Visualizzazione post con etichetta pino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pino. Mostra tutti i post

giovedì 18 agosto 2016

QUANDO LA MODA DIVENTA TESI. Irene Milisenda indaga su "L'anima siciliana di Dolce & Gabbana". Non dimenticando Polizzi Generosa


E' stato un piacere, un onore, sfogliare la sua tesi di laurea sotto il pino allo Zaccanello, tra una granita e albi chicchi d'uva.  Potevano mancare i taralli?
Grazie a Irene Milisenda per i confetti e i ringraziamenti.

Identità e territorialità: L'anima siciliana di Dolce & Gabbana.
Tesi  di Irene Maria Rita Milisenda.
Relatore: Giuseppe Paternostro

Lei, in gamba. Il giornalismo non solo agrigentino, vedrete, ne trarrà giovamento.
La tesi, da pubblicare.


A lei auguro di vincere la scommessa, a me, che preconizzo lusinghieri traguardi, di non perderla.

















mercoledì 20 luglio 2016

SELFIE SOTTO IL PINO. A Zaccanello: caffè con Lillo Sardo, chiacchierando di sogni per una realtà sognata. È troppo?

Vale per tutti:
incolpevole è il pino

"...il vero merito da lodare non è nella cosa fatta ma nel modo con cui è stata fatta."
Seneca, Lettere a Lucilio, Libro XV





Non solo selfie



Nella lingua originale di Lucio Anneo Seneca:

sed id parum est, quoniam quidem non in facto laus est, sed in eo, quemadmodum fiat.



ph ©piero carbone

martedì 19 luglio 2016

AMICHEVOLI COLLEGAMENTI. Grazie al post segnalato dal maestro Sergio Mammina su mons. Gino Bommarito

archivio e pensamenti: SOTTO IL PINO ALLO ZACCANELLO. Con mons. Gino Bommarito, e piacevole compagnia. Era la Festa del Carmelo

Ho avuto il piacere di incontrare Mons. Gino Bommarito, mio Padrino di Cresima, nella sua casa di Terrasini, nel giorno del 90° compleanno. Ci ha accolti come sempre... con il calore coinvolgente delle sue riflessioni profonde e sorridenti.
Sergio Mammina


Grazie a Sergio Mammina per avere segnalato il post di "Monreale News" sul 90esimo compleanno di mons. Gino Bommarito. A molti estimatori farà piacere leggerlo.

Dal post di Monreale News: "
Oggi i circa cinquanta monrealesi si sono dati appuntamento nella casa di monsignor Bommarito di via Palermo, a Terrasini, dove l’arcivescovo emerito si è ritirato a vita privata, per una breve bicchierata, sotto il coordinamento di don Nicola Gaglio, da sempre molto vicino al prelato.
Tra i presenti molti “fucini” di allora, molti dei quali ancora oggi molto noti a Monreale: Serafino Terzo, Enzo Giangreco, Rino Terranova, Sergio Mammina, Mariella La Rosa, Anna Blandino, Pino Di Mitri, Giuseppe Leto, Raimondo Di Salvo e tanti altri ancora."



lunedì 18 luglio 2016

SOTTO IL PINO ALLO ZACCANELLO. Con mons. Gino Bommarito, e piacevole compagnia. Era la Festa del Carmelo

Nel ricordo del piacevole incontro del 2010
un  affettuoso pensiero augurale per mons. Gino Bommarito:
non scalfisca, un momentaneo malessere, la sua paterna cordialità e il suo humour


Era la seconda domenica di agosto, Festa del Carmelo. Proveniente dalla sua Terrasini, non più arcivescovo di Catania e ormai in pensione, di mattina aveva celebrato il 75 anniversario della Parrocchia del Carmelo. 
Precedentemente, come vescovo titolare di Agrigento, ne aveva celebrato il cinquantesimo e, quella volta, indicando con il braccio alzato la parte alta della chiesa, aveva ipotizzato che per il 75 si sarebbe goduta la cerimonia osservandola da un'alta finestra, in compagnia degli angioletti che solitamente ornano in gesso o in marmo o in pittura i luoghi sacri. 

Siccome c'è sempre tempo per diventare come gli angioletti, dopo 25 anni, non solo non era come gli alati angioletti a godersi a testa in giù la cerimonia dall'alto ma, come vescovo vitalissimo nella chiesa gremita, stava dietro l'altare a celebrarla, quella funzione. 

Nel primo e nel secondo appuntamento ho avuto la ventura di ripercorrere attraverso i documenti d'archivio la nascita e gli sviluppi della Parrocchia, in particolare il periodo in cui parroco è stato Padre Farrauto, mentre Gino Castiglione, Mimma Marchese, Gino Franco, Luigina Cacciato, Dina Zagone, Giuseppe Cacciato e il prof. Totino Scimè hanno illustrato la figura e l'opera dei diversi parroci (Padre Alfonso Puma, Padre Giovanni Arrigo), fino al parroco in carica don Diego Martorana divenuto nel frattempo arciprete.


Mons. Gino Bommarito è stato sempre di casa nella diocesi agrigentina, prima come vicario di mons. Giuseppe Petralia e poi come vescovo titolare, è stato successivamente nominato arcivescovo di Catania ma ha sempre intrattenuto rapporti con molti fedeli agrigentini, pastoralmente figli ma cordialmente amici.


Nel pomeriggio, don Diego Martorana e Giuseppe Cacciato, che con l'arcivescovo ha sempre mantenuto un cordiale rapporto di filiale devozione, hanno accompagnato mons. Bommarito allo Zaccanello dove, dopo aver benedetto la casa, ci si è intrattenuti, con altri amici sopraggiunti, cordialmente e in relax, sotto l'ombra dell'avvolgente pino.


foto: ©archivioepensamenti.blog

venerdì 19 luglio 2013

CONSOLO, I RACALMUTESI E IL PINO DI PIRANDELLO

"Speriamo che il nuovo, giovane pino possa stendere in futuro la sua pietosa chioma...". 
Questo si augurava Vincenzo Consolo nell'articolo "Il pino di Pirandello" inserito nel volume Di qua dal faro pubblicato dalla Mondadori nel 1999. 
Al vecchio pino acciaccato e al nuovo da coltivare si era interessato un racalmutese di cui con piacere riportiamo la sua testimonianza.
A proposito del nuovo pino,  non nascondendo una certa ansia, ci sarebbe da verificare fino a che punto si è realizzato il pronostico della pietosa chioma.  P.C.



PER SALVARE IL PINO DI PIRANDELLO

Testimonianza di Giovanni Liotta

Docente emerito di Entomologia dell'Università di Palermo

Circa 25 anni fa, ho incontrato al mio paese (Racalmuto) Leonardo Sciascia che, come al solito, nei pomeriggi faceva la sua passeggiata davanti al Circolo Unione. Mi ha chiesto come mai mi trovassi in paese e gli ho detto che stavo tornando da Agrigento, dove ero andato a verificare lo stato fitosanitario del Pino di Pirandello che era stato attaccato da grossi insetti chiamati Capricorni o Cerambicidi. Mi ha fatto alcune domande alle cui risposte mi sembrava molto interessato. Mi sembrava che tutto si fosse esaurito lì. Senonchè dopo alcuni mesi ritrovo alcune sue profonde riflessioni in un suo libro (Leonardo Sciascia – Fuoco dell’anima – Conversazioni con Domenico Porzio – Mondadori Editore) e che riporto:


“D. Porzio: Com’è questa storia che il pino di Pirandello sta morendo? È una malattia?
L. Sciascia: Sta morendo perché è vecchio. Ma si può salvare, con tutti gli accorgimenti tecnici che ci sono oggi. Soprattutto occorre liberarlo dal selciato: le radici non respirano, l’acqua non penetra. E poi bisogna affidarlo alle cure di uno specialista. C’è un giovane che è molto bravo in queste cose, è di Racalmuto e insegna alla Facoltà di agraria. Mi ha detto che l’amministrazione comunale non risponde a queste sollecitazioni: perché si sono messi in testa di sostituirlo con un pino di plastica.
D. Porzio: No, non è possibile!
L. Sciascia: Questa è la classe dirigente – per meglio dire digerente – che preferisce fare il pino di plastica piuttosto che salvare quello vero.. ed è così per tante, tante altre cose…..”

Dopo alcuni mesi, venne a trovarmi a Palermo lo scrittore Vincenzo Consolo, perché, mi disse, voleva conoscere il giovane di cui aveva parlato Sciascia e sapere qualcosa sulla “salute” del Pino di Pirandello. Anche di questo nostro incontro lo scrittore riferisce in un suo libro al capitolo intitolato “Il pino di Pirandello” (Vincenzo Consolo – Di qua dal faro –Mondadori Editore)



“ Un tronco morto, pietrificato,, un alto pennone scabro simile a quelli su cui si torcono, s’innarcano nello spasimo i corpi dei due ladroni nella Crocefissione d’Anversa di Antonello, è ormai il pino di Pirandello.
Una tromba d’aria ha tranciato la chioma del famoso albero del Caos...
Era un albero vecchio e malato il pino del Caos…
Il giovane “molto bravo” di cui parla Sciascia è il professor Giovanni Liotta, il quale evidentemente era riuscito alla fine a convincere le autorità a farsi affidare la cura del vecchio albero malato. E aveva innanzi tutto liberato gradualmente le radici, anno dopo anno, piastrella dopo piastrella, dalla coltre di pietra. Il pino così aveva preso a rivivere, fino a che non è stato ucciso, con lo strappo della chioma, dalla tromba d’aria…
Il Professor Giovanni Liotta aveva pensato provvidenzialmente a suo tempo a far germogliare dai semi del vecchio pino tre pianticelle. Quando queste saranno cresciute, ne sceglierà una, la più robusta, a sostituire il genitore, il tronco senza vita attuale…”