Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
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giovedì 20 marzo 2025
martedì 9 luglio 2019
COME OGNI ANNO, LA FESTA DEL MONTE. Fra antiche omissioni e nuove anticipazioni. Con Pio Martorana e Beppe Bellavia Messana
FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SS. DEL MONTE
Si inizia il venerdì con 21 colpi di cannone, col cosiddetto Triunfu e la Recita "La vinuta di la Madonna di lu Munti".
La prima volta fu rappresentata nel 1978 su testo di Eugenio Napoleone Messana. Nel 1979 eccezionalmente non ebbe luogo. Nella versione attuale, dal 1980, viene rappresentata anche con i personaggi femminili da me aggiunti: contessa, damigelle, popolana (solo nel 1986 anche due pastori che introducevano la recita vera e propria - chissà se esiste qualche foto?) #festadelmonte #recita

Il Programma (religioso-tradizionale)
del Comitato dei festeggiamenti

Il Programma laico-integrativo del Comune

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Il testo della Recita del Venerdì
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| Pubblicazione del 1988. In questa edizione è stata aggiunta la cronaca del gemellaggio con Castronovo di Sicilia avvenuto nel 1986 |
La reiterata omissione
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L'anticipazione
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sabato 21 luglio 2018
NOI, LA FESTA DEL MONTE, LA FACCIAMO COSÌ. Presentazione di Iolanda Salemi, e un annuncio
Grazie al Direttore di "Lumie di Sicilia" Mario Gallo
per l'ampia e prestigiosa accoglienza dedicata
alla descrizione della Festa del Monte di Racalmuto
e a Iolanda Salemi,
ormai assidua collaboratrice di "Lumie di Sicilia",
attenta nel ricostruire, con grande precisione, aspetti,
che possono sembrare piccolissimi, di un rito e di una tradizione,
ma nel sentimento o nel ricordo,
per tanti, insignificanti, anche se piccolissimi, non sono.
Lumie di Sicilia, n. 117 (32 online) - agosto 2018
LA RACCOLTA DEL PERIODICO
"LUMIE DI SICILIA"
E' CONSULTABILE SU:
(nello spazio "Inserisci la tua ricerca"
inserire la parola lumie o sicilia + Invia Modulo)
Il testo
LA FESTA DEL MONTE
di
Iolanda Salemi
Premessa
<<Pampilonia nel dialetto dei Racalmutesi vuol dire confusione infernale, chiasso, smisurata allegria... ed una pampilonia di festa nell’ultima settimana di Maggio qui esplode insonne e violenta...>>.
Così Leonardo Sciascia definisce la Festa del Monte, a cui era solito assistere ogni anno. Una festa barocca e colorata, un rito pagano che mischia tradizione e religione, devozione e superstizione.
Festa rossa di sangue e di torrone, di profumo di zucchero filato, di voci di bambini e musica sparata dagli amplificatori delle giostre. Calda di sole e fresca di gelati “a pezzo”, consumati sotto gli ombrelloni dei bar. Festosa di bande musicali che accompagnano ogni momento; scalpitante di cavalli e cavalieri che li incitano per arrivare al momento culminante: l'acchianata di la scalinata di lu munti, la prummisioni, che le donne fanno a piedi scalzi e gli uomini a cavallo. Il gesuita Girolamo Morreale ha scritto un libro molto documentato sulla presenza della Madonna del Monte a Racalmuto e sulla festa in particolare, tenendo conto anche della tradizione orale.
Venerdì: Triunfu e Recita
La festa che per secoli era celebrata nel mese di Maggio, da qualche decennio è stata spostata alla II settimana di Luglio, per favorire la partecipazione dei molti emigrati che per le ferie estive ritornano al paese.
Il Venerdì pomeriggio vent'un colpi di cannone segnano l'inizio della festa, segue l'entrata dei “Tammurinara” che sfilano per le vie del paese. Alle ore 20 una grande folla riempie il piano del Monte, dove è pronto il carroccio, trainato dai buoi, su cui è adagiata la statua della Madonna circondata da fiori. La statua non è quella originale, pesantissima, ma una copia in gesso, molto più leggera.
Finita la funzione in chiesa, la processione detta “lu Triunfu”, si svolge per le vie principali, che sono illuminate dalle caratteristiche luminarie. Precedono il carro il clero, e la folla di gente, infine il corteo storico, con i cavalli bardati e i cavalieri in abiti del Seicento, che rievoca l’entrata della Madonna a Racalmuto.
Dopo aver attraversato il corso Garibaldi, la processione si ferma in piazza, dove viene rappresentata la recita, che si conclude con il grido unanime: “viva Maria Matri e Rigina ca a Racalmutu si vosi ristari”.
La tradizionale recita, rappresentata in piazza fin dalle origini, cadde in disuso dopo il 1955.
Nel 1978, Eugenio Napoleone Messana, sulla scorta del Bonaventura Caruselli e attingendo dal libro di Nicolò Tinebra Martorana, ricompose in dialetto la Recita in un atto che si concludeva, tranne l’ultima battuta di Ambrogio, con il canto Di Trapani affaccià Maria di Gèsu. Quell’anno la gente assistette allo spettacolo con compiacimento, riconoscendosi nelle battute dei personaggi.
Nel 1980, Piero Carbone, includendo il mondo delle donne e delle madri, nobili e popolane, per rafforzare la coralità del popolo tutto e dare una ventata di freschezza, aggiunse una seconda parte con l’introduzione della Contessa e degli altri personaggi femminili. Nonostante qualche isolata resistenza, i nuovi personaggi, apparsi inaspettatamente al seguito della Contessa condotta in portantina, furono accolti unanimemente con rafforzato compiacimento e con commozione, insomma, era stato regalato al paese un altro giorno di festa anche perché la rappresentazione venne spostata dalla domenica al venerdì. Nel 1982 il testo della Recita veniva stampato nel suo assetto definitivo con l’introduzione, da parte del professore Nicolò Macaluso, del personaggio Giacinto con funzione di Prologo.
Durante i tre giorni di festa i venditori ambulanti montano le loro bancarelle (li barracchi) lungo i lati del corso, dando un’immagine coreografica della piazza. In questi giorni l’odore dominante è quello del torrone e dello zucchero filato, sulle tavole dei racalmutesi non manca la “cubaita”, il tipico torrone fatto con mandorle, pistacchi e miele che già dal nome tradisce l’indubbia origine araba. Mentre la gente prolunga fino a tarda ora le serate, continuando a passeggiare, o a consumare seduti ai tavolini dei bar e i bambini si divertono sulle giostrine.
Sabato: pigliata di lu Ciliu
La mattina del sabato, un tempo in piazza Barona aveva luogo la fiera degli animali, usanza ormai andata perduta, adesso oltre alla messa solenne celebrata in chiesa, si può assistere in piazza al consueto concertino della banda musicale. Ma il momento più importante della festa, è la “presa del Cilio”, che si svolge in piazza alle ore 22, a questo punto la festa si colora di rosso “rossa fiesta, urlante grappolo di gioia”.
Ma vediamo cos'è il Cilio: dal latino cereustradotto nel siciliano ciliu, è un grosso cero posto su un piedistallo e tenuto da sostegni di legno artisticamente lavorati, il quale acceso soleva portarsi dietro l’immagine del Santo. L’istituzione di questi cerei è antichissima, in un documento del 1355 è descritto l’ordine dei cerei di Palermo.
Nei primi tempi il sostegno era piccolo e rudimentale, poi si perfezionò fino a diventare un vero e proprio monumento religioso processionale di forma artistica. Anticamente veniva trasportato a spalla per mezzo di lunghe aste inserite alla base, negli anni settanta, è stato posto su una base con ruote e viene trainato da un trattore.
In tempi in cui mancava la luce elettrica, le candele e i grossi ceri avevano una grande importanza di utilità pratica e di voto religioso, servivano ad onorare i Santi ma anche ad illuminare la piazza e le chiese, in tale contesto nasce il cero come monumento religioso processionale; infatti arrivati in chiesa i rappresentanti della corporazione del cero facevano le loro offerte di candele.
Già nel 1881 Racalmuto aveva i suoi quattro ceri: quello dei “burgisi”, “ugliara”, “cicirara”, “mulinara”. Quest’ultimo non esiste più, gli altri sono tuttora presenti. Tutti e tre sfilano in ordine di grandezza, che è anche gerarchia sociale, primo il più grande e più bello quello dei “burgisi”, poi quello degli “ugliara”, e infine dei “cicirara”.
Il cero dei borgesi è legato alla presa della bandiera, al centro della piazza, la grande macchina del cilio si ferma, l’autista del trattore dà un lungo segnale con il clakson ed inizia la contesa. Le due fazioni sono schierate, ognuna di loro parteggia per un prescelto, inizia la rissa, piovono pugni e calci il tutto dura dieci o quindici minuti, alla fine il gruppo più forte ha la meglio, il campione riesce a raggiungere la cima della macchina e sventola la bandiera.
Possono partecipare solo i giovani non sposati, infatti è chiamato “lu ciliu di li schietti”, il fortunato che ha preso la bandiera si sposerà entro l’anno. A volte capita che i risentimenti trascinati durante l’anno, trovano in questa occasione momento di sfogo, quindi la lotta si fa particolarmente cruenta. Il vincitore riceve un premio in denaro ma ha l’obbligo di confezionare la bandiera per l’anno prossimo, mentre avrà il privilegio di far partire dalla sua casa il cero ed offrirà un rinfresco a tutti coloro che andranno a “vidiri partiri lu ciliu.
Domenica: prummisioni, messa solenne e processione
La Domenica è la giornata delle “Prummisioni” (ex-voto), chi durante l’anno ha ricevuto la grazia scioglie il voto portando doni al Santuario. Anticamente i doni consistevano in grano o animali adesso si offre denaro, le offerte vengono fatte sia durante la mattinata che nel pomeriggio. Le donne, un tempo, portavano a piedi scalzi le loro offerte, formando delle piccole processioni, adesso possiamo dire che le donne che affrontano la lunga scalinata a cavallo portando in braccio i loro bambini, sono più degli uomini.
Una straordinaria attrattiva sono le “Prummisioni” fatte a cavallo, la mattina una folla di parenti ed amici si riunisce nella casa del devoto, dove viene offerto un rinfresco. Fuori è pronto il cavallo bardato con tutti i paramenti, le “cianciane” ed un’immagine della Madonna posta sulla fronte, arrivata la banda si parte in corteo.
Sfilando per le vie principali, si giunge ai piedi della lunga scalinata che porta al Santuario, qui il riluttante animale viene incitato a furia di urla e bastonate a salire la scalinata, arrivando fin dentro la chiesa dove li attende il prete che li benedice.
Il culmine della festa si raggiunge la domenica sera, con la processione. Un grande carro a forma di nave, perché secondo la leggenda la madonna arrivò dal mare, viene preparato su un camion, al centro viene posta la statua della Madonna circondata da angioletti, che un tempo erano bambini travestiti, adesso sono puttini di gesso, attorno fiori e candele.
La festa si conclude verso le 2, quando in piazza Barona si assiste allo spettacolo dei fuochi artificiali molto gradito dal popolo, infatti due elementi determinano la riuscita della festa, la quantità e qualità dei fuochi, e la bellezza e ricchezza delle luminarie.
Dopo l’ultimo colpo secco che indica la fine, la folla si dilegua dicendo: “Viva Maria SS. del Monte”, che non è un forte grido di massa istituzionalizzato, piuttosto un grido sommesso e personale che ognuno emette spontaneo.
La Festa in America
La devozione per la Madonna del Monte a Racalmuto è particolarmente sentita, ma anche da tutti i racalmutesi sparsi per il mondo, numerosi tornano in paese per l'occasione.
Ad Hamilton, dove è concentrata una comunità di circa 20.000 emigrati racalmutesi, hanno istituito una analoga Festa del Monte, per mantenere quel legame spirituale che li fa sentire sempre parte del paese natio.
Ai primi del secolo scorso, si celebrava la Festa anche a New York.
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lunedì 9 aprile 2018
1988 - FESTEGGIAMENTI PER IL CINQUANTENARIO DELL'INCORONAZIONE DELLLA MADONNA DEL MONTE. Annuncio e Programma
sabato 8 luglio 2017
COLPO DI SCENA: UNA MEGA BUFALA A RACALMUTO, TERRA DI TENORI, DI SCRITTORI E DI GIORNALISTI. Lo dice il Sindaco che si tratta di una bufala
In paese ieri sera ero arrivato da poco e subito mi precipitai in Piazza per non perdermi quella che noi indichiamo semplicemente Recita ovvero la rievocazione di un fatto miracoloso o leggendario: La vinuta di la Madonna di lu Munti.
E' l'occasione per incontrare tanta gente, tanti amici, tanti conoscenti, residenti, emigrati, forestieri. Al termine della recita ho incontrato il sindaco Messana, cordiale e amichevole come sempre, stretta, abbraccio, bacio, guardandomi con sguardo espressivo e comprensivo, come se implicitamente facessimo riferimento entrambi a qualcosa o a qualche fatto o a qualche notizia su cui io mi ero sbagliato e che lo riguardava, ha precisato che era una bufala. E mi ha anche spiegato e rispiegato come si è generata.
Colto di sorpresa cercai di avanzare in dissenso uno scampolo di ragionamento, ma venne disperso dall'incalzante rullio dei tamburi. Rimase nell'aria la parola bufala.
Avanzai un suggerimento: vista l'eclatanza, visti i coinvolgimenti istituzionali, andava fatta una smentita, una precisazione, una presa di distanza. Il sindaco ha detto che qualcosa sarà fatto. E sono sicuro che lo farà.
Codesta affermazione e codesta intenzione fanno entrambe notizia.
Ma non voglio bruciare la notizia e nel merito rimango, e non solo io, in attesa della comunicazione ufficiale.
Separandoci, mi venne di pensare che i dubbi che primieramente erano stati avanzati da più parti erano pertinenti e fondatissimi.
Testo e foto ©piero carbone
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