti ammazzari a tò maritu
pi dari gustu a lu tò ‘nnamuratu.

1. Curnuti nun cci vannu n’ paradisu
San Pietro l’assicuta pi lu nasu.

1. Lu suli è russu e vui lucenti siti,
lustru faciti quannu v’affacciati.

1. Quannu la mamma fa lu figliu fissa
sempri ci avi a cummattiri cu passa.

1. Sapiti chi successi all’acqua nova
un punci assicutà na lavannera.

1. A vu cummari, ca siti sutta stu ficu
o mi chiamati o viegnu dduocu.

1. O Pippinedda cuocciu di granatu,
unni lu truvasti stu bieddu maritu?

1. Sapiti chi rimediu c’è pi unu ca mori?
Ca mori e si nni va a lu cimiteriu.

1. Lu suonnu di la notti m’arrubasti
ti lu portasti a dormiri cu tia.

1. Affacciami bedda e pisciami tra un occhiu
quantu ti viu lu parrapapacchiu.

1. Comu aiu a fari cu la ma vicina,
avi la figlia schetta e nun mi la duna.

1. La donna c’avi lu maritu viecchiu,
lu guarda e lu talia di mal’uocchiu.

1. Curnutu ca ha’ li corna ‘n tri maneri,
luonghi e pizzuti comu li zabbari.

1. Curnutu ti prisienti arridi, arridi.
li corna t’arrivanu a li piedi.

1. Lu carzaratu la notti si sonna:
penza la libirtà, mori e si danna.

1. Cu dici ca lu carzaru è galera,
a mia mi pari ‘na villeggiatura.

1. Lu carciari pi mia è paradisu,
unni truvavu l’abbientu e lu ripuosu.

1. Carzari Vicaria quantu si duci,
cu ti fabbricà, bieddu ti fici.

1. Amuri di luntanu nun è filici;
amuri di vicinu, carizzi e baci.

1. Ha’ la vuccuzza comu lu curaddu
piensu ca ancora nun ha vasatu a nuddu.

1. Ha’ li capiddi nivuri ‘na pici,
ti li taliu e nun truovu paci.

1. Pienzi ca stu munnu è chianu, chianu,
nun vidi la muntata e lu pinninu?

1. To matri t’addivà cu pani e latti,
ora dariti a mia ci pari forti.

1. Ni sta vanedda ci abita ‘na quaglia,
tutti la vuonnu e nuddu si la piglia.

1. Ni stu quartieri ci sta ‘na picciuttedda,
idda mori pi mia e iu pi idda.

1. Bedda, ci pienzi quannu jammu fori,
ca ti purtavu sutta li ficari,
ti detti du pumidda e du zalori,
di tannu t’affirravu a ‘nguliari.

1. Mi nn’aiu a gghiri di stu paisazzu
cu li ‘mpami e li sbirri nun ci la puozzu.

1. Mi ‘nnaiu a gghiri a Cartanissetta,
unni ca fannu giustizia torta.

1. Cu avi grana la libirtà s’aspetta,
cu grana nun avi lu zainu porta.

1. Pedi di zorba e pedi di zurbara
cu è ca ti chiantà mmiezzu la via,
e li zorbi ca fa su tanti amari
amari e allappusi comu a tia.

1. Stidda lucenti, lucenti
chi c’aiu fattu a la me cara amanti?
Quannu passu di ccà nun mi dici nenti,
si cridi ca truvavu ‘n’ antra amanti.

1. Siddu sapissi di la tò vinuta,
d’oru e d’argentu faria la me intrata.

1. Vaiu a lu liettu e ripuosu nun aiu,
priegu ca l’arba fa, quantu ti viu.

1. Affaccia bedda di sta finestredda,
lu sientilu tò amuri quantu arraggia?
Vasari ti vurria, quantu sì bedda,
mmientri chi tieni l’uocchi a pampinedda.

1. Quannu nascisti tu fici un gran sfuorzu,
parsi ca ti purtà un carcarazzu.

1. Buttana di tò mà, lorda buttana;
nun è amicu tò si nun ti la duna.
Dda amicu ti la riì la suttana
e tu lu mangi a muzzicuna.
Tò mà è ‘na pezza di buttana,
ca sapi tutti cosi e nun dici nenti.

1. Chi mi nn’importa ca sugnu curnutu,
basta ca mangiu e bivu e vaiu vistutu.

1. A idda vuogliu, a idda m’ata addari,
idda mi trasì ‘nni lu ma cori.

1. Di schetta nun t’appi
e di maritata t’appi;
abbasta ca t’appi
e comu t’appi, t’appi.

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Strambotti di microstoria racalmutese.

Donna Aldonza del Carretto
1. Cu li biddizzi ma senza pitazzu
sanu cci arristà lu pirripipazzu.

Girolamo e Giovanni del Carretto
1. Quannu arriva lu conti Giluormu
cu gran prescia lèvati di tuornu;
ma s’arriva lu baruni Giuvanni
allura sì ca sunnu guai ranni.

I Magnifici
1. Cu Tudiscu e Piamuntisi
si piersiru sina li maisi.

Beatrice Del Carretto Ventimiglia.
1. Cci arrubbaru a donna Biatrici,
e nantri tutti siemmu beddi e filici.

Arciprete Vincenzo del Carretto.
1. Cu l’arcipresti di lu Carrettu
cci appizzammu sinu a lu liettu.

L’aggressione licatese sotto Matteo del Carretto.
1. Di la Licata vinniru li lanzichinecchi
a ccà nastri ristammu propriu becchi.

Il conte Girolamo del Carretto
1. A Paliermu don Giluormu lu ranni,
cu tanti onzi conti divinni;
ma a marchisi nun arrivà
e a nantri viddani nni cunzumà.

Maestranze locali
1. Lu mastru Picuni, lu farmacista Pistuni,
lu miedicu Alajmu, la famiglia Pirainu:
C’era Zagarricu, c’era Mastrarrigu;
nun siemmu tutti ricchi, nun siemmu tutti bieddi,
ma siemmu tutti di ccà e chistu a nantri nn’abbastà.
************
Epiloghi.
1. Onestà cumanna a donna
cchiù cci nn’è, cchiù nn’abbisogna.

1. Arangi, arangi
cu avi li guai si li chiangi.

1. Addalalò addalaliddu;
so mà sì tu, so pà sopiddu.

1. Calati Giona a mari,
ca passa la timpesta.

300) PREGHIERA DELLA SERA

Iu chiuju la porta mia
cu lu mantu di Maria
lu vastunieddu di S. Simuni
'un nna nn'aviri né forza né malia
comu li petri di 'mmezzu la via.

301) Tutti l’aucelli mi cacanu ‘n testa
sina a lu attassatu ciciruni.
[variante]
sinu a li attassatu pipituni

martedì 19 novembre 2013

LA MINIERA DEI MODI DI DIRE A RACALMUTO 1

Quella che si propone è soltanto una parte, molto sapida tra l'altro, delle trascrizioni di Calogero Taverna. A dimostrazione della bontà del suggerimento di arricchire la raccolta con altri apporti, ho trovato in rete un detto mai sentito prima e pubblicato recentemente da Edurado Chiarelli, emigrante racalmutese che vive a Setùbal in Portogallo in vena di ancestrali ricordi: "Come diceva Tanu Bamminu: ci su tanti maneri d´ammazzari li punci ". Come diceva Tano Bamminu : ci sono tante maniere per ammazzare le pulci.

Società di Mutuo Soccorso di Racalmuto, durante il convegno "Elegia e Protesta", 1993. 
Da sx: il poeta futurista Giacomo Giardina, Calogero Taverna, Piero Carbone

"Ecco la raccolta di proverbi, strambotti ed altro del CIRCOLO UNIONE. Vanno limati e corretti. Si gradiscono apporti."

Nel leggere questo annuncio del Taverna su fb ho provato immediato piacere, è una raccolta interessante e cospicua. Buona l'idea di ulteriori apporti e arricchimenti.
Per un mio antico interesse, anche se in misura molto ridotta, alcuni proverbi, strambotti e modi dire, li avevo pubblicati in A lu Raffu e Saracinu nel 1988.

Ho subito espresso il desiderio di ripubblicarli in questo blog e Calogero ha acconsentito prontamente. Data la vastità del materiale ne pubblico, come si diceva una volta, un'excerpta ovvero una piccola parte.

La mia richiesta:
Vorrei pubblicarli anche sul mio blog, citando la fonte naturalmente. Offrono spunti interessantissimi, non solo linguistici.

La risposta di Calogero Taverna è interessante per le notizie sulla genesi della raccolta e  sulle precauzioni linguistiche; le altre annotazioni "laterali" sono la spia della passione con cui si rievoca la vita del circolo di conversazione di ieri a fronte del successivo evolversi o involversi, a seconda dei punti di vista. 

Calogero Taverna:
Perché no? ovvio che l'autore non sono io, sono quei soci del 1974 e successivi anni. Molto vi contribuì l'avv. Totò Carlisi. Quasi tutti i coautori sono laggiù al Convento di Santa Maria; residuano il presidente Marchese, anche lui molto attivo e il buon Jachinu Farrauto, ilare che dava un tocco di erudizione. Nessun mio contributo. 

Io ebbi tra le mani i tanti fogli manoscritti che raccoglievano gli appunti buttati là man mano che a qualcuno veniva il destro di uno spunto, una rievocazione; la proponeva se ne dibatteva, l'eterno presidente Cicciu Marchese (ma anche prima di essere presidente) fungeva da segretario. 
Nasce il problema linguistico.

Tutto sommato è prevalsa l'opzione la lezione Marchese (piuttosto erudita). Io che sono pessimo dattilografo e non ho nessuna propensione addottorata verso il nostro grande dialetto racalmutese ho trascritto di gran fretta. Tutto andrebbe limato, corretto, non vorrei che la mia sbadataggine e il mio scarso acume linguistico tornassero a disdoro di quel CIRCOLO UNIONE che mi sta tanto a cuore (Quello di oggi, passato da granmassone a clerico-matriciano, non mi interessa più). 

Questa mia proposta è solo un invito a rendere omaggio al glorioso, e sciascianamente celebre, grande casino di Conversazione di via Rapisardi di Racalmuto. Naturale quindi che addirittura è tuo diritto pubblicare quello che vuoi e come più ti aggrada. Meglio sarebbe forse che andassi a fotocopiarti gli originali che dovrebbero stare nell'armadietto antistante il gabinetto. Ma di questi tempi di devianze cultural-giornalistiche, ci stanno ancora? Se poi gli interessanti fogli di quaderno manoscritti sono conservati meglio, meglio ancora.

Frammenti
1° gennaio 1974
a cura di Calogero Taverna
zolfatai


1. E vannu a la matina e li viditi
parinu di li muorti accumpagnati
vistiti di scuru ca li cumpunniti
‘mmiezzu lu scuru di li vaddunati

scinninu a la pirrera e ‘mmanu
portano la so lumera pi la via
ca no’ pi iddi pi l’erbi di lu chianu
luci lu suli biunnu a la campia.

1. Lu munnu è tradituri e ‘nganna genti
prumitti cuntintizzi e duna chianti

1. Buttana di tò mà, ngalera sugnu
senza fari na macula di dannu

1. Sì comu lu cannuolu di la chiazza
cu arriva, arriva, la quartara appuzza.

1. Cu dici ca lu carzuru è galera
a mia mi pari na villeggiatura

[zolfatai]
1. Mamma nun mi mannati a la pirrera
ca notti e jurnu mi pigliu turrura
scinnu na scala di cientu scaluna
cu scinni vuvu muortu s’innacchiana

1. Mamma nun mi mannati a l’acqua sula
lu vientu mi fa vulari la tuvagliola
e c’è un picciuttieddu ca mi vuliva
e mi vinni appriessu a li cannola

1. Puttani quantu trappuli sa’ fari
mancu nna forgia fa tanti faiddi

1. Sutta lu to palazzu c’è un jardinu
ci su chiantati arangi e pumadoru
e ni lu miezzu c’è cunzatu un nidu
ancidduzzi ci sunnu a primu vuolu.

Cala Rusidda e s’inni piglia unu
e si lu minti ‘nni la caggia d’oru.
La caggia siti vu timpa d’amuru
lu cardiddu sugnu iu ca canta e vuolu.

1. Dicci a to mamma ca nun si piglia pena
la robba ci ristà ‘nni li casciuna.

1. La donna c’avi lu maritu viecchiu
lu guarda e lu talia di maluocchiu

1. Di quinnici anni vi puozzu assicurari
un’ura di cuietu nun puozzu aviri
e m’haiu misu tuttu bieddu a cantari
darrieri la porta di l’amanti mia;
di ‘nna picciotta mi sientu chiamari:
trasi ca t’arrifriddi armuzza mia.
Iu ci lu dissi: nun vi stati a ‘ncumudari
lassatimi addivertiri cu l’amici mia.

1. Cartanissetta è’ncapu na rocca
chiunu di buttani e scarsu d’acqua.

1. E comu t’aiu a vidiri arridutta
a lu burdellu di Cartanissetta.

1. Primu tamava e ti tiniva stritta
Eratu lorda e mi parivatu netta
Ora ti vitti né ‘ncapu né sutta
e sì na buttana netta netta

1. Quann’era picciliddu nicu, nicu,
l’amuri cu li donni iu faciva
tutti li schetti mi pigliavanu ‘mbrazza
e ‘nni li vradduzza so m’addummisciva

Ci nni fu una ca mi piglià mbrazza
e mi dissi: vo’ minna amrmuzza mia?
P’essiri ‘nnamuratu di li donni
ristavu curtu e mancu spuntu fici.

1. M’addisiddassi scursuni di chiusa
quantu m’inni issi ‘nni la tò casa
a to maritu lu mannassimu a fusa
e n’antri du guardassimu la casa
e ni mintissimu cu la porta chiusa
e a lu scuru cu si vasa, vasa.
Quannu vinissi lu crastu di fusa
la truvassi carricata la cirasa.

1. Arsira mi arricuglivu notti, notti;
mi misi a cuntrastari cu du schetti;
una mi li ittava li strammotti
l’antra m’arriscidiva li sacchetti.
Quannu mi vitti li sacchetti asciutti:
Vattinni picciuttieddu ca è notti!
Iu mi misi a gridari a vuci forti:
cu havi dinari è amatu di tutti!

1. L’omu ca è ‘ngalera è miezzu muotu
l’omu ca nun havi dinari è muortu tuttu.

1. L’amuri s’arridducu a malatia,
veni e finisci comu uogliu santu;
iu curuzzu pi amari a vui
sugnu ‘mmiezzu quattru miedici malatu;
unu di li quattru m’arrispusi:
vo’ stari bbuonu? Nun l’amari cchiuni!
Iu di lu liettu ci arrispusi:
l’amari di cori, o muoru o campu.

1. L’amuri è cu lu lassa e piglia
comu lu fierru ‘mpisu a la tinaglia.

1. M’addividdassi gaddu di innaru
quantu cantassi la notti a lu scuru
e mi mintissi supra un campanaru,
e mi mintissi a ricitari sulu:
Domanna la me amanti di luntanu:
Chi hai gadduzzu ca reciti sulu?
Iu cci arrispunnivu di luntanu:
persi la puddastra e sugnu sulu!

1. Passu e spassu di la tò vanedda
‘nni la cammara tò luci ‘nna stidda
quantu po’ essiri currivusa e bedda
ca lu ma cori si fici pi idda

Oh Diu chi fussi cun na vannachedda
ca m’appinnissi a lu cudduzzu d’idda
quantu nni patu iu p’amari na bedda
idda mori pi mia ed iu pi idda.

1. Amuri, amuri pampina di canna
quantu sparaci fa la sparacogna

1. Arsira passavu di na banna
e vitti la ma amanti ca durmiva
era curcata ‘ntru un liettu di Parma
pi capizzieddu la mani ci aviva
nun l’addivigliati ca si spagna
ca l’addivigliu cu li muodi mia;
ti fazzu li carizzi di tò mamma:
ddivigliati, ddivigliati, armuzza mia.

1. Cori di canna, cori di cannitu
truiazza ca lu cori canniatu
lu facisti ammazzari a to maritu
pi dari agustu a lu tò nnamuratu;
ora nun hai né garzu né maritu
sì comu un casalinu allavancatu;
lu va a truvari a tò marito
darrieri di San Giorgiu truvicatu.

1. Stritta la cigna e larga la cudera
l’omu ca è minchiuni pari allura.

1. Ti lu facisti lu ippuni russu
nun lu vidi ca to patri scarsu
ti lu facisti lu jppuni a la moda
ti lu facisti a la garibaldina

1. Cummari sugnu muortu di la pena
c’aiu un mulinieddu e nun macina
mprustatimi lu vuostru pe na simana
vi lu martieddu e vi lu mintu ‘n farina
Aiu lu mulinieddu a la rumana
lu tiegnu ni li canzi di la tila
aiu un mulinieddu a la rumana
pi sta picciotta ca si chiama Nina.

1. O Mariuzza chiàmati sti cani
nun li teniri cchiù mmiezzu la via
ca mi strazzaru un paru di stivali
lu miegliu vistitieddu ca tiniva
e lu purtavu a lu mastru a cunzari
e lu pagavu di sacchetta mia;
mariuzza si mi vo’ pagari
spogliati e curcati cu mia.

1. Si Diu voli la mula camina
ci ammu arrivari a la missa a Ragona.
1. Carzaru a Vicaria quantu si duci
ca cu ti fabbricà beddu ti fici.

1. Amaru ca m’avera a maritari
presti lu siminavu lu lavuri
quannu fu ura di zappuliari
l’erba mi cummiglia lu zappidduni
poi vinni lu metiri e lu pisari
e mancu potti pagari lu patruni;
ora curuzzu si mi vo aspittari
d’auannu nun si po’, l’antra stagiuni.

1. Primu t’amava e ti tiniva stritta
eratu lorda e mi parivatu netta._
Ora nun ti vitti né ncapu né sutta
e si na liccatura netta netta
‘m Palermu ti sunaru la trummetta
cu si piglia a tia gran chiantu scutta.
Un jurnu t’aiu a vidiri arridutta
né maritata, né zita, né schetta
un jornu t’aiu a vidiri arridutta
a lu burdellu di Cartanissetta

1. Travagliu e nun travagliu, nun aiu casa
megliu ca quannu stancu m’arripuosu.

1. Lu sa chi dissi lu dutturi Vespa
cu havi lu chiuritu si lu raspa.

1. Lu puddicinu dissi ni la nassa
quannu maggiuri c’è minuri cessa.

1. Lu maritu ci dissi a la muglieri
la vesta cu la fa, l’av’a pagari.

1. La muglieri ci dissi a lu maritu
ad Agustu pari cu va carzaratu.
1. Lu suli si nni va dumani veni
si mi nni vaiu iu nun torna cchiuni.

1. Chiddu chi voli Diu la notti a gregni
lu jurnu a racinidda ni li vigni

1. Chiddu chi voli Diu dissi Guaglianu
la notti chiovi e lu juornu fa bbuonu

1. Vitti lu mari, vitti la marina
vitti l’amanti mia ca navicava

1. Comu aiu a fari cu sta ma vicina
c’avi lu meli mpiettu e nun mi nni duna.

1. M’aiu a maritari nun passa ouannu
pi campari muglieri nun mi cumpunnu

1. M’avera a maritari senza doti
chi sugnu foddi ca fazzu sta cosa

1. Dicci a tò mamma ca nun si piglia pena
la robba ci ristà ni li casciuna.

1. Si piccilidda e vatinni a la scola
ca quannu ti crisci m’è pigliari a tia.

1. Si piccilidda e ha lu cori ngratu,
mi vidi muortu e nun mi duni aiutu
quannu vidi affacciari lu tabbutu
tannu mi cierchi di darimi aiutu.

1. Si piccilidda e fa cosi di granni
pensa quannu ti criscinu sti minni

1. Quantavi chi studiu sta canzuna,
pi mpararimilla sta simana

1. L’aiu avutu na donna taliana
ca la so facci era na vera luna
nni lu piettu porta na cullana
si vuogliu lu so cori mi lu duna.

1. Vieni stasira ca mi truovi sula
l’ura è arrivata di la tò fortuna.

1. La carta di la leva a mia vinni
m’accumanciaru a viniri li malanni.

1. Partu e nun partu, comu vurria fari,
bedda sugnu custrittu di partiri
sugnu custrittu di lassari a tia
e quannu pienzu ca t’aiu a lassari
la vucca di feli s’amaria.
Lu vaiu diciennu nun ni puottimu amari
si nun muoru cca muoru addavia.

1. Mamma priparatimi un maritu
ca sutta lu fallarieddu c’aiu lu fuocu
Sutta lu fallarieddu c’aiu lu fuocu
dintra lu russu e fora è sbampatu
sutta lu fallarieddu ci hai lu meli
sugnu picciottu e lu vuogliu tastari
Sugnu picciottu e mi nni vaiu priannu
schiettu mi l’haiu a godiri lu munnu.

1. Vidi chi fannu fari li dinari
fannu spartiri a du filici cori
Ti pigliasti ad una ca nun sapi parlari
tutta pirciata e china di valori;
mancu a la chiazza cchiù la po’ purtari
vidi li beddi e lu cori ti mori.

Affaccia amuri e sientimi cantari
ca t’è fari pruvari comu si mori.

1. quannu ti viu lu me cori abballa
comu lu fuoco ni la furnacella,
quannu ti viu lu me cori abballa
comu lu vinu russu nni la buttiglia

1. Lu sabbutu si chiama allegra cori
mmiatu cu avi bedda la muglieri
cu l’avi ladia ci mori lu cori
e prega ca lu sabbatu nun veni.

1. Comu ci finì a lu gaddu di Sciacca
pizzuliatuddu di la sciocca.

[Pasqua 74]

1. Veru ca la mintissi la scummissa
cu si marita lu fuocu ci passa

1. L’omu ca si marita è ammunitu
la muglieri ci fa da diligatu

1. Hann’a passari sti vintinov’anni
unnici misi e vintinovi jorni

1. E li minneddi tò sciauru fannu
sunnu viglianti e mi cala lu suonnu

1. Chiddu chi voli Diu dissi Marotta
quannu si vitti lu fuocu di sutta.
[variante oscena e beffarda]
quannu si vitti la soru di sutta.

1. Chiddu chi voli Diu dissi Guaglianu
la notti chiovi e lu jornu fa bbuonu