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domenica 28 aprile 2019

SU CRESCENZIO CANE. Una appassionata testimonianza critica di Nicola Lo Bianco

Con piacere ripropongo la testimonianza di Nicola Lo Bianco su Crescenzio Cane già pubblicata sul sito dedicato a Nat Scammacca. Crescenzio e Nat, uno di Palermo e l'altro di Trapani, sono stati entrambi membri e artefici in vario modo e in varia misura di quell'esperienza umana e letteraria denominata Antigruppo che, per il ruolo a suo tempo svolto e per gli stimoli che ha saputo lanciare, meriterebbe una maggiore attenzione critica da parte degli studiosi e dell'accademia. Intanto, Glenn Scammacca a Trapani e Nicola Lo Bianco a Palermo, ne mantengono viva la memoria. P. C.

Screnn shot




CRESCENZIO CANE 
O DELLA NOSTRA UMANA DIGNITA’

                “Se senti due pietre muoversi
            è il cuore di Palermo
            che respira aria di rabbia.
            Se ti parlo di rivoluzione
            oggi negli occhi si scontrano
            tutti i problemi del mondo e
            il cuore di Palermo va a pezzi.


Crescenzio Cane, l’amico, il poeta, il pittore, il combattente, lo scontroso, il diffidente, il polemico, l’ arrabbiato Crescenzio, il poeta dell’Antigruppo siciliano,  l’autore della “sicilitudine”,  non è più tra noi:è morto giovedì 13 dicembre 2012, in polemica pure con la morte.
Era nato a Palermo il 25 settembre 1930.
Resta che la poesia, la pittura, gli scritti in prosa di Crescenzio Cane, sono un frammento vivo della storia di questa città, di Palermo, e della Sicilia, e, attraverso di essa ed esemplarmente, del Sud nostro e altrui: dovunque c’è un Sud nel mondo questa storia gli appartiene.
La storia non Ufficiale, si capisce, omissiva e bugiarda, ma quella della periferia, poco visibile ed oggi più che mai oscurata, la storia degli emarginati e degli oppressi, quella dei poveri di fronte alla storia dei ricchi, quella di chi in definitiva la subisce la storia e alla fine ne paga il conto totale.
A partire dal dopoguerra la vicenda umana e poetica di questo nostro scrittore s’intrinseca con i grandi eventi che mutano la fisionomia del paese: la fame e la miseria, l’emigrazione, le grandi lotte popolari degli anni ’60 e ’70, la “mutazione antropologica”, l’indecenza degli anni ’80, la depravazione economica politica ed intellettuale degli ultimi venti anni.
I titoli delle sue principali pubblicazioni possono dare un’idea del percorso letterario, radicato in una precisa realtà e coerente alle scelte esistenziali dell’uomo: dal racconto-saggio “La sicilitudine” (’59) (termine coniato dal Nostro e non da Sciascia come erroneamente si crede e si scrive) a “La radice del Sud” (’60), dai “Papiri” (’65) a “Edicola concreta” (’68); e poi “La freccia contro il carrarmato” (’71), “La bomba proletaria” (’74), “Il cuore di Palermo” (’80), “Lettera alla Libertà” (’85), “La memoria collettiva” (’87), i racconti de “La strada di casa”, le poesie de “I miei ultimi settantanni” …
Coerenza e fermezza ideologica ( ideologia come trama di pensiero e punto di vista sociale, non come bieco ideologismo, per favore) che nel tempo probabilmente gli hanno nociuto.
Crescenzio era ed ha vissuto da proletario, aveva quattro figli, un modesto stipendio, viveva in una casa popolare a Borgonuovo Sud.
E’ stato, dal punto di vista delle scelte culturali, un autodidatta, lontano e alieno da fisime e combriccole letterarie, non faceva professione di letterato.





Copertina Tratta da in quadro di Crescenzio Cane
Copertina con un quadro di Crescenzio Cane

Per volontà sua propria, o per diffidenza dell’ambiente culturale, o per incompatibilità con il clima politico in atto, non so, da alcuni anni Crescenzio si era isolato.
Eppure la sua poesia e la sua pittura sono state accompagnate da contributi critici di notevole spessore: Barberi Squarotti, Davico Bonino, Zavattini, Sciascia, Anceschi, Buttitta, La Duca, Manescalchi, …
Per tutti valga la sintesi critica che trovo in un giudizio di G.Zagarrio:
<…la poesia di Crescenzio Cane si impone per la sua capacità di tradurre il dramma esistenziale e storico che stiamo vivendo.>.
L’ho scritto altre volte ed in contrasto con alcune interpretazioni, a mio parere, parziali e riduttive: non è l’“ideologia” a promuovere la scrittura di Crescenzio, ma la tensione alla liberazione, al riscatto personale e sociale.E’ la pienezza e la dignità dell’uomo, quando e dovunque venga calpestata, ad accendere l’irrefrenabile impulso a tradurre poeticamente la rivolta dei sentimenti e il suo tormentato pensare.
Un modo forse per esorcizzare, per trovare un centro di gravità nel disordine di questo mondo, in ogni caso scrivere per Crescenzio non è un composè di parole fiorite, ma un’emergenza esistenziale e stilistica: . (“Viaggio intorno ai miei scritti”)
L’“impresa” del sapere si fa cosciente e determinata, scrivere .
Ma è anche un cruccio .Un “cruccio” che è poi la forza esplodente della sua poesia
Nel poeta Crescenzio aCane non c’è alcuna intenzione di formalizzare la vita, non c’è il perseguimento del “quoziente estetico”.
Egli vorrebbe anzi negarsi alla scrittura perché sa, appunto, che “non serve”; ma non può, pena il rinnegamento di se stesso e della classe sociale cui corporalmente appartiene.
Ciò che lo arrovella sta prima e dopo la parola scritta: il concreto della vita che è “emergenza” e perciò la scrittura non può che essere anch’essa “emergenza”.Assistiamo così al fascinoso paradosso di un linguaggio che si pone al limite tra il silenzio dell’oblio e la dirompenza dell’azione.
Tra il “silenzio” e l’“azione” rimane sospesa e inappagata l’aspirazione a un mondo liberato dall’ingiustizia e dalla protervia.
Scrivere è, perciò, un canto al “grande amore perduto” che si converte in un rifiuto radicale di tutto ciò che ostacola la presenza e la dignità cui aspira il cosiddetto “mondo basso”.
Per questa via l’opera di C. recupera il campo della letteratura, e la diffidenza verso le forme che armonizzano le fratture della vita cade in subordine, sopraffatta da risultati poetici di straordinaria energia e impetuosa bellezza.
Forte impatto emotivo, eloquio appassionato, vivezza narrativa, sono i segni evidenti di una scelta stilistica conforme alla materia ed alle intenzioni dello scrittore: un andamento discorsivo affidato ai modi del linguaggio orale.Dove vale non la forbitezza del linguaggio e la normativa grammaticale, ma la pregnanza espressiva, la prosodia dell’enunciato, capaci di trasmettere molto di più di quanto non dica la nuda parola.
Non ci resta che ribadire il senso che Crescenzio Cane ha inteso dare alla sua attività di poeta e di pittore , la matrice umana e tematica di quanto C. ha scritto nell’arco di un quarantennio.E tanto ci lascia in eredità.
 < L’innominato potere occulto oggi comanda il Paese>, l’ “emergenza” continua, suoni l’allarme contro chi attenta alla , perché il grembo di cui si nutre il fascismo (con o senza l’orbace) è ancora troppo fecondo.
NICOLA LO BIANCO
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mercoledì 5 dicembre 2018

BEN E NAT. Ben Morreale e Nat Scammacca

In occasione di un ricevimento di artisti e intellettuali a casa di Nat Scammacca, 
alle falde di Erice.
Entrambi italoamericani, uno residente in America e l'altro in Sicilia,
 non riuscirono mai a fare a meno
né della Sicilia né dell'America.
Al di là dei loro percorsi umani e intellettuali, molto diversi, a tratti speculari, a tratti opposti,
la pronuncia del loro italiano risuonò contemporaneamente degli echi  di due lingue,
anzi, di tre;
per tutta la vita.

ph ©piero carbone (Anni Novanta)


Link:
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lunedì 24 settembre 2018

QUELL'ABBRACCIO CON NAT






Tutta la vita segue
il ciclo d'un geranio.

da Notturno in Via Atenea, 
Cross-Cultural Communications, 1993


in ricordo di un Recital lassù a Torre Marausa, a recitare "come i pazzi" o i "visionari", sospesi tra cielo e terra...





domenica 22 luglio 2018

CON GIANNI DIECIDUE AL CONVEGNO SULL'ODISSEA "TRAPANESE" ORGANIZZATO DA NAT E NINA SCAMMACCA. Il poema omerico scritto da una donna?



Link





Dal mio archivio fotografico.



Con il poeta castelvetranese Gianni Diecidue e il coro formato dalle ragazze del liceo classico Leonardo Ximenes di Trapani, nel 1990 al Convegno sulle ipotizzate origini trapanesi dell'Odissea organizzato da Nat e Nina Scammacca. 
Recital serale di poesie degli intervenuti. 
Recitazione a più voci del nucleo originario del mio Dialogo nel bosco.



Virgilio:
Se ti chiedo – cos’è un fiore? – 
mi rispondi, nel Duemila:
- E’ un fungo alto nel cielo 

che ricopre la terra di morte -.
Se ti chiedo 
– cos’è un bosco un’ara un fonte? –
mi rispondi:
- E’ una fabbrica d’acciaio! -.

Se ti chiedo – cos’è un mito 
il mistero il vento il mare? – 
mi rispondi: - Non lo so.

Coro:
Facciata di metallo congegnato 
circuito smarrito
ormai è la vita
in Occidente.


Marinetti:
E’ un altro tempo, ormai, 
che noi viviamo,
un’altra era.
Del presente gioiamo 

senza rammarichi, 
l’orgoglio nostro. 
Respiriamo benzene,
non lamenti.
Cantiamo il tempo nostro
 senza rimpianti d’Arcadie.


Coro:
Nuovo Eden, Signore! 
Nuovo Eden, Signore!
 Possibilmente...
senza un nuovo Caino.


***



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https://archivioepensamenti.blogspot.com/2017/10/dialogo-nel-bosco-frammento-del-testo.html









domenica 10 settembre 2017

POLEMIZZARE PER ESSERE VIVI IN TEMPO. Il consiglio e l'esempio di Santo Calì



" ... vivete con la fantasia, 
siate polemici, 
la polemica sviluppa lo spirito critico, 
e vi aiuta a non accettare supinamente e passivamente
 tutto ciò che vi propinano e vi fanno credere... 
Scrollatevi di dosso le inibizioni, 
siate attivi, 
vivi, 
giovani... 
dissentite con forza
 e con fermezza
 da tutto ciò in cui non credete..."

Santo Calì





venerdì 6 maggio 2016

LA LUNA ACCENDE... PAROLE DI MADRE. Con Navarra



La luna accende, stasera, lucciole di ruscello
e incanta conchiglie di neve.
Porto nel cuore garofani fatati
e parole di mia madre.

Ignazio Navarra, da  Diario antico
in Trapani 3a Pagina. Antigruppo 1975
a cura di Nat Scammacca

venerdì 18 marzo 2016

RIMASE INCINTA CON LA FOTO DEL MARITO. Santo Calì lo racconta a Ferlinghetti!




L'incredibile storia di Filadelfio e Luigina da Santa Caterina da Xirbi

di

 Santo Calì

Titolo originale "Il ritratto"





Il racconto di Santo Calì e il suo ritratto ad opera dello scultore G. Volpe
 sono tratti da un vero cimelio della cultura siciliana 
(anche se pochi lo conoscono): 



Altri ne seguiranno.




sabato 21 marzo 2015

A CHE SERVE LA POESIA NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA?

Poeti, uscite dalle vostre nicchie,
aprite le finestre, aprite le porte,
per troppo tempo vi siete rintanati
nei vostri mondi chiusi.
Scendete, scendete
dalle alture...

...

Gli alberi ancora cadono
e nei boschi noi non andiamo più.
Non c'è tempo per rifugiarsi in essi
mentre l'uomo brucia la sua casa...









Con questi versi di Lawrence Ferlinghetti, estrapolati dal suo Manifesto populista, mi unisco idealmente a quanti oggi celebrano la Giornata mondiale della poesia che cade nel giorno riccamente simbolico di primavera. 

Non a caso con versi nella traduzione di Nat Scammacca poiché, dinamicamente, questo geniale siculoamericano trapiantato alle falde  trapanesi del Monte Erice, fece da ponte tra la poesia della beat generation americana e il drappello di autori siciliani chiamati bellicosamente Antigruppo che ad essa guardava come stimolo e come modello. 

La casa di Nat in via Argenteria km 14 è stata materialmente la testa di ponte di questo flusso ideologico-poetico siculo americano e la Terza Pagina del settimanale Trapani Nuova l'aeroporto di oltreoceanici arrivi e sicule partenze nonché campo di sperimentazione più che campo di addestramento. 

Tutto in un movimento poesiocentrico che voleva contrastare il potere dovunque e comunque esso si annidasse. 

Che esercito di strani combattenti, armati di parole, i poeti!

Rivoluzionari. Sognatori. Ahinoi, profeti.












sabato 28 febbraio 2015

CONVERSAZIONE INTERROTTA CON IGNAZIO APOLLONI



Dopo Nat Scammacca, Crescenzio Cane, Carmelo Pirrera e le loro compagne Vira e Nina, anche Ignazio Apolloni è venuto meno, ieri.


La conversazione è interrotta solo materialmente, la continueremo idealmente per ricordare quello che hanno fatto, quello che hanno scritto, i giovani "rivoluzionari" dell'Antigruppo.

L'Antigruppo merita di essere ricordato. 

Lo merita ciascuno di quelli che l'hanno animato.  L'elenco sopra citato  va arricchito con altri nomi.

Hanno sognato, hanno a loro modo lottato. Hanno scritto per evadere ma soprattutto per cambiare il mondo. Solo i poeti posso aspirare a tanto, servendosi delle parole.













 


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lunedì 23 febbraio 2015

CIAO, NINA! CIAO, NAT!

Ha vissuto per Nat, compagna  e complice di vita e di sogni.
Dopo la morte di Nat si è prodigata per perpetuarne il ricordo e farne riconoscere il valore che non gli era stato riconosciuto adeguatamente in vita.

Di questo mi parlava Nina qualche mese fa, l'ultima volta che ci siamo incontrati a Trapani, e di questo avremmo parlato la prossima volta con Nina Scammacca assieme a Nicolò D'Alessandro, Giacomo Pilati, Marco Scalabrino e tanti altri amici.

Solo che al previsto appuntamento Nina non ci sarà più, ha raggiunto il suo Nat: non soltanto di Nat si dovrà parlare e scrivere in futuro ma anche di Nina, del suo ruolo, del suo valore. Ci sarà sicuramente tanto da dire e da scrivere. Ma oggi è il giorno della commozione. Del ricordo affidato alle immagini.

Racalmuto (Aula consiliare), 1990
Incontro con Stanley Barkan e Nat Scammacca,
A dx, Ignazio Navarra.

Racalmuto, 1990. Col gruppo folkloristico "A virrineddra"

Racalmuto, 1990
Da sx: Stanley Barkan, Enzo Sardo, Nat Scammacca, Vincenzo Milioto,
Ignazio Navarra, Nicolò D'Alessandro


Racalmuto, 1990


 
In omaggio a Barkan e Scammacca 
leggo una poesia di Lawrence Ferlinghetti, loro amico.

Agrigento (Camera di commercio), "Poesia in Via Atenea", 1993
Agrigento, 1993
Da sx: Nuccio Mula, Vincenzo Milioto, Piero Carbone, Nat Scammacca, Enzo Alessi.

Traapani, casa Scammacca, 1996.
Nat Scammacca con Ben Monreale

1996. Con Nina Di Giorgio Scammacca e e Nat Scammacca


Trapani, Galleria d'arte "L'urlo di Rosaria", 2014
In prima fila, la prima a sinistra, Nina Di Giorgio Scammacca.



Quante cose ci sarebbero da dire su Nat, su Nina! Sullo scrittore, sul poeta, sull"'agitatore' Nat! Sulla sua compagna di vita e di sogni Nina! Tanto è stato detto e scritto, ma molto ancora ci sarà da testimoniare e scrivere. Una vita intensa, la loro.



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http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/11/farfalle-trapanesi-una-presentazione-da.html
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