Visualizzazione post con etichetta Gaetano Restivo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gaetano Restivo. Mostra tutti i post

giovedì 22 maggio 2014

AMARCORD CON GAETANO RESTIVO




Con Leonardo Sciascia. Racalmuto, Sede del consiglio comunale, 1980





La conversazione, in realtà più diffusa, con Gaetano ha avuto luogo qualche mese addietro su "Sali d'Argento", il gruppo Facebook che si ripropone di raccogliere le foto storiche di Racalmuto  e dei racalmutesi in vista di un Archivio fotografico digitale.





Gaetano Restivo

Intervengo su invito del caro amico Piero Carbone.

La prima ' recita ' fu nel Luglio del 1978, guidata da Eugenio Napoleone Messana - che ebbe poi, purtroppo, morte improvvisa appena due settimane dopo la prima...

Negli anni a seguire, grazie al prof. Nicolò Macaluso e a Piero Carbone, continuò a far parte della ' fiesta '; e continua tuttora. Il primo anno fu una sorta di evento. Eugenio Napoleone Messana era tornato da poco a Racalmuto ad insegnare alla scuola media. Ricordo che mise in piedi un gruppo teatrale scolastico. Era nata da poco la prima Pro Loco, c'era un certo fervore in paese, fervore che, all'inizio, prescindeva dalla presenza più costante di Leonardo Sciascia in paese.

Come fu e come non fu, la memoria mi tradisce, si pensò di ripristinare la recita per la festa, forse per iniziativa di qualcuno della Pro Loco e se ne parlò con 'Geniu, perché adattasse in siciliano la versione del Caruselli, mi pare. Ne fuentusiasta e in due tre settimane il testo era pronto. Ricordo una serata al Circolo di Cultura dove 'Geniu, per la prima volta, lesse quanto aveva magnificamente scritto. " Talia Firnandu quantu curtisii..."

Eravamo un centinaio e tutti con la bocca aperta. In quei versi c'era il paese, le sue memorie, la sua storia, la sua gente, martoriata dal duro lavoro e dalla povertà. E dall'emigrazione...Era fine Maggio mi pare. Bisognava scegliere gli, parola grossa, attori.
Quelli di noi già vicini alla Pro Loco si fecero avanti. Era il momento in cui ci siamo sentiti veramente racalmutesi, parte di una cosa importante per il nostro paese. Che entusiasmo !

Le prove le facevamo ogni sera alle sette a casa di 'Geniu, in cucina. Mandarla a memoria fu una questione di ore - per anni, e tuttora, chi ha partecipato è ancora in grado di recitarla quasi per intero a memoria. Ogni sera dalle 7 alle 9 lì a recitare, con 'Genio che ci guidava. Faceva persino lo spadaccino...

La prima volta io ero Fernando, lo scudiero di Piero Carbone, che interpretava Eugenio, Principe di Castronovo. E con Piero, mi sento sempre ancora un pò, tuttora, Fernando... Ricordo una foto del palco della prima recita in cui si vede, dietro, la testa pelata di 'Geniu, con barba e baffi, lì a fare da suggeritore.
Dopo la recita si doveva fare, come è d'uso da noi, un incontro per festeggiare, che poi sarebbe stato uno schiticchiu. Non ce ne fu il tempo, per l'improvvisa scomparsa di 'Geniu, che velò di malinconia quell'estate.

Per chi ha passato gli ...anta, e comincia a pensare a quello che mio zio Nicolò La Rocca chiamava ' sunset ' - anche se, con figli piccoli, si è costretti a vivere per almeno altri vent'anni... - ripensare quell'estate, e le successive, dà molta malinconia...
Ma Racalmuto ha bisogno di guardare anche avanti. 

E "Sali d'argento" ha mostrato che in tanti, pur guardando al passato, vogliono un futuro migliore, ' più verdi pascoli ' insomma...





Piero Carbone

Tamì, mi fai ricordare che dopo la prima recita del 1978 messa su dal prof Messana, che subito dopo venne meno, assieme, tu ed io, proponemmo al prof Macaluso di assumere la regia, se ti ricordi lo fermammo e glielo chiedemmo davanti alla Matrice, egli accettò e per alcuni anni, finché ci fu padre Mattina curò la recita per conto della Pro Loco, poi lasciò quando ci fu il cambio di reggenza al Monte, nel frattempo io ero più disponibile perché da poco laureato e curai la regia fino al 1988. 
Dovresti conservare una copia in carta velina del testo battuto a macchina con inchiostro rosso della Recita da parte di Eugenio Messana. 

Piccole cose, lo so, ma affettivamente grandi.



***





La foto, se non ricordo male, è di Alfonso Chiazzese.

domenica 14 luglio 2013

ZÙCUTU ZÙCUTU, MASTRU CALÌ

Un modo di dire buttato lì su un social network suscita curiosità, eccita ricordi, provoca apporti immediati e impensati tramite la rete, ramifica in affini reperti paremiologici (che attengono i proverbi insomma). 
Alla fine, da questa moderna palestra filologica e memoriale, il modo di dire ne esce arricchito. Sempre suscettibile di ulteriori arricchimenti. Riguardo il suo utilizzo potrebbe modernamente sostituire la "coazione a ripetere" freudiana.  Freud a parte, chi è che non ha le proprie fissazioni, nel bene o nel male?



Zùcutu zùcutu, mastru Calì.

  • Rita Grazia Mattina, Salvatore Conte, Vincenza Grizzanti, Giuseppe Leone, Angelo Campanella, Lorenzo Capostagno, Antonio Calma, Giulia Lombardo, Oriana Cammilli, Luciano Carrubba, Pixel Evolution, Marianna Manta, Rosean Faraone Hossain, Ezio Noto,  Delfina Manolo, Nicola Romano e Marco Cattivo Costume piace questo elemento.
  • Antonello Scarpulla: Io sapevo che lo zucutu zucuto significava "un'altra cosa" o è proprio quella?

  • Gaetano Restivo: Non era Zzucuzu'?
  • Piero Carbone: Lo sentivo dire a mia nonna, zzùcutu zzùcutu, ed era il ritornello mimato e cantato dei ragazzacci che facevano il verso a Mastru Caliddru l'uorbu che suonava il violino per le strade ripetendo fino all'estenuazione sempre la stessa melodia un po' strascicata. Un bel giorno, mastru Caliddru non ne poté più di quell'insolente tiritera e sbottò con una irripetibile risposta. Il gesto stizzito di scagliare il violino rese più drastica la sua risposta.
  • Gaetano Restivo: Comunque, nel lessico familiare si usava per dire, in maniera brusca  "e smettila di fare sempre questa cosa, non la finisci proprio piu"; oppure: "quando ti ci metti non la finisci proprio più e diventi anche fastidioso e non se ne può più di te". 
    I modi di dire sono sintesi estreme, trasfigurazioni, modelli. E "chinnicchi-nnacchi " ?
    Attendo illuminate spiegazioni x chinn...

    Piero Carbone: Dovrebbe derivare dal latino, secondo Sandro Attanasio, in Parole di Sicilia, Mursia editore, Milano 1980

    Gaetano Restivo: Ergo...

    Piero Carbone: nec hic nec hoc

    Calogero Messana:

    Ciao Piero, forse era questo il vostro Mastru caliddu l'orbu?


    • Piero Carbone: Straordinario! Grazie. Ma la foto è stata scattata a Racalmuto? Oppure si può dare il caso che Mastru Calì l'uorbu era un ambulante.
    • Calogero Messana: Ciao Piero, dalle pagine di Donna Luisa risulta che veniva da un altro paese per la Novena di Natale. Troppe coincidenze! La foto è stata a Montedoro scattata davanti la casa dei Caico. Dovresti accertare se vi era anche un violoncellista a Racalmuto. Visto che era cieco sicuramente si muoveva col compagno vedente.
    • Piero Carbone: indagherò, grazie.


      Si precisa che Donna Luisa è la Hamilton Caico della quale diffusamente ci si è occupati in diversi post di questo Blog: da vera antesignana ha coltivato la fotografia realizzando un'interessante ricognizione di luoghi e personaggi siciliani. 

      La risposta piccata invece con la quale Mastru Caliddru l'uorbu apostrofò i monellacci  diede origine a questo singolare duetto:


      - Zùcutu zùcutu, Mastru Calì.

      - Li buttani di li mammi.