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mercoledì 17 gennaio 2018

IL MARTELLO DEL DIALETTO. Detti e modi di dire superstiti nella Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali




Finu a quannu sì cùniu, statti, 
ma quannu addivienti martieddu abbatti!

Finché sei incudine, subisci,
ma quando ti trasformi in martello, colpisci!



Questo modo di dire, bellissimo ed efficace, mi ha inviato oggi Giuseppe Bellavia Messana da "Acciaiolo" dove vive. Giuseppe insegna alle scuole elementari di Santa Luce dell'Istituto comprensivo "Mariti di Fauglia" sulle colline pisane tra Pisa e Livorno, "uno degli angoli più belli di Toscana", mi dice, ma mi dice soprattutto di essersi divertito a scuola parlando in dialetto racalmutese per tutto il giorno, infatti oggi è la giornata dedicata la dialetto. 

E siccome la "Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali" cade il 17 gennaio, coincide, nel calendario cristiano, con il giorno dedicato a Sant'Antonio, ad esso è dedicato, unitamente alla patrona Santa Rosalia, un altro detto racalmutese:

Santa Rusaliedda e Sant'Antò 
grazii ti nni dunanu quantu nni vuò.

Santa Rosaliella e Sant'Antò,
grazie te ne concedono quante ne vuoi.


Tradizione vuole, e ne ho sapido ricordo dall'infanzia, che si mangino fave secche bollite con verdure e, aggiunge Beppe, "s'addruma la cannila... Favi e carduna!" Si accende la candela... Fave e cardi!
La durata della candela faceva presagire la durata e l'intensità dell'inverno.



Ringrazio Beppe per i detti  in dialetto siciliano che ho cercato di tradurre  in italiano ad sensum
e per la foto che ha scattato nei pressi di Acciarolo
 all'interno di una bottega di fabbro ricostruita a scopi espositivi a Santa Luce.
 (L'incudine mi revoca tante cose e non solo ricordi degli ultimi fabbriferrai al mio paese; anni fa, ai tempi in cui ho insegnato alle scuole serali, sul valore simbolico dell'incudine,  considerata in sé e in dialessi con il martello che batte e modella, ho forgiato l'endiadi sicilincònia-sicilinconìa)

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venerdì 21 aprile 2017

INESAURIBILE LUNA. Versi in dialetto siciliano, citando Guillén


...lei non finisce mai, sempre si dona



o de luna olivacea…
Jeorge Guillén, “La sangre al río”.


La luna comu virdi passuluni
mi la mangiavu e l’uossu sputavu.

L’ossa chi sputammu vannu in cielu,
addiventanu stiddri o bianca tuma.

Seculi e seculi chi mangiammu luna,
iddra un finisci mai e sempri duna.

Palermo, 21 aprile 2017



Traduzione non letterale, semplicemente "suggestiva":

La luna come oliva ascolana
me la mangiai e l’osso sputai.

Gli ossi che sputiamo vanno in cielo
e diventano stelle o bianca “tuma”.

 Secoli e secoli che mangiamo luna,
lei non finisce mai, sempre si dona.

©piero carbone



ph ©archiviopensamenti (collage)

martedì 14 febbraio 2017

PER UN BACIO, CHE TI DAREI? Que te diera... Chi ti dassi... Oh, Bécquer!



RIMA XXIII


Por una mirada, un mundo, 
por una sonrisa, un cielo, 
por un beso... ¡yo no sé
 que te diera por un beso!

Gustavo Adolfo Bécquer, Rimas


Libero, liberissimo rifacimento in italiano e in dialetto

Gustavo Adolfo Bécquer, Rimas 
Componimento XXIII

Per uno sguardo, ti darei il mondo
Per un sorriso, ti darei il cielo
Per un bacio... non so
non so che ti darei
 per un bacio.

*

Pi na taliàta, un fiegu;
pi na risata, un mari; 
pi na vasata... un sacciu
un sacciu chi ti dassi, 
pi na vasata!

Traduzione: Piero Carbone

venerdì 11 novembre 2016

ALLA RICERCA DELLE PAROLE (DIALETTALI) NON PERDUTE. Indagine linguistica del Prof. Roberto Sottile edita da Navarra

"...il titolo del libro fa riflettere: Le parole del tempo perduto. Ma in che senso 'perduto'?"
Giovanni Ruffino




Che piacere!
La notizia appena apparsa sul web è stata accolta festosamente da amici, estimatori, cultori ed amanti delle parole nostrane in dialetto, per quelle rivalutate e per quelle, promesse dall'annuncio, ritrovate.
Con piacere la faccio rimbalzare nel blog per contribuire, nel mio piccolo, a diffonderla.

La promessa, fin dal titolo: il tempo perduto si riaprirà sicuramente come uno scrigno per restituirci preziose parole sapientemente ritrovate, conoscendo l'abilità dell'amico Prof.
Penso gli dobbiamo essere grati del "dono"!  Personalmente, per avermi citato nei ringraziamenti.
E dopo l'annuncio, sul percorso del libro e altre digressioni, alla presentazione: col libro tra le mani.
(P. C.)






Certo, per ritrovare "Le parole del tempo perduto" nella "pagina letteraria risonante di dialettalità", è necessario che quella pagina venga sfogliata (e spogliata). E' bello sapere che molte di quelle pagine sono state sfogliate/spogliate dai mie studenti. Allora, grazie a Giuseppe Attinasi,Alessandra Licata, Riccardo James Rizzitello, Valentina Romana, Rosaria Lo Bello, Anna Ventimiglia, Elisabetta Giamporcaro, Danilo Caruso, Alessia D'Accardio. Poi, ancora, a Mario Ciola, Piero Carbone, Francesco Giunta, Francesco Scaglione, Danilo Vignola, Eugenia Capitummino, Susanna Giunta TO BE CONTINUED.
                                                                                                                  Roberto Sottile








A proposito di palori scuitàti: "palìcu".
Che fosse quello pubblicato ora il libro vagamente prefigurato nel preview di qualche tempo fa?
Libro e intervista di Roberto Sottile
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/11/il-dialetto-e-la-top-ten-libro-e.html

CHI RIDARÀ AL DIALETTO QUELLO CHE GLI È STATO TOLTO? 

domenica 28 agosto 2016

VOCI RACALMUTESI PER LA GRAMMATICA SICULO-AMERICANA DI GAETANO CIPOLLA. Con Eduardo Chiarelli e Fabiola Mendolia

siciliano per tutti
Fabiola Mendolia mostra Learn Sicilian /Mparamu lu sicilianu










Registrazione di alcuni dialoghi sotto il pino allo Zaccanello.
Fabiola studia recitazione e canto: è brava e ha una bella voce.

Un altro racalmutese impegnato per i dialoghi in siciliano è Eduardo Chiarelli:
emigrato da alcuni anni a Setubal dove, tra le varie sue attività, insegna italiano
 all'università della terza età.
Spesso ai suoi allievi fa sentire le sonorità del dialetto.






notizie sull'attività di Gaetano Cipolla da:
https://www.facebook.com/BeYourBestSicilian/?pnref=story




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mercoledì 2 dicembre 2015

CHE C'AZZECCA L'ABATE MELI CON LA NUTELLA? Che lo sappia il comico Sasà?

Che c'azzecca la Nutella con il poeta settecentesco Giovanni Meli conosciuto semplicemente come l'abate Meli? Quello di un surciteddu di testa sbintata, per intenderci.
Direttamente e apparentemente nulla.  

Ma non è detto. 

Ci rifletterò.  Mi informerò. 

Non inganni la dolcezza che li accomuna, ma quel diavolo di dialetto, sempre-vivo e sempre-morto, potrebbe riservarci delle sorprese. 

Se scoprirò qualcosa non lo terrò soltanto per me.

Intanto, ne approfitto per ricordare che quest'anno ricorre il secondo centenario della morte del poeta Meli e si terrà a giorni un articolatissimo convegno.



Sasà Salvaggio in una eloquente espressione. 
Foto dalla sua bacheca fb


Dal contenuto al contenitore: barattoli personalizzati. di Nutella.
 Screen capture da fb: Le creazioni di Lucia



Link correlati:

OH, MELI, MELI! UN PROGRAMMA TUTTO PER LUI. Il Centro Studi filologici e linguistici siciliani lo ricorda



L'ABATE MELI PARLA "MIRICANU". Gaetano Cipolla da New York gli ha prestato la voce



GIOVANNI MELI IL POETA, ANCHE PER GLI AMERICANI. Il libro di Marco Scalabrino per il bicentenario



IL DIALETTO E LA TOP TEN. Libro e intervista di Roberto Sottile


venerdì 27 marzo 2015

OLTRE IL "PALÌCU". Dallo stuzzicadenti al "preview" di Roberto Sottile


Ieri pubblicavo alcuni modi di dire tra cui Mi pari palìcu

Da un commento speciale su fb mi è sembrato opportuno ricavarne un post da inserire nel blog, per  un arricchimento linguistico che non fa poi male, anzi, arricchisce notevolmente e fa anche piacere. 

E' la ricchezza insondata del nostro dialetto! 

L'annuncio di Roberto Sottile ci fa prefigurare sorprese.







    • palìcu = stuzzicadenti La prima testimonianza della voce è nel Vocabolario di del Bono (1754) col valore di ‘bruscolo, stecco’ e ‘nettadenti’. Qui, come negli altri vocabolari dialettali, manca la locuzione assai viva, e registrata invece nel Vocabolario Siciliano, "mi pari palìcu" ‘mi pare cosa da nulla’. Il termine ha un corrispondente nel maltese palik ‘toothpick’, mentre nei dialetti meridionali le forme escono tutte in –icco (paliccu, palicu, palicco, per lo più col valore di ‘stuzzicadenti’). 
    • La voce è in genere considerata di origine spagnola, ma in spagnolo lo stuzzicadenti si chiama "palillo". Perciò le forme isolane devono invece essersi sviluppate a partire da un probabile "palìco", il che indurrebbe a rintracciarne la base in un latino "paliccus" ‘piccolo palo’, come suggerisce Gerhard Rohlfs. 
    • La voce è cara al Camilleri degli anni '90: "...storie dell'America che, in confronto, l'opera dei pupi e i paladini di Francia parevano palìco" (La stagione della caccia 1992/Sellerio 2002, p. 121); "non mancava manco un palìco, uno stuzzicadenti, un lecca lecca" (Il cane di terracotta 1996/Sellerio 2001, p. 39). GRAZIE SEMPRE, Piero Carbone
    • Piero Carbone Grazie al prof. Roberto Sottile per il succoso contributo. N.B. Col tuo permesso vorrei pubblicare il commento in coda al post sul blog.
      1 h · Modificato · Mi piace · 1
    • Roberto Sottile No problem, anzi potrebbe essere come un "preview" di una cosa che sto scrivendo... 



Il post di ieri



Ph ©pierocarbone

martedì 21 ottobre 2014

NON È UN DISONORE!


"Ecco, bene, professore! 
Fateli convinti,
 una buona volta, 
che l'essere autore di poesie dialettali 
non è un disonore 
per nessun galantuomo".

Vitaliano Brancati, Gli anni perduti



Salvo Ferlito: incipit del testo di presentazione 

Brochure della mostra di Giuseppe Alletto