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martedì 21 ottobre 2025

DICE WITTGENSTEIN... SULL'INSEGNAMENTO DELLA FILOSOFIA. E NON SOLO. In-citazioni a pensare



 Chi oggi insegna filosofia dà all'altro dei cibi

non perché gli piacciano, ma per far sì

che il suo gusto si modifichi.

Ludwig WITTGENSTEIN, Pensieri diversi,  

edizione italiana a cura di Michele Ranchetti, Fabbri Editori, 1996

Vale anche per la scrittura, naturalmente, se dietro la scrittura c'è uno scrittore.

Athos Collura, Uovopietra,  
Colori acrilici su tela cm 100 x 70 2014

Ho chiesto  all'Intelligenza Artificiale un commento: 

"Il pensiero di Wittgenstein che citi, tratto dai Pensieri diversi, è un’osservazione acuta e provocatoria sul ruolo dell’insegnamento della filosofia. Lo commenterò brevemente, cercando di cogliere il suo significato e la sua portata.Wittgenstein sembra suggerire che l’insegnamento della filosofia non si limiti a trasmettere contenuti o idee che risultino immediatamente gradite o appetibili all’allievo. 

Piuttosto, il filosofo-educatore offre “cibi” – metafora per concetti, prospettive, modi di pensare – che possono risultare inizialmente estranei o difficili da digerire. 

L’obiettivo non è compiacere, ma trasformare, spingere chi apprende a modificare il proprio “gusto”, ossia il proprio modo di vedere il mondo, di ragionare e di porsi domande. 

Questo pensiero riflette l’approccio di Wittgenstein alla filosofia come attività trasformativa, non dogmatica. La filosofia, per lui, non è un insieme di dottrine da accettare passivamente, ma un processo che sfida le abitudini mentali, spingendo a riconsiderare le proprie certezze e a sviluppare una sensibilità nuova verso i problemi. È un invito a uscire dalla zona di comfort intellettuale, accettando il disagio che deriva dall’incontro con idee non familiari.

Inoltre, il riferimento al “gusto” implica una dimensione personale e soggettiva: il filosofo non impone verità assolute, ma lavora per affinare la capacità critica dell’altro, rendendolo più consapevole delle proprie prospettive. Questo si collega al metodo di Wittgenstein, che nei suoi scritti (come il Tractatus o le Ricerche filosofiche) invita a un’esplorazione del linguaggio e del pensiero che sia attiva, non passiva.

In sintesi, Wittgenstein ci ricorda che insegnare filosofia non è nutrire con risposte preconfezionate, ma stimolare una trasformazione interiore, un cambio di prospettiva che può essere scomodo ma profondamente arricchente. 

È un invito a vedere la filosofia come un viaggio di crescita, non come un semplice trasferimento di conoscenze." AI Grok


Ho chiesto inoltre: Si può estendere questo pensiero anche alla scrittura? Come?


"Sì, il pensiero di Wittgenstein si può estendere alla scrittura, e lo si può fare in modo ricco e significativo, considerando la scrittura non solo come atto comunicativo ma come processo trasformativo, simile all’insegnamento filosofico. Ecco come:

Scrittura come offerta di "cibi" nuovi: 

Wittgenstein parla di offrire "cibi" non per compiacere, ma per modificare il gusto. Nella scrittura, un autore non si limita a produrre testi che assecondano le aspettative o i gusti preesistenti del lettore. Piuttosto, un buon testo – che sia un saggio, un romanzo o una poesia – può sfidare il lettore, presentando idee, immagini o prospettive che lo spingono a riconsiderare il proprio modo di pensare o sentire. Ad esempio, un autore come Kafka o Dostoevskij offre narrazioni che non confortano, ma provocano, costringendo il lettore a confrontarsi con domande esistenziali o morali scomode.

Trasformazione del "gusto" del lettore: 

Scrivere, in questo senso, significa lavorare per affinare la sensibilità del lettore, il suo “gusto” intellettuale o emotivo. Un testo filosofico, come quelli dello stesso Wittgenstein, o letterario, può spingere il lettore a sviluppare una nuova capacità di percepire il linguaggio, le sue ambiguità e i suoi limiti. Ad esempio, la scrittura di Wittgenstein nelle Ricerche filosofiche invita a un’attenzione quasi meditativa al linguaggio quotidiano, modificando il modo in cui il lettore concepisce le parole e il loro uso.

Scrittura come attività maieutica: 

Come l’insegnante di filosofia, lo scrittore agisce come una guida che non impone verità, ma stimola il lettore a esplorare, dubitare, immaginare. La scrittura diventa un dialogo implicito, dove il lettore è chiamato a partecipare attivamente, non solo a consumare. Questo è evidente in opere sperimentali o aperte, come quelle di Joyce o Calvino, che richiedono al lettore di costruire significati, modificando il proprio approccio alla narrazione.

Sfidare le convenzioni: 

Wittgenstein suggerisce che l’insegnamento filosofico non segue il gusto corrente, ma lo trasforma. Allo stesso modo, uno scrittore autentico può rompere con le convenzioni letterarie o stilistiche per offrire qualcosa di nuovo, che spiazzi o disorienti. Pensiamo alla poesia di Rimbaud o alla prosa frammentaria di Benjamin: queste scritture non si piegano ai gusti dominanti, ma invitano a un cambiamento di sensibilità estetica e intellettuale.

Scrittura come processo di crescita per lo scrittore stesso: 

Estendendo il pensiero, anche per chi scrive il processo creativo può essere un modo per trasformare il proprio “gusto”. Scrivere richiede di confrontarsi con le proprie idee, metterle in discussione, affinarle. In questo senso, la scrittura è un atto filosofico, che educa e trasforma lo scrittore tanto quanto il lettore.

In conclusione, la scrittura può essere vista come un gesto che, come l’insegnamento filosofico di Wittgenstein, non si limita a soddisfare aspettative, ma cerca di ampliare gli orizzonti, stimolare nuove prospettive e trasformare il modo in cui si percepisce il mondo. 

È un invito a “mangiare” qualcosa di insolito, che cambi il nostro gusto e, con esso, il nostro modo di essere." AI Grok


Vale anche per la pittura?


"Sì, il pensiero di Wittgenstein si può estendere anche alla pittura, e lo si può fare in modo altrettanto profondo, considerando l’arte pittorica come un mezzo per offrire “cibi” che trasformano il “gusto” dello spettatore, proprio come nell’insegnamento filosofico o nella scrittura. Ecco come: 

Pittura come offerta di "cibi" nuovi: 

Wittgenstein parla di cibi offerti non per compiacere, ma per modificare il gusto. Nella pittura, un artista non crea necessariamente opere che rispondono ai gusti estetici consolidati del pubblico, ma propone visioni, forme o colori che possono risultare spiazzanti o difficili da accogliere. Pensiamo a opere come quelle di Picasso nel periodo cubista o di Pollock nell’espressionismo astratto: queste non cercavano di compiacere, ma di sfidare lo spettatore, invitandolo a vedere il mondo in modo nuovo.

Trasformazione del "gusto" estetico: 

La pittura, quando è innovativa o provocatoria, agisce sul modo in cui lo spettatore percepisce la realtà e l’arte stessa. Un dipinto può modificare il “gusto” estetico, spingendo a riconsiderare cosa sia bellezza, armonia o significato. Ad esempio, le opere di Van Gogh, con i loro colori intensi e le pennellate emotive, non si limitano a rappresentare il mondo, ma educano lo spettatore a cogliere l’intensità emotiva dietro la realtà visibile.

Dialogo tra artista e spettatore: 

Come l’insegnante di filosofia, il pittore propone un’esperienza che richiede partecipazione attiva. Guardare un quadro non è un atto passivo: un’opera di Caravaggio, con il suo uso drammatico della luce, o di Kandinsky, con le sue astrazioni, invita lo spettatore a interrogarsi, a sentire, a costruire significati. Questo processo trasforma la sensibilità visiva e intellettuale di chi osserva.

Rottura con le convenzioni: 

Wittgenstein sottolinea che l’insegnamento filosofico non segue il gusto corrente, ma lo cambia. Allo stesso modo, la pittura d’avanguardia – come il futurismo, il surrealismo o l’arte concettuale – sfida le convenzioni estetiche del suo tempo. Duchamp, con il suo Fontana, non offre un’opera che “piaccia” nel senso tradizionale, ma costringe a ripensare cosa sia arte, modificando radicalmente il gusto dello spettatore.

Pittura come trasformazione per l’artista: 

Analogamente a quanto detto per la scrittura, il processo pittorico trasforma anche l’artista. Creare un dipinto significa esplorare nuove tecniche, emozioni o idee, affinando il proprio “gusto” estetico e concettuale. Monet, ad esempio, nella serie delle Ninfee, ha continuamente rielaborato il suo modo di vedere la luce e la natura, evolvendo il proprio linguaggio artistico.

In sintesi, la pittura, come la filosofia e la scrittura, può essere un mezzo per offrire “cibi” che non assecondano il gusto corrente, ma lo sfidano e lo trasformano. È un invito a vedere diversamente, a sviluppare una nuova sensibilità visiva ed emotiva, sia per lo spettatore che per l’artista. 

Wittgenstein ci ricorda che l’arte, come la filosofia, non è consolatoria, ma trasformativa, e la pittura incarna pienamente questa capacità di cambiare il nostro modo di percepire il mondo." AI Grok








sabato 12 dicembre 2020

LARGO AI GIOVANI. Renzo Collura era attento al nuovo, e non lesinava consigli


 

L. C. (Lorenzo Collura), Largo ai giovani, "La Via", pag. 3, 
senza data ma presumibilmente negli Anni Cinquanta. 







Si avrà modo di consultare l'articolo qui riprodotto e le carte dell'intero archivio "colluriano" nella sede  del Museo dedicato dalla cittadina di Grotte al Maestro Renzo Collura, non appena ultimati i lavori.


lunedì 25 giugno 2018

PIPPO BONANNO E ALTRI DIECI ARTISTI A GIBELLINA. Opere donate al Museo delle Trame Mediterranee

Pubblico con piacere il Comunicato Stampa fattomi pervenire da Giusto Bonanno, figlio del maestro Pippo: in occasione della mostra  di suo padre a Racalmuto, nel 1989, ho avuto il piacere e l'onore di curare la mostra e il catalogo. 

Pippo Bonanno davanti alla casa della nonna materna a Racalmuto

COMUNICATO STAMPA

Martedì 26 giugno 2018 alla Fondazione Orestiadi, ore 18.00
Presentazione donazioni al Museo delle Trame Mediterranee

In ricordo di Ludovico Corrao

Opere di

Pippo Bonanno, 
Gai Candido, 
Roberta Civiletto, 
Ninni Donato, 
Stefano Esposito, 
Kazuyuki Kanda, 
Maria Lai, 
Paolo Madonia, 
Angela Pellicanò, 
Mustafa Sabbagh, 
Giuseppe Simonetti.
Ingresso libero


Le donazioni sottolineano il sodalizio che dalla sua nascita, gli artisti hanno intessuto con  la Fondazione Orestiadi e il Museo delle Trame Mediterranee, luogo fecondo di scambi, conoscenze e spazio di libertà e sperimentazione.

Alcune opere  sono testimonianza di importanti passaggi e collaborazioni  che gli artisti hanno avuto con il nostro museo, tra le quali,  
Mustafa Sabbaghche ha realizzato la sua opera http 502: bad gateway, 2017,  per la mostra “Pausa Sismica”  presentata a Palermo per ricordare il 50° del sisma che distrusse la valle del Belice. 

Il lavoro dell’artista palestinese  punta l’accento  sulle drammatiche traversate dei migranti. Le opere di Angela Pellicanò e Ninni Donatoci pervengono a conclusione della mostra “Oltre Il Ponte”, importante ricognizione sull’arte  contemporanea calabra curata da Fabio De Chirico, 
mentre il papier mâchédi Roberta Civilettodocumenta la ricerca dell’artista nell’ambito dell’arte tessile e della sua partecipazione al progetto “Le sei Stagioni di Chandan” .

Le opere del maestro giapponese  Kazuyuki Kanda, frutto della sua presenza in Italia  e dei workshop proposti a Gibellina e Palermo all’interno del progetto BIAS, Biennale Internazionale d’Arte Sacra contemporanea, indagano le possibilità creative delle immagini realizzate  con la tecnica pin hole
mentre l’opera di Stefano Esposito, fotografo romano, documenta uno dei momenti più emozionanti della recente storia di Gibellina, Audioghost ‘68,  che celebra il completamento del Cretto di Burri.

La collezione della Fondazione si arricchisce inoltre di un opera del compianto  maestro Pippo Bonanno, donata al museo dai familiari,  protagonista dell’arte italiana degli anni ’60, e delle sperimentazioni dei siciliani, 
Paolo Madonia che indaga il rapporto tra materia e colore,  
Giuseppe Simonetti  che analizza il rapporto tra forma e spazio 
eGai Candido, artista  di riferimento per le giovani generazioni, che scompone e rompe  segni e forme per ricomporli in nuove partiture figurative che fanno riferimento a figurazioni arcaiche e tribali. 
Una importante testimonianza verso il nostro museo  ci arriva dalla Sardegna  con l’opera di Maria Lai, “In breve”, pagine xerografate cucite a libro con intervento di filo, donata dal Museo Diocesano di Ogliastra. Maria Lai, una delle artiste da noi più amate, entra a far parte del percorso museale, il tessile e la scrittura temi fondanti delle Trame Mediterranee trovano una splendida sintesi nella sua opera.




LE NUOVE ACQUISIZIONI

Pippo BONANNO
Folla borghese, 1968
Acrilico su tela 
Donazione Giusto Bonanno 

Pippo BONANNO(Palermo 1925-2017) 
Inizia a dedicarsi alla pittura da autodidatta negli anni ’50 esponendo a Palermo alla Galleria Flaccovio e nel 1960 a Milano. 
Ha sperimentato nella sua attività artistica una serie di innovative ricerche pittoriche, contribuendo anche col suo impegno civile e politico alla crescita culturale delle nuove generazioni. 
Ha collaborato con scritti critici e di attualità con diversi quotidiani e periodici come il Corriere Espressoe ilbecco giallooltre ad aver pubblicato diversi libri di narrativa. Nel 2005 viene realizzata all’Oratorio di Santa Cita a Palermo una antologica per i suoi cinquant’anni di attività. 
Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private.

Gai CANDIDO(Palermo, 1949)
La porta dell’imperatore,2014

Diplomatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo ha insegnato  discipline pittoriche negli istituti d’arte e nei licei artistici. Nel tempo ha azzerato la cultura figurativa per proporre un mondo realizzato con materiali più disparati assemblati tra loro come feticci, totem arcaici, sciamani, evidenti richiami intrinseci ai manufatti della cultura africana, ma soprattutto di quelle espressioni figurative che tra Otto e Novecento hanno caratterizzato tanta arte figurativa e plastica delle avanguardie. I suoi lavori sono stati presentati in diverse mostre in Sicilia, Svizzera e Australia.


Roberta CIVILETTO
Sacra identità, 2009
Carta, resina sintetica, capelli e vernice
Donazione dell’artista

Roberta CIVILETTO (Bresso, 1968)
diplomata in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo si è poi specializzata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo. Ha successivamente conseguito un Master biennale in Arti visive multimediali e maturato la sua ricerca verso il tessuto antico che l’ha condotta a divenire conservatrice e studiosa d’arte tessile. Parallelamente ha mantenuto vivo l’interesse nei confronti dell’arte visiva intraprendendo una ricerca estetica nel filone della “Fiber Art” partecipando a diverse mostre in Italia e all’estero. 


Ninni DONATO (Falcone, 1959). 
+ Trauerarbeit #6b (dittico) 
fotografia inglobata in resina

 Ninni DONATO 
ha partecipato sin dalla fine degli anni ’90 a diverse mostre, inclusa la prima edizione di   «Photo Roma» dove ha ottenuto il secondo premio. Tra le principali mostre personali: "Lo sguardo dell'altro", Festival di Fotografia Europea 2014, Reggio Emilia; "Trauerarbeit", Padiglione Bangladesh presso la 55° Biennale di Venezia.  Nel 2017 ottiene il primo premio per le installazioni urbane durante l’Apulia Land Art Festival  a Margherita di Savoia. In occasione di Manifesta12, è presente con l'installazione "Piano Nobile", opera site specific presso Palazzo Oneto di Sperlinga a Palermo, parte del progetto Survival Outfit a cura di Giuseppe Capparelli. Sono presenti sue opere nelle collezioni del Ministero degli Affari Esteri Italiano e del Museo di arte contemporanea di Cosenza.



Stefano ESPOSITO
AUDIOGHOST 68, 2015 
Donazione dell’artista

StefanoESPOSITO (Roma,1959)
fotografo, da otto anni gestisce la galleria Takeawaygallery di Roma. Da qualche anno la sua ricerca fotografica si sta focalizzando verso le foto di grandi installazioni ambientali da lui create e non: Illusione, nelle Cave Michelangelo di Carrara, Audioghost68di Giancarlo Neri al Cretto di Burri a Gibellina e Fata Morgana, Gressoney-La-Trinitè, Valle d’Aosta. Importante lavoro di denuncia è la serie fotografica iniziata nel 2007 dal titolo Articolo 11, dove Esposito focalizza la sua attenzione sui moderni aerei da guerra che solcano i cieli nel corso delle parate militari.



Kazuyuki KANDA
Il castello di Osaka e la porta Aoya
Fotografia stenopeica, alogenuro d’argento, 2018
Donazione dell’artista
KazuyukiKANDA (Hiroshima, 1949)
Definito il maestro della tecnica fotografica del “pinhole”(=buco di spillo), la stenoscopia è un procedimento fotografico che sfrutta il principio della camera oscura per la riproduzione di immagini. La fotocamera utilizza un piccolo foro capace di proiettare la luce, come un obiettivo, creando un'immagine. Kanda nel 2004 riesce per la prima volta  a fotografare un aeroplano in volo ribaltando l’idea di non poter fotografare con questa tecnica oggetti o persone in movimento. Dal 2006 sono state realizzate diverse sue mostre in Giappone e Cina e nel 2016 una personale alla Galleria del Moro di Roma.

Maria LAI
In breve, 1979
Pagine xerografate cucite a libro con intervento di filo
Donazione Monsignor Antonello Mura – Museo Diocesano di Ogliastra
Maria LAI (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013)
è stata una delle voci più singolari dell’arte italiana dal secondo dopoguerra in poi.  Nel  1939 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia, unica donna in quegli anni a studiare scultura con Arturo Martini. Durante gli anni ‘70 l’artista realizza i cosiddettiTelai, opere in cui pittura e scultura si incontrano e nelle quali la tradizione millenaria della tessitura si apre a nuove potenzialità compositive. Le Geografiei Libri  rappresentano uno degli aspetti più noti della produzione dell’artista che, nel 1978, presenta il Libro Scalpoalla Biennale di Venezia. L’istanza comunitaria, relazionale e memoriale trova una summa negli interventi ambientali dell’artista, come in occasione di Legarsi alla montagna(Ulassai, 1981), opera-azione che univa letteralmente un’intera comunità attraverso esili fili colorati.
Paolo MADONIA
Luglio,1960
tecnica mista e combustione su tavola
Donazione dell’artista

Paolo MADONIA (S. Giuseppe Jato, 1953)
Pittore autodidatta, per alcuni anni segue i corsi di incisione e nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Cifra stilistica della sua arte è l’uso di smalti e vernici che grazie al processo della combustione danno vita a una pittura corposa e dai colori accesi. Nel 2008 è protagonista della mostra itinerante Per aspera ad astraa Barcellona, Lisbona e Madrid.  Ha esposto in numerose personali, tra le quali presso la galleria Soleil Forest Hilldi New York e a  Palermo presso la Sala Duca di Montalto di Palazzo dei Normanni, Palazzo Comitini e Palazzo Sant’Elia nel 2017. Le opere di Madonia si trovano in diverse collezioni private e pubbliche, tra cui la Würthin Germania, Palazzo Comitini e Palazzo Vidoni a Roma.


Angela Pellicanò
the hole, 2013 
originale d’epoca inglobato ø cm 20 x cm 8
the family, 2013
originale d’epoca inglobato ø cm 15 x cm 6

Angela Pellicanò (Reggio Calabria 1963)
diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Sue opere sono state presentate in Italia e all’estero, alla Biennale di Venezia, a Miami e New York. Per  Manifesta12 a Palermo, è ospite nel Palazzo Oneto di Sperlinga col progetto Survival Outfit, a cura di Giuseppe Capparelli. 
Sue opere sono presenti nelle collezioni del Palazzo della Farnesina presso il Ministero degli Affari Esteri, alla Fondazione Roma, a Palazzo Sciarra in Roma, nel Museo di Arte Contemporanea di Cosenza.

Mustafa SABBAGH
http 502: bad gateway, 2017
installazione audio/video: 2 video HD su monitor lcd, color, loop
Donazione dell’artista

MustafaSABBAGH (Amman, 1961)
artista, fotografo italo-palestinese cresciuto tra l’Europa e il Medio Oriente, assistente di Richard Avedon e docente al Central Saint Martins College of Art and Designdi Londra. Le sue opere sono presenti in diverse pubblicazioni e in molteplici collezioni permanenti in Italia e all’estero inclusa la Collezione d’Arte alla Farnesina e l’acquisizione di un suo intero progetto nella collezione permanente di arte contemporanea del MAXXI - Museo nazionale delle Arti del XXI secolo (Roma). Nel 2016, in seguito alla sua prima mostra antologica “XI Comandamento: Non dimenticare” presentata a ZAC – Zisa Arti Contemporanee Palermo, ha ricevuto la cittadinanza onoraria dall’amministrazione comunale della città. 

Giuseppe SIMONETTI
Distacco, 1968
Acrilico e pastello su tela 
Giuseppe SIMONETTI (Palermo, 1953) 
E’ impegnato nella ricerca artistica fin dagli anni Settanta, periodo ricco di fermenti culturali e di rinnovamenti del linguaggio espressivo delle Arti Visive, durante il quale si è formato. Docente di Discipline Grafiche e Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale Ragusa Kiyohara di Palermo, nel 2004 ha progettato in collaborazione col Maestro giapponese Nabuhiko Yoshizumi due grandi aquiloni per la Collezione Internazionale Art Kite Museumdi Osaka, curata da Paul Eubel. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private e in alcuni musei in Italia e all’estero tra cui la collezione del Museum Würthdi Künzelsau. Vive e lavora a Palermo.  
Donazione dell’artista


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giovedì 14 giugno 2018

MUSICA E PITTURA TRA SALE E ZOLFO. Il quadro donato da Mariella Ramondo

ph ©archivioepensamenti

Quando Mariella Ramondo ha ascoltato Deci, cientu citaleni, un accorato canto ispirato al duro e rischioso lavoro nelle nostrane miniere di sale e zolfo,  ha subito pensato al suo quadro e maturato il proposito che non poteva trattenerlo ancora e solo per sé ma avrebbe voluto condividere la sua  rievocazione pittorica con altri.

In realtà, il quadro, dedicato anch'esso ai lavoratori delle miniere di una volta,  era stato esposto in diverse mostre, ma nel donarmelo ha voluto congiungere quasi fisicamente il quadro al canto per rafforzare, con diverso linguaggio,  le stesse emozioni, lo stesso messaggio. Destinatario ideale pertanto è anche il coautore per la parte musicale di Deci, cientu citaleni ovvero il maestro Domenico Mannella.

Ma questo dono ambisce ad una ulteriore meta dal momento che gli autori provengono da una realtà mineraria che dovrebbe coltivare ancora di più, e istituzionalmente, la memoria dei nostri padri che nel passato hanno lavorato nelle gallerie e nei cunicoli delle nostre miniere purgando sostentamento per sé, ricchezze per gli altri, a costo di sofferenze, malattie e morte.

Alcuni paesi (il mio, purtroppo,  manca in questo elenco virtuoso) hanno musei  e percorsi tematici, altri potrebbero apprestarsi a realizzarli ).

Magari in uno di questi il quadro di Mariella Ramondo potrebbe trovarvi collocazione ideale.


E intanto, grazie.



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In occasione di "Panormus - La scuola adotta la città", sabato 19 maggio 2018.
L'ex mulino del sale San Filippo,  dove ho ricevuto per felice casualità il quadro, si trova all'angolo tra  via San Ciro e via Re Federico a Palermo ed è stato da poco restaurato mantenendo l'identità di museo di se stesso, ha anche la valenza di contenitore culturale di cui usufruisce il quartiere Brancaccio. 



Il mulino del sale San Filippo prima del restauro
ph ©piero carbone

Il mulino del sale San Filippo prima del restauro, tra via San Ciro e via Re Federico;
davanti al mulino si trovano le statue dedicate a san Gaetano da Thiene e a Padre Pino Puglisi
ph ©piero carbone



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Mariella Ramondo, Fatica - Storie e Preghiere, Settembre 2007, Palermo.
Olio su tela 77x86 cm.


ph ©p.c.
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Il canto "Deci, cientu citaleni". 
Alcune interpretazioni
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1
Coro Terzo Millennio
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2
Piera Lo Leggio

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3
Angelo Indaco










Foto di Mariella Ramondo e Domenico Ortolano, tranne quelle diversamente indicate.

sabato 31 marzo 2018

PIETRO D'ASARO ERA IL PRIMO. Giorno Duodecimo dei "Dialoghi Familiari sopra la pittura" di Fra Fedele da San Biagio

E' di questi giorni una  bella notizia che riguarda i quadri di Pietro D'Asaro: la società Italkali, dedita all'estrazione del sale dalle miniere di Sicilia, una delle quali ancora a attiva a Racalmuto, finanzia il restauro della tela “La cena in casa di Simone il Fariseo”, dipinto ad olio su tela di cm. 275 x 207, di Pietro D'Asaro ovvero Monoculus Racalmutensis.

Padre Fedele da San Biagio, apprezzato pittore cappuccino vissuto nel Settecento, ci offre una singolare testimonianza sul pittore che veniva denominato l'Orbo di Racalmuto.



P. Fedele:
Uno era chiamato il Zoppo di Gangi, e l'altro...

D. Pio:
E l'altro credo, che fosse il Sordo di Messina, il Muto di Palermo, il Gobbo di Catania, o finalmente il Calvo di Trapani.
Oh capperi! Mi dite tutti li segnati, e stroppj della Sicilia, e li vantate per Pittori di grido. Il primo l’Orbo di Regalmuto, il secondo il Zoppo di Gangi, via… dite ora il terzo.

P. Fedele:
Piano, Signor D. Pio, quanto vi riferisco, non son favole, [bensì] storie certissime del nostro Regno; né vi parlo dell’America, o pure di qualche Poetico Romanzo. Mi vanto di asserire la verità, il secondo di quei tempi fu il Zoppo di Gangi, ed i terzo il celebre Paladino; e questi due fiorirono ugualmente nel nostro Regno.



Dialoghi Familiari
sopra
 la Pittura
 difesa ed esaltata 
dal
 P. Fedele Da S. Biagio
 pittore cappuccino
 con il sig. avvocato
 D. Pio Onorato
 palermitano
 Alla presenza de' suoi Allievi nella bell'Arte
 disposti in Qundici Giornate
 Per maggior eccitamento della Gioventù che si applica al disegno, 
e colorito; e per impegnare li Protettori della nobilissima Arte
 a maggiormente promuoverla 
Dedicati
 alla grandezza del Signor Duca D'Angiò.

In Palermo, Per D. Antonio Valenza Impress. Camerale. 
Con licenza de' Superiori.


domenica 25 giugno 2017

SPECULARI E ASIMMETRICI, ESPLODENTI DI FORME E COLORI, I COLLAGES DI FILIPPO GRILLO.

Andatelo a trovare, a Partinico, nel suo caleidoscopico, assortito,  composito studio 
nonché casa museo o raccolta etnografica; 
fatelo parlare, cantare, recitare, raccontare, suonare, disegnare, scolpire, assemblare, dipingere...
Ferro, pietra, legno,  marmo, inchiostro, acrilici, manifesti, giornali, ceramica, zucche essiccate, sponde di carretto, entrano nella sua casa e subiscono impensabili metamorfosi generate da un onnivoro creativo che come un prestidigitatore, o meglio un mago, conficca oggetti dalla materia più varia e improbabile in un cilindro senza fondo,  poi li estrae, li lancia in aria  e lascia fioccare con leggerezza ovunque, modellati, trasformati, resi idea, intuizione materializzata, 
secondo un processo di artista. 
E così l'onnivoro creativo si circonda delle proiezioni di sé che popolano festosi ogni angolo.
Lui è la sua casa, il suo studio, le sue collezioni: 
trincea e muraglia che custodiscono un mondo. 
Trincea e muraglia che nell'attesa di essere varcate forse fanno scontare sibilanti stagioni di solitudini. Difficile racchiudere nel giro sintattico di alcune frasi il senso di tanto operare.
Un personaggio! 
Intanto i quadri, alcuni quadri, scheggia di una galassia viva che promette mondi e cerca abitatori.
                                              Piero Carbone













ph ©Filippo Grillo