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sabato 9 novembre 2019

IOLANDA SALEMI RECENSISCE "L'UOMO CHE EBBE DUE FUNERALI". Sulla rivista "Lumìe di Sicilia", novembre 2019, direttore Mario Gallo





RECENSIONE


L'uomo che ebbe due funerali
di Piero Carbone ( Aulino Editore ) 
Collana Coupe de foudre


Piero Carbone è uno studioso di storia e di cultura popolare, nasce come poeta e l'animo di poeta mirabilmente, mette in tutti i suoi scritti, in questo racconto si rivela storico raffinato mettendo in evidenza un episodio di storia locale, infarcendolo anche di fantasia e sagacia. 
Il racconto è tratto da una storia reale, facile riconoscere in quella Racalò, il nostro paese, Racalmuto, prende le mosse da un personaggio realmente esistito, Ferdinando Martino, nato a Racalmuto nel 1818, e vissuto a Racalmuto, dove ricoprì cariche pubbliche, egli fu membro della corte protomedica e della deputazione sanitaria. Ebbe a cuore la salute dei suoi concittadini, infatti, arricchitosi con lo sfruttamento delle miniere, destinò per testamento tutto il suo patrimonio alla costruzione dell' ospedale. 
L' ospedale fu ubicato nell'ex convento dei carmelitani, dopo che le Leggi del 1866  avevano destinato le strutture religiose ad usi civili, (in virtù di queste Leggi il seicentesco convento delle clarisse, tutt'oggi ospita gli uffici del Municipio di Racalmuto).

L'incipit di questo racconto “ L'uomo che ebbe due funerali” è molto cinematografico, sembra il prologo di uno di quei film western, con la bara di tavole grezze, solitaria, al centro dell'assolata piazza. Il titolo è esplicativo, già si intuisce tutta la vicenda. 
Nella descrizione del funerale c'è tutta la logica popolare dominata dall'interesse economico. Don Ferdinando, che in vita aveva ricevuto il disprezzo dei concittadini,  a causa della sua avarizia, disprezzo che si era tradotto in un funerale anonimo e deserto, adesso che si è scoperto benefattore è degno di esequie regali ed il suo feretro viene additato come esempio di grande umanità. 
Com'è labile l'opinione popolare! e  come è facilmente influenzabile! Piero Carbone ha il pregio di far sentire al lettore tutto questo in un racconto di poche pagine. 
Il funerale della Misericordia dell' Itria era  il massimo onore che poteva ricevere don Firdinannu; ed infinita misericordia ha avuto in vita don Firdinannu quando ha deciso di far costruire l'ospedale, per salvare la vita ai suoi concittadini, che tanti ne morivano per mancanza di cure e in situazioni di urgenza, molti non riuscivano ad arrivare all'ospedale di Girgenti. 
Il suono della sirena, nell'immaginario collettivo popolare era associato alla morte.



Il racconto mette in luce i meccanismi profondi e  le dinamiche economiche che dominano la mentalità popolare dell'entroterra siciliano, nella società di fine Ottocento. Appunto per questo, leggendo mi è venuto in mente un grande scrittore siciliano, che questi temi ha affrontato  in tante sue opere, specialmente  in “La Roba”, Verga con il suo Mazzarò, che tanti punti in comune ha con don Firdinannu,  durante la vita, mentre nella morte hanno un epilogo diverso. Mazzarò è    irriducibile fino alla morte e non riesce a spezzare il suo legame con la roba, che rappresenta il materialismo terreno, invece don Firdinannu si redime in uno slancio inaspettato di generosità. Questo atto finale è come la ginestra di Leopardi, che spunta dopo l'eruzione e rappresenta la speranza per l'umanità.

Come per il Mazzarò verghiano, anche per Ferdinando, la ricchezza e il possesso dei beni terreni non gli assicurano il rispetto sociale, neanche dopo la morte riesce a ricevere la pietà di un funerale. Solo dopo l'apertura del testamento si ha una vera e propria redenzione, in quanto ritorna a vivere nel rispetto della gente.
Il ritmo del racconto è lento calmo e flemmatico, come è il carattere arabo dei suoi concittadini, è come un ragionare in un meriggio d'estate nella penombra delle persiane accostate.

Nel referendum popolare sulla collocazione della statua e sul piedistallo, si legge la polemica sorta sulla statua bronzea  di Leonardo Sciascia, collocata sul marciapiede. Anche i commenti della gente, virgolettati, sono reali e così le peripezie della statua, impacchettata e messa in deposito. 
Ma dopo gli entusiasmi iniziali, la statua di don Firdinannu, da memento alla grandezza dell'animo umano, diventa un ingombro; la memoria popolare è corta riguardo ai suoi benefattori. 
Il racconto di Piero Carbone è uno spaccato di vita cittadina ed una sottile analisi della mentalità della società di un paesino siciliano di fine ottocento, ma che nei principi e nelle forme non si discosta dall'attuale società. Ha il ritmo suadente del racconto popolare di matrice verista.  

E' il classico racconto che i nonni raccontavano ai nipoti nelle sere d'inverno intorno al braciere e quando veniva meno il ricordo il narratore sopperiva con la fantasia, aggiungendo particolari tratti dalla vita reale. Lo stesso fa Piero Carbone nel suo racconto che ci intrattiene piacevolmente, fornendo ricordi e spunti di riflessione, nel complesso fornisce un'analisi impietosa dell'animo umano.

IOLANDA SALEMI



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venerdì 13 settembre 2019

SCATTI DI ANGELO PITRONE PER LA PRESENTAZIONE DEL RACCONTO "L'UOMO CHE EBBE DUE FUNERALI" - Sciacca, domenica 8 settembre 2019

Grazie ad Angelo Pitrone per le belle foto 
e a tutti quanti e a ciascuno che provenendo da Sciacca e da diverse parti della Sicilia
hanno impreziosito la serata con il dono della loro presenza.



Piero Carbone 
L'uomo che ebbe due funerali

pubblicato da Aulino Editore nella collana Coup de Foudre diretta da Accursio Soldano, con un disegno originale di Pascal Catherine.

Presentazione con Ignazio Navarra, Iolanda Salemi, Pascal Catherine e Giuseppe Maurizio Piscopo che ha suonato in anteprima uno struggente brano alla fisarmonica ispirato alla vicenda narrata nel libro.













Pascal Catherine è autore del disegno originale ispirato al racconto L'uomo che ebbe due funerali



sabato 7 settembre 2019

DOMANI A SCIACCA PER "L'UOMO CHE EBBE DUE FUNERALI". Nell'Atrio Superiore del Palazzo Comunale



Domenica 8 settembre 2019, ore 19:30
Sciacca, Atrio Superiore Palazzo comunale

Nell'ambito della manifestazione culturale: IN...chiostro - Festival dell'editoria siciliana
sarà presentato il libro 
L'uomo che ebbe due funerali
pubblicato da Aulino Editore nella collana Coup de Foudre diretta da Accursio Soldano
con un disegno originale di Pascal Catherine

Parteciperanno alla presentazione
  Ignazio Navarra
 Iolanda Salemi
e
Giuseppe Maurizio Piscopo
che suonerà in anteprima uno struggente brano alla fisarmonica ispirato alla vicenda narrata nel libro.




Pascal Catherine




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Lumie di Sicilia - agosto 2019
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INTERVISTE
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Giuseppe Maurizio Piscopo su
Sicilia On Press 22 giugno 2019
https://www.siciliaonpress.com/2019/06/22/luomo-che-ebbe-due-funerali/



Diego Romeo su
Grandangolo 10 agosto 2019 
https://www.grandangoloagrigento.it/inchieste/tutti-gli-interventi-dei-fratelli-massoni-nome-per-nome-in-favore-dei-mafiosi-di-licata

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lunedì 2 settembre 2019

A SCIACCA "L'UOMO CHE EBBE DUE FUNERALI" - Festival dell'editoria siciliana "IN...chiostro"

IN...CHIOSTRO
Festival dell'editoria siciliana


Domenica 8 settembre, ore 19.30
Chiostro del Palazzo comunale
 Sciacca

 Presentazione del racconto 
L'UOMO CHE EBBE DUE FUNERALI, 

pubblicato da Aulino Editore 
nella collana "Coup de foudre"
 diretta da Accursio Soldano 

Interventi di 
Ignazio Navarra, 
Giuseppe Maurizio Piscopo, 
Iolanda Salemi. 

Agli amici di Sciacca e dintorni, un caloroso invito a partecipare.


Tre giorni di libri e autori per un festival dell'editoria indipendente siciliana. 
Una bella iniziativa dell'Amministrazione comunale.
Gianmarco Aulino
NEWS
Cari amici fulminati sulla via aulinica, come anticipato nei giorni scorsi, saremo presenti con due racconti alla Manifestazione letteraria che si svolgerà il prossimo fine settimana a Sciacca.
Presenteremo l'uscita di settembre "Messia web" di Raimondo Moncada e per la prima volta, "L'uomo che ebbe due funerali" di Piero Carbone da Racalmuto.
Segnatevi i due appuntamenti e se non volete restare con le mani in mano, prenotate una delle 40 copie scrivendo a: racconti@aulinoeditore.it




Nota redazionale dell'Editore

Il nuovo libro di Piero Carbone, L'uomo che ebbe due funerali, pubblicato dalla Casa Editrice “Aulino” di Sciacca, è il ventiseiesimo  della fortunata collana “Coup de Foudre”, diretta da Accursio Soldano. La collana include scrittori affermati e nuovi autori non solo italiani.

Il libro nasce da un fatto di cronaca trasformato da abili mani in un racconto piacevole e divertente, uno dei più divertenti finora pubblicati dalla collana, ma anche amaro, che fa riflettere i lettori.

C’è una Sicilia del passato, che resiste al fascino del tempo, c’è la musica dell’opera lirica la Norma di Vincenzo Bellini eseguita dalla banda locale, c’è la chiesa siciliana con le sue ferree leggi e perenni contraddizioni, c’è un testamento. Il libro suggerisce collegamenti e rimandi ad altri libri, ad altri autori. 
Non sempre riusciamo a capire le persone in vita, certe volte ci sbagliamo del tutto. Il racconto in tal senso stigmatizza comportamenti, ingenera aspettative, ma solo nell’ultima pagina il lettore potrà scoprire il fascino e la verità del racconto, il motivo per cui un uomo ebbe due funerali.

Nel testo che si presta a una riduzione teatrale e cinematografica c’è un’altra Sicilia che merita di essere raccontata. È la storia di Don Firdinannu, un ricco ed avaro possidente che alla fine dei suoi giorni scopre la sua grande generosità nei confronti del suo paese Racalò. Intorno si muove un’umanità  ondivaga, ingrata, vanesia.

Il libro, di sotteso umorismo, in certi passaggi persino irriverente, è accompagnato da un disegno originale del pittore francese Pascal Catherine, nativo di Pont d’Ouilly e trasferitosi a Montevago.   Il libro, in pubblicazione a luglio, verrà stampato in tiratura limitata di 40 copie. 
La vendita è solo on line (7 euro compresa spedizione) scrivendo a: racconti@aulinoeditore.it

http://www.aulinoeditore.it



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Grandangolo 10 agosto 2019 

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sabato 21 luglio 2018

NOI, LA FESTA DEL MONTE, LA FACCIAMO COSÌ. Presentazione di Iolanda Salemi, e un annuncio

Grazie al Direttore di "Lumie di Sicilia" Mario Gallo
 per l'ampia e prestigiosa accoglienza dedicata
 alla descrizione della Festa del Monte di Racalmuto
e a Iolanda Salemi,
 ormai assidua collaboratrice di "Lumie di Sicilia",  
attenta nel ricostruire, con grande precisione, aspetti, 
che possono sembrare piccolissimi,  di un rito e di una tradizione, 
ma nel sentimento o nel ricordo,
  per tanti, insignificanti, anche se piccolissimi, non sono. 



Lumie di Sicilia, n. 117 (32 online) - agosto 2018









LA RACCOLTA DEL PERIODICO  
"LUMIE DI SICILIA" 
E' CONSULTABILE SU:

(nello spazio "Inserisci la tua ricerca" 
inserire la parola lumie  o sicilia + Invia Modulo)
                              

Il testo

LA FESTA DEL MONTE
di 
Iolanda Salemi

Premessa
<<Pampilonia nel dialetto dei Racalmutesi vuol dire confusione infernale, chiasso, smisurata allegria... ed una pampilonia di festa nell’ultima settimana di Maggio qui esplode insonne e violenta...>>.
Così Leonardo Sciascia definisce la Festa del Monte, a cui era solito assistere ogni anno. Una festa barocca e colorata, un rito pagano che mischia tradizione e religione, devozione e superstizione.

Festa rossa di sangue e di torrone, di profumo di zucchero filato, di voci di bambini e musica sparata dagli amplificatori delle giostre. Calda di sole e fresca di gelati “a pezzo”, consumati sotto gli ombrelloni dei bar. Festosa di bande musicali che accompagnano ogni momento; scalpitante di cavalli e cavalieri che li incitano per arrivare al momento culminante: l'acchianata di la scalinata di lu munti, la prummisioni, che  le donne fanno a piedi scalzi e gli uomini a cavallo. Il gesuita Girolamo Morreale ha scritto un libro molto documentato sulla presenza della Madonna del Monte a Racalmuto e sulla festa in particolare, tenendo conto anche della tradizione orale. 

Venerdì: Triunfu e Recita
La festa che per secoli era celebrata nel mese di Maggio, da qualche decennio è stata spostata alla II settimana di Luglio, per favorire la partecipazione dei molti emigrati che per le ferie estive ritornano al paese.
Il Venerdì pomeriggio vent'un colpi di cannone segnano l'inizio della festa, segue l'entrata dei “Tammurinara” che sfilano per le vie del paese. Alle ore 20 una grande folla riempie il piano del Monte, dove è pronto il carroccio, trainato dai buoi, su cui è adagiata la statua della Madonna circondata da fiori. La statua non è quella originale, pesantissima, ma una copia in gesso, molto più leggera.
Finita la funzione in chiesa, la processione detta “lu Triunfu”, si svolge per le vie principali, che sono illuminate dalle caratteristiche luminarie. Precedono il carro  il clero, e la folla di gente, infine il corteo storico, con i cavalli bardati e i cavalieri in abiti del Seicento,  che rievoca l’entrata della Madonna a Racalmuto.
Dopo aver attraversato il corso Garibaldi, la processione si ferma in piazza, dove  viene rappresentata la recita, che si conclude con il grido unanime: “viva Maria Matri e Rigina ca a Racalmutu si vosi ristari”.
La tradizionale recita, rappresentata in piazza fin dalle origini, cadde in disuso dopo il 1955. 
Nel 1978, Eugenio Napoleone Messana, sulla scorta del Bonaventura Caruselli e attingendo dal libro di Nicolò Tinebra Martorana,  ricompose in dialetto la Recita in un atto che si concludeva, tranne l’ultima battuta di Ambrogio, con il canto Di Trapani affaccià Maria di Gèsu. Quell’anno la gente assistette allo spettacolo con compiacimento, riconoscendosi nelle battute dei personaggi. 
Nel 1980, Piero Carbone, includendo il mondo delle donne e delle madri, nobili e popolane, per rafforzare la coralità del popolo tutto e dare una ventata di freschezza, aggiunse  una seconda parte con l’introduzione della Contessa e degli altri personaggi femminili. Nonostante qualche isolata resistenza, i nuovi personaggi, apparsi inaspettatamente al seguito della Contessa condotta in portantina, furono accolti unanimemente con rafforzato compiacimento e con commozione, insomma, era stato regalato al paese un altro giorno di festa anche perché la rappresentazione venne spostata dalla domenica al venerdì. Nel 1982 il testo della Recita veniva stampato  nel suo assetto definitivo con l’introduzione, da parte del professore Nicolò Macaluso, del personaggio Giacinto con funzione di Prologo.
Durante i tre giorni di festa i venditori ambulanti montano le loro bancarelle (li barracchi) lungo i lati del corso, dando un’immagine coreografica della piazza. In questi giorni l’odore dominante è quello del torrone e dello zucchero filato, sulle tavole dei racalmutesi non manca la “cubaita”, il tipico torrone fatto con mandorle, pistacchi e miele che già dal nome tradisce l’indubbia origine araba. Mentre la gente prolunga fino a tarda ora le serate, continuando a passeggiare, o a consumare seduti ai tavolini dei bar e i bambini si divertono sulle giostrine.

Sabato: pigliata di lu Ciliu
La mattina del sabato, un tempo in piazza Barona aveva luogo la fiera degli animali, usanza ormai andata perduta, adesso oltre alla messa solenne celebrata in chiesa, si può assistere in piazza al consueto concertino della banda musicale. Ma il momento più importante della festa, è la “presa del Cilio”, che si svolge in piazza alle ore 22, a questo punto la festa si colora di rosso “rossa fiesta, urlante grappolo di gioia”.
Ma vediamo cos'è il Cilio: dal latino cereustradotto nel siciliano ciliu, è un grosso cero posto su un piedistallo e tenuto da sostegni di legno artisticamente lavorati, il quale acceso soleva portarsi dietro l’immagine del Santo. L’istituzione di questi cerei è antichissima, in un documento del 1355 è descritto l’ordine dei cerei di Palermo.
Nei primi tempi il sostegno era piccolo e rudimentale, poi si perfezionò fino a diventare  un  vero e  proprio  monumento religioso processionale di forma artistica. Anticamente veniva trasportato a spalla per mezzo di lunghe aste inserite alla base, negli anni settanta, è stato posto su una base con ruote e viene trainato da un trattore.
In tempi in cui mancava la luce elettrica, le candele e i grossi ceri avevano una grande importanza di utilità pratica e di voto religioso, servivano ad onorare i Santi ma anche ad illuminare la piazza e le chiese, in tale contesto nasce il cero come monumento religioso processionale; infatti arrivati in chiesa i rappresentanti della corporazione del cero facevano le loro offerte di candele.
Già nel 1881 Racalmuto aveva i suoi quattro ceri: quello dei “burgisi”, “ugliara”, “cicirara”, “mulinara”. Quest’ultimo non esiste più, gli altri sono tuttora presenti. Tutti e tre sfilano in ordine di grandezza, che è anche gerarchia sociale, primo il più grande e più bello quello dei “burgisi”, poi quello degli “ugliara”, e infine dei “cicirara”.
Il cero dei borgesi è legato alla presa della bandiera, al centro della piazza, la grande macchina del cilio si ferma, l’autista del trattore dà un lungo segnale con il clakson ed inizia la contesa. Le due fazioni sono schierate, ognuna di loro parteggia per un prescelto, inizia la rissa, piovono pugni e calci il tutto dura dieci o quindici minuti, alla fine il gruppo più forte ha la meglio, il campione riesce a raggiungere la cima della macchina e sventola la bandiera.
Possono partecipare solo i giovani non sposati, infatti è chiamato “lu ciliu di li schietti”, il fortunato che ha preso la bandiera si sposerà entro l’anno. A volte capita che i risentimenti trascinati durante l’anno, trovano in questa occasione momento di sfogo, quindi la lotta si fa particolarmente cruenta. Il vincitore riceve un premio in denaro ma ha l’obbligo di confezionare la bandiera per l’anno prossimo, mentre avrà il privilegio di far partire dalla sua casa il cero ed offrirà un rinfresco a tutti coloro che andranno a “vidiri partiri lu ciliu.

Domenica: prummisioni, messa solenne e processione
La Domenica è la giornata delle “Prummisioni” (ex-voto), chi durante l’anno ha ricevuto la grazia scioglie il voto portando doni al Santuario. Anticamente i doni consistevano in grano o animali adesso si offre denaro, le offerte vengono fatte sia durante la mattinata che nel pomeriggio. Le donne, un tempo, portavano a piedi  scalzi le loro offerte, formando delle piccole processioni,  adesso possiamo dire che le donne che affrontano la lunga scalinata a cavallo portando in braccio i loro bambini, sono più degli uomini.
Una straordinaria attrattiva sono le “Prummisioni” fatte a cavallo, la mattina una folla di parenti ed amici si riunisce nella casa del devoto, dove viene offerto un rinfresco. Fuori è pronto il cavallo bardato con tutti i paramenti, le “cianciane” ed un’immagine della Madonna posta sulla fronte, arrivata la banda si parte in corteo.
Sfilando per le vie principali, si giunge ai piedi della lunga scalinata che porta al Santuario, qui il riluttante animale viene incitato a furia di urla e bastonate a salire la scalinata, arrivando fin dentro la chiesa dove li attende il prete che li benedice.
Il culmine della festa si raggiunge la domenica sera, con la processione. Un grande carro a forma di nave, perché secondo la leggenda la madonna arrivò dal mare, viene preparato su un camion, al centro viene posta la statua della Madonna circondata da angioletti, che un tempo erano bambini travestiti, adesso sono puttini di gesso, attorno fiori e candele.
 La festa si conclude verso le 2, quando in piazza Barona si assiste allo spettacolo dei fuochi artificiali molto gradito dal popolo, infatti due elementi determinano la riuscita della festa, la quantità  e qualità dei fuochi, e la bellezza e ricchezza delle luminarie.
Dopo l’ultimo colpo secco che indica la fine, la folla si dilegua dicendo: “Viva Maria SS. del Monte”, che non è un forte grido di massa istituzionalizzato, piuttosto un grido sommesso e personale che ognuno emette spontaneo. 

La Festa in America
La devozione per la Madonna del Monte a Racalmuto è particolarmente sentita, ma anche da tutti i racalmutesi sparsi per il mondo, numerosi tornano in paese per l'occasione. 
Ad Hamilton, dove è concentrata una comunità di  circa 20.000 emigrati racalmutesi, hanno istituito una analoga Festa del Monte, per mantenere quel legame spirituale che li fa sentire sempre parte del paese natio.
Ai primi del secolo scorso, si celebrava la Festa anche a New York. 

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