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sabato 2 settembre 2017

UN "CLASSICO" BUON VIAGGIO. Or va, sciogli le navi


Con questo "viaggio nella Grecia antica da Oriente a Occidente",
 inviatomi in locandina dalla mia amica pacecota Antonella Altese,
 direttore del Gruppo Archeologico Drepanon,
 auguro buon cammino
 ai ragazzi che intraprenderanno gli studi liceali classici,
a chi, senza restrizioni di ambiti, adocchia mete lontane scoprendole vicinissime nel desiderio.


"...or va, sciogli le navi..."

Iliade, Libro I, trad. Vincenzo Monti




giovedì 11 maggio 2017

I GRUPPI ARCHEOLOGICI DELLA SICILIA SI RICORDANO E RICORDANO VINCENZO TUSA, A TRAPANI DAL 13 AL 15 MAGGIO. L'invito di Antonella Altese



Condivido con piacere l'invito all'evento  promosso in occasione del 45esimo anniversario dei Gruppi Archeologici della Sicilia da parte dell'amica "pacecota" Antonella Altese, architetto, docente, studiosa, presidente del Gruppo Archeologico Drepanon.

 





Alcuni momenti del programma: 


- sabato 13 Maggio - Polo Museale "A. Pepoli" Convegno "Trapani, l'Archeologia e Vincenzo Tusa"; 

- domenica 14 Maggio - Escursione Area Archeologica e Museo Archeologico "Lilibeo" - Cave di Cusa; - lunedì 15 Maggio - Escursione ad Erice. 

- lunedì 15 Maggio - visita guidata al Centro Storico di Erice, Polo Museale "Cordici" - Castello di Venere




Il programma di Maggio

 -venerdì 5 Maggio - ore 17:00: Conferenza "Il territorio Trapanese", presso l'Accademia Kandinskij, informazioni sul programma; 
- sabato 13 Maggio - Polo Museale "A. Pepoli" Convegno "Trapani, l'Archeologia e Vincenzo Tusa"; - domenica 14 Maggio - Escursione Area Archeologica e Museo Archeologico "Lilibeo" - Cave di Cusa; 
- lunedì 15 Maggio - Escursione ad Erice.



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lunedì 22 febbraio 2016

CHISSÀ! L'archeologia sprecata.




Quello che rappresenterà l’isola di San Pantaleo, ridivenuta Mozia dopo gli studi e gli scavi del Commendatore, ormai archeologo a tempo pieno, è noto in tutto il mondo. 
Oggi Mozia è incessante meta di visitatori. L’impero economico dei Whitaker è tramontato ma Mozia è più viva che mai. 

I letterati, come Consolo, e i pittori lo sanno e la dipingono poco distante dalla terraferma, collegata da un carro che procede in mezzo al mare: “Un carro? Fino a quest’isola? - chiese Isidoro -. Nessuna meraviglia. Là a levante corre sott’acqua, ch’è alta qualche spanna, una strada lastricata di basole bianche che porta dritta giusto fino a Birgi”.

Rivivono oggi la strada lastricata sotto il mare, le mura con le torri, i leoni di pietra, la necropoli, il tophet, il kouros, il kothon. Rivive la città filocartaginese com’era prima di essere espugnata e bruciata dai greci, sepolta, dimenticata.



Chissà quale sarebbe stato il destino archeologico e turistico di Racalmuto se i contadini racalmutesi, invece di ridurre in frantumi gli antichi vasi di creta rinvenuti e altre cianfrusaglie, li avessero offerti al Commendatore Whitaker.
Di oggetti antichi, monete, sepolcreti, in tutto il territorio racalmutese ne sono stati sempre trovati, in abbondanza, come testimonia Nicolò Tinebra Martorana fino al 1897:

“In contrada ‘Cometi’, lungi tre chilometri da Racalmuto, in occasione di scavi, si rinvennero sepolcreti d’argilla rossa, resti d’ossa, lumiere anti- che, cocci di vasi ed alcune monete.
“In contrada ‘Culmitella’ (ex feudo Culmitella) furono rinvenuti due grandi vasi di creta rossa a mo’ di giarre. Contenevano polvere e pochi re- sti fragili di ossa.


“In contrada ‘Ferraro’, furono trovati piccoli vasi di creta, con disegno molto ben fatto e delicato, vernice nera e leggierissimi. Erano dei lacrima- toi. Graziosissimi a vedersi, furono ridotti in frantumi dagli ignoranti con- tadini, che dentro quei piccolissimi vasi sognavano un tesoro!
“In contrada ‘Cometi’ furono rinvenuti vasi antichi. [...]

“Infine a ‘Casalvecchio’, a poco meno di un chilometro dall’odierno Comune, in occasione di scavi eseguiti per istabilire una strada carreggia- bile, si rinvennero sepolcreti, ruderi d’antichi edifizi ed altri oggetti. Quest’ultima notizia è importantissima, per istabilire un’epoca memorabile per il paese nostro”.

Tutto questo nell’Ottocento.

Ma anche per tutto il Novecento...







Peppe Palumbo, animatore e responsabile
 dell'Antiquarium Petyx" di Milena, 
mostra orgoglioso un reperto restaurato.


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ph ©piero carbone ( 2 maggio 2015) Le foto ritraggono alcuni reperti dell'Antiquarium Petyx di Milena il cui territorio è limitrofo a quello di Racalmuto

domenica 8 novembre 2015

DANZA INTERROTTA, IN SICILIA, ALLE GROTTE DELL'ADDAURA. Presentazione del libro di Antonino Filippi a Palazzo Ajutamicristo di Palermo







"Come I danzatori dell’Addaura, l’incontro, avvenuto nella prestigiosa sede di Palazzo Ajutamicristo progettato da Matteo Carnilivari nel fiorente periodo palermitano del gotico-catalano, è stato un’occasione inaspettata e piacevole (come una danza), di ritrovare amici e condividere momenti e pensieri.
Nel suo ultimo testo Antonino Filippi raccoglie conoscenze e prospetta considerazioni ed ipotesi di significato antropologico, religioso, sociale ed artistico di un’opera all’interno della grotta dell’Addaura, destinata ad avere molteplici interpretazioni."

Così Antonella Altese ha sintetizzato la presentazione del libro avvenuta a Palermo il 29 ottobre scorso presso la sede della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palazzo Ajutamicristo.


Antonella Altese, non poteva non esserci sia in qualità di presidente Gruppo archeologico "Drepanon", fondato da Antonino Filippi e a lui succeduta nella presidenza, sia come appassionata e studiosa del nostro patrimonio archeologico. 
Da lei invitato oltre che dall'editore, non potevo non esserci, non per specifiche competenze archeologiche che non ho, ma per curiosità, sì, per l'antica e cordiale conoscenza con  Giovanni Montanti nonché per manifestare stima e vicinanza al presidente Antonella Altese che, su proposta mia e di Angelo Cutaia,  nei giorni 30 e 31 maggio di quest'anno, assieme al Gruppo archeologico "Xaire" di Salemi, aveva destinato a Racalmuto e Milena una tappa del loro programma annuale di visite ed escursioni archeologiche, nella speranza di incentivare la realizzazione un antiquarium anche a Racalmuto seguendo lo splendido esempio di ciò che ha saputo realizzare Giuseppe Palumbo a Milena.




Maria Volpes, Sebastiano Tusa, Stefano Vassallo e lo stesso autore, facendo riferimento al libro, hanno offerto altre conoscenze e suggestioni nell'analizzare accuratamente una delle più straordinarie rappresentazioni di arte figurativa mediterranea di età preistorica. 
Interessanti i partecipati interventi del pubblico e in particolare le ipotesi "alternative" di Giovanni Mannino che hanno ravvivato il dibattito.




In attesa che riprendano le danze

La presentazione si è conclusa in un modo a noi, in quanto siciliani, familiare: con il rammarico per la non accessibilità alle Grotte dell'Addaura e con l'auspicio che in un prossimo futuro possano essere visitabili da parte di appassionati, studiosi, turisti, studenti che dovremmo far appassionare alle radici della nostra identità storica e preistorica: solo così i danzatori dell'Addaura potranno ricominciare a danzare.




Dalla Premessa dell'Autore:

“Si rimane increduli ad osservarli, stupiti dalle forme, da quelle poche linee che, incise nel duro calcare, mostrano con meraviglia e precisione le fattezze di corpi umani. 
Li si sente muovere, scuotersi all’interno di quel filo di roccia scolpito dal bulino che li ha imprigionati per millenni, come se volessero continuare a camminare, a correre, a danzare, seguendo all’infinito una cadenza, un ritmo. 
Sono lì, alcuni con le braccia alzate, altri chinati, altri stanti o con le gambe incrociate; una girandola di personaggi muti, ma che da millenni tentano di dirci qualcosa. 

Certo, un dubbio balena subito nella mente. 
Saranno veri? 
Sono stati veramente realizzati nella lontana preistoria? 



Ce lo siamo chiesti e forse sempre un po’ ce lo domanderemo. A vederli sono modernissimi! Alcuni sembrano muoversi in cerchio come i Danzatori di Matisse; altri appaiono dal profondo dell’ombra, come gli amici di Munch che nell’Urlo lo seguono dal fondo della strada; altri ancora presentano volti metafisici, degni di un quadro di De Chirico.

La loro conservazione fino ai nostri giorni è un miracolo; così come un miracolo è parso il loro improvviso ritrovamento, solo nel 1952, in un luogo sì appartato, ma a pochi passi dalla periferia di una delle più grandi metropoli nel centro del Mediterraneo. 

Negli oltre sessant’anni trascorsi dalla scoperta dei graffiti nella grotta dell’Addaura, molte pagine sono state scritte su questi strani personaggi danzanti ma, nonostante ciò, molti quesiti sono rimasti irrisolti, ed ancora oggi ammirandoli non pochi dubbi sovvengono alla mente. 



Ho ritenuto così, conscio delle non poche difficoltà e degli enormi rischi, di raccontare la loro storia, tentando di risalire l’enorme baratro scavato dal trascorrere del tempo che ci separa da essi. 
Ho voluto percorrere questa lunga strada, guidato dalla consapevolezza che gli uomini e le donne raffigurati su quella parete di roccia non esprimessero soltanto una danza o pure emozioni, ma che in realtà volessero dirci qualcosa di concreto su antichi riti e ancestrali religioni. 
Ciò mi ha indotto a cercare, forse anche un po’ ad immaginare, simbologie e ritualità di una Sicilia nella quale, migliaia di anni or sono, i Danzatori dell’Addaura hanno vissuto liberi”.




L'AUTORE

Antonino Filippi, nato a Torino nel 1967, insegnante, è laureato in Archeologia presso l'Università di Palermo.
Ha condotto ricerche storiche e archeologiche nel territorio trapanese, collaborando con la Soprintendenza BB.CC.AA di Trapani. È autore delle monografie “Antichi insediamenti nel territorio di Alcamo” (1996), “Un antico porto nel Mediterraneo. Archeologia e storia di Trapani dall'età arcaica a quella bizantina” (2005), “Preistoria e protostoria trapanese” (2014).
Suoi articoli sono stati pubblicati su riviste specializzate e atti di convegni di studi sulla Sicilia antica. Ha collaborato con la casa editrice “Il Sole” alla redazione dei testi di alcuni documentari.
Per il Museo Regionale “A. Pepoli” di Trapani ha condotto lo studio della collezione di reperti preistorici.












I danzatori dell’Addaura.
Le radici preistoriche della religiosità in Sicilia.  
Autore: Antonino Filippi (*)
Pagine: 112
Editrice: "Il Sole", Trapani
Anno di pubblicazione: 2015
Caratteristiche tecniche: formato 15,0 x 21,0; illustrazioni b/n.




Scheda redazionale


E’ in libreria il nuovo saggio di Antonino Filippi dal titolo “I DANZATORI DELL’ADDAURA. LE RADICI PREISTORICHE DELLA RELIGIOSITA’ IN SICILIA” (Editrice Il Sole, pagg. 112, illustrazioni b/n, Euro 15,00).

“Si rimane increduli ad osservarli, stupiti dalle forme, da quelle poche linee che, incise nel duro calcare, mostrano con meraviglia e precisione le fattezze di corpi umani […] Saranno veri ? Sono stati veramente realizzati nella lontana preistoria ?

[…] Negli oltre sessant’anni trascorsi dalla scoperta dei graffiti nella grotta dell’Addaura, molte pagine sono state scritte su questi strani personaggi danzanti ma, nonostante ciò, molti quesiti sono rimasti irrisolti, ed ancora oggi ammirandoli non pochi dubbi sovvengono alla mente” (dalla Premessa dell’Autore).

Com’era il mondo degli uomini dell’Addaura? 
Cosa sappiamo dell’arte rupestre in Sicilia? 
Qual è la storia della scoperta e dell’interpretazione dei graffiti dell’Addaura? 
Che relazione hanno con le figure antropomorfe della grotta di Levanzo? 
Quali sono le radici preistoriche della religiosità in Sicilia? 

A queste domande risponde il libro di Antonino Filippi. 

Si può trovare nelle seguenti librerie indipendenti: Libreria del Corso (TRAPANI, C.so Vittorio Emanuele), Libreria Best Seller (TRAPANI, C.so Vittorio Emanuele), Libreria del Mare (PALERMO, Via Cala 50) e Libreria Broadway (PALERMO, Via R. Pilo 18).




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