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mercoledì 3 settembre 2025

RESTITUZIONE A SANTA ROSALIA DI UNA TRADIZIONE ORALE RACALMUTESE. Inno a lei dedicato

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Con piacere ho aderito alla proposta di un mio intervento in occasione dell'inaugurazione odierna del murales "La Nascita. Il Ritorno. La Restanza" realizzato in via Baronessa Tulumello dall'artista Simone Ferarein Ferrarini.

Proporrò la versione modificata dell'Inno "O Santa Rusulia. Inno ecumenico di invocazione e accoglienza" eseguito all' Open Day del Teatro Massimo di Palermo il 27 maggio 2019 (https://youtu.be/s1coyxLxZ3A?feature=shared) e a Bivona il 4 settembre dello tesso anno (https://youtu.be/NI_aFaIvTmU?feature=shared).

Come anticipato in un Convegno mariano del 2003, si tratta della "restituzione" a Santa Rosalia di una tradizione orale racalmutese che ne riporta tracce riconoscibili ma finora poco evidenziate.
Mi ritrovo in sintonia con la valorizzazione delle fonti orali utilizzate da Angelo Cutaia Di Racalmuto nella sua documentatissima monografia rosaliana.
Il Programma articolato dei festeggiamenti nell'articolo di Salvatore Picone su "Malgrado Tutto"






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venerdì 8 febbraio 2019

SUL CONVEGNO DI CALTANISSETTA, IL GESSO E I CANI AIZZATI (IN METAFORA). "Malgrado tutto" mente sapendo di mentire (per un giornale non è granché)

Figueres, Teatro-Museo Dalì, 2010 - ph ©piero carbone

LEGITTIMA DIFESA DA UNA INFONDATA ACCUSA
di Piero Carbone

Ora che "Malgrado tutto", in un articolo firmato collettivamente La Redazione, mi dà del bugiardo, corredando il grazioso articolo con un bel Pinocchio dal naso lunghissimo, voglio capire perché.
Mi dichiaro pronto a chiedere scusa in caso affermativo ma attendo delle scuse in caso negativo. Il soggetto, si badi, non è un episodico battibecco ma attiene la paternità e la qualità del nostro operare.

I redattori del giornale, che non sono solo redattori ma all'occasione tante altre cose, pensavano di avere fatto il bel colpo nella speranza di vanificare tutto quello che ho lamentato nel corso di tanti anni.

Non si tratta di questioni personali ma della visione e gestione culturale delle risorse di un territorio che vanno dal nome di Sciascia alla Fondazione omonima al Teatro Regina Margherita al Premio Racalmare Sciascia, riguardano l'approcciarsi alla politica e agli incarichi, l'utilizzazione non disinteressata dell'informazione, etc. etc. etc.

Lo ha bene descritto uno di loro: "Mi dispiace, io non ci sto. Non si può trascinare l'onore e la storia di un giornale nel pantano delle beghe politiche. [...] Probabilmente stanno naufragando tutte le certezze con cui in questi anni abbiamo svolto il nostro mestiere di giornalista: non avere un piede in due staffe, raccontare la politica ma non farla, evitare strane commistioni col potere."
Giancarlo Macaluso, Macaluso contro Savatteri: "Tieni fuori il giornale", Malgrado tutto web, 01/04/2014

Mi dispiace per loro, i cosiddetti "ragazzi di Malgrado tutto", cosiddetti "ragazzi" vista la loro età: dovranno aspettare la prossima bugia, se mai ve ne sarà, per vanificare tutto quello che finora ho scritto. Ma si ricordino che a prescindere dalle mie possibili bugie future, il passato rimane intatto e fermo come un macigno in attesa di smentite e di risposte.
E veniamo all'oggi che rappresenta l'ennesimo episodio di una lunga costumanza.

Nell'articolo "Le bugie di Carbone con le gambe di gesso",  firmato La Redazione,  si sostiene che la professoressa Marina Castiglione smentirebbe su Facebook  la mia accusa di omissione nei confronti del giornalista Salvatore Picone perché sarebbe stata lei stessa  ad omettere il mio nome e non il giornalista.
L'omissione della Castiglione è vera solo che io non mi riferivo alla sua omissione ma a quella del giornalista che di nomi nell'articolo ne fa diversi.

Cito: "Il convegno durerà un intero giorno, dalle 9 alle 19, e si svolgerà nella sala magna del Consorzio universitario di Caltanissetta di corso Vittorio Emanuele. Per l’occasione saranno esposte opere d’arte di Giuseppe Agnello e Carlo Sillitti. Interverranno, inoltre, il coro filarmonico “Terzo Millennio” di Racalmuto e la Compagnia di Canto e Musica Popolare di Favara." (Si dà il caso che il Coro e la Compagnia da me coinvolti al Convegno di Caltanissetta eseguissero anche mie canzoni su surfarara, salinara e issara).

La Castiglione, che tanto apprezzo come studiosa e con la quale ho avuto la fortuna di condividere l'entusiasmante avventura del rinato interesse per il gesso, è stata generosa nel volere scagionare il giornalista, ma la sua dichiarazione dimostra il contrario. Lei è generosa, ma io non posso risultare autore di una bugia se la sua dichiarazione non la comprova.

A telefono veramente avevo capito anche un'altra cosa: la meraviglia di essersi ritrovata in un'intervista con domande e risposte mentre lei aveva rilasciato una volante dichiarazione su cui il giornalista avrebbe montato l'articolo con tanto di domande e risposte. 

La Castiglione nella sua precisazione su Facebook afferma che è stata proprio lei ad omettere il mio nome, ma non solo il mio a dir la verità,  perché nella sua "dichiarazione" a "Malgrado tutto"  ha parlato volutamente e  soltanto degli "aspetti che avrebbero potuto essere utili per il rilancio di un comparto produttivo e di un terriorio [...] senza fare l'elenco delle persone coinvolte".
"Senza fare l'elenco delle persone coinvolte". Non solo non fa l'elenco ma non fa alcun nome in particolare.
Dunque, lei ha voluto parlare solo di idee, mentre il giornalista ha parlato di nomi coinvolti nel convegno, facendone alcuni e omettendone altri. 
Io nel mio Post non mi riferivo all'omissione della Professoressa bensì inequivocabilmente a quella di Picone e quindi del giornale dove l'articolo è pubblicato. Ciascuno risponde delle proprie omissioni non di quelle altrui. La bugia non esiste perché non ho attribuito l'omissione di qualcuno  a qualcun altro.

Così io avevo scritto nel mio Post:
Una dichiarazione è una dichiarazione e non deve essere per forza esaustiva, nella sua sintetica parzialità sarebbe rimasta lì a se stante, ma inserita in un intiero articolo sembra avallarlo mentre invece è il giornalista che, senza virgolettato e dimostrandosi informatissimo,  si profonde nei minimi dettagli circa l'organizzazione del Convegno citato e a piacer suo o secondo sue valutazioni inserisce alcuni nomi. Non potrebbe essere altrimenti. 
https://archivioepensamenti.blogspot.com/2019/02/se-malgrado-tutto-omette-non-intervista.html

Pertanto, l'accusa di "Malgrado tutto" di avere sostenuto, da parte mia, una bugia ovvero una "minchiata", cito tra virgolette l'aulico linguaggio dell'accusa, la rimando con dimensioni  maggiorate al mittente.

Ma perché ritengo una omissione significativa quella del giornalista Picone?  Perché in riferimento alla sua stessa domanda "Come è nata l'idea del Convegno", al precedente oblio e al rinato interesse sul gesso,  ignorando quello che ci stava a monte del convegno e del rinato interesse sul gesso,  e dunque omettendo anche nomi,  è come se avesse parlato di un matrimonio celebrato dalla sposa senza lo sposo. La sposa si è sposata da sola? La Redazione del giornale "Malgrado tutto"  qualifica un tal procedere "scrupoloso". 

Se l'immagine sponsale non rende ne propongo un'altra.
Immaginate che un signore abbia individuato e scelto un terreno, che abbia procurato alcuni semi, li abbia seminati, li abbia governati e quando le spighe sono alte e mature  si reca al campo per organizzare il raccolto ma da lontano vede un gran trambusto di mietitrebbie e camioncini pronti per il trasporto, cerca di avvicinarsi per capire cosa si stia armeggiando nel terreno e per tutta risposta gli vengono aizzati contro i cani come se fosse un intruso o un estraneo che accampa indebite pretese.
Questo lascia intendere l'articolo contro di me firmato collettivamente dalla Redazione di "Malgrado tutto" e mi sembra una enormità (ma perché non firmano con nome e cognome quando fanno i loro attacchi?): 
"Così sul suo blog ha messo in fila una filippica, una delle sue solite prediche, per dimostrare che il convegno sul gesso l’aveva inventato lui e che quei cattivoni di “Malgrado tutto” volevano togliergli il merito."

E' un esempio, si capisce, genericissimo, né voglio accampare pretese di proprietà esclusiva su alcunché ma neanche esserne escluso: lo preciso altrimenti mi becco un altro articolo con altre infondate accuse.

Tutti possiamo sbagliare nello scrivere un articolo o nell'interpretarlo ma passare alle conclusioni sbagliate o pre-giudicare è un'altra cosa. "Malgrado tutto", purtroppo, e dietro pseudonimo, in passato l'ha fatto più di una volta nei miei confronti. Vorrei capire perché è successo anche questa volta.

Perché il giornalista Picone omette il mio nome anche se legato alle stesse domande poste  nel suo articolo "Riscopriamo la Sicilia del gesso" visto che non si basa soltanto sulle risposte della prof.ssa Marina Castiglione ma si profonde nel dare notizie e nomi sul Convegno? Dal web, dove circolano decine e decine di post sull'argomento? Dalla brochure dove si fa riferimento al sito dove questi post si potevano leggere? 





Ci sono due possibilità di risposta all'omissione di cui sopra: o il giornalista sapeva e ha deliberatamente omesso il mio nome e il mio ruolo facendo le sue libere valutazioni - e allora lo dica - o non sapeva e allora le informazioni dell'articolo riguardante il rinato interesse sul gesso e il convegno di Caltanissetta non si sa da dove le abbia apprese risultando però lacunose e andavano integrate. In termini di logica filosofica, è un "dilemma cornuto", lo so, ma che c'è di strano in questa richiesta?
A mio parere, da non giornalista, su questo si doveva rispondere e questo si doveva chiarire nell'articolo di risposta ai miei rilievi e non svicolare con una infondata accusa, offendendo per giunta?

E ora la prova regina di tanto mio dissertare. 


"Ospite molto apprezzato di questo spazio il poeta a docente Piero Carbone, che ha proposto una poesia dal titolo: “Vita di Issara”, mestiere, ha ricordato Carbone, di cui non si parla più in Sicilia. Piscopo ha musicato il testo di questa poesia, che sarà inserito in un libro/cd curato da lui e Salvatore Ferlita per la casa editrice Lussografica di Caltanissetta."
Sapete a)dove?  b)quando?  c)in quale circostanza? d)da chi sono state scritte queste parole? 
a) Su "Malgrado tutto" https://www.malgradotuttoweb.it/non-sempre-la-maestra-porta-carbone/  b) il 23 settembre  2018; c) in occasione della presentazione del libro "La maestra portava carbone" di Piscopo e Ferlita al Circolo Unione di Racalmuto; d) dalla Redazione di "Malgrado tutto". 
Si dà il caso che Salvatore Picone sia vicepresidente del Circolo Unione, redattore del giornale "Malgrado tuto" nonché presentatore, assieme a Luciano Carrubba, dell'evento: sarei scortese a pensare che non si sia accorto della mia performance o non abbia letto l'articolo sul suo giornale.  Di gesso già si parlava.
Cliccando il link dell'articolo si possono ammirare le belle foto di Angelo Pitrone.

https://www.malgradotuttoweb.it/non-sempre-la-maestra-porta-carbone/

Come conclusione rinnovo la proposta avanzata nel precedente Post: 


P.S.
A mio  parere, piuttosto che ignorarlo, si doveva potenziare l'input "gipsofilo" racalmutese appunto perché proveniente dallo stesso territorio in cui è nato il giornale "Malgrado tutto"  e che sul territorio, di cui il giornale spesso si occupa giornalisticamente e non solo,  avrebbe potuto avere una ricaduta positiva per maggiormente valorizzarlo, come è accaduto o sta accadendo nel territorio limitrofo di Caltanissetta.





L'Input del Convegno





Sull'origine del Convegno di Caltanissetta

Alcuni commenti su Fb



Link correlati:
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giovedì 8 dicembre 2016

"DON ILLUMINATO" E IL "KAOS" DI RACALMUTO: SUI VERSEGGIATORI ANONIMI E LE RIME IRRIVERENTI. Ma chi è Don Illuminato? Intanto, riceviamo e pubblichiamo





Nei giorni 28, 29 e 30 ottobre 2016 si è tenuto a Racalmuto "Kaos - Festival itinerante dell' editoria, della legalità e dell'identità siciliana", diretto da Peppe Zambito.

Sabato 30, di mattina, un incontro è stato dedicato alla tradizione molto racalmutese delle rime irriverenti, fino a poco tempo fa, soltanto e rigorosamente anonime. Oggi si direbbe "anonime, ma non troppo".

Don Illuminato ne ha fatto ragguaglio e ha tracciato una sintesi dell'incontro.

Le foto sono di duplice fonte: alcune, pubblicate sul proprio profilo facebook, sono di Antonio Liotta, che sentitamente, con affetto e stima ringrazio; altre sono dell'amministratore del blog in quanto ha affidato la macchina fotografica ad una persona delle prime file pregandola di documentare l'incontro con qualche scatto. Non conoscendone il nome, doverosamente la si ringrazia, sebbene anonima. P. C.





Ve lo dico io chi sono gli anonimi
di
Don Illuminato


Cosa, se non il desiderio di ricordare l’antica tradizione racalmutese della rima irriverente, che si è compiuto in occasione, della tre giorni, nell’ambito della manifestazione sull’editoria, Kaos, che ha fatto tappa quest’anno a Racalmuto, nei luoghi di Sciascia.

Un tassello mancante meritevole di ricordo, degno di essere incastonato nella storia letteraria del paese , a futura memoria.

Dunque nella sala grande dell’antico Castello Chiaramontano , in cui in una delle alte pareti sono ancora visibil le tracce di quello che fù un grande camino in pietra , ci si è stretti al calore della rima per celebrare un antico ricordo che caratterizza Racalmuto ed i Racalmutesi, e la loro ironia.

Presenti l’assessore alla cultura Salvatore Picone ed il Sindaco di Racalmuto, l’Avvocato Emilio Messana, che hanno voluto fortemente si parlasse, in quel contesto, di tale curioso fenomeno, pare tutto racalmutese.



ph ©Antonio Liotta

Dinanzi ad una ricca platea di studenti, assieme al Prof. Piero Carbone, scrittore e poeta di Racalmuto, anche Giovanni Salvo, entrambi da sempre presenti nella vita politico sociale del paese, i quali hanno spiegato, contribuendo a tenere vivo il ricordo, il fenomeno piacevolmente simpatico della Rima Irriverente.

Utilissima e ricca di spunti la disquisizione storica del professore Carbone dall’ingerenza dei Savoia nella censura della poesia popolare, alla poesia dei bisogni.

Particolarità della rima siciliana è stata la tendenza all’anonimato dei testi, per cui il Prof. Carbone, nel corso dell’incontro, si è sapientemente soffermato su questo aspetto impersonale dei testi, giudicando tale peculiarità, l’unico lato non del tutto esaltante del fenomeno della rima burlona racalmutese.

Secondo il Sindaco, Emilio Messana, se la satira irriverente la si esprime con ironia ed in rima, può diventare anche un impegnato momento di sfogo, di evasione, di spasso.

Per Giovanni Salvo, che si e' dichiarato apertamente un rimatore e non un poeta, che si e' cimentato alla lettura di alcuni suoi versi, dedicati proprio alla passione dell'irriverenza in versi, la contestazione rimata fa' a pieno titolo parte della tradizione racalmutese, sebbene spesso rivolta ad una ristretta cerchia di cultori, non essendosi mai prefissata lo scopo di raggiungere un vasto pubblico.

L’ispirazione tematica da sempre è stata certamente circoscritta ad argomenti morali e politici, legati a fatti persone e luoghi.

ph ©Antonio Liotta
Negli anni sessanta, Eugenio Napoleone Messana, un uomo parecchio conosciuto ed impegnato in paese , nella sua ricostruzione storica dell’ottocento racalmutese, si aiutò riportando i versi di alcune poesie anonime.

In paese però le rime baciate o incatenate che fossero venivano sistematicamente assegnate, da parte dei “sapitura chiazzaruoli”, quasi sempre al diretto autore.

Lo stesso Napoleone Messana , nella veste di Sindaco e politico attivo, fù bersaglio di indigeribili versi.

La rima dunque per Racalmuto ha rappresentato da sempre un linguaggio intellettuale terzo, prerogativa sia del popolo che del politico, quasi una forma di scissione dell’io.



A testimonianza di ciò, il fuori classe della rima irriverente racalmutese, fù il Prof. Alfonso Scimè.

Personaggio colto e raffinato, che pur stando nell’alcova del partito socialista, quando questo comandava a Racalmuto, nonostante il suo attivismo, non disdegnava di fare lo “schizzinoso” , distinguendosi con le sue poesie.

Era solito partecipare alle notti dei lunghi coltelli , alle interminabili riunioni di partito.

Resisteva ai primi sonni mattutini, per poi poter rimare versi sbeffeggianti a quelle sedute, con signorile ironia.

Subito battuti a macchina e distribuiti, rigorosamente in maniera ignota, venivano indirizzati in alcuni luoghi ben precisi, in cui era attesa ed apprezzata la sua critica rimata, e da dove poi , copia su copia , si diffondeva nella piazza.

La particolarità è che ci si divertivano di più proprio coloro che erano presi di mira, a dimostrazione di una platea intelligente.

Alfonso Scimè, secondo la testimonianza di qualche autorevole intellettuale del luogo, faceva poesia di corte, ma non era un cortigiano.

Troppo elitaria la sua rima per poter interessare coloro i quali avevano il problema del lavoro quotidiano.

ph ©Antonio Liotta

Dinanzi al suo stile acuto e sibillino, risultavano indeboliti altri anonimi-conosciuti verseggiatori, quali l’Avvocato Totò Garlisi e l’insegnate Alfonso Farrauto .

Ai questi ultimi poi si aggiungevano coloro i quali cercavano di cimentarsi con la rima, e si ritenevano poeti solo per aver fatto baciare “cuntenti cu nenti”.

Spesso nelle paesane poesie si riscontra racchiusa una grintosa “cattiveria” tutta racalmutese.

A quanto pare il più torbido sia stato proprio un medico, il Dottor Achille Vinci, corrispondente del Giornale di Sicilia, il quale travolto dal suo humus poetico, non risparmiò, con i suoi pungenti versi, neppure qualche suo diretto familiare.

Da annoverare anche l’avvocato Salvatore Marchese, noto penalista, anche lui socialista come Scimè, il quale nonostante le sue immense doti oratorie, pare avvertì lo stesso il bisogno di rimare al fine di schernire i suoi avversari politici.

Graffiante, terribile, inesorabile fu in poesia l’avvocato Marchese.

Secondo lo storico racalmutese, il Dott. Calogero Taverna, il bisogno della rima in paese è così atavico e radicato che persino il luminare medico racalmutese Marco Antonio Alaimo, nel suo trattato di medicina, collocò una sestina in vernacolo siciliano.

E pensando al titolo “La mosca nel piatto” di Leonardo Sciascia, anche se i versi dello scrittore racalmutese, come tiene a precisare il Prof. Carbone, non sono mai versi satirici o sbeffeggianti, bensì elitari; l’incontro si è concluso con l’interrogativo; sarà il frutto del cromosomico sapido gusto della rima a contraddistinguere un racalmutese, con il suo beffardo modo di esistere?




LA RIMA
di Giovanni Salvo

Ah la rima quantu è bella 
conza pani e murtatella 
Siddru appatti la parola 
a  lu cori prestu vola 

Renni miegliu di ogni cosa 
sciavurusa  comu  rosa 
E si ‘ntrizzi la tirzina 
è pungenti, fussi spina? 

Certu miegliu se vasata 
Si nun è minestra ricalliata 
Bona  scurri e giusta sona 
Lu cielu scoti, e sunnu trona 

Iddra è ecu, è risunanza 
Fastidiusa, nun è manza 
Quannu lu stili è irrivirenti 
E’ lu specchiu di la genti 

A  lu paisi c’è l’usanza 
Di sbarrarisi la panza 
E  cuntari cu puisia 
Di cu tessi  e cu farsia 

si narra, siddru è  veru 
‘nzoccu appatta lu pinzieru 
Chi succedi ni’ la strata 
Cu  la rima  ‘ncatinata.




 

mercoledì 13 agosto 2014

ANCHE VITO TARTARO ALL'INCONTRO "POETI@RACALMUTO"



Vito Tartaro

Vito Tartaro,
 amante della natura, della terra e della Sicilia

di 

Daniela Sciarotta



 A Racalmuto il 3 agosto 2014



In occasione dell'incontro Poeti@Racalmuto del 3 agosto scorso è stato ricordato Vito Tartaro, nonché un pezzo della Sicilia letteraria e linguistica.

Scomparso il 14 febbraio 2014 ha lasciato un vuoto ma anche una grande impronta.
E' stato un poeta, scrittore, storico e studioso della lingua siciliana, da lui stesso definita " lingua straniera".
Amante della natura, della terra e della Sicilia.

Locandina dell'incontro Poeti@Racalmuto


Scavava nelle parole del dialetto siciliano così come si scavava la terra.
Cercava e selezionava le parole del siciliano, sfruttandone tutte le sfumature musicali e di significato per esprimere immagini, cose e luoghi.
Ha raccontato con severa scrupolosità la Sicilia, scandagliato con cura la sua Ramacca.

Il suo Ricordo tra amici, figli spirituali e tra i suoi concittadini rimarrà sempre vivo.


Daniela Sciarotta mentre relaziona;
a destra,  Mimmo Staltari, Presidente dell'ANPOSDI

Daniela con Mario Spitaleri nell'atrio del Castello Chiaramontano

Locandina della Rassegna della Canzone Siciliana





Dialogo su fb

a proposito della Rassegna della Canzone Siciliana dedicata al poeta ramacchese Vito Tartaro:


11/08/2014

P. C.
Com'è andata la rassegna della canzone siciliana?

Daniela Sciarotta
bene, bene! ora ci sarà l'ultima serata il 6 settembre! aspettiamo Giuseppe Samperi!


P. C.
Samperi?


Daniela Sciarotta
sìììì 

P. C.
alla grande!

***

Se a partire da Tartaro, da Daniela è stato tirato in ballo con tanto entusiasmo Giuseppe Samperi, mi pare una chiusura felice del cerchio rinviare, di simpatia in simpatia e di empatia ad empatia, all'articolo di Samperi su Vito Tartaro (dove potremo apprezzare anche una poesia del poeta di Ramacca):




Da sx: Daniela Sciarotta, Mimmo Staltari, Piero Carbone,
Assessore alla Cultura Salvatore Picone, Marco Scalabrino


Link correlato:

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/08/un-paese-che-abbraccia-i-poeti.html

Un ricordo personale

Non ho conosciuto personalmente il poeta Vito Tartaro, ma quando Daniela annunciò che avrebbe ricordato il Poeta suo concittadino di Ramacca, mi sovvenne gradito il ricordo di una edizione del Premio "Ignazio Russo" la cui commissione per la poesia inedita dialettale presieduta da Nuccio Mula si riunì quella volta ad Agrigento, commissione di cui feci parte su invito di Ignazio Navarra assieme ad altri che non ricordo. 

Dalla votazione emerse che il primo premio si dovesse assegnare proprio a Vito Tartaro; nonostante il chiaro risultato numerico qualche componente di oppose volendo far valere altri criteri di merito, ma inutilmente, di fronte alla determinazione del Presidente, anche da me sostenuta e condivisa apertamente. La maggioranza numerica per noi era già un criterio di merito.
 A distanza di anni sono orgoglioso di quella scelta e della "vivace" presa di posizione. 
La poesia di Vito Tartaro - ma sono impressioni lontane - aveva colpito in modo particolare alcuni membri della commissione sia per la robustezza del contenuto sia per il linguaggio forte, espressivo. (Sarebbe interessante leggere le motivazioni del Premio allora addotte alla luce del percorso artistico posteriore).

Quando il Presidente, letto il verbale della seduta, telefonò al Poeta per comunicargli l'esito del concorso, apprese con sorpresa e meraviglia dalla stesso vincitore che il risultato gli era stato già comunicato telefonicamente. Rimase un mistero su chi avesse potuto fare una così subitanea telefonata. O forse qualche componente della Commissione si era ricreduto ed accodato tardivamente al verdetto e per scarico di coscienza  era corso ad annunciare egli stesso l'esito felice del concorso! Ha creduto bene di ricredersi in tempo, fino al punto da rendersi precipitoso messaggero: il tempo gli avrebbe dato ragione nel merito, anche se il metodo...
                                                                                                      Piero Carbone



Foto proprie dell'amministratore del blog archivioepensamenti (tranne quella con il ritratto di Vito Tartaro fornitami da Daniela Sciarotta)