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sabato 19 settembre 2026

VIDEORICORDO DEL PREMIO MARTOGLIO 2009. Con pubblicazione della silloge inedita "Venti di sicilinconia", edizioni Medinova

Diciassette anni fa



PREFAZIONE

La poesia di Piero Carbone tra “sicilinconie” e modernità

Di Salvatore Di Marco


Cominciamo proprio dal titolo di questa silloge poiché (mi pare) potrebbe serbare in sé il senso, la ragione lirica, l’istanza fondativa di tutta la raccolta. 
D’altronde è un titolo che impegna per questo suo curioso neologismo il quale tende a significarla tutta – sicilinconia appunto – e che l’autore, benché lo abbia già proposto nel 1996, affida per il suo significato alla intuizione dei lettori. 
Anche alla mia poiché m’è finora mancata l’occasione di vedere la citata pubblicazione del 1996. 
Sicché mi domando subito: c’è o no una relazione, magari implicita, con altro e più antico neologismo – divenuto famoso – come similitudine? No, lì siamo sul terreno sociologico e non letterario. 

Molti ne attribuivano erroneamente la paternità a Leonardo Sciascia, ma poi si disse (però Sciascia lo aveva scritto esplicitamente e purtroppo invano) che quel termine così amaro fosse stato inventato chissà quando dal poeta e pittore Crescenzio Cane, un ostinato cantore della rabbia sottoproletaria delle disperate periferie suburbane di Palermo fin dai tempi roventi della sua Radice del Sud apparso alla fine degli anni Cinquanta. 

Chi però meglio di me (l’autocitazione è necessaria) aveva conosciuto di prima mano il saggio Sicilitudine che Cane pubblicò per la prima volta nel 1974, per avere io stesso dettato l’introduzione al volume di poesie La bomba proletaria dove, appunto, era collocato quel testo all’appendice? 
Pareva che tutto fosse stato chiarito, ma lo fu fino ad un certo punto, poiché ricordai più volte che Crescenzio Cane, a sua volta, l’idea se l’era trovata già bell’e confezionata. Infatti la si trova trattata nella prefazione che Alfredo Giuliani scrisse per La scuola di Palermo (Feltrinelli, 1962) e risulta elaborata da uno dei tre (o collegialmente) giovani scrittori “neo-avanguardisti” palermitani Roberto Di Marco, Michele Perriera e Gaetano Testa.

È praticamente impossibile oggi scoprire chi di loro sarebbe stato il vero genitore, ma ciò che conta adesso poco poiché i connotati del concetto di sicilitudine  restarono, ab origine, di tipo sociologico e politico: con toni marxisti e rivoltosi in Cane, con preminenti venature socio-psicologiche in Sciascia. 

E, invece, la sicilinconìa di Piero Carbone (mi baso su questa silloge poetica che qui si presenta) non ha con tutto ciò alcuna parentela, e neppure con i tantissimi significati che chiunque abbia usato quel termine ignorandone le fonti, ha voluto successivamente darle. 

Più tardi negli anni circolò – in ambiti circoscritti – un’altra parola di nuovo conio, e il personaggio che la diffuse (ma senza fortuna) fu Gesualdo Bufalino il quale parlò di isolitudine. E qui forse ci avviciniamo a Piero Carbone. Il tema implicito in quella parola richiamava palesemente quello della solitudine dei siciliani e della loro condizione esistenziale di insularità. Il terreno non era più quello ideologico, ma si stava parlando di una condizione esistenziale con i conseguenti riverberi sulla tipologia psicologica dei siciliani. E si respirava, comunque, un’aria letteraria e non da éngagèment di borgata.

Rispetto alla idea di Bufalino lo scrittore Lucio Zinna (siamo negli anni Ottanta) con sufficiente documentazione letteraria alla mano, rivendicò la titolarità del conio, e accusò apertis verbis di plagio il noto scrittore comisano. Ma la controversia morì lì, insieme alla parolai isolitudine che non affascinò nessuno. 

Ora, al di là di queste cronache dell’epoca, anche in questo secondo caso la sicilinconia di Piero Carbone, così com’egli la intuisce e la propone poeticamente, è un’altra cosa, anzi, tutt’altra cosa. 
Nel nostro poeta racalmutese non ci troviamo davanti ad un “concetto” elaborato su istanze di razionalità speculativa, quanto invece invece davanti ad una “categoria” tutta poetica della sua liricità, capace di agire sulla creatività e sui suoi impianti di scrittura.  

Aggiungo soltanto che se stiamo parlando di una sorta di “malinconia sicula”, ( quella che  - per intenderci – i messinesi nel loro dialetto chiamano lissa e luffa o siddrìu  i palermitani), allora forse attraverso la finestra aperta dalla solitudine di Lucio Zinna e dalle “manipolazioni” di Bufalino sull’anima siciliana contemporanea, con Carbone – e specificatamente con questa sua silloge Venti di sicilinconia  - entriamo in una dimensione più marcatamente soggettiva, insediata cioè nella interiorità della persona (del poeta), germinata sulla somma di ancestrali disagi dell’anima, e che assumono nei singoli testi poetici della sua raccolta i segni della malinconia. 

Infatti,   in quest’ultimo libro di Carbone, si colgono la confessione d’un profondo senso di disagio esistenziale (nascivu nni lu seculu sbagliatu) insieme al persistente senso della precarietà (e forse occasionalistà) del vivere. C’entra il sartriano “essere” e “nulla”?  
C’entra il sentirsi emarginato, assente, rifiutato da un progetto che dia significato al genere umano transeunte nel pianeta? 
C’entrano le quotidiane amarezze, le delusioni del mondo di oggi con tutti i suoi mali sociali? C’entra l’inesplosa rabbia che disarma e non edifica il bene comune? 
Può darsi, ma certo è che il poeta dice che tutti “siamo vento”:

Essiri. Unn’essiri. Duranu un mumentu.
C’era, un c’è cchiù. Cu l’arrigorda?

Vientu, siemmu vientu.

Ed è certo pure che, tra luce e buio, la realtà smarrisca il connotato della verità e sfumi tra le nebbie del sogno:

tuttu ascura e agghiorna,
si vidinu tutti cosi
e pari ca si sonna.


Poi giunge sempre, inappuntabilmente, il tempo in cui è necessario capire se tornano i conti o se il vivere ogni giorno ha toccato i fondali del fallimento:

Calu l’uocchi, talìu
si tornanu li cunti.
Nun  tornanu ppi mia,
forsi ppi tia. 
…
Forsi tu arriniscisti, iu  fallivu?
Tu cu l’arma sbinnuta a la stranìa,
iu m-briacatu di sicilincunia.



(Abbasso gli occhi, vedo / se tornano i conti. / Non tornano per me, / forse per te. […] Forse tu ce l’hai fatta e io ho fallito? / Tu con l’anima svenduta in terra straniera, / io imbriacato di sicilinconia).

 Ecco la chiave di lettura di tutta la raccolta: e Carbone, con i suoi venti di sicilinconia porta la “sicilitudine” sciasciana  (e non di Cane) dalle cifre antropologico-culturali, insieme alle incerte solitudini, sulla dimensione spirituale della soggettività umana proprio laddove ristagnano alienazioni, estraneità, patimenti, domande senza speranza. 
Ecco, dunque, nella vena poetica di Carbone, come scorrono le malinconie  dandole umori e dettati. 
Ecco, perciò, una nuova liricità del canto rabbiosamente dolente e parimenti misurato e sommesso, ecco il lungo trasferirsi della condizione siciliana dalle sicilitudini alle sicilinconie. 

E tutto con buona pace del compianto Santi Correnti il quale, in un suo corposo libro di tanti anni fa La Sicilia che ride (Ed. D’Anna, Messina 1991) prediligeva  la tesi che i siciliani godessero – smontando un luogo comune – di una naturale propensione all’umorismo. Ma se hanno ragione i “ragazzi” della  Scuola di Palermo, e poi Crescenzio Cane, e quindi Lucio Zinna, e poi Gesualdo Bufalino, e infine il poeta Piero Carbone, forse neanche Santi Correnti sbaglia: le facce sono due mentre la medaglia è una sola. Tutto può esser vero e nulla è, pirandellianamente, inconfutabile.

In tempi in cui, come ho ricordato prima, si attribuiva a Leonardo Sciascia l’idea fondativa della nozione di “sicilitudine”, lo scrittore agrigentino Nuccio Mula scriveva che “la sicilitudine nasce come sorella della solitudine e della inquietudine” (in “L’Eco di Agrigento”, 30 marzo 1986), e guardando a Sciascia continuava in questi termini: 

“La similitudine è difficilmente vivibile e comprensibile da chi ne sperimenta la quotidianità solo di riflesso, o nelle sue apparenze immediate e fallaci […]; essa è anche longitudine e latitudine del cammino della ragione”. 

Tuttavia la solitudine è anche nella concezione della “isolitudine”: anzi vi dimora in eccellenza, ne è il Sein und Zeit  di Heidegger, l’essere e il tempo. Ho citato Nuccio Mula perché mi pare che il suo ragionamento rappresenti una svolta orientata a mediare gli antecedenti esotici Cane-Zinna e Sciascia-Bufalino, affinché si rintracci la finestra da dove prende il volo la “sicilinconia” di Piero Carbone. 
E così il cerchio si chiude perfettamente. “Sicilincunia veni di pena” dice il nostro poeta di Racalmuto, e così conclude:
Ma chi sunnu sti sicilincunii?
Pinzera.
Pampini
di vigna nvirdicata.
Pampini
d’un arbulu cadutu.

Abbiamo perciò, nella poesia di Carbone, la metafora rivelatrice: il vento della sicilinconia dirada sulle sue pagine e disegna a tinte tenere il profilo di una poetica sofferta di pensiero come foglia di vigna o d’albero caduto. "Dov’era l’ombra or sé la quercia spande" cantò il Carducci. 
È drammatica questa idea dell’uomo come “albero caduto”. 

Non a caso io, letta e riletta la nuova  silloge dialettale di Piero Carbone,  mi sono persuaso che egli adesso, per dirla con Ignazio Buttitta, si stia facendo la peddi nova, la sua nuova pelle. 

Palermo, 20 ottobre 2009

Salvatore Di Marco




Il sindaco Paolo Pilato consegna la pergamena con la motivazione
 e la scultura di Nino Martoglio realizzata dallo scultore Salvatore Cipolla



PREMIO MARTOGLIO 2009

Autori più o meno noti, nel corso degli anni, hanno affollato la Piazza Umberto I del Comune di
 Grotte, divenuta un vero punto di riferimento per i pocti dialettali della nostra regione. Con orgoglio, il
"cammino poetico" si è venuto compiendo attraverso la declamazione dei dialetti vivi, affidati al giudizio del tempo. Non muore la poesia, neppure quando il poeta depone per sempre la penna, ma vive, irradia, pervade la parola, innerva i concetti, alimenta la sicilianità.

Una priorità culturale si ripropone, un bisogno vero della bellezza del sentimento.
Il 27 settembre 2009, i tre finalisti Mario Bonanno Conti di Messina, Piero Carbone di Palermo e Giovanna Vindigni di Ragusa hanno ricevuto come trofeo una scultura di Salvatore Cipolla rispettivamente per le raccolte poetiche Siritina ri  stati, Venti di Sicilinconia, Staciuni. 
Il contratto editoriale invece è stato assegnato alla raccolta Venti di Sicilinconia di Piero Carbone.

Un evento realizzatosi grazie alla trasparenza della segreteria diretta da Carmelo Arnone. La giuria, composta da Salvatore Mugno, Domenico Galletto,
Nino Agnello, Tommaso Romano, Alfio Patti, Antonio Liotta e dal critico cinematografico, come membro speciale, Gregorio Napoli, era presieduta da Salvatore Di Marco.

Il premio speciale per i meriti artistico-cinematografici è stato assegnato al duo Ficarra e Picone; il
premio per i meriti imprenditoriali è stato assegnato all'azienda Mancuso.

Contemporaneamente, nell'atrio del Municipio la pittrice Margherita Biondo ha allestito una mostra personale di pittura.

Il dialetto, la sicilianità, sono stati felicemente rappresentati da eccellenti artisti ammirati con sguardi entusiasti nella piccola cittadina divenuta, in una sera mite di settembre, capitale della poesia. 
Una felice pausa, nell'abituale trascorrere della quotidianità; un momento significativo, si spera, per la storia della letteratura siciliana.

Il Presidente
Aristotele Cuffaro





Presentatore della serata il giornalista Carmelo Lazzaro





lunedì 14 settembre 2026

RENZO COLLURA METICOLOSO VISIONARIO. L'omaggio di Alfredo Marsala Di Vita

 


Il video L'ECO DEL SILENZIO documenta l'attività pittorica e culturale di Renzo Collura, è stato
realizzato dal maestro Alfredo Marsala e proiettato durante la mostra MEMORIE E FANTASMI tenutasi a Racalmuto, Auditorium "Santa Chiara", 7 -22 Aprile 1990. La mostra, da me proposta e organizzata col patrocinio del comune di Racalmuto e la consulenza di Athos Collura, doveva essere un'antologica per testimoniare il legame del maestro Collura con Grotte, suo paese di origine, e Racalmuto a cui era particolarmente legato. Purtroppo è risultata una retrospettiva dal momento che Renzo Collura è venuto meno prima dell'inaugurazione della mostra.

sabato 7 febbraio 2026

LO SCULTORE GIACOMO RIZZO E LE OLIMPIADI DI MILANO-CORTINA. Pensando al lungimirante Athos Collura

Un'installazione dello scultore palermitano  Giacomo Rizzo,   ispirata alle sculture del Canova, viene esposta durante l'inaugurazione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. 

Chi vuole può rivederla su Rai play nella diretta  del 6 febbraio 2026 tramite il seguente link:

https://www.raiplay.it/video/2026/02/Olimpiadi-Invernali-Milano-Cortina-2026---Pattinaggio-di-velocita-Oro-di-Lollobrigida-nei-3000-metri---07-02-2026-6d60a6fe-6f2e-4a6c-8de8-b44e651f0c9e.html

L'artista, con giusta soddisfazione, all'indomani dell'evento trasmesso dalla Rai in mondo visione, così si esprime sui social: 

"Finalmente!!!! Ieri si è realizzato un grande sogno nel cassetto.  Più di due miliardi di persone e di fronte al Presidente Sergio Mattarella e 50 capi di Stato, hanno potuto ammirare, in mondo visione, le sculture che ho realizzato per conto di Balich wonder studio, per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina. Le opere del segmento bellezza, sono state un omaggio al genio italiano  Antonio Canova. Lo stadio di San Siro si è trasformato in un grande museo a cielo aperto, le opere vibrando nell'aria con un'enorme installazione, accompagnato dalla coreografia  ispirata ad Amore e Psiche".

Ai numerosi complimenti e messaggi di felicitazioni ho aggiunto con piacere il mio:

"Complimenti, Giacomo, quanto sarebbe stato contento Athos che ti ha apprezzato sin dagli esordi".

In questa sede mi è più agevole spiegare il perché del riferimento ad Athos Collura.

Dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. 

Nel 2000, su idea e proposta di Athos Collura, aveva luogo il Primo Premio Regionale d'Arte "Renzo Collura" per giovani artisti. Era un Premio itinerante la cui prima tappa è stata nel Palazzo Comunale di Grotte dal 16 al 30 dicembre 2000. 

Altre tappe previste presso la sede della Provincia Regionale di Agrigento, la Civica Galleria d'Arte Moderna di Palermo, l'Accademia di Belle Arti di Catania, la sala dell'Abbazia Cistercense "Santa Maria in Castagnola" di Chiaravalle in provincia di Ancona. 

La Commissione giudicatrice era formata da:

< Tommaso Trini: critico d'arte, docente presso l'Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) - Presidente

< Antonella Purpura: Direttore della Civica Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo" di Palermo

< Maria Cristina Fioretti: Direttore del Museo Internazionale dell'Immagine Postale, Belvedere Ostrense (AN)

< Concetto Pozzati: artista, docente presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna

< Athos Collura: artista (Milano)

< Stefano Lo Presti: Direttore dell'Accademai di Belle Arti di Palermo

< Enzo Indaco: Direttore dell'accademia di Belle Arti di Catania

L'opera del giovane Giacomo Rizzo  veniva riconosciuta degna di attenzione e inclusa,  dalla lungimirante Commissione, tra le Opere Selezionate. 

Le "opere prime" premiate e selezionate sarebbero rimaste di proprietà del Comune di Grotte per dotare il Civico Museo d'Arte Contemporanea. Un'occasione mancata purtroppo perché il Premio, dopo la prima edizione, non ha avuto più seguito. 


 

Pagina del catalogo dedicata a Giacomo Rizzo

L'immagine di copertina del catalogo riproduce l'opera di Renzo Collura 

"Grotte" cm. 60x40 olio su tela s.d.

Sommario

Il bando del Premio


Le opere di Giacomo Rizzo su facebook






martedì 30 dicembre 2025

LA MIA PRIMA POESIA. Domande di Francesco Bellomo a me e a Salvo Carlucc...


In occasione di uno speciale riconoscimento per la carriera a Gianfranco Iannuzzo nel 2013, il Premio Martoglio, ideato e diretto da Aristotele Cuffaro, ha invitato come ospiti i premiati delle precedenti edizioni Piero Carbone e Salvo Carlucci rispettivamente nel 2009 e 2012, autori delle sillogi VENTI DI SICILINCONIA e 'NCIMATURI, pubblicate dalla casa editrice Medinova diretta da Antonio Liotta


Da sx: Salvo Carlucci, Alfio Patti, Gianfranco Iannuzzo, Piero Carbone







martedì 18 novembre 2025

NELLA SUA SICILIA. Ricordo di Athos Collura




Ricordo di Athos Collura: Grotte onora l'artista a 30 giorni dalla scomparsa.

                                                                di Carmelo Arnone

Un doveroso omaggio da parte della comunità di Grotte ad Athos Collura, il poliedrico pittore e scenografo scomparso lo scorso 18 ottobre a Milano, dopo una coraggiosa battaglia contro la malattia.
A trenta giorni esatti dalla sua morte, martedì 18 novembre 2025, alle ore 18.00, si terrà una manifestazione dal titolo "Athos Collura - Il ricordo" presso la biblioteca comunale "M. L. King".

La manifestazione è promossa da quattro realtà operanti sul territorio e legate all'artista:
il Comune di Grotte, la Pro Loco "Herbessus", la FIDAPA - Sezione di Racalmuto, la testata giornalistica Grotte.info Quotidiano.

A testimonianza del legame profondo di Collura con le sue origini e la sua comunità, parteciperanno alla serata:
- Alfonso Provvidenza, Sindaco di Grotte;
- Filippo Vitello, Presidente della Pro Loco;
- Angela Giglia, Presidente della Fidapa;
- Carmelo Arnone, Direttore di Grotte.info Quotidiano, che coordinerà gli interventi.

L'introduzione all'opera di Athos Collura sarà curata dallo scrittore Piero Carbone, che esplorerà il percorso artistico di una delle voci più originali della pittura italiana dal dopoguerra a oggi.
A nome ed in rappresentanza dei familiari e parenti dello scomparto artista porterà un saluto Assunta Agnello.

Momento centrale della serata sarà la proiezione del documentario "Athos Collura. Ogni sogno infranto?" di Renato Minotti, edito dalla Città Metropolitana di Milano.
Il documentario ripercorre la vita e l'arte di Collura, un artista che, pur avendo lasciato presto la Sicilia per Milano (dove visse e operò dal 1961), non ha mai interrotto il suo legame con Grotte...
Continua la lettura su www.grotte.info 👉

 

martedì 13 maggio 2025

LE PAROLE POETICHE DI LINDA DI STEFANO. Presentazione del libro postumo "Lo sguardo oltre i muri"

Dal sito di Grotte.info diretto da Carmelo Arnone

https://www.grotte.info/ag/025/Notiziario202505.htm#10.05.25b 



Editoria. "Lo sguardo oltre i muri" di Linda Di Stefano, per celebrare poesia e memoria; venerdì 16 maggio

 

"Lo sguardo oltre i muri" di Linda Di Stefano, per celebrare poesia e memoria
Locandina

Linda Di Stefano
Linda Di Stefano

Venerdì 16 maggio 2025 sarà una giornata dedicata alla celebrazione della figura e dell'opera di Linda Di Stefano, poetessa di Grotte scomparsa prematuramente nel 2023. L'appuntamento, intitolato significativamente "Lo sguardo oltre i muri", si articolerà in due momenti distinti, offrendo alla comunità l'opportunità di onorare la sua memoria e di scoprire la sua intensa produzione poetica.

"Lo sguardo oltre i muri" di Linda Di Stefano, per celebrare poesia e memoria
(Locandina)

La giornata inizierà alle ore 11.00 presso il Cimitero di Grotte, dove si terrà una commemorazione dell'Autrice. Un momento di raccoglimento e ricordo per familiari, amici e quanti hanno apprezzato la sensibilità e la profondità dei suoi versi.
Il culmine della giornata si raggiungerà alle ore 19.00 presso la Biblioteca comunale "M.L. King", che ospiterà la presentazione del libro postumo di Linda Di Stefano, intitolato appunto "Lo sguardo oltre i muri", GAM editrice, a cura del marito Angelo Ponzo. A condurre la serata sarà Carmelo Arnone, autore della prefazione al testo, che accompagnerà il pubblico attraverso le diverse fasi dell'incontro.
Dopo i saluti istituzionali di Alfonso Provvidenza (Sindaco di Grotte), Angela Giglia (Presidente FIDAPA), Filippo Vitello (Presidente Pro Loco Herbessus) e Pietro Zucchetto (Presidente AVIS Comunale di Grotte), la parola passerà ad Antonio Carlisi per la relazione sulla figura dell’Autrice.
Un momento particolarmente toccante sarà dedicato alla proclamazione di alcune poesie, con il commento artistico proposto da Piero Carbone, tratte da "Lo sguardo oltre i muri", interpretate da Giusy Lo Sardo, Stefania Terrasi, Mariangela Morreale, Evelyn Castellacci, Giorgia Castronovo e Tania Garifi. Le loro voci daranno vita ai versi di Linda Di Stefano, permettendo al pubblico di immergersi nella sua poetica.
La serata sarà arricchita dall'animazione musicale dell'Elegans Trio, composto da Isabella Di Salvo al pianoforte, Julia Di Stefano al flauto e Lavinia Di Stefano al clarinetto. Le loro note creeranno un'atmosfera suggestiva e contribuiranno a rendere omaggio alla sensibilità artistica di Linda Di Stefano.
Nonostante la sua prematura scomparsa, Linda Di Stefano ha lasciato un segno retaggio culturale assolutamente degno di considerazione, grazie alla sua passione per la scrittura e la pittura. La sua produzione artistica testimonia una vivace e feconda attività creativa.
"Lo sguardo oltre i muri" si presenta come una raccolta di poesie intense e profonde, capaci di toccare le corde più intime dell'anima. I versi di Linda Di Stefano spaziano tra riflessioni sul senso della vita, sull'amore, sul dolore e sulla bellezza del mondo che ci circonda. La sua è una poesia che non teme di esplorare le zone d'ombra dell'esistenza, ma che al contempo sa cogliere la luce inaspettata di un ricordo, di un paesaggio, di un'emozione.
Attraverso un linguaggio evocativo e immagini potenti, l'autrice conduce il lettore in un viaggio interiore, invitandolo a superare i propri "muri", le barriere invisibili che spesso impediscono di vedere oltre l'apparenza. La sua voce poetica è autentica e vibrante, capace di trasmettere una profonda umanità e una sincera compassione per le fragilità dell'essere.
La raccolta si caratterizza per una varietà di toni e di temi, mantenendo tuttavia una coerenza stilistica che riflette la sensibilità unica di Linda Di Stefano. Ogni poesia è un piccolo universo a sé stante, ma tutte sono legate da un filo conduttore che è la ricerca di significato e di bellezza nella complessità dell'esistenza.
"Lo sguardo oltre i muri" è un omaggio alla memoria di una poetessa sensibile che, con voce autentica e potente, tramite i suoi versi, continua a parlare al cuore di chi legge. Un libro da non perdere per chi ama la poesia che sa emozionare e far riflettere.
L'iniziativa è promossa dalla testata giornalistica Grotte.info Quotidiano, con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Grotte e la collaborazione di: FIDAPA di Racalmuto, 
Proloco Herbessus, Avis Comunale di Grotte. 
  
Redazione
11 maggio 2025
© Riproduzione riservata.
  

 

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giovedì 19 dicembre 2024

ANNIVERSARIO RENZO COLLURA. Pubblicati gli Atti AIPI (curati da Dagmar Reichardt) con un intervento di Stefan Çapaliku

 .

In coincidenza dell'anno in cui cade il 35° anniversario della morte di Renzo Collura (che cade il 19 dicembre) sono stati pubblicati gli Atti del Congresso AIPI - tenutosi a Siviglia dal 7 al 9 novembre 2024 - il volume edito da Franco Cesati Editore contenente gli le relazioni esposte nella sessione “BENVENUTI AL NUOVO SUD-Costellazioni, collaborazioni e trasformazioni transculturali” del XXV congresso AIPI “Raccontare la realtà. Italia ieri e oggi” (Palermo, 27-29 ottobre 2022). 


Tra le relazioni vi è quella di Stefan Çapaliku, Renzo Collura disperso in Albania, accolta con vivo interesse dalla curatrice Dagmar Reichardt che così ha l'ha preannunciata nell'Introduzione agli Atti : "... ci offre il piacere di poter leggere un ricordo dell’ex soldato e artista siciliano Renzo Collura, “disperso in Albania”, raggiungendoci “dall’altra sponda” del Mar Adriatico, lo scrittore  - italofilo - Stefan Çapaliku (n. 1965). Autore di vari romanzi albanesi (tradotti in diverse lingue, tra cui l’italiano) che trattano della storia e della vita nei Balcani di oggi; Çapaliku, nato a Scutari, ha vinto nel 2024 il Premio nazionale dell’Albania per il miglior romanzo."



Lo scrittore albanese, nei sei paragrafi del suo intervento,  ripercorre gli aspetti e i legami albanesi di Renzo Collura: 

1. Renzo Collura, un Ulisse partito per la guerra 

2. Renzo Collura si ferma a Scutari 

3. Benardina Qerraxhija, la Circe di Renzo 

4. Le lettere mai spedite 

5. Renzo Collura si ferma a Durazzo 

6. Epilogo o Maiora Premunt

Così scrive Stefan Çapaliku del Maestro Collura nel suo intervento:

 "I sentimenti albanesi non lo abbandoneranno e come testimoniano molti contemporanei arbëresh, divenne amico di questa comunità e si avvicinò persino alla chiesa arbëresh per contribuire con i suoi progetti pittorici. Sarà direttore della Galleria Di Arte Moderna di Palermo fino al 1977, anno in cui si dedicò interamente alla sua arte. 



Il suo ciclo pittorico La danza della morte rimane un capolavoro, non solo suo, ma anche del tempo che lo ha ispirato. Il lavoro di Renzo è stato apprezzato anche dal celebre critico italiano Philippe Daverio, che gli ha prestato particolare attenzione attraverso un documentario televisivo."

 E facendo eco a quanto si sta istituendo in Albania per valorizzare la figura di Renzo Collura così conclude: "Nella sua città natale, a Grotte, è stato recentemente costruito un museo a lui dedicato."


Dopo l'incontro con Athos Collura, figlio di Renzo, e a testimonianza dell'interesse per il Renzo Collura  "albanese" ritrovato, risale a qualche anno fa la pubblicazione ben accolta in Albania di Stefan Çapaliku, Renzo Collura. Un artista disperso in Albania,  Editore Botimet Fishta, Tirana 2020. 

 












giovedì 22 ottobre 2020