In dialetto si dice cuti e il termine, nome comune di cosa, perlopiù femminile, singolare, non è dei più lusinghieri: serve per dare del duro di cervice a qualcuno, testa dura, i romani dicono de coccio, ma cuti è anche l'ottuso e talvolta lo stupidotto o il testardo. Viene detto anche giaca: al plurale giachi. Con l'articolo: la cuti, li cuti, la giaca, li giachi.
In italiano, il ciotttolo è la pietra genericamente ovale dalle più svariate sfumature e forme seppur tondeggiante e liscia o di mare o di fiume: serve per lastricare le strade con un tocco di antico decoro o per adornare aiuole e pareti di rustici villini.
Di genere maschile, lu cuti, se indica quello impugnabile che fungeva anticamente da rudimentale ferro da stiro o se, in scalare grandezza, si utilizzava da contrappeso sui piatti delle antiche bilance.
Sicché cuti, anticipando conquiste paritarie, assomma in sé il doppio genere di pietra e di sasso.
Ci a fari truvari cuti! è il modo di dire per indicare la volontà di chi, alla propria morte, non vuole lasciare in eredità ricchezze e denari ai discendenti e parenti ai quali riserba, quasi come una minaccia, una brutta sopresa: - Troveranno ciottoli!
Una cote famosa è quella di Orazio, evocata in fondo alla sua Ars poetica dove l'autore, dopo aver dato consigli sul buon poetare, si paragona ad una cote che serve per affilare i coltelli ma essa stessa non taglia. Un buon riscatto semantico, comunque.
Non sappiamo se il poeta a cui ci riferiamo abbia affilato le sue liriche e la sua metrica sulla cote oraziana ma un qualche arcano significato l'ha attribuito a queste pietre lisce di fiume o di mare se ha intitolato la sua raccolta di poesie Ciottoli. Ciottoli d'amore.
E' quello che ha fatto anche Giovanna Lauricella, non con le parole ma con i pennelli e i colori: ha intravisto nei comuni ciottoli potenziali idee pittoriche dopodiché ha sfruttato la volumetrica forma e le sfumature naturali di marrone, di nero o di bianco di queste pietre di fiume o di mare per dare tondeggiante supporto alle sue figure colorate, al suo amore gattaro: i gatti rannicchiati nel palmo di una mano sono così dotati di un volumetrico corpo, lei ci ha messo come pittrice il pigmento e il cesello iconico ma i ciottoli tridimensionali li fanno risultare sculture.
Ciottoli d'amore, ciottoli come sculture, ciottoli rivestiti da una fantasia multicolore. Ciottoli artistici. Ciottoli di poesia.
Vanno ad aggiungersi alla creativa sequela dei supporti naturali scelti da estrosi pittori in vena di assecondare le venature del marmo, le nodosità del frassino, le contorsioni dell'ulivo.
Che siano accomunati da un latente "manifesto" di arte ecologica? Da farne una mostra collettiva.
I ciottoli dipinti di Giovanna Lauricella e il libro di poesia del prof. Domenico Romano, intitolato Ciottoli, sono accomunati, come ben si evince, dall'utilizzazione degli stessi "oggetti" nel linguaggio poetico o nella concreta pittura, ma un'altra circostanza, e casuale, li stringe in un ideale rapporto: il professore di latino è stato docente molto apprezzato di Giovanna che lo ricorda con stima e affetto.
Una ragione in più per rendere omaggio alla dimensione poetica del professore Domenico Romano, detto familiarmente "Michetto", ricordando la sua raccolta di liriche Ciottoli.
Una poesia del prof. Domenico Romano:
Ricordo e recensione:
Le foto dei ciottoli dipinti sono di Giovanna Lauricella