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giovedì 12 settembre 2019

SCIASCIA E QUELLI DEL TUCA TUCA. Malpensamenti?



Opportunismo? Brutta malattia. Si legge perfino nella Bibbia: “Io sono di Paolo”, “Io sono di Apollo”, “Io sono di Cefa”. Ma perché? Fino a quando? Credo che se Raffaella Carrà fosse stata di Racalmuto, molti di quelli che oggi (racalmutesi e non) si dicono, con nomi cambiati, di Sciascia di Consolo di Camilleri, avrebbero ballato tutti quanti il tuca tuca con l’ombelico di fuori, come ha fatto la Carrà in televisione.




Nelle foto: 
sculture femminili di Emilio Greco (Palazzo Comitini di Palermo e Museo Emilio Greco a Catania)

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mercoledì 17 luglio 2019

È MORTO CAMILLERI



Onore al siciliano di Porto Empedocle
 che ha saputo mettersi con la scrittura 
al centro dell'immaginario collettivo
 e la Sicilia con lui.






Tramite e oltre la scrittura ha lambito territori a noi familiari.


ph ©piero carbone









martedì 17 marzo 2015

CARLO PULEO RICORDA IN FOTO BUTTITTA, SCIASCIA, VITTORINI...


Tra febbraio e marzo, Carlo Puleo ha condiviso sulla mia bacheca facebook una serie di scatti che penso valga la pena riproporre nelle contrade del blog: non solo foto, ma ricordi, istantanee di storia. Equivalgono ad una testimonianza.

Non ho voluto escluderne alcuna, nonostante la tentazione motivata dalla discrezione laddove fotografato anch'io, per non penalizzare valentissimi compagni di scatto fotografico.

Per il momento ricambio con un pensiero per la cortesia. Poi si vedrà.

Fotografare ed essere fotografati sono due aspetti dello stesso tributo reso a Mnemosine, la della della memoria, figlia del Cielo d della Terra, madre alle muse protettrici delle arti: Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Tersicore, Erato, Polimnia, Urania, Calliope.

Carlo ha avuto la fortuna di conoscere e fotografare tanti numi protetti dalle muse secondo le loro specialità: pittura, poesia, teatro...



Dedica a Carlo Puleo.Ignazio Buttitta e Leonardo Sciascia,
1987 , foto autoscatto .C.Puleo.



Sciacca 1987. Convegno letterario.
Ignazio Buttitta, conversa con Pietro Amato e Leonardo Sciascia.
Foto C. Puleo.



Un voltocolomba di Carlo Puleo.
Fusione in bronzo .1990


Da sinistra: Sciascia ,L'editore. Leonardo, Ignazio, ,Elio Vittorini e due sconosciuti. Forse a te sono noti?



1986 ,Ignazio Buttitta.Lia Pasqualino Noto e
Leonardo Sciascia. foto Carlo puleo .



15 marzo · Modificato ·

Porto Empedocle. 1987.
Al migrofono Leonardo Sciascia. Fra i presenti:
Gesualdo Bufalini, Andrea Camilleri e Ignazio Buttitta.
Foto Carlo Puleo.

Nello sfondo : Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri.
In primo piano: Ignazio Buttitta, mentre dedica un suo libro a
Camilleri.1987. Foto Carlo Puleo. Pubblicata sul Catalogo.


Teatro Politeama Palermo.
Carlo Puleo, consegna il premio :Pigna D'argento, al
figlio di Salvatore Quasimodo. Alessandro.
il riconoscimento, in memoria del grande Poeta.


Una delle ultime foto ,scattate a Ignazio Buttitta.
"Un abbraccio a chi ama la poesia."
Foto ,Carlo Puleo.


Ciao Piero, questa mattina , nella mia confusione,
Ho trovato queste foto. foto C. Puleo.
 — con Pino Apprendi.

domenica 25 novembre 2012

FONDAZIONE? COSÌ È, SE CI PARE!





Quando misi piede nel consiglio comunale di Racalmuto, in qualità di assessore alla cultura, mi sembrò di entrare in una novella pirandelliana: nel momento in cui il sindaco, secondo l’ordine del giorno, accennò alla situazione del teatro comunale, le cui carte erano sotto sequestro per indagini in corso sulla precedente gestione, dagli scranni di destra, gli esponenti dell’opposizione sostenevano che il Teatro era amministrato come “Fondazione”; il sindaco rispondeva che era assimilabile piuttosto ad una “Associazione”, sottinteso: culturale,  ma gli oppositori dell’UDC e del PDL s’inalberavano a tale definizione e ribadivano la tesi che il Teatro fosse “Fondazione! Fondazione! Fondazione!”
“Associazione!” cantilenava il Sindaco, “Associaziooo-ne!”.

A complicare le cose, dagli scranni della sinistra, un  esponente del PD, che aveva amministrato con ruoli di responsabilità anche nella compagine amministrativa precedente,  e ora facente parte della nuova, appartenente alla maggioranza e quindi sostenitore del nuovo sindaco,  brandì il microfono per ritrovarsi in linea con l’opposizione e contro il “proprio” sindaco: per lui il teatro era eretto a Fondazione. “Tanto che aveva un consiglio d’amministrazione”, sosteneva.
“Associaziooo-ne” ribadiva suo malgrado il sindaco all’esponente della “sua”  stessa maggioranza.







Così andò avanti l’irriducibile consiglio comunale per un tempo che a me parve infinito, senza cavarne un ragno dal buco. “Fondazione”. “Associazione”. Così è, se ci pare!
Mi sembrava un giuoco delle parti. Pirandelliano, appunto.

Era possibile mai che un ente pubblico governato come Fondazione, bisognoso del riconoscimento giuridico per essere tale, tale non risultasse dalle carte e dalle pubbliche certificazioni? Il nuovo sindaco, soltanto per distinguersi dal predecessore, s’inventava tutto?
“Non vuole riconoscere l’evidenza,” ribattevano i sostenitori della Fondazione, i quali con meccanica convinzione concludevano: “Riconoscimento o non riconoscimento, è  Fondazione!”. E, battendo metaforicamente i pugni sul tavolo, della Fondazione elencavano gli illustrissimi nomi del consiglio d’amministrazione che ne avevano fatto parte e il Direttore artistico e il Direttore artistico facente funzione perché il Direttore artistico titolare era lontano e il famoso scrittore e l’ex assessore nonché  sovrintendente di un Teatro importantissimo e il corrispondente di un prestigioso giornale nazionale e l’inviato di un altro. E così altisonando.




Se io non fossi stato assessore della giunta in carica, e quindi tirato dentro la questione fino al collo, istituzionalmente parlando, mi sarei goduta la scena e niente di più. Ma non potevo, anzi avevo il dovere in quanto assessore con delega alla cultura di chiarire la faccenda proprio per definire i rapporti istituzionali  o con la Fondazione teatro, se era Fondazione,  o con il Teatro Comunale, se era ente comunale, e regolarmi di conseguenza.
Che fare?

Feci l’unica cosa, ovvia e, secondo me, di buon senso, che c’era da fare: mi recai all’assessorato competente per sbrogliare la matassa. Salii tutti i piani del palazzo di Piazza Croci a Palermo e in ogni piano mi rimandavano da un ufficio all’altro nella vana speranza che saltassero fuori notizie certe: da nessuna parte risultava che il Teatro “Regina Margherita” di Racalmuto fosse stato elevato a Fondazione, anzi non risultava neanche l’istanza.
Trasecolai!
Niente, nessuna carta, nessun incartamento risultava in quegli uffici. Proprio così.

E come facevo a riferire, in consiglio, ai consiglieri del mio paese, una tale ambasciata? Di quali acuminate argomentazioni sarei stato bersaglio! Avevo sentito chiaramente da alcuni consiglieri che era stata fatta l’istanza, che c’era un atto notarile. Lo avevano affermato con sicurezza.
Ora, di fronte a tanta smentita, ero punto e a capo. Di nuovo: che fare?

Chiesi al funzionario di mettermi per iscritto la ferale notizia. “Lo richieda per iscritto e le sarà risposto per iscritto” mi rispose quello impassibile da dietro la scrivania.
La richiesta protocollata partì da Racalmuto. 
Altrettanto protocollata giunse, purtroppo, la risposta; e dico purtroppo perché quando dalla segreteria comunale me ne è stata consegnata copia, ho letto quello che sapevo, quello che temevo e che non avrei voluto leggere. Speravo, sotto sotto, si trovasse in extremis l’incartamento risolutore.
Arrivato in consiglio, prendo con trepidazione la parola e annuncio che dagli uffici regionali competenti, dopo le opportune ricerche, è venuto fuori che… niente…nulla di nulla… il certificato…



Apriti cielo!
Sono stato subissato da grida, da critiche, da ipotesi fantasiose: secondo alcuni consiglieri pro Fondazione avrei tirato fuori la storia del certificato per compiacere il sindaco e contraddirli, quasi fosse in mio potere far confezionare a funzionari e dirigenti dell’Assessorato regionale certificati a mio piacimento.
Mi stupii del ragionamento che non verteva più sullo statuto del Teatro ma sull’opportunità e la convenienza o meno di compiacere un sindaco. Cercai di comunicare il mio stupore, ma la mia voce veniva schiacciata da altre voci, emisi un urlo quasi ferino. Mi veniva difficile coniugare la dialettica hegeliana fatta di tesi, antitesi e sintesi, studiata ai tempi dell’università, con quest’altra della negazione preventiva e prevenuta senza tener conto d’altro.  Che fare?

Cercai di essere più empirico. Invitai la segretaria verbalizzante ad esibire il certificato ma non ce l’aveva a portata di mano, non l’aveva portato in consiglio forse per una svista o per dimenticanza, richiesi allora coram populo si verbalizzasse di allegarlo: il certificato venne cercato, tirato fuori, fotocopiato e distribuito a tutti i signori consiglieri.
“E allora,” conclusero alcuni irriducibili mal rassegnati, “visto che hai fatto questa scoperta, vuol dire che da oggi in poi ti adopererai per fare riconoscere giuridicamente la Fondazione Teatro! Tu sei l’assessore!”
“Va bene” annuii.

Ma non potei fare molto perché di lì a poco sarei stato estromesso come assessore, e sinceramente in un tal mondo con un tal modo di ragionare mi sentivo un pesce fuor d’acqua ed era naturale venissi percepito come un corpo estraneo.
I sostenitori della Fondazione avrebbero potuto e dovuto continuare l’iter per il riconoscimento giuridico tanto più che il mio successore è stato espresso da quei  consiglieri dell’opposizione, transitati nel frattempo nella maggioranza, che fortissimamente volevano la Fondazione.





I fatti sopra narrati risalgono al periodo che va dall’autunno del 2007 alla primavera del 2008. Siamo alla fine del 2012.
Pensavo dopo tanti anni che la questione si fosse risolta, invece, negli ultimi tempi, anche nell’era dei commissari regionali e prefettizi, si perpetua l’incertezza terminologica, una volta viene indicato come Fondazione e un’altra semplicemente come Teatro comunale.

Siccome le parole indicano cose completamente diverse, visto che finora la politica non c’è riuscita, è bene comunque chiarire lo status giuridico attuale del Teatro perché nell’imminenza della definitiva riapertura, dopo le esaustive certificazioni riguardanti la sicurezza, si appianino anche le incertezze amministrative e contabili affinché il nostro caro Teatro, o come Fondazione o come Ente comunale o come altro ancora, riapra i battenti e non li richiuda mai più.


  



- Luigi Scimè, Addio! Teatro comunale, in “La Citalena”, aprile 2005, numero unico.


Foto proprie