Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
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giovedì 17 settembre 2026
SENSUAL TANGO, CON CENSURA, A SAMBUCA DI SICILIA NELLA CHIESA DI SANTA CATERINA. Una mostra di Aldo Cacioppo di qualche anno fa
lunedì 14 settembre 2026
RENZO COLLURA METICOLOSO VISIONARIO. L'omaggio di Alfredo Marsala Di Vita
realizzato dal maestro Alfredo Marsala e proiettato durante la mostra MEMORIE E FANTASMI tenutasi a Racalmuto, Auditorium "Santa Chiara", 7 -22 Aprile 1990. La mostra, da me proposta e organizzata col patrocinio del comune di Racalmuto e la consulenza di Athos Collura, doveva essere un'antologica per testimoniare il legame del maestro Collura con Grotte, suo paese di origine, e Racalmuto a cui era particolarmente legato. Purtroppo è risultata una retrospettiva dal momento che Renzo Collura è venuto meno prima dell'inaugurazione della mostra.
martedì 21 ottobre 2025
DICE WITTGENSTEIN... SULL'INSEGNAMENTO DELLA FILOSOFIA. E NON SOLO. In-citazioni a pensare
Chi oggi insegna filosofia dà all'altro dei cibi
non perché gli piacciano, ma per far sì
che il suo gusto si modifichi.
Ludwig WITTGENSTEIN, Pensieri diversi,
edizione italiana a cura di Michele Ranchetti, Fabbri Editori, 1996
Vale anche per la scrittura, naturalmente, se dietro la scrittura c'è uno scrittore.
Ho chiesto all'Intelligenza Artificiale un commento:
"Il pensiero di Wittgenstein che citi, tratto dai Pensieri diversi, è un’osservazione acuta e provocatoria sul ruolo dell’insegnamento della filosofia. Lo commenterò brevemente, cercando di cogliere il suo significato e la sua portata.Wittgenstein sembra suggerire che l’insegnamento della filosofia non si limiti a trasmettere contenuti o idee che risultino immediatamente gradite o appetibili all’allievo.
Piuttosto, il filosofo-educatore offre “cibi” – metafora per concetti, prospettive, modi di pensare – che possono risultare inizialmente estranei o difficili da digerire.
L’obiettivo non è compiacere, ma trasformare, spingere chi apprende a modificare il proprio “gusto”, ossia il proprio modo di vedere il mondo, di ragionare e di porsi domande.
Questo pensiero riflette l’approccio di Wittgenstein alla filosofia come attività trasformativa, non dogmatica. La filosofia, per lui, non è un insieme di dottrine da accettare passivamente, ma un processo che sfida le abitudini mentali, spingendo a riconsiderare le proprie certezze e a sviluppare una sensibilità nuova verso i problemi. È un invito a uscire dalla zona di comfort intellettuale, accettando il disagio che deriva dall’incontro con idee non familiari.
Inoltre, il riferimento al “gusto” implica una dimensione personale e soggettiva: il filosofo non impone verità assolute, ma lavora per affinare la capacità critica dell’altro, rendendolo più consapevole delle proprie prospettive. Questo si collega al metodo di Wittgenstein, che nei suoi scritti (come il Tractatus o le Ricerche filosofiche) invita a un’esplorazione del linguaggio e del pensiero che sia attiva, non passiva.
In sintesi, Wittgenstein ci ricorda che insegnare filosofia non è nutrire con risposte preconfezionate, ma stimolare una trasformazione interiore, un cambio di prospettiva che può essere scomodo ma profondamente arricchente.
È un invito a vedere la filosofia come un viaggio di crescita, non come un semplice trasferimento di conoscenze." AI Grok
Ho chiesto inoltre: Si può estendere questo pensiero anche alla scrittura? Come?
"Sì, il pensiero di Wittgenstein si può estendere alla scrittura, e lo si può fare in modo ricco e significativo, considerando la scrittura non solo come atto comunicativo ma come processo trasformativo, simile all’insegnamento filosofico. Ecco come:
Scrittura come offerta di "cibi" nuovi:
Wittgenstein parla di offrire "cibi" non per compiacere, ma per modificare il gusto. Nella scrittura, un autore non si limita a produrre testi che assecondano le aspettative o i gusti preesistenti del lettore. Piuttosto, un buon testo – che sia un saggio, un romanzo o una poesia – può sfidare il lettore, presentando idee, immagini o prospettive che lo spingono a riconsiderare il proprio modo di pensare o sentire. Ad esempio, un autore come Kafka o Dostoevskij offre narrazioni che non confortano, ma provocano, costringendo il lettore a confrontarsi con domande esistenziali o morali scomode.
Trasformazione del "gusto" del lettore:
Scrivere, in questo senso, significa lavorare per affinare la sensibilità del lettore, il suo “gusto” intellettuale o emotivo. Un testo filosofico, come quelli dello stesso Wittgenstein, o letterario, può spingere il lettore a sviluppare una nuova capacità di percepire il linguaggio, le sue ambiguità e i suoi limiti. Ad esempio, la scrittura di Wittgenstein nelle Ricerche filosofiche invita a un’attenzione quasi meditativa al linguaggio quotidiano, modificando il modo in cui il lettore concepisce le parole e il loro uso.
Scrittura come attività maieutica:
Come l’insegnante di filosofia, lo scrittore agisce come una guida che non impone verità, ma stimola il lettore a esplorare, dubitare, immaginare. La scrittura diventa un dialogo implicito, dove il lettore è chiamato a partecipare attivamente, non solo a consumare. Questo è evidente in opere sperimentali o aperte, come quelle di Joyce o Calvino, che richiedono al lettore di costruire significati, modificando il proprio approccio alla narrazione.
Sfidare le convenzioni:
Wittgenstein suggerisce che l’insegnamento filosofico non segue il gusto corrente, ma lo trasforma. Allo stesso modo, uno scrittore autentico può rompere con le convenzioni letterarie o stilistiche per offrire qualcosa di nuovo, che spiazzi o disorienti. Pensiamo alla poesia di Rimbaud o alla prosa frammentaria di Benjamin: queste scritture non si piegano ai gusti dominanti, ma invitano a un cambiamento di sensibilità estetica e intellettuale.
Scrittura come processo di crescita per lo scrittore stesso:
Estendendo il pensiero, anche per chi scrive il processo creativo può essere un modo per trasformare il proprio “gusto”. Scrivere richiede di confrontarsi con le proprie idee, metterle in discussione, affinarle. In questo senso, la scrittura è un atto filosofico, che educa e trasforma lo scrittore tanto quanto il lettore.
In conclusione, la scrittura può essere vista come un gesto che, come l’insegnamento filosofico di Wittgenstein, non si limita a soddisfare aspettative, ma cerca di ampliare gli orizzonti, stimolare nuove prospettive e trasformare il modo in cui si percepisce il mondo.
È un invito a “mangiare” qualcosa di insolito, che cambi il nostro gusto e, con esso, il nostro modo di essere." AI Grok
Vale anche per la pittura?
"Sì, il pensiero di Wittgenstein si può estendere anche alla pittura, e lo si può fare in modo altrettanto profondo, considerando l’arte pittorica come un mezzo per offrire “cibi” che trasformano il “gusto” dello spettatore, proprio come nell’insegnamento filosofico o nella scrittura. Ecco come:
Pittura come offerta di "cibi" nuovi:
Wittgenstein parla di cibi offerti non per compiacere, ma per modificare il gusto. Nella pittura, un artista non crea necessariamente opere che rispondono ai gusti estetici consolidati del pubblico, ma propone visioni, forme o colori che possono risultare spiazzanti o difficili da accogliere. Pensiamo a opere come quelle di Picasso nel periodo cubista o di Pollock nell’espressionismo astratto: queste non cercavano di compiacere, ma di sfidare lo spettatore, invitandolo a vedere il mondo in modo nuovo.
Trasformazione del "gusto" estetico:
La pittura, quando è innovativa o provocatoria, agisce sul modo in cui lo spettatore percepisce la realtà e l’arte stessa. Un dipinto può modificare il “gusto” estetico, spingendo a riconsiderare cosa sia bellezza, armonia o significato. Ad esempio, le opere di Van Gogh, con i loro colori intensi e le pennellate emotive, non si limitano a rappresentare il mondo, ma educano lo spettatore a cogliere l’intensità emotiva dietro la realtà visibile.
Dialogo tra artista e spettatore:
Come l’insegnante di filosofia, il pittore propone un’esperienza che richiede partecipazione attiva. Guardare un quadro non è un atto passivo: un’opera di Caravaggio, con il suo uso drammatico della luce, o di Kandinsky, con le sue astrazioni, invita lo spettatore a interrogarsi, a sentire, a costruire significati. Questo processo trasforma la sensibilità visiva e intellettuale di chi osserva.
Rottura con le convenzioni:
Wittgenstein sottolinea che l’insegnamento filosofico non segue il gusto corrente, ma lo cambia. Allo stesso modo, la pittura d’avanguardia – come il futurismo, il surrealismo o l’arte concettuale – sfida le convenzioni estetiche del suo tempo. Duchamp, con il suo Fontana, non offre un’opera che “piaccia” nel senso tradizionale, ma costringe a ripensare cosa sia arte, modificando radicalmente il gusto dello spettatore.
Pittura come trasformazione per l’artista:
Analogamente a quanto detto per la scrittura, il processo pittorico trasforma anche l’artista. Creare un dipinto significa esplorare nuove tecniche, emozioni o idee, affinando il proprio “gusto” estetico e concettuale. Monet, ad esempio, nella serie delle Ninfee, ha continuamente rielaborato il suo modo di vedere la luce e la natura, evolvendo il proprio linguaggio artistico.
In sintesi, la pittura, come la filosofia e la scrittura, può essere un mezzo per offrire “cibi” che non assecondano il gusto corrente, ma lo sfidano e lo trasformano. È un invito a vedere diversamente, a sviluppare una nuova sensibilità visiva ed emotiva, sia per lo spettatore che per l’artista.
Wittgenstein ci ricorda che l’arte, come la filosofia, non è consolatoria, ma trasformativa, e la pittura incarna pienamente questa capacità di cambiare il nostro modo di percepire il mondo." AI Grok
domenica 13 dicembre 2020
sabato 12 dicembre 2020
LARGO AI GIOVANI. Renzo Collura era attento al nuovo, e non lesinava consigli
lunedì 25 giugno 2018
PIPPO BONANNO E ALTRI DIECI ARTISTI A GIBELLINA. Opere donate al Museo delle Trame Mediterranee
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| Pippo Bonanno davanti alla casa della nonna materna a Racalmuto |
Inizia a dedicarsi alla pittura da autodidatta negli anni ’50 esponendo a Palermo alla Galleria Flaccovio e nel 1960 a Milano.
diplomata in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo si è poi specializzata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo. Ha successivamente conseguito un Master biennale in Arti visive multimediali e maturato la sua ricerca verso il tessuto antico che l’ha condotta a divenire conservatrice e studiosa d’arte tessile. Parallelamente ha mantenuto vivo l’interesse nei confronti dell’arte visiva intraprendendo una ricerca estetica nel filone della “Fiber Art” partecipando a diverse mostre in Italia e all’estero.
+ Trauerarbeit #6b (dittico)
ha partecipato sin dalla fine degli anni ’90 a diverse mostre, inclusa la prima edizione di «Photo Roma» dove ha ottenuto il secondo premio. Tra le principali mostre personali: "Lo sguardo dell'altro", Festival di Fotografia Europea 2014, Reggio Emilia; "Trauerarbeit", Padiglione Bangladesh presso la 55° Biennale di Venezia. Nel 2017 ottiene il primo premio per le installazioni urbane durante l’Apulia Land Art Festival a Margherita di Savoia. In occasione di Manifesta12, è presente con l'installazione "Piano Nobile", opera site specific presso Palazzo Oneto di Sperlinga a Palermo, parte del progetto Survival Outfit a cura di Giuseppe Capparelli. Sono presenti sue opere nelle collezioni del Ministero degli Affari Esteri Italiano e del Museo di arte contemporanea di Cosenza.
fotografo, da otto anni gestisce la galleria Takeawaygallery di Roma. Da qualche anno la sua ricerca fotografica si sta focalizzando verso le foto di grandi installazioni ambientali da lui create e non: Illusione, nelle Cave Michelangelo di Carrara, Audioghost68di Giancarlo Neri al Cretto di Burri a Gibellina e Fata Morgana, Gressoney-La-Trinitè, Valle d’Aosta. Importante lavoro di denuncia è la serie fotografica iniziata nel 2007 dal titolo Articolo 11, dove Esposito focalizza la sua attenzione sui moderni aerei da guerra che solcano i cieli nel corso delle parate militari.
Definito il maestro della tecnica fotografica del “pinhole”(=buco di spillo), la stenoscopia è un procedimento fotografico che sfrutta il principio della camera oscura per la riproduzione di immagini. La fotocamera utilizza un piccolo foro capace di proiettare la luce, come un obiettivo, creando un'immagine. Kanda nel 2004 riesce per la prima volta a fotografare un aeroplano in volo ribaltando l’idea di non poter fotografare con questa tecnica oggetti o persone in movimento. Dal 2006 sono state realizzate diverse sue mostre in Giappone e Cina e nel 2016 una personale alla Galleria del Moro di Roma.
è stata una delle voci più singolari dell’arte italiana dal secondo dopoguerra in poi. Nel 1939 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia, unica donna in quegli anni a studiare scultura con Arturo Martini. Durante gli anni ‘70 l’artista realizza i cosiddettiTelai, opere in cui pittura e scultura si incontrano e nelle quali la tradizione millenaria della tessitura si apre a nuove potenzialità compositive. Le Geografiee i Libri rappresentano uno degli aspetti più noti della produzione dell’artista che, nel 1978, presenta il Libro Scalpoalla Biennale di Venezia. L’istanza comunitaria, relazionale e memoriale trova una summa negli interventi ambientali dell’artista, come in occasione di Legarsi alla montagna(Ulassai, 1981), opera-azione che univa letteralmente un’intera comunità attraverso esili fili colorati.
Angela Pellicanò (Reggio Calabria 1963)
artista, fotografo italo-palestinese cresciuto tra l’Europa e il Medio Oriente, assistente di Richard Avedon e docente al Central Saint Martins College of Art and Designdi Londra. Le sue opere sono presenti in diverse pubblicazioni e in molteplici collezioni permanenti in Italia e all’estero inclusa la Collezione d’Arte alla Farnesina e l’acquisizione di un suo intero progetto nella collezione permanente di arte contemporanea del MAXXI - Museo nazionale delle Arti del XXI secolo (Roma). Nel 2016, in seguito alla sua prima mostra antologica “XI Comandamento: Non dimenticare” presentata a ZAC – Zisa Arti Contemporanee Palermo, ha ricevuto la cittadinanza onoraria dall’amministrazione comunale della città.
giovedì 14 giugno 2018
MUSICA E PITTURA TRA SALE E ZOLFO. Il quadro donato da Mariella Ramondo
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| ph ©archivioepensamenti |
In realtà, il quadro, dedicato anch'esso ai lavoratori delle miniere di una volta, era stato esposto in diverse mostre, ma nel donarmelo ha voluto congiungere quasi fisicamente il quadro al canto per rafforzare, con diverso linguaggio, le stesse emozioni, lo stesso messaggio. Destinatario ideale pertanto è anche il coautore per la parte musicale di Deci, cientu citaleni ovvero il maestro Domenico Mannella.
Ma questo dono ambisce ad una ulteriore meta dal momento che gli autori provengono da una realtà mineraria che dovrebbe coltivare ancora di più, e istituzionalmente, la memoria dei nostri padri che nel passato hanno lavorato nelle gallerie e nei cunicoli delle nostre miniere purgando sostentamento per sé, ricchezze per gli altri, a costo di sofferenze, malattie e morte.
Alcuni paesi (il mio, purtroppo, manca in questo elenco virtuoso) hanno musei e percorsi tematici, altri potrebbero apprestarsi a realizzarli ).
Magari in uno di questi il quadro di Mariella Ramondo potrebbe trovarvi collocazione ideale.
E intanto, grazie.
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| Il mulino del sale San Filippo prima del restauro ph ©piero carbone |
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| Il mulino del sale San Filippo prima del restauro, tra via San Ciro e via Re Federico; davanti al mulino si trovano le statue dedicate a san Gaetano da Thiene e a Padre Pino Puglisi ph ©piero carbone |

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| Mariella Ramondo, Fatica - Storie e Preghiere, Settembre 2007, Palermo. Olio su tela 77x86 cm.
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| ph ©p.c. |
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sabato 31 marzo 2018
PIETRO D'ASARO ERA IL PRIMO. Giorno Duodecimo dei "Dialoghi Familiari sopra la pittura" di Fra Fedele da San Biagio
Padre Fedele da San Biagio, apprezzato pittore cappuccino vissuto nel Settecento, ci offre una singolare testimonianza sul pittore che veniva denominato l'Orbo di Racalmuto.
Oh capperi! Mi dite tutti li segnati, e stroppj della Sicilia, e li vantate per Pittori di grido. Il primo l’Orbo di Regalmuto, il secondo il Zoppo di Gangi, via… dite ora il terzo.
P. Fedele:
Piano, Signor D. Pio, quanto vi riferisco, non son favole, [bensì] storie certissime del nostro Regno; né vi parlo dell’America, o pure di qualche Poetico Romanzo. Mi vanto di asserire la verità, il secondo di quei tempi fu il Zoppo di Gangi, ed i terzo il celebre Paladino; e questi due fiorirono ugualmente nel nostro Regno.

































