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martedì 12 dicembre 2017

LUIGI INFANTINO TRA I TEMPLI DI AGRIGENTO, IL TEATRO MASSIMO DI PALERMO E I CORTILI DI RACALMUTO

Grazie ad Anna Giulia Enrile ho conosciuto il nipote del tenore Luigi Infantino,  chiamato anche lui Luigi per un suggerimento, quasi un'imposizione, del famoso zio, nonostante l'opposizione del fratello e del padre stesso, addivenendo alla fine al compromesso di chiamarlo Carmelo  come il nonno e Luigi come lo zio. Questa insistenza nel voler perpetuare il suo nome forse gli derivava dalla mancanza di un figlio maschio. In fondo, dietro i grandi uomini ci stanno i comuni e ancestrali sentimenti. 
Ringrazio Luigi per le foto risalenti ai primi Anni Ottanta.



Il tenore Luigi Infantino con la sorella Lina e il nipote Carmelo Luigi

Luigi Infantino nel cortile dell'abitazione paterna dove è nato 

Foto di scena di un'opera rappresentata al Teatro Massimo di Palermo


domenica 4 ottobre 2015

GUIDA VIRTUALE PER UNA VISITA REALE A RACALMUTO E DINTORNI. Foto di Angelo Cutaia



TREKKING URBANO.
Ipotesi di percorso: dalla Fondazione Sciascia al centro storico


Fondazione Sciascia. Esterno




Fondazione Sciascia. Interno








Teatro Regina Margherita







Casa di don Illuminato Grillo



Alcune chiese. 

San Giuseppe

Matrice

Dentro la Chiesa del Monte

TREKKING EXTRA URBANO

Castelluccio e trazzera



Grotte di Fra Diego



Reperti












sabato 12 settembre 2015

UNA VOLTA ERA CAMPAGNA. Esercizi di memoria (fotografica)

A tanti dirà molto, a tanti altri poco o nulla. 
In fondo è soltanto un ricordo in b/n.

Le foto sono mute, lo so che non parlano, 
ma possono dare la stura a molti ricordi e, a volte, 
a qualche considerazione. 






venerdì 14 settembre 2012

INTELLIGENTI FINO ALLA FOLLIA


Oggi come non mai, e con una certa interessata insistenza,  Racalmuto-Regalpetra viene associato alla mafia, che non si può negare. Non si deve. Anzi, si deve riconoscere il male per curarlo. Va bene. 

Oggi è la mafia, domani potrà essere qualche altro fenomeno. Ma sarebbe opportuno integrare quest’univoca associazione di idee. Sia per Regalpetra sia per i racalmutesi, che sono anche altro. Per fortuna. Senza escludere di poterci scherzare su.



Un anonimo passeggiava dalla Matrice al Padreterno. Gli sbocciò sulla bocca questo triturato e triturante pensiero:
“Io penso di pensare quando sto seduto e non invece quando sono in piedi”.
Innamoratosene, lo ripeteva spesso. A chi, affannosamente, gli richiedeva dilucidazioni, rispondeva secco:
“Io la penso come me”.
E tirava innanzi, gettando nella nera disperazione gli interlocutori amareggiati del loro cervello non adatto a capire. Capivano di non capire, questa era la loro consolazione.
“Che filòsamo!”
dicevano e lo lasciavano andare.
Un altro non ragionava, capiva. Intuitivamente. Testa di zucca colma di prelibatezze, per dono di natura. I contadini lo ringraziavano e lo benedicevano per gli annunciati e dannosi temporali. L’intuitivo “udiva” gli echi dei tuoni un giorno prima.
Incomunicabile sapienza, veggenza pluviale: il massimo della follia. Negarselo sarebbe  follia peggiore.
Ma anche questa forma di insensatezza offre i suoi doni e presenta le sue benemerenze. I regalpetresi non le sono ingrati e non pensava certamente a loro Erasmo quando a questa forma di alterata intelligenza fa dire:
“Non c’è stato nessuno che abbia celebrato i meriti della Follia con un discorso riconoscente”.
È stato un agronomo controcorrente ad associarla al più caro e più sacro dei prodotti dell’uomo fin dall’antichità.                                                                                                                          Pane e follia, sostentamento al corpo, ossigeno alla mente.                                                                   La causa dell’eccesso d’intelligenza, rasente il patologico, sarebbe da imputare all’abbondanza di silicio nel terreno e quindi al grano che l’assorbe e si fa pane.                                                         Per tal motivo, Regalpetra rigurgita di uomini di genio e d’ingegno fuori misura, singolari e strani. Terra felice dove è rimasta sconosciuta l’invidia fintantoché a ciascuno non mancava quello che avevano tutti gli altri: mangiavano lo stesso pane.
Ma con le nuove politiche agrarie s’è coltivato sempre meno il grano nelle campagne regalpetresi; è incominciato ad arrivare da lontano.                                                                                  Il pane non contiene più il silicio succhiato dalle spighe. Venendo meno la pedologica ragione, i regalpetresi, piuttosto che rinunciare all’effetto cui erano abituati, sono andati a cercarsi un’altra causa. Altrove…


Questo brano è tratto da Eretici a Regalpetra, con prefazione di Claude Ambroise, Ettore Grillo Editore, Enna 1997. Un  libro introvabile, perfino nelle librerie di Racalmuto, da dove l’editore-distributore lo ha ritirato subito dopo la pubblicazione, “per venderlo su Internet”. Altrove non so. Ma una cosa non escludeva l’altra. Ho sempre fatto fatica a sapere il destino di questo libro. Un vero mistero. Forse sarebbe il caso di offrirgli un’altra chance, ripubblicandolo.