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martedì 9 luglio 2019

COME OGNI ANNO, LA FESTA DEL MONTE. Fra antiche omissioni e nuove anticipazioni. Con Pio Martorana e Beppe Bellavia Messana



FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SS. DEL MONTE

Si inizia il venerdì con 21 colpi di cannone, col cosiddetto Triunfu e la Recita "La vinuta di la Madonna di lu Munti". 

La prima volta fu rappresentata nel 1978 su testo di Eugenio Napoleone Messana. Nel 1979 eccezionalmente non ebbe luogo. Nella versione attuale, dal 1980, viene rappresentata anche con i personaggi femminili da me aggiunti: contessa, damigelle, popolana (solo nel 1986 anche due pastori che introducevano la recita vera e propria - chissà se esiste qualche foto?) #festadelmonte #recita





Il Programma (religioso-tradizionale)
 del Comitato dei festeggiamenti



Il Programma laico-integrativo del Comune 



Il testo della Recita del Venerdì
Pubblicazione del 1982.
 In questa edizione, ad integrazione dell'originario testo di Eugenio Napoleone Messana del 1978,
sono stati inclusi il mio testo riferito ai personaggi femminili  da me ideati e introdotti nel 1980
nonché il monologo introduttivo del personaggio Giacinto
scritto dal prof. Nicolò Macaluso.

Pubblicazione del 1988. In questa edizione è stata aggiunta
 la cronaca del gemellaggio con Castronovo di Sicilia avvenuto nel 1986

La reiterata omissione
Schermata  Facebook 2019-07-09 alle 09.48.15

L'anticipazione
Schermata Facebook 2019-07-09 alle 18.01.17




Link correlato:



martedì 7 maggio 2019

CHI HA DEFRAUDATO PIETRO MANTIA? È SEMPRE LA SOLITA STORIA. Le responsabilità degli intellettuali e dei conterranei.

Si adunino le sue opere.
Si salvi e valorizzi la sua casa finché ancora in tempo.
Una tesi di laurea.
Un convegno.
Lo si tiri fuori dall'oblio.











 Link correlato:

Cilea: E' la solita storia del pastore (Il lamento di Federico) dall'Arlesiana.
Tenore: Luigi Infantino





venerdì 10 agosto 2018

UNA POESIA COL GESSO. Il paese al tempo di Eugenio Napoleone Messana

Io non so perché
quando ammiro
dall'alto del belvedere il paese
il cuore si distende e poi sospira.

Quattro case di gesso aggrapppolate...


Poesia pubblicata nel libro
Lu suli si nni va


"
"Lu suli si nni va..." Tradizioni orali e vita popolare a Racalmuto di Isabella Martorana Messana, pubblicato  a cura del Comune di Racalmuto nel 2006 con la Presentazione del prof. Sergio Bonanzinga, etnomusicologo all'Università di Palermo,  è la riproposizione di  Letteratura popolare e aspetti della vita tradizionale di Racalmuto, Tesi di laurea in "Storia delle Tradizioni Popolari" compilata sotto la guida del professore Giuseppe Cocchara (Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo), anno accademico 1963-64.



Sulla traduzione.
Ho tradotto "bastiuni" con  "belvedere" per dare subito l'idea del muretto  da cui ci si affaccia per godere di una peculiarissima visione panoramica del paese colto interamente con un solo sguardo. Bastiuni è anche nome di quartiere. Non ho tradotto invece il seguito perché prima debbo approfondire il significato di alcuni termini che ormai risultano desueti: involontariamente la poesia funge da cronometro linguistico. P. C.


mercoledì 21 settembre 2016

STORIE E PERSONAGGI: INTERVISTA A FEDERICO MARTORANA. Dalla tesi di laurea di Lucrezia Salemi

La storia sotto i nostri occhi


Come concordato con l'Autrice, dopo l'intervista a Clemente (Dino) Casuccio, si pubblica la seconda delle cinque interviste raccolte nell'Appendice alla Tesi di laurea  "Storia di Racalmuto dal 1943 al 1980, discussa nell'anno accademico 1992-1993, relatore il prof. Francesco Renda. 


Si tenga presente che date e dati riportati nella tesi risalgono  ad oltre vent'anni fa ovvero al periodo in cui la testi è stata compilata.

Al centro: Federico Martorana; 
alla sua destra: Enrico Berlinguer, segretario nazionale del P.C.I.
Foto pubblicata sulla sua bacheca facebook.

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lunedì 7 luglio 2014

I COMUNISTI E LA MADONNA DEL MONTE

Pannello con l'effige della Madonna del Monte 
dipinta dal maestro palermitano Attilio Guccione, 
scoperto nel 1988, in occasione del cinquantenario dell'incoronazione.



Negli Anni Settanta del secolo scorso, in piena guerra fredda, Eugenio Napoleone Messana, insegnante, democristiano della prima ora che si vantava come cattolico praticante di avere nella pancia un tumulo di ostie consacrate, ma convertitosi negli Anni Cinquanta al comunismo per una ripicca locale, in paese scendeva quasi ogni anno per le ferie estive dall’Emilia Romagna, dove si era trasferito, ma se c'erano elezioni veniva di proposito a comiziare nella sua Racalmuto. 

Me lo ricordo. Aveva i baffi. Calvo. Rotondetto. Cappello a larghe tese alla Humphrey Bogart. Sciarpa rossa. Sorridente, ma di un sorriso memore di tante battaglie che aveva combattuto e qualche volta vinto trascinando con sé folle di consensi. Era stato sindaco. La sua presenza, insomma, per i comunisti locali, era una chiamata alle armi. 
Cessata l'eco del guerresco inno dell'Internazionale "bandiera rossa che trionferà...", esordiva nei comizi portando col pugno chiuso “il saluto dei compagni dell’Emilia rossa”, dopodiché, nel bel mezzo del comizio, per alcuni anni si è lasciato andare all’immancabile confessione: 

 “Ogni anno a luglio, quando penso alla Festa del Monte e sono lontano dalla mia Racalmuto mi rivuddri lu sangu di li vini (mi ribolle il sangue nelle vene)", e si premeva significativamente il polso della mano sinistra stringendolo fra il pollice e l’indice della mano destra, tra gli applausi liberatori, naturalmente, del pubblico, rosso.
La Piazzetta, dov'era posizionato il palchetto elettorale, era sempre gremita.

Nel 1978, poco prima di morire, il Messana scriverà la prima versione del testo della Recita in dialetto siciliano La vinuta di la Madonna di lu Munti che, prima dell'introduzione della Contessa e degli altri personaggi femminili avvenuta negli anni successivi, così si concludeva:

VIVA MARIA MATRI E RIGINA
CA A RACARMUTU SI VOSI RISTARI.



Di seguito, si presentano per la prima volta l'Incipit e l'epilogo della recita nella versione originaria dattiloscritta. Non esiste una versione autografa completa in quanto man mano che il Messana andava scrivendo le varie scene le affidava a un ragazzo che le dattilografava per cui alcuni errori di battitura non sono attribuibili all'autore.




giovedì 22 maggio 2014

AMARCORD CON GAETANO RESTIVO




Con Leonardo Sciascia. Racalmuto, Sede del consiglio comunale, 1980





La conversazione, in realtà più diffusa, con Gaetano ha avuto luogo qualche mese addietro su "Sali d'Argento", il gruppo Facebook che si ripropone di raccogliere le foto storiche di Racalmuto  e dei racalmutesi in vista di un Archivio fotografico digitale.





Gaetano Restivo

Intervengo su invito del caro amico Piero Carbone.

La prima ' recita ' fu nel Luglio del 1978, guidata da Eugenio Napoleone Messana - che ebbe poi, purtroppo, morte improvvisa appena due settimane dopo la prima...

Negli anni a seguire, grazie al prof. Nicolò Macaluso e a Piero Carbone, continuò a far parte della ' fiesta '; e continua tuttora. Il primo anno fu una sorta di evento. Eugenio Napoleone Messana era tornato da poco a Racalmuto ad insegnare alla scuola media. Ricordo che mise in piedi un gruppo teatrale scolastico. Era nata da poco la prima Pro Loco, c'era un certo fervore in paese, fervore che, all'inizio, prescindeva dalla presenza più costante di Leonardo Sciascia in paese.

Come fu e come non fu, la memoria mi tradisce, si pensò di ripristinare la recita per la festa, forse per iniziativa di qualcuno della Pro Loco e se ne parlò con 'Geniu, perché adattasse in siciliano la versione del Caruselli, mi pare. Ne fuentusiasta e in due tre settimane il testo era pronto. Ricordo una serata al Circolo di Cultura dove 'Geniu, per la prima volta, lesse quanto aveva magnificamente scritto. " Talia Firnandu quantu curtisii..."

Eravamo un centinaio e tutti con la bocca aperta. In quei versi c'era il paese, le sue memorie, la sua storia, la sua gente, martoriata dal duro lavoro e dalla povertà. E dall'emigrazione...Era fine Maggio mi pare. Bisognava scegliere gli, parola grossa, attori.
Quelli di noi già vicini alla Pro Loco si fecero avanti. Era il momento in cui ci siamo sentiti veramente racalmutesi, parte di una cosa importante per il nostro paese. Che entusiasmo !

Le prove le facevamo ogni sera alle sette a casa di 'Geniu, in cucina. Mandarla a memoria fu una questione di ore - per anni, e tuttora, chi ha partecipato è ancora in grado di recitarla quasi per intero a memoria. Ogni sera dalle 7 alle 9 lì a recitare, con 'Genio che ci guidava. Faceva persino lo spadaccino...

La prima volta io ero Fernando, lo scudiero di Piero Carbone, che interpretava Eugenio, Principe di Castronovo. E con Piero, mi sento sempre ancora un pò, tuttora, Fernando... Ricordo una foto del palco della prima recita in cui si vede, dietro, la testa pelata di 'Geniu, con barba e baffi, lì a fare da suggeritore.
Dopo la recita si doveva fare, come è d'uso da noi, un incontro per festeggiare, che poi sarebbe stato uno schiticchiu. Non ce ne fu il tempo, per l'improvvisa scomparsa di 'Geniu, che velò di malinconia quell'estate.

Per chi ha passato gli ...anta, e comincia a pensare a quello che mio zio Nicolò La Rocca chiamava ' sunset ' - anche se, con figli piccoli, si è costretti a vivere per almeno altri vent'anni... - ripensare quell'estate, e le successive, dà molta malinconia...
Ma Racalmuto ha bisogno di guardare anche avanti. 

E "Sali d'argento" ha mostrato che in tanti, pur guardando al passato, vogliono un futuro migliore, ' più verdi pascoli ' insomma...





Piero Carbone

Tamì, mi fai ricordare che dopo la prima recita del 1978 messa su dal prof Messana, che subito dopo venne meno, assieme, tu ed io, proponemmo al prof Macaluso di assumere la regia, se ti ricordi lo fermammo e glielo chiedemmo davanti alla Matrice, egli accettò e per alcuni anni, finché ci fu padre Mattina curò la recita per conto della Pro Loco, poi lasciò quando ci fu il cambio di reggenza al Monte, nel frattempo io ero più disponibile perché da poco laureato e curai la regia fino al 1988. 
Dovresti conservare una copia in carta velina del testo battuto a macchina con inchiostro rosso della Recita da parte di Eugenio Messana. 

Piccole cose, lo so, ma affettivamente grandi.



***





La foto, se non ricordo male, è di Alfonso Chiazzese.

venerdì 24 gennaio 2014

UNA FOTO TIRA L'ALTRA. CHE SERATA!

Mai e poi mai, quando incominciai a parlarne con Domenico Mannella, avrei potuto immaginare che dal desiderio di disegnare qualche contorno più preciso ad un ricordo vago, e precisamente di una certa serata a Racalmuto che ha visto il concorso di tre, e quali tre!, poeti  nonché di musicisti e appassionati di tradizioni popolari,  ne discendesse una profluvie di altri ricordi, testimonianze, foto. Una festa, una festa della memoria: sulla quale ci siamo intrattenuti abbondantemente nei post precedenti e su cui, per i fecondi addentellati connessi, continueremo ad occuparci. 

Riguardo a quella serata, alle prime foto di Domenico Mannella si sono aggiunte quelle di Lina Alfano ma ora con questa ultima arrivata, di Nino Vassallo, possiamo documentare visivamente altre presenze e altri momenti significativi.

Un motivo in più per incrementare quella che negli ultimi tempi sembra una tendenza, quasi una moda, ma che in altre parti ha già dato consolidati frutti, e cioè una raccolta sistematica di foto che testimoniano  il nostro passato. E non chiamatela solo nostalgia: se si sa leggere, se si sa interrogare, una foto, come un reperto archeologico, potrà rivelarci un mondo, e magari indizi per capire meglio noi stessi.
Grazie, Nino, per l'ulteriore documentazione che hai fornito di quella serata. 


Da sinistra: 
Bernardino Giuliana, Eugenio Napoleone Messana, 
Ignazio Buttitta, Carlo Puleo.



http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/01/eventi-virtuosi-che-generano-eventi.html




mercoledì 22 gennaio 2014

"TIERRA" Y RECUERDOS Y PENSAMIENTOS. Commenti di G. Salvo, A. Cutaia, E. Chiarelli



Questi commenti erano stati inseriti dai rispettivi autori in coda al post "Quella memorabile serata. Dimenticata" pubblicato il 7.1.2014 e sparito nello stesso giorno, ripubblicato ieri, in versione pressoché identica, col titolo "Eventi virtuosi che generano eventi"
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/01/eventi-virtuosi-che-generano-eventi.html


Pubblico i commenti a parte per dare loro un maggior rilievo.




Giovanni Salvo:

Caro Piero, nel mio piccolo, precisamente quando ho avuto le “mani in pasta” al Municipio, ho cercato di spendermi in tal senso.

Anche io, rispolverando la memoria, ho tentato di ricordare quei momenti fulgidi, che tu oggi rispolveri opportunamente, che lasciavano ben sperare, di una Racalmuto creativa legata alla sua memoria, e dunque al suo passato.

Non so se si può dire, ma finanziai una mia idea, ossia la registrazione di alcuni canti tipici, che rischiavano, in qualche modo, di venire dimenticati, molti dei quali legati proprio ai gruppi folk del tempo che stiamo rievocando.

In realtà doveva essere un progetto più ampio, legato alla ristampa della tesi della Prof. Isabella Messana, di cui conoscevo l’esistenza, e che sapevo avere dato molti spunti.

Naturalmente non dimenticai alcune poesie su Racalmuto del notaio Pedalino e del Prof. Alfonso Scimè, da intercalare tra i brani musicali, che sono state incise e recitate con la calda e professionale voce di Patrizia Carta.

Scelsi la copertina, un particolare di un quadro raffigurante un momento della festa del monte, donato al comune da un pittore racalmutese, i brani e le poesie da registrare, tra i quali La vinuta di la Madonna di lu Munti, Lu suli sinni va, U’ surfararu, U’ issaru, Sicilia terra pirduta, Oli’ Oli’ Ola’, La gilusia, etc.

Tenevo tanto venisse inciso il toccante brano sull’emigrazione attribuito a Polifemo e Ciccio Macaluso, del gruppo Regalpetra, Sicilia terra pirduta, preceduto dalla poesia di Pedalino Di Rosa La Nustalgia.

Volli venissero coinvolti tutti i gruppi di musica popolare in primis i reduci dei vecchi gruppi folkloristici, con in testa il coro "Terzo Millennio" (radice "Virrinedda").

Per far ciò dovetti affidarmi alla frangia “amichevole” della burocrazia comunale, che tu ben conosci, impastata in qualche modo con il tema del mio desiderio, e tra delusioni e soddisfazioni il lavoro fu realizzato.

Il titolo “Fiesta” non lo diedi io bensì quanti coinvolti alla realizzazione, i quali, alla racalmutese maniera, finirono per intestarsi l’idea, impossessandosene e minimizzando persino la mia già modesta prefazione.

Evidentemente erano già i tempi in cui i politici non contavano un... tubo.

Un fatto è certo: il CD esiste e ne possiedo ancora qualche residuo di copia che vi farò avere, con immenso piacere.
Nonostante non sia mai riuscito neanche a fare una degna presentazione. 
Ma questa è un'altra storia.





Una struggente versione del canto "U Surfararu" eseguito dal Coro "Terzo Millennio"


Angelo Cutaia: 

Mi ricordo bene la mostra, la conferenza e la serata al cinema. 
Conoscevo il prof. Antonino Uccello per essere stato, un paio d'anni prima, a visitare la sua Casa Museo, la prima che io abbia conosciuto, a Palazzolo Acreide. 

In quella occasione fu lui a guidarci personalmente per le sale ricchissime di cimeli. 
Della mostra ricordo pure che vi era una lucerna romana, proveniente dalla contrada "Donna Fala" con raffigurato il pavone. 
Seppi molti anni dopo che il pavone rappresenta il Cristo e dunque potei apprezzarne l'alto valore storico quale uno dei pochi reperti paleocristiani di Racalmuto. 

Avevo realizzato anche una registrazione della serata. Chissà dove sarà quella cassetta! Il pezzo più pregevole era per me il cantu di li issara
Il maestro Mannella potrebbe, in qualche modo, riproporcelo. Ora so, caro Piero, che subito ti brillerà nella mente una manifestazione rievocativa e ripropositiva. 
Beh, magari in estate, sai dove possiamo realizzarla. 




Eduardo Chiarelli:

Pio Martorana ha davvero attuato un giro in tutto il mondo. 
Anni fa, raccontandogli che mi trovavo in Portogallo, mi ha elencato una dozzina di località, tra cui Lisbona, Nazarè , Coimbra, Porto , Setubal  e Sagres,  tutte città  dove si era esibito. 
Un affettuoso abbraccio anche al Maestro Mannella.

 


Piero Carbone:

I vostri commenti sono testimonianze che arricchiscono il ricordo di quella speciale serata. Grazie.




Altri commenti:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/01/quella-memorabile-serata-virrineddra-e.html




La immagini sono tratte dai cd  "Fiesta" e "Tierra".

La copertina del cd "Tierra" è di Segio Amato



UN RICORDO TIRA L'ALTRO. Una precisazione sulle immagini.
Il ricordo dell'ormai "famosa serata"  ha sollecitato il commento di Giovanni Salvo che ha ricordato una sua iniziativa quando era assessore ma per un lapsus ha scritto "Tierra" invece di "Fiesta"; io a Palermo avevo sotto mano  il cd "Tierra", ho scannerizzato la copertina e l'ho pubblicata; Giovanni, da Agrigento,  mi corregge e mi promette che prossimamente da Racalmuto mi invierà le immagini corrette; contemporaneamente da Riva del Garda (potenza di Internet) si accorge dello scambio Ignazio Licata che prontamente col cellulare fotografa e invia le immagini corrette di Fiesta.
Mentre armeggio col blog una notifica mi segnala un link postato da Peppino Agrò, rimanda ad un canto inserito nel cd "Fiesta" eseguito dal Coro Terzo Millennio; non mi pare vero e lo inserisco.
E tutto grazie ad un iniziale ricordo, ad altri ricordi concatenati e ad un lapsus. 
Una propizia occasione per parlare prossimamente dei dei due cd che contengono tanta musica tradizionale e non solo, racalmutese o di racalmutesi. Grazie a tutti e in particolare a quella "memorabile serata".


martedì 21 gennaio 2014

EVENTI VIRTUOSI CHE GENERANO EVENTI. Quel post riproposto


Il poeta Ignazio Russo di Sciacca


Questo post è stato già pubblicato in forma pressoché identica martedì 7 gennaio 2014 col titolo QUELLA MEMORABILE SERATA. DIMENTICATA. Ma all'indomani è sparito, non so per quale causa misteriosa o più banalmente per una mia involontaria manovra improvvida. Le reazioni a quel post sono documentate  in un altro post dell'8 gennaio 2014 il cui link è:

Ripropongo il post sparito con qualche integrazione testuale e fotografica.


Il presentatore della serata Egidio Terrana, di Grotte, ammira compiaciuto l'abbraccio del
Presidente del Circolo di Cultura, Luigi Alaimo, con il Direttore dell'Associazione culturale folcloristica "A Virrineddra" Domenico Mannella, organizzatori dell'evento assieme all'Assessorato alla Cultura di Racalmuto.

Di tanto in tanto mi scorrevano davanti agli occhi gli stessi fotogrammi, riconoscevo qualche personaggio, ma sempre fugaci e interrotti come avveniva con le fragili pellicole in poliestere di una volta, rimandavano però allo stesso evento.

Un anno fa circa, quando di quella memorabile, mitica serata ne parlai a Domenico Mannellla, non pensavo di poter mettere in sequenza quei labili fotogrammi e farne una stabile carrellata.
Recentemente, davanti ad un tè caldo, in una fredda e umida serata racalmutese, Domenico mi ha fatto la sorpresa, ha portato con sé alcune foto rinvenute rimischiànnu, rovistando, dormienti cassetti...

Quella mitica, o quasi obliata, serata diventava reale, dai contorni sempre più definiti, anche grazie ai tanti nomi, agli aneddoti, ai particolari emersi dal pozzo fondo di una memoria risalente a quarant'anni addietro.

L'assessore alla Cultura di Racalmuto Matteo Petruzzella 
consegna la pergamena ricordo agli artisti.



I miei ricordi, in fondo, si limitavano alla presenza di Ignazio Buttitta che ha recitato "a tia, a tia, a tia..." dopo avere chiesto di spegnere alcuni fari ché gli impedivano di guardare negli occhi il pubblico e di Ignazio Russo che ha recitato una toccante poesia sul Natale, era un'invettiva e si concludeva con un messaggio di speranza indirizzato a tutti gli uomini della terra: Quannu c’è a paci ni lu munnu: è Natali, è Pasqua ogni jornu...
"C'era anche Bernardino Giuliana di San Cataldo - aggiunge Domenico, - che ha recitato Lùcinu, lùcinu li citalèni..." non dimentico dell'antica piaga delle miniere e dei minatori.

Una parte del pubblico della platea


Sono intervenuti inoltre il maestro Franco Li Causi, l'autore  tardivamente riconosciuto della canzone popolare Vitti na crozza, gli zampognari di Agrigento e anche i Dioscuri, allora sconosciuti, che hanno voluto essere presenti ad un evento artistico percepito come importante e di grande valenza culturale, "del resto gli organizzatori, - precisa Domenico, che in qualità di direttore dell'Associazione culturale folcloristica "Virrineddra" è stato uno degli animatori, - si prefiggevano di esaltare la cultura siciliana valorizzando i canti popolari siciliani e racalmutesi in particolare."


Uno dei fratelli Faro al fischietto
 e Giuseppe Giuffrida con un insolito strumento


"Un evento unico nel panorama culturale agrigentino," precisa il maestro Mannella, che oramai ha dato la stura ai ricordi e precisa che ad organizzarlo sono stati in sinergia il Circolo di Cultura presieduto da Luigi Alaimo, l'Assessorato alla Cultura retto da Matteo Petruzzella e dall'Associazione culturale folcloristica "Virrineddra" presieduta dallo stesso Mannella.

Consegna della pergamena ricordo ad Egidio Terrana.
Da sx: Lina Alfano, Angela Adile, Egidio Terrana, Luigi Alaimo.

Nello stesso giorno, di pomeriggio, al Circolo di Cultura c'è stata la mostra dei pani e dei dolci tradizionali di Sicilia, di Racalmuto, di Agrigento, di Palma di Montechiaro..., "abbiamo portato le tovaglie da casa, quelle che si usavano in quel periodo, e il professore Antonino Uccello ha tenuto una conferenza sull'importanza delle tradizioni popolari".

Il prof Antonino Uccello dell'Università di Catania, fondatore della Casa Museo
 di Palazzolo Acreide,  presenta la mostra dei pani e dei dolci tradizionali di Sicilia.

In serata c'è stato lo spettacolo al cine teatro "Vittoria" che d'estate fungeva da arena quando il tetto scorrevole spariva dalle teste degli spettatori e lasciava intravedere le stelle. 

Ma quella sera il tetto scorrevole non fece alcun movimento sulle teste del numeroso  pubblico, accorso da tutta la provincia, costituito da oltre mille persone, perché lo spettacolo si tenne col freddo natalizio e sul fondale del palcoscenico si poté ammirare un grande telone con la rappresentazione dei monumenti più significativi di Racalmuto tra cui il Castello Chiaramontano detto "u Cannuni."

"E tutti, chiosa tra un ricordo e l'altro, Mannella, sono intervenuti gratis, ai più lontani soltanto un rimborso spese".

Lu zi Peppi Giuffrida di Catania e uno zampognaro di Agrigento

Quasi a ricalcare la mia presenza tra il pubblico all'eccezionale evento, rievocai ancora più nette sensazioni scaturite dall'ascolto di Ignazio Russo e di Ignazio Buttitta: "Da Aspra, lo andò a prelevare Giuseppe Sferrazza Papa" disse quasi inavvertitamente Domenico, riferendosi a Buttitta: fu un indizio  che colsi al volo. 

Telefonai a Giuseppe che, sorpreso, della rievocazione di un fatto così lontano, lo integrò con altre notizie: la serata è stata arricchita dalle presenze di lu zi Peppi Giuffrida di Catania, suonatore di marranzano e costruttore di tamburelli, "con un suo tamburello Piuzzu Martorana ha girato il mondo",  nonché dei fratelli Faro, anch'essi di Catania, appartenenti ad una famiglia di famosi friscalittara, suonatori e costruttori di friscaletti, i tradizionali fischietti siciliani.

Il poeta Ignazio Buttitta


Ma torniamo a Buttitta.
"Andai a prenderlo ad Aspra, - dice Giuseppe, - con la mia fiat 124 grigia, che ne ha fatta di strada trasportando gli strumenti musicali del Gruppo folcloristico A Virrineddra per tuta la Sicilia e una volta a Sciacca, invitati da Ignazio Russo al quartiere San Micheli...".

Un fiume in piena, in vena di ricordi. 
Lo riporto al viaggio con Buttitta. 
"Quando arrivai ad Aspra, Buttitta non stava tanto bene e la moglie non voleva che uscisse di casa per timore di qualche malanno; discussero un poco ma la situazione lasciava presagire che avrei fatto il viaggio di ritorno da solo, poi, per fortuna, accadde un imprevisto, quando la moglie si recò nell'altra stanza per andare a prendere non ricordo se una medicina o una bevanda calda, Buttitta scattò in piedi e avviandosi verso l'uscita si rivolse a me con queste veloci parole: 
Scappa, Peppi, prima ca me mugghieri si nn'adduna e chiuj u cancellu. (Corri, Giuseppe, prima che mia moglie se ne accorga e chiuda il cancello).

Uscimmo e dietro di noi con un'altra macchina ci seguì una sua nipote in compagnia di un'altra persona e con loro avrebbe fatto il viaggio di ritorno dopo lo spettacolo a Racalmuto a cui teneva tanto".

"Ma l'altra persona è Carlo Puleo!" ho sbottato quando ho visto il secondo gruppo di foto fattemi pervenire da Lina Alfano, il maestro Carlo Puleo, l'amico indivisibile di Ignazio in tutte le sue peregrinazioni siciliane e che sarebbe ritornato nell'aprile del 2008 a Racalmuto in occasione del gemellaggio di Racalmuto e Bagheria  e la celebrazione dell'intitolazione di una Piazza a Ignazio Buttitta di cui il maestro Puleo aveva scolpito un medaglione donato al comune di Racalmuto.
La ricorda bene, quella serata, Carlo: "Una serata indimenticabile. Con il grande Ignazio."


L'intervento di Buttitta:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/01/parru-cu-tia.html


La lapide nel laboratorio del marmista zi Vicienzu Conti  con 
il medaglione di Carlo Puleo durante la scultura del nome  

A proposito di riconoscimenti, nella stessa foto è riconoscibile anche l'ex sindaco Eugenio Napoleone Messana, e chissà quanti verranno riconosciuti da altri.

Chissà quanti altri aneddoti ci sarebbero da raccogliere su quella serata. Spero che prendano forma. 
Ho il presentimento che altre fotografie riaffioreranno.




Intanto, mi pare che si è in parte disciolta la nebbia che stava condannando all'oblio un avvenimento così importante per la comunità racalmutese sotto tanti punti di vista, non ultimo perché conferma una radicata cultura musicale, indica un metodo e testimonia l'impegno, l'entusiasmo e lo spirito di iniziativa di tanti giovani.

L'esposizione dei pani e dei dolci tradizionali siciliani al Circolo di Cultura

Così,  ieri. Buon auspicio per il tempo a venire. Del resto la vitalità di alcuni fatti storici consiste nella loro fecondità, anche se se ne perde la memoria, quando, come quello racalmutese al cine teatro Vittoria di tanti anni fa,  genera altri fatti, insomma la vitalità di un evento che genera altri eventi. Anche se sotterraneamente.
"Un evento che genera eventi, quando c'è buon vento...".


Se questi eventi, scaturiti da peculiari motivazioni in vista di determinati obiettivi, poi abbiano tracciato una strada e fino a che punto essa è stata percorsa e seguita  nei decenni successivi, è questione che varrà la pena approfondire.


Gruppo folcloristico "A Virrineddra"

Dall'alto a sinistra:  Ninetta Alaimo - Peppi Picone - Mariangela Mattina - Mannella Junior - Nannina Giancani - Totò Alfano - Giovanna Romano - Pio Martorana - Carmela Cardillo - Enzo Scimè -Giovanna Odorico - Lillo Sardo - fisarmonicista Francesco Macaluso nipote di lu zì Cicciu Macaluso  - Franca Scimè - Giovanni Giancani - Antonietta Brucculeri - Peppi Papa - Graziella Mannella - Peppi Cardillo - Antonietta Alaimo - Nino Vassallo - Sole - Giudice - Lina Alfano - Peppi Tascarella - Angelo Scimè di via F. Martini  - Enzo Sardo - Mimmo Mannella - Alfredo Mattina - Mario Sardo - Angelo Scimè (detto "scienza"); i due piccoli sono il nipote di Giancani (Manta) ed il fratello di Giovanna Odorico. 



Angelo Scimè, dalla cui bacheca fb riprendo i nomi sopra citati, così ricorda l'esibizione di quella serata:

"Mentre la gente, al teatro, aspettava di vederci sul palco, noi entrammo da dietro direttamente in sala cantando e suonando, una serata indimenticabile".


Le foto a corredo di questo post sono state messe a disposizione da Domenico Mannella e Lina Alfano.

La seguente foto, sopraggiunta successivamente, viene messa a disposizione da Nino Vassallo:


Da sx: 
Bernardino Giuliana, Eugenio Napoleone Messana, Ignazio Buttitta, Carlo Puleo.




Eduardo Chiarelli
il giorno 07/01/14