Visualizzazione post con etichetta salvatore Pedone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta salvatore Pedone. Mostra tutti i post

giovedì 8 novembre 2018

AMORE PER PALERMO DI RENZO COLLURA ATTRAVERSO IL LINDORE DI UN DISEGNO. La Biblioteca comunale di Palermo


Salvatore Pedone
 oggi ha pubblicato questo disegno con la seguente didascalia:

Disegno a tempera del 1951 di L. Collura che raffigura i prospetti esterni della Biblioteca Comunale di Palermo prima dei recenti restauri


Mio commento nel condividere la foto:
Amore per Palermo di Renzo Collura attraverso il lindore di un disegno.


Dialogo sui social
*

Salvatore Pedone:
Se vedi la foto ingrandita è L. Collura. Avevo pensato anch'io a Renzo che stimavo moltissimo per la sua generosità da galantuomo.

Piero Carbone:
All'inizio si firmava anche così oppure Lauro da Grotte, mi pare, ma ti saprò dire con più sicurezza consultando suoi articoli giornalistici coevi

In effetti ritroviamo articoli firmati Lauro di Grotte,  Lorenzo Collura e infine Renzo Collura, nella corrispondenza qualcuno lo chiama Enzo, ma che L. C. corrisponda a Renzo Collura che sappiamo non v'è ombra di dubbio in quanto prova dirimente è un articolo del 2 settembre 1960 sul Giornale di Sicilia.

 "Giornale di Sicilia", 2 settembre 1960

"Due luoghi ha l'Isola cari alla memoria 
di quelli che l'hanno resa illustre: 
il Pantheon e la Biblioteca Comunale".






Post correlati tramite i tags "Renzo Collura", "Salvatore Pedone", "Grotte"

venerdì 3 agosto 2018

SU SANTA ROSALIA UN DOCUMENTO SORPRENDENTE RIESUMATO DA SALVATORE PEDONE. Testimonianza di una chiesa su Monte Pellegrino già nel 1337 (a Racalmuto ancor prima, secondo il Cascini)

Cade a fagiolo la scoperta e relativa pubblicazione su fb del seguente documento da parte di Salvatore Pedone, che ha retto e valorizzato per tanti anni la Biblioteca comunale di Palermo, in previsione del progetto che tenderebbe a creare una rete di paesi e località legati al culto di Santa Rosalia da coinvolgere e coordinare possibilmente in "Panormus. La scuola adotta la città", visto che, dopo il Genio, sarà Santa Rosalia quest'anno il tema comune e trasversale a tutte le scuole adottanti i vari monumenti previsti negli itinerari di "Palermo apre le porte". 

E potrebbe concludersi con la sfilata a Palermo, per il Festino,  dei rappresentanti della varie località "rosaliane", simbolicamente in corteo dietro la famosa urna argentea contenente le reliquie della Santuzza: palermitana, ma non solo.
.


Totò Pedone, nel pubblicare questo eccezionale documento, lo accompagna con la seguente nota:

Sul culto di S. Rosalia, legato ad una chiesa esistente sul Monte Pellegrino, segnaliamo la testimonianza manoscritta dello storico Antonino Mongitore (1663-1743)… si evince che la data più antica risale al 1337.

Trascrivo, per maggiore intelligenza, le parti relative di questa pagina: 

In un volume conservato nel Tesoro dell'Ill.mo Senato di Palermo, ricoperto di rosso dorato, si contengono le cose spettanti all'antico culto di S. Rosalia, il cui indice è il seguente…
Testes Joannis de Caravellis in quo [***] Ecclesiae S. Rosaliae in monte Pellegrino, anno 1377 - a f. 18


.


Salvatore Pedone
Piero… se leggi bene il documento, troverai: De templo S. Rosaliae in oppido Racalmuti...

*

Ringrazio Totò Pedone per la segnalazione "racalmutese". Sull'esistenza di una chiesa dedicata a Santa Rosalia si fa riferimento anche alla testimonianza del Cascini a cui si rimanda nel Saggio apologetico sulla vera patria di Marcantonio Alaimo dell'abate Salvatore Acquista pubblicato nel 1856.

Sulla "presenza" di Santa Rosalia a Delia nei documenti storici, è in dirittura di arrivo un libro di Paolo Busub.

Post correlati:
*
*
*
*

mercoledì 7 giugno 2017

POESIA E CANTO A PALAZZO RISO, A PROPOSITO DI "ELLISSOPEDIA" DI PIETRO LONGO

Piero Longo con Totò Pedone 
Villa Niscemi, maggio 2016





L'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Carlo Vermiglio

il Dirigente Generale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Gaetano Pennino

la Direttrice del Polo Museale Regionale d'Arte Moderna e Contemporanea di
Palermo
Valeria Patrizia Li Vigni

sono lieti di invitare
alla presentazione del libro  " ELLISSOPEDIA " di Pietro Longo
Collana "Frecce" Edizioni Plumelia
7 giugno 2017
ore 19,00
 Polo Museale Regionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Palermo
Palazzo Belmonte Riso
Via Vittorio Emanuele, 365

Interventi critici di
Gioacchino Lanza Tomasi di Lampedusa
Cosimo Scordato
Aldo Gerbino

Letture di
Clelia Cucco
Gigi Borruso





Coro Polifonico del Balzo, diretto dal Maestro Vincenzo Pillitteri
Archivio Storico Comunale di Palermo, maggio 2017






ph ©Piero Carbone

martedì 3 gennaio 2017

A PALERMO FESTOSAMENTE (RI)APERTE, A RACALMUTO OSTINATAMENTE CHIUSE, LE BIBLIOTECHE. L'articolo di Alan David Scifo sul "Corriere del Mezzogiorno"

E' di questi giorni l'importante notizia della riapertura della Biblioteca Comunale di Palermo in tutte le sue sezioni dopo circa vent'anni di ammodernamenti, riordino e sistemazioni varie, e, tra coloro che hanno profuso il loro impegno, voglio ricordare in particolare due persone che conosco personalmente e che per questo evento si sono tenacemente prodigate, Totò Pedone e Teresa Milia (sarà l'occasione per riesumare nei prossimi giorni le foto che l'anno scorso feci alla mostra di incunaboli da loro curata nell'atrio della Biblioteca)





Quasi contemporaneamente, per la sensibilità di un giornalista non racalmutese nei confronti della cultura bistrattata di Racalmuto, si pubblica un servizio sul "Corriere del Mezzogiorno" di tenore completamente opposto, afferente la storia di una biblioteca ostinatamente chiusa. Anche le porte delle biblioteche, del resto, hanno una doppia funzione, e valenza.


Per leggere l'articolo di Alan David Scifo, cliccare il seguente link: 




Cronolink correlati:
*

Post del 9 agosto 2016
Post dell'11 agosto 2016

Post del 27 agosto 2016
*
*


lunedì 25 aprile 2016

RACALMUTA?! E IL PROSSIMO QUALE SARA'? Non c'è pace toponomastica per "Racalmuto". Neanche per Castronovo


Rakal-Maut, Rahal Maut, Rahal Hamud,  Rahal mudd, Racalmutum, Racaliuto etc.

Non è che Racalmuto con tutti questi nomi corre il rischio di andare in crisi di identità (toponomastica)?

Non posso tuttavia tacere un'altra indicazione toponomastica che va ad aggiungersi alle precedenti.

Dopo  la segnalazione di Charlie Craparo e cioè di avere letto "Racaliuto"  nelle carte geografiche affrescate nel 1581 nella Galleria delle Carte Geografiche, in Vaticano, mi è accaduto di imbattermi in "Racalmuta".
Una scoperta casuale nel visitare l'interessante mostra tenutasi il 23 aprile a Palermo presso l'atrio della biblioteca comunale di Casa Professa, curata da quel grande rabdomante bibliofilo qual è Totò Pedone.

E come le ciliegie, un nome tira un altro: troviamo il toponimo "S. Pietro" per la gioia degli amanti dell'omonimo Casale che si vorrebbe valorizzare e far rivivere, ma non troviamo a due passi Castronovo di Sicilia, leggiamo però di un "Castelnovo" e di altre concordanze, discordanze e amenità, ma ci fermiamo perché per oggi l'incetta di ciliegie, pardon, di nomi topo-nimi, può bastare: il paniere non è colmo ma un po' di gustosi frutti ce li riserviamo per altre sortite.









 
Totò Pedone



Link correlati:

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2015/05/un-racalmutese-infiltrato-nei-musei.html


ph ©piero carbone






domenica 23 settembre 2012

LUNA E SCRUSCIU DI CARRETTU


Montallegro, Natale 2011



Fino ad una trentina di anni fa, scrivevo nel 1988, ora aumentata di un’altra ventina, numerosi carretti rullavano sulle strade petrose di Racalmuto.
            Carretto, cataletto. Duro mestiere quello del carrettiere, sia che fosse un acqualuòru, che vendesse cioè  acqua per le vie e viuzze del paese, sia che trasportasse, per destinazioni prossime o anche fuori provincia, mercanzie varie: masserizie, prodotti della campagna e naturalmente zolfo e sale delle locali miniere. A Ravanusa i più anziani ancora se ne ricordano du racarmutisi ca vinnìa sali, del racalmutese che vendeva sale.

            I carrettieri, numerosi, esposti all’acqua e al vento, ai rischi della strada e agli agguati predatori di malviventi mpaccialàti nei passi scògniti, perennemente in competizione, erano gente spavalda, irascibile, generosa.  Abili nel fare scùrriri la zzòttae sfiorare il dorso del cavallo o pizzicare le orecchie del mulo da tiro per vincerne la ritrosia e sollecitare il passo ritmicamente cadenzato sotto la canicola, incontro al vento di tramontana, nelle arrancanti salite.  Compare Alfio, il famoso carrettiere della Cavalleria rusticana, in dialetto canterebbe così: Oh, chi bieddru mistieri, fari lu carrittieri, jiri di ccà e di ddrà, jiri di ccà e di ddrà. Scurri la zzòtta, accàaa!

Poi hanno smesso. Soppiantati dai mezzi meccanici e dalle mutate condizioni lavorative, i carretti sono stati accantonati, i loro proprietari si sono adeguati motorizzandosi. All’inconfondibile scrùsciu di carrettu sono subentrati altri confusi rumori. Ma qualcuno ha cambiato mestiere o se ne è andato in America.
            Sono scomparsi d’incanto, o per metamorfosi o per l’emigrazione, gli ultimi carrettieri.

            Il carretto da qualche tempo è tornato di moda ma come impennacchiato oggetto ornamentale, vezzo borghese, citazione pittorica, oltreché essere servito alle carriere di professori universitari e a fortune editoriali con studi e pubblicazioni. In primo piano sono balzati artigiani e artisti del carretto nella sua molteplice tipologia: il palermitano, il catanese, il marsalese, il castelvetranese, e le maestranze di Bagheria, Agrigento, Modica, Vittoria: i Ducato, i La Scala etc.  
Il carrettiere, sullo sfondo di tanta rievocazione artigianale e artistica,  è passato in secondo piano, pressoché ignorato.  Del carrettiere,  del suo mondo, andrebbe scritta la saga per restituirgli  o riconoscergli difficoltà, passioni, sentimenti, il  ruolo nella società del suo tempo. Ognuno lo fa come può. Anche dei versi possono tornare utili e dare l’illusione di fare reincarnare con suoni e immagini  ectoplasmi sfuggenti.

Nni la notti na lanterna
S’arrimìna di luntanu.
Canta un cori vagabunnu
‘Na canzuna senza suonu.
Nni la coffa c’è attaccatu
Un canazzu, e va abbajannu.
Canta, pensa, havi pi liettu
Luna e... scrusciu di carrettu.
Nella notte una lanterna / oscilla da lontano. / Canta un cuore vagabondo / una canzone senza suono. / Alla cesta vi è legato / un cane e va abbaiando. / Canta, pensa, ha per letto / luna e... rullo di carretto. 

            Mi ha stupito tempo fa l’interesse per il mondo dei carrettieri mostrato da un’amica spagnola che ha voluto replicare un sentimento facendolo spaziare oltre il dialetto siciliano:
Luna y traqueteo de carro

En la noche una lintena
Se balancea lejana....
Canta un corazón vagabundo
Una canción  silenciada.
En el eje camina atado
Un perro que va aullando.
Canta, piensa, tiene por cama
La luna y las ruedas que traqueteaban.

Traduzione di Paqui López Buyo



Ex scuderie reali, Villa Favorita, Palermo (2012)


            Ma per tornare ai carrettieri in carne e ossa di un tempo si è fatto appena in tempo a registrarne i nomi anzi i soprannomi con un’apposita ricerca. - Scrivi, scrivi la ngiuria, - tenne a precisare con entusiasmo una  vedova nel ricordare il marito carrettiere – ccu lu nnomu nun nni canusci nuddru -. Scrivi, scrivi il soprannome, col nome non ci riconosce nessuno. Il soprannome, dunque, che è un falso nome, come contrassegno efficace di riconoscimento e identità.
L’ordine di elencazione è sparso: la memoria non registra secondo l’ordine alfabetico né con rigorosa fedeltà anagrafica. Luigi Passerini, ad esempio, sollecitato dal famelico intervistatore si è ricordato di parecchi carrettieri raggruppandoli per vaneddri curtiglia, per vie e cortili, ricollocandoli, vivi e animati come un tempo, nelle strade e nei quartieri dov’essi abitavano, chiamandoli, direi evocandoli, per nome o soprannome,  in italiano, in dialetto, in un festoso e contaminato mélange linguistico.

Acquaioli
Pietru, Titu e Liddru Cuddrura,
Ancilu, Peppi e Pietru Rizzu,
U Giurdanu
Viecchiupilu
Domenico Scozzari
Pagliarieddru
Carmelo Montante
Rocco Messina
Panareddra
Santamulinu
Diego Salvo
Peppi Pucinaru
Calogero Curto
Pitrinu Baccareddra
Panaru
Peppi e Giuvanni Ippunieddru
Ramunnu Pilota
Turiddru Tilèriu
Vincenzo Rinallo

Trasportatori e rivenditori
Luigi Passerini
Luigi Giglia
Nardu e Peppi Agrò
Peppi Ciccuzzu
Alfonso Bellomo
Carmelo Merulla
Carminu Testaleggia
Peppi Cardiddru
Giuseppe Traina
Carminu Cipuddra
Caloriu e Peppi Chiuòvu
Carmelo, Stefano e Giovanni Petruzzella
Salvatore Franco
Ntoniu, Vicienzu e Nicu Quagliariddraru
Tascareddra
Arfonziu Scimè
Peppi, Caliddru, Luvigi, Angilu e Raffieli Chiarelli
Turiddru Calalìa
Liddru Cicirunieddru
Liboriu La Miennula
Luvigi, Peppi, Fofu e Tanu Geraci Sarraviddru
Carminu e Angilu Piazza
Totu, Raffieli, Liddru e Angilu Giacatàru
Turiddru u Babà
Peppi Lattuca
Sarafinu e Nicu Cardiddru
Turiddru Baiuoccu
Liddru Amatu
Carminu Liunieddru
 …


L’elenco degli ultimi carrettieri è stato pubblicato nel volume A lu Raffu e Saracinu, “La Bottega di Hefesto”, Palermo 1988. Prefazione di Salvatore Pedone. Foto di archivio e di Pietro Tulumello. Disegni di Gaston Vuiller.

Il post pressoché identico è stato pubblicato nel luglio 2012 su: 

Castrum Racalmuto Domani: LUNA E...SCRUSCIU DI CARRETTU

castrumracalmuto.blogspot.com/.../luna-escrusciu-di-carre...