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giovedì 1 marzo 2018

PROVERBI TRA SUOCERA E NUORA


Aspetta, nora, ca soggira ti fai!





Capirai, nuora, quando tu stessa diventerai suocera!


Appreso nel 1996 a Misilmeri dalle mie alunne-mamme del corso serale




Foto di Antonio Calabrese esposta alla mostra "La vecchia dell'aceto"
curata da Silvia D'Anca
tenutasi a Palazzo delle Aquile di Palermo dal 13 al 21 gennaio 2018

mercoledì 17 gennaio 2018

IL MARTELLO DEL DIALETTO. Detti e modi di dire superstiti nella Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali




Finu a quannu sì cùniu, statti, 
ma quannu addivienti martieddu abbatti!

Finché sei incudine, subisci,
ma quando ti trasformi in martello, colpisci!



Questo modo di dire, bellissimo ed efficace, mi ha inviato oggi Giuseppe Bellavia Messana da "Acciaiolo" dove vive. Giuseppe insegna alle scuole elementari di Santa Luce dell'Istituto comprensivo "Mariti di Fauglia" sulle colline pisane tra Pisa e Livorno, "uno degli angoli più belli di Toscana", mi dice, ma mi dice soprattutto di essersi divertito a scuola parlando in dialetto racalmutese per tutto il giorno, infatti oggi è la giornata dedicata la dialetto. 

E siccome la "Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali" cade il 17 gennaio, coincide, nel calendario cristiano, con il giorno dedicato a Sant'Antonio, ad esso è dedicato, unitamente alla patrona Santa Rosalia, un altro detto racalmutese:

Santa Rusaliedda e Sant'Antò 
grazii ti nni dunanu quantu nni vuò.

Santa Rosaliella e Sant'Antò,
grazie te ne concedono quante ne vuoi.


Tradizione vuole, e ne ho sapido ricordo dall'infanzia, che si mangino fave secche bollite con verdure e, aggiunge Beppe, "s'addruma la cannila... Favi e carduna!" Si accende la candela... Fave e cardi!
La durata della candela faceva presagire la durata e l'intensità dell'inverno.



Ringrazio Beppe per i detti  in dialetto siciliano che ho cercato di tradurre  in italiano ad sensum
e per la foto che ha scattato nei pressi di Acciarolo
 all'interno di una bottega di fabbro ricostruita a scopi espositivi a Santa Luce.
 (L'incudine mi revoca tante cose e non solo ricordi degli ultimi fabbriferrai al mio paese; anni fa, ai tempi in cui ho insegnato alle scuole serali, sul valore simbolico dell'incudine,  considerata in sé e in dialessi con il martello che batte e modella, ho forgiato l'endiadi sicilincònia-sicilinconìa)

Post correlato sulla Giornata nazionale del dialetto:



martedì 12 luglio 2016

COLPA DEL GATTO? Filosofia proverbiosa con prezzemolo e ortiche

Proverbi, detti e ridetti

1.

Lu pitrusinu era spampazzatu,
vinni la gatta e ci jì a pisciari.
Ora comu cuonzu la nzalata?
Nenti pi nenti, ardicula pistata.


2.

Il prezzemolo era maltrattato,
venne la gatta per andarci a orinare.
Ora come condisco l'insalata?
Invece di niente, ortica pestata.

Commento:
Meno male che l'insalata non si condisce con il prezzemolo!




1. Giovanni Proietto, prototipi di gatto / Ex 500 - tecnica mista su tela - cm 54x76,5 - 2010
2. Giovanni Proietto, prototipi di gatto / tà - tecnica mista su tela - cm 156x148 - 2012
Quadri fotografati alla mostra Non dire gatto presso "L'Altro ArteContemporanea", Via Torremuzza, 6 - Palermo (venerdì 21 marzo - venerdì 4 aprile)

sabato 21 maggio 2016

NON AGGIUNGERE LEGNA. Proverbi siciliani di fuoco, di guerra, di amistà

Empi, spegnetelo!



Cu nun voli focu, livassi ligna

Chi non vuole fuoco, tolga la legna.


Tronco torto

Ossia: chi non vuole litigare, tolga di mezzo i motivi della lite.


Proverbio e commenti in Sandro Attanasio, Parole di Sicilia, Mursia editore, Milano 1977 

Il giovane tenore mugellano Mattia Nebbiai canta "Di quella pira".


Manrico:
Di quella pira l'orrendo foco
Tutte le fibre m'arse avvampò!...
Empi spegnetela, o ch'io tra poco
Col sangue vostro la spegnerò...

La Traviata, Parte Terza, Scena Sesta




ph ©piero carbone (Orto Botanico - Palermo, 9 gennaio 2016)

domenica 4 gennaio 2015

LA LEGNA DEL PROVERBIO

Proverbio sambucese appreso l'altro giorno, 
ricco di significati espliciti e impliciti, come la maggior parte dei proverbi del resto:




Cu li ligna a mala banna nfascia
sulu si li nesci.


Tentiamo la seguente traduzione a senso, tanto per non precluderne la comprensione ai non dialettofoni:

Chi affastella la legna in posti malagevoli (remoti),
se li tirerà fuori da solo.

domenica 21 ottobre 2012

FARE I CONTI SENZA L’OSTE




Il modo di dire proverbiale “Fare i conti senza l’oste” esiste, nella sostanza, presso tanti popoli che lo declinano secondo i suoni e le regole delle loro lingue. Gli ennensi lo hanno piegato in dialetto siciliano a modo loro, come vedremo.

Il “succo” del “fare i conti senza l’oste”  lo riporto in “appena” sette lingue, compresi l’italiano e il siciliano, non per sfoggio (magari sapessi padroneggiare tutte queste lingue!) ma, attraverso l’ausilio di dizionari paremiologici plurilingue, in omaggio e gratitudine ai lettori tedeschi, francesi, inglesi,  spagnoli, che seguono il blog; non ho potuto reperire la versione coreana, hindi, malese, lituana, russa… ma un grato pensiero va anche a chi parla codeste lingue. E inoltre ai brasiliani, dominicani, irlandesi, belgi, canadesi, cinesi, portoghesi, statunitensi che sono tra i più numerosi, peruviani, argentini, giapponesi… I puntini di sospensione sono di auspicio. 

O vuoi vedere che ho fatto i conti senza l'oste e tanti visualizzatori del blog sono  molto più familiarmente siciliani sparsi per il mondo? Grato sempre, comunque.    

Noi siciliani siamo fatti così, nella lontananza scopriamo amori insospetttati, è nella vicinanza che stridono certe disarmonie.






Versione italiana:
Chi fa il conto senza l’oste, gli convien farlo due volte

Versione latina:
Frustra putat, qui secum rationes putat.
Variante:
Frustra secum rationes putare. (Terentius, Adelphoe  208)

Versione francese:
Qui compte sans son hôte, compte deux fois.
Variante:
Qui sans l’imprévu compte / Maintes fois se mécompte.

Versione spagnola:
Echar los cuentos sin la huéspeda.

Versione tedesca:
Wer die Rechnung ohne den Wirt macht, / der muss zie zweimal machen.

Inglese:
He that reckons without his host, must reckon again
Variante:
Reckoners without htheir host must reckon twice.


Versione dialettale siciliana:
Sanzichitè, ca morsi ‘a nanna!

            Assai misterioso modo di dire, dall’interpretazione rischiosa che potrebbe portare a strane illazioni. E cioè: “Chi era” o “Cos’era” questo sanzichitè? Un ragazzo? Un avverbio? Ma perché un avverbio dovrebbe gioire per la morte della nonna?
            Tutto diventa chiaro se si tiene conto dello zampino francese.”Sans se quitter” (non muoversi; fermi tutti) che la morte della nonna manda all’aria i nostri piani.

Enna per modi di dire. Proverbi. Modi di dire e di fare. Tiritere. Nonsensi. E altro ancora, a cura di Umberto Domina, Il Papiro Editrice, Enna, senza data, pagg. 101-2.