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mercoledì 2 luglio 2025

"TRA PENSIERI E DISCORSI" DI MARISA TOSCANO. Presentazione del libro a Mistretta


"Ora, rispetto alla precedente raccolta, questa nuova plaquette di versi, Tra pensieri e discorsi, nel suo incipit muta l'atteggiamento nostalgicamente introspettivo e si proietta con rinnovata espansività nella magica dimensione di un tempo che assorbe l'eterno, grazie al vitale contatto fisico con la neonata nipotina; magia della esistenza che rinnovandosi ad ogni nuova generazione attrae e calamita a sé l'attenzione, rivoluzionando il mondo circostante".        Dalla Prefazione di Filippo Giordano.


Dalla precedente pubblicazione d'esordio, Simintì, estrapolo la suggestiva considerazione linguistica di Melo Freni a proposito del termine che ha dato titolo al libro: 

"Ma che vuol dire Simintì'? Quantu 'mporta?

Eh sì, che non importa nulla sviscerarne il senso. Resta una parola incantata, sospesa nell'aria, bellissima nella sua imprendibilità, che è stata pescata in chissà quali nuvole della fantasia e sistemata lì, nel novero dei termini che fanno favola e mistero".                                           Dalla Prefazione di Melo Freni.

Una poesia tratta dalla raccolta "Tra pensieri e discorsi. In parte dialettali", 2024

PALORI

Palori pinzati

Palori sparati

Palori r'amuri

Palori ri petra

Palori ri cori

Palori muti

Palori vuciati suspirati cantati sussurrati

Palori pintuti...

Macari l'avissi masticatu

Mi l'avissi agghiuttutu

O palori mai ritti

chi s'arrunculianu nno stomaco

comu na palummedda chi nun po vulari.


Parole

Parole pensate

Parle a vanvera

Parle d'amore

Parole di pietra

Parole di cuore

Parole mute

Parole gridate sospirate cantate sussurrate

Parole di pentimento

Magari le avessi masticate

Le avessi ingoiate

O parole mai dette

che si smuovono nella pancia

Come una colomba che non può volare.

Marisa Toscano





 
 

mercoledì 8 novembre 2017

UNA SOCIETÀ A MISURA D'ASINO. Il riesino Giuseppe Paterna la preconizzava trent'anni fa



Giusto trent'anni fa!

A chi va, condivida il Post! 
Potrebbe essere socialmente utile allargare l'area della coscienza "asinina"!


"È questo il senso della nuova raccolta di liriche dialettali siciliane di Giuseppe Paterna, che, non a caso, si intitola “Lu Sceccu”, ed è preceduta da circostanziate motivazioni per il titolo che danno l’esatta dimensione di una società… “a misura d’asino”, adeguatamente travestito, s’intende”.   
                                                                Marisa Sedita Migliore




Testo di Giuseppe Paterna

Trent'anni dopo!
En analogie, 
ogni riferimento a fatti personaggi e circostanze
è puramente casuale
rigorosamente frutto di astrale fantasia.




Prefazione di Giuseppe Paterna



Presidente dell'A.R.C.I. era Totino Butera che mi ha coinvolto
 nella presentazione del libro.  La ricordo bene anche se sono trascorsi trent'anni.
Fu una serata molto partecipata e calorosa.
Peppe Lupo ne avrebbe fatto un dettagliato resoconto su
 "L'ARCIPICCHIA". 
Bimestrale del circolo Rinascita di Riesi.

Era il periodo delle festività natalizie e trovandomi come di consueto in paese, a Racalmuto, 
mi recai a Riesi in compagnia di Angelo Mendolia. 
Non ci siamo annoiati nel viaggio  in macchina di andata e ritorno
perché disquisimmo su tutto.











I disegni sono di Evelina Paterna e di Nuccio Carrara








sabato 10 settembre 2016

CALOGERO RESTIVO RITORNA AL SUO PAESE COME POETA E SCRITTORE. Oggi presentazione dei suoi libri al Circolo Unione di Racalmuto


Oggi Calogero Restivo ritorna ufficialmente a Racalmuto come scrittore e come poeta,
si parlerà di lui e dei suoi libri al Circolo Unione. 
Personalmente darò testimonianza della sua attività poetica 
essendomene occupato in quanto prefatore del volume Del mare che non c'è. 

Finora, purtroppo, per vari impedimenti e difficoltà,  non mi era stato possibile farlo, neanche alla presentazione ufficiale fatta a Catania nell'ambito di una importante manifestazione culturale organizzata dall'infaticabile Vera Ambra, animatrice, tra l'altro, delle Edizioni Akkuaria,
ma oggi a Racalmuto finalmente sarò contento di esserci. 















8 luglio 2015 sotto il pino allo Zaccanello,
 quando ci siamo incontrati per la prima volta
e abbiamo a lungo e amabilmente chiacchierato: 
quell'incontro ha dato l'abbrivo alla stesura della Prefazione che rinviavo da qualche tempo.
Durante l'estate ho avuto la possibilità di consultare tutti i libri di poesia che fin'allora Restivo aveva scritto e donato alla biblioteca comunale. 

Mi sono occupato dell'attività poetica di Calogero Restivo in diversi post:
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mercoledì 16 settembre 2015

QUEL DIARIO IN VERSI DI RESTIVO. Dei sogni, del mare

Quarta di copertina



Le poesie le conoscevo per averle lette in anteprima in versione digitale ma l'arrivo, ieri,  del libro cartaceo è stata una piccola festa di sensazioni e di curiosità. 

Ne dò notizia con piacere unitamente all'annuncio della presentazione del libro Dal mare che non c'è che avverrà domenica 20 settembre 2015 a Catania nell'ambito della Festa della media e piccola editoria, a cui le Edizioni Akkuaria parteciperanno con una nutrita schiera di recenti pubblicazioni.



Incipit della Prefazione




LA PIAZZETTA

Al posto di questa assenza di voci
con il "cannolo" della fontana
che mesce acqua con rumore di ruscello
c'era la piazzetta che aveva canti e suoni
nella notte in cui avvampava la festa.

C'eravamo noi ragazzi
con la febbre di domani negli occhi
a divorare presenti
nel tentativo di barare
e rompere i ritmi del tempo.

C'erano luci e passi di donne
con sguardi d pudore
nei sorrisi appena accennati
e le voci dei giocatori di tressette
assieme al venditore di fichi d'India
che le vendeva sbucciate poche lire

Rifugio sicuro alla pioggia gli archi
finestre aperte su un mare che non c'era
quando con rombi profondi
e tremori da incubo i tuoni
annunciavano il temporale imminente
cancellati dal vento di novità.

Di fronte il vecchio fondaco
il tetto di canali di creta cotta al sole
rifugio a colombi e uccelli di passaggio
oltre a carretti e carrettieri
 che nella notte contavano le stelle
prima di addormentarsi
oggi ha palazzi alti
che gareggiano con le nuvole
e guardano dall'alto in basso
i lampioni che stillano
luce indecisa nella via.

Calogero Restivo, Dal mare che non c'è, Edizioni Akkuaria, Catania 2015.





In copertina: "Graghi II" di Michele Sabatino






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venerdì 17 aprile 2015

SITO PREISTORICO O POSTAZIONE PER LADRI DI PASSO? La Rocca di Grutti

Uscendo da Racalmuto, sulla strada che da Grotte porta ad Aragona Caldare



Darriè la Rocca briganti mpaccialàti


parivanu ammucciati a cientu, a milli,


cuntavanu li patri senza spassu 


si muntuavanu latri di passu


ma po' li latri canciaru mistieri


e di la Rocca si persi lu cuntu



 ma avantieri quarcunu li vitti


e nun parivanu tantu malandrini:


eranu masculi, fimmini, nutrichi.


Ma chi briganti! Uomini antichi!




Testo e foto  ©pierocarbone aprile 2015




mercoledì 24 luglio 2013

MA DA DOVE INCOMINCIARE? Gabriella Patti pittrice "astratta"



Non senza senso, ripropongo un'antica presentazione in catalogo.

Può sembrare perfino ovvio: il senso dell'oggi in quello che siamo, in quello che facciamo, va ricercato sempre nel passato. Se c'è un passato.

E' un'arte, un metodo, sapersi costruire un passato adeguato.

Altrimenti si veleggia sul mare della superficialità nell'affannosa ricerca della cosiddetta visibilità, perseguita ad ogni costo, anche se immeritata o inconsistente. E' la malattia di sempre, di quelli che, come diceva Seneca, “hanno bisogno della scena”, “scaenam desiderant” (Epistulae ad Lucilium, lib. XV, ep.II).

Ma per mostrare cosa?

Per recitare quale parte?

Gabriella Patti, detto ora con sguardo retrospettivo, col suo versare poesia in pittura, ha dimostrato nel tempo di saper recitare la propria.





LA PITTURA DI GABRIELLA PATTI
Il laico colore del mondo che l’arte ci sa dare.


     “Ma da dove cominciare?” è la domanda dell’adolescente Marianna Ucrìa alle prese con tele e colori, “dal verde tutto nuovo e brillante della palma nana o dal verde formicolante di azzurro della piana degli ulivi o dal verde striato di giallo delle pendici di monte Catalfano?”. 

Anche l’”astratta” Gabriella Patti, siciliana come la protagonista evocata da Dacia Maraini nell’omonimo romanzo, comincia  pittoricamente dal colore di un ente particolare (cristallo, nuvola, fondale marino) ma, come un pretesto, per smaterializzarlo, per estenuarlo ed accedere ad un colore mentale, fino a prescindere dalla stessa forma cui il colore originariamente ineriva. Ciò non stupisce se da architetto ricade come molti pittori-architetti nell’area d’influenza di Paul Klee con le sue svagate geometrie sottese al colore.

     Con processo inverso invece comincia non da un oggetto bensì da una suggestione poetica per “materializzarla” in macchie, in atmosfere, per dirla con la sintetica espressione di Paola Nicita, in “cromìe accese eppure evanescenti”. 
Il verso di Ibn Hamdìs, “ una boccetta rossa di rubino, con stimme di zafferano” le ha suggerito le macchie variegatamente rossoaggrumato della composizione “Baratro fluorescente” e “Il raggio verde” di Lucio Piccolo addirittura un trittico dove il poetico verde, simbolico, dialoga con circoscritti azzurri e pastose tonalità terrestri: “Ma il raggio che sembrò perduto/nel turbinio della terra/accese di verde il profondo/di noi dove canta perenne/una favola, fu voce/che sentimmo nei giorni, fiorì/di selve tremanti il mattino”. Un’intera mostra è sintonizzata sulla silloge del “barone magico” di Calanovella Gioco a nascondere...

Cartolina invito di una personale di pittura del 2009
   
     Neanche l’iniziale tecnica dell’acquerello ha fatto indugiare Gabriella Patti sul descrittivismo oleografico - siculo o non siculo non importa, con i soliti limoni e peperoni ad esempio - o su solipsistici ripiegamenti consolatori. La giovane pittrice siciliana  piuttosto va ad inserirsi in quella corrente di pittrici contemporanee che, secondo l’analisi di Emanuela De Cecco e Gianni Romano in un recente studio, “si sono fatte portatrici di messaggi più generali”. 
Ma per la giovane Patti, si capisce, la cui opera è in fieri, tale linea di tendenza va proiettata nel futuro, che auspicabilmente sarà ricco di validi inveramenti.
      Intanto, la Patti svolge un’opera didascalica: saturati come siamo dalle immagini, essa approda alla mistica del colore per cercare in qualche modo di rifondare il mondo usurato delle percezioni visive e ridare inizio al primordiale “e sia la luce. E la luce fu”. 
E quindi anche il colore, il laico colore del mondo che l’arte ci sa dare.
                                                                                                                    
Palermo, 1 Ottobre 2001                                                    Piero Carbone




Foto proprie

martedì 7 maggio 2013

IL FAMOSO CASO DI SCIACCA SCRITTO E RISCRITTO






Quando Dino Catagnano, su suggerimento, come seppi dopo,  di Ignazio Navarra, mi propose di presentare   Lu Casu di Sciacca di Lorenzo Raso, ho accettato con prudente ritrosia perché mi era familiare la notizia del “caso” ma solo indirettamente e perciò ho preso tempo per approfondirne la conoscenza e colmare una lacuna che avrei voluto colmare da troppo tempo.

Appresi del caso di Sciacca la prima volta, studiando le origini del mio paese. Parlando di Giovanni III del Carretto, figlio di Ercole,   così scrive Nicolò Tinebra Martorana nel suo libro Racalmuto. Memorie e tradizioni:

“Questo barone  visse assai lungo tempo a Racalmuto. E’ celebre nella storia di Sicilia, per avere preso parte non poca nel famoso caso occorso fra suo zio Paolo del Carretto ed i Barresi di Castronovo, che, dopo quello di Sciacca, è uno dei più sanguinosi.”



A monte del “caso” ci stanno un’offesa, uno schiaffo e un agguato presso una chiesa.
Se si aggiunge la circostanza che Pietro Perollo, uno dei due protagonisti del cosiddetto primo Caso di Sciacca, ha sposato Francesca del Carretto, la familiarità con le vicende saccensi per un racalmutese è intrinseca e scontata.  
E qui si potrebbero fare naturalmente parecchie digressioni. 

Mi limito a segnalare, del Savasta, il Trattato secondo in cui si accenna la cronologia di quelle nobili famiglie, che si ritrovarono in Sciacca nel tempo di questo caso,  dove ben cinque pagine della trascrizione dattiloscritta sono dedicate alla Famiglia Carretti o del Carretto.

Ma trascendendo il localistico aggancio storico, una riflessione ho maturato e che voglio qui riproporre.



Il caso di Sciacca non esisterebbe se la letteratura non se ne fosse occupata, se i cantastorie non l’avessero cantato e divulgato fino a diventare anonima locuzione, un modo di dire (l’annittaru a Pirollu!), se non fosse diventato popolare cadenza, filosofico rammarico:
Casu di Sciacca, spina di stu cori
di quantu larmi m’ha fattu ettari!
Iddi si lazzarianu comu cani
di Sciacca ‘un ni rimasi ca lu nomu.

Anche Internet contribuisce a rendere noto un fatto che tanti probabilmente ignorerebbero del tutto.

 A riprova della suddetta affermazione, poniamo in controprova una domanda: al di fuori di una ristretta cerchia di studiosi, chi sa della “spietata (…)  discordia fra i Siscari e i Moleti in Messina, fra i Guerrera e i Paternò a Catania, fra i Sanclementi e i Fardella a Trapani, fra i Naselli e i Montaperti ad Agrigento, fra i Bonanno e i Gravina a Caltagirone”?  (A. Scaturro, Il Caso di Sciacca, Scuola Tip. “Boccone del Povero”, Palermo 1951).

Eppure, come sostiene sempre lo Scaturro, “molte città dell’Isola furono teatro di sanguinose lotte che spesso, sotto l’apparenza politica nascondevano l’animosità di famiglie potenti”.

Anche per Raso
Li guerri fratricidi nun si cuntaru;
ogni citati àppi  la so storia.


 Immaginate se invece queste storie, questi casi fossero stati assunti e “de-formati” in qualche racconto di Borges?
Per allargare lo sguardo, chi saprebbe la storia del Carro di Nimes se non fosse stata divulgata e scritta nel 1200 un’apposita chanson appartenente al “Cycle” de Guillaume d’Orange e riguardante fatti di quattro secoli prima?

E il caso di Sciacca?
Il corpus  dei fatti c’era già, in latino e in volgare, c’erano i documenti. Basta consultare il relativamente recente libro di Pio Lo Bue del 1993.
Raso lo sa:
Scaturru, Ciacciu a autri ancora,
ogni sforzu a tia lu dedicaru;
genti di saggizza e di cultura,
chi li misteri toi tutti studiaru.

Pertanto il suo intento non è quello di gareggiare con gli storici o di contrapporre documenti a documenti, ma molto più semplicemente di riscrivere i fatti in siciliano.
Non penso che la sua opera porti con sé novità di documenti inediti o originali, anche se condotta, come ha scritto mons. Dimino, “alla luce dei documenti e delle tradizioni popolari”; essa ricalca quanto assodato dalla storia, meglio: dagli storici, dalla tradizione.


Eppure, una novità quest’opera la porta: se stessa.
 L’autore del resto declina ogni responsabilità ermeneutica e dichiara: 
cu avia raggiuni lu dirà la storia.
Il poeta,  sebbene definisca storiografico il proprio Poemetto, non si deve giustificare, anzi, può permettersi delle libertà che lo storico non può.

Se, pertanto, non è la fondatezza documentale, qual è allora la specificità del libro di Raso, visto che i fatti del caso di Sciacca non sono invenzione personale e appartengono a tutti?



Il caso di Sciacca ricalca universali strutture e movenze dei fatti epici.
Come nell’Iliade, ad esempio, troviamo che  in principio la causa di tutto è una donna. Salvo poi scoprire che dietro evidenti, semplici ragioni, ci stanno altre e più complesse ragioni; dietro i singoli personaggi ci stanno popoli o fazioni di un popolo diviso e contrapposto.

 Ma l’aspetto più importante è che, al di là delle divisioni rappresentate, nella diversità dei ruoli e della collocazione, tutti si riconoscono nel racconto epico: tutti gli attori coinvolti acquisiscono e rafforzano la loro identità: chi ascolta, chi legge. Chi scrive.











Quadri di Renzo Collura.