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domenica 6 novembre 2016

"149T" IL DRAMMA DELLE MIGRANTI. Monologo di Lucia Alessi, al Castello Chiaramontano di Racalmuto per Kaos - Festival editoria, legalità e identità siciliana 28-30 ottobre 2016



schermata da you tube

Breve sequenza di "149T", monologo da una storia vera di Lucia Alessi
















Intervista di Alfonsa Butticè a Serena Alessi al termine della performance

Commenti del pubblico su fb:

da fb: Schermata 2016-11-06 a 08.13.21



Piera Lo Leggio:
Le parole del suo monologo sono pietre che sprofondano nel cuore, lo lacerano e lo fanno sanguinare. Unica la sua interpretazione.

Maria Mulè:
È riduttivo dire che è stata straordinaria...un mix di emozioni da brividi...

Piero Carbone:
e per scena: una bassissima pedana e una comune bagneruola piena d'acqua: ma è riuscita a trasfigurare il tutto trasportandoci con le parole, i gesti, la compartecipe corporeità, in una dimensione reale ovvero di coinvolgente teatralità; per un attimo ho dimenticato che a Racalmuto abbiamo un teatro chiuso. Grazie, Lucia. Grazie, "Kaos" (Festival editoria, legalità e identità siciliana).

Raimondo Moncada:
È il teatro povero. Che poi è quello ricco.
Basta poco, anzi tanto, basta andare all'essenza, alla verità dell'emozione, nuda, viverla così com'è, senza fronzoli, solo con una bacinella d'acqua e un pubblico che piano piano si zittisce, entra nel dramma e rivive il dolore.
Non è facile. Anzi, è difficilissimo far sgorgare lacrime o far nascere sorrisi, comunque suscitare emozioni, su una pedana con di fronte un pubblico pronto a giudicarti e che alla fine si scioglie in un applauso liberatorio come è stato con Lucia.

Anna Burgio:
Lucia è un'anima meravigliosa, si percepisce in tutto quello che fa, non solo quando recita. Saperla amica mia mi commuove.

Giuseppe Mallia:
non ho parole davanti a tanta bravura.

ph ©piero carbone
la foto della schermata facebook è di ©Piera Lo Leggio

sabato 15 ottobre 2016

MIGRANTI DI IERI, MIGRANTI DI OGGI. L'evento di questo pomeriggio a San Giovanni Decollato di Palermo per MigraTours - Festival delle Letterature Migranti




Oggi alla Chiesa di San Giovanni Decollato
nell'ambito del MigraTours- Festival delle Letterature Migranti
evento organizzato dalla Associazione Cassaro Alto di Palermo


sabato 15 ottobre, ore 16:30
Chiesa di San Giovanni Decollato
Presentazione del libro
Il razzismo non è un punto di vista, ma un crimine
di Valentina Vivona
Un viaggio nel viaggio, quello dell’autrice, lungo le tante e diverse destinazioni dei giovani che lasciano le loro case per poggiare i piedi su terre ove, credono, gli sia ancora concessa la possibilità di sperare in un futuro migliore.
Valentina Vivona è psicologa SPRAR e fa parte dell’associazione Mete Onlus.

sabato 15 ottobre, ore 18:00
Chiesa di San Giovanni Decollato
MigraTours
Reading di testi sulle migrazioni, da e verso la Sicilia, a cura di alunni e docenti .
Evento promosso dall’Associazione Cassaro Alto, in collaborazione con l’Istituto comprensivo statale “Maredolce”, il Liceo “Danilo Dolci”, l’Association Francophone de Palerme, Navarra editore e l’Istituto superiore Ferrara.



http://archivioepensamenti.blogspot.it/2016/10/inno-di-maredolce.html

A cura dell'I.C.S. "Maredolce" (dirigente Vito Pecoraro)
sono previsti tra l'atro
- monologo rielaborato e interpretato dia Nancy Luppina tratto dal libro di Stefano Vilardo
"Tutti dicono Germani Germania"
- canzoni della tradizione siciliana a cura di Maridina Saladino e Antonio Contorno
- canzone "Lu mari si l'agliutti. Tùmmina, tùmmina sunnu li guai"
(voci: Nancy Luppina, Damiano Sabatino; percussioni e chitarra:  Lucio Greco, Antonio Contorno)
ispirata alle tragedie dei migranti





domenica 23 agosto 2015

GRAZIE A GIANA GUAIANA CHE STASERA A SCIACCA RIPROPONE "LU MARI SI L'AGLIUTTI"


Dal Comunicato Stampa:

“L'incontro sarà intervallato da brani musicali eseguiti da Giana Guaiana, cantautrice e interprete di canti tradizionali del mediterraneo, che proporrà un repertorio di musiche medio orientali.”

Onorato per avere voluto includere nel repertorio anche una mia canzone. " (P. C.)

La canzone




“La Sicilia tra migranti, rifugiati e terrorismo jihadista: 
Le strategie messe in campo dai sindaci di frontiera”. 

Sciacca - atrio superiore Palazzo Municipale dei Gesuiti
domenica 23 agosto – ore 20.30“

Sono anni che l’Italia vive sulla propria pelle il dramma dei migranti che, anche per l'acuirsi della drammatica crisi mediorientale, giungono nel nostro Paese per poi provare a raggiungere l'Europa. Un fenomeno assai complesso sia dal punto di vista umanitario che per i suoi risvolti legati alla sicurezza, all’impatto socio-economico, culturale e politico della Nazione. 
Un fenomeno che in questi ultimi due anni ha subito un aumento vertiginoso sul fronte degli sbarchi in una rotta che continua ad essere sempre più pericolosa per la vita di coloro che, alla ricerca di un futuro migliore, rischiano la morte (solo quest'anno più di 2.000 morti secondo l'ultima stima dell'Organizzazione Internazionale dei Rifugiati).

L'Italia, in attesa di misure straordinarie in arrivo da Bruxelles, continua ad affrontare con impegno e determinazione le operazioni di salvataggio, ospitalità, richieste di asilo e gestione della sicurezza, anche se resta la Sicilia la regione che sopporta il peso maggiore dell'accoglienza. Ed è proprio la Sicilia la regione in prima linea che porta, quotidianamente, il peso di una emergenza che viene scaricato totalmente sulle comunità locali, sindaci in testa, costretti a tappare i buchi del fallimento delle istituzioni europee.

Ed è sempre la Sicilia a sentirsi minacciata da una migrazione clandestina che può nascondere cellule terroristiche dormienti dello stato islamico di Al Baghdadi. 
Città e paesi in prima linea per quello che viene considerato lo jihadista della porta accanto, in questa nuova forma di totalitarismo della globalizzazione.

L'incontro sarà intervallato da brani musicali eseguiti da Giana Guaiana, cantautrice e interprete di canti tradizionali del mediterraneo, che proporrà un repertorio di musiche medio orientali.


Introduce: Salvatore Monte – Ass. Cultura comune di Sciacca

Relatori:
Fabrizio di Paola - sindaco di Sciacca    

Vito Damiano - sindaco di Trapani

Beniamino Biondi – Ass. Centro Storico - Comune di Agrigento

Salvatore Vella - Magistrato

Cap. di Corvetta: Daniele Governale – com. in seconda Capitaneria di Porto “Porto Empedocle”

Ten. Col.: Orazio Ferla – Rep. Op. aeronavale Sicilia  Guardia di Finanza

Franco Iacch - analista militare

Fra Giuseppe Maggiore - Responsabile della “Tenda di Padre Abramo” Frati Minori di Sicilia.

Mariangela Croce - dirigente scolastica

Tanino Bonifacio - storico dell'arte


Modera:
Salvatore Lordi - giornalista RDS


Alle Fabbriche Chiaramontane (Agrigento)  26 giugno 2010

Lu mari si l'agliutti


Testo e musica ©Piero Carbone
Esecuzione e arrangiamento musicale ©Giana Guaiana
Tutti i diritti riservati
Prima esecuzione alle Fabbriche Chiaramontane  (Agrigento), sabato 26 giungo 2010
Il testo originario della canzone è pubblicato in Piero Carbone, Venti di sicilinconia, Medinova, Favara 2009




TESTO DELLA CANZONE

Lu mari si l’agliutti


Coro: Tummina tummina sunnu li guai,
lu pani è picca e li figli su assai. (3 volte)

I
Mamma, li turchi
sunnu  a la marina,
cantava anticamenti
la canzuna.
                                                                     

            II
Scinnìvanu ccu armi
e scimitarri.
Sbarcavanu arraggiati
comu cani.

Coro:
Tummina tummina sunnu li guai,
lu pani è picca e li figli su assai.

                  III
Arrivanu di notti
a l’ammucciuni,
ammunziddrati
ncapu li varcuna.




            IV
Parinu lapi, lapi
appizzati
nta na vrisca di feli
ncatinati.

Coro:

Tummina tummina sunnu li guai,
lu pani è picca e li figli su assai.


                  V
L’acqua l’annaculìa.
Màncianu luna.
Chjinu lu cori ma
 muorti di fami.


                  VI
A Puortu Palu cc’è cu và,
o a Pachinu,
a Lampedusa, o puru
cchjù luntanu.

Coro:

Tummina tummina sunnu li guai,
lu pani è picca e li figli su assai.


                  VII
Tonalità più alta: 2 volte

Nuddru li vidi,
nuddru li scummatti,
lu mari in silenziu
si l’aggliutti.

Coro:
Ummira ummira sunnu li genti
campanu muorinu eccu! ppi nenti. (3 volte)

 (in crescendo, quasi gridato):

Ummira ummira sunnu li genti
campanu muorinu eccu! ppi nenti. (3 volte)




TRADUZIONE

CORO
Tumoli tumoli sono i guai, / il pane è scarso e i figli son molti.

Ombra, ombra sono le genti:
campano, muoiono, ecco, per niente.

STROFE
Mamma, li turchi / son giunti alla marina, / cantava anticamente / la canzone. / Scendevano con armi / e scimitarre. / Sbarcavano arrabbiati / come cani. / Ora arrivano di notte / di nascosto, / ammassati / sopra i barconi. / Sembrano api, api / attaccate / a un favo di miele / incatenate. / L’acqua li dondola. / Mangiano luna. / Pieno il cuore / ma morti di fame. / A Porto Palo c’è chi va, / chi va a Pachino, / a Lampedusa, oppure / più lontano. / Nessuno li vede, / nessuno li cerca, / perché in silenzio / il mare se li inghiotte.



Locandina dell''evento alle Fabbriche Chiaramontane
sabato 26 giugno 2010
"Poesia e accoglienza, in Sicilia?"










martedì 21 aprile 2015

NON È QUESTIONE DI NUMERI. Il Mediterraneo non sia un cimitero

Quando i naufraghi furono trecento al largo di Lampedusa ci fu commozione e sdegno; da parte dei politici europei venne preso l'impegno di impedire il sopraggiungere simili sventure. Il Papa venne a lanciare una ghirlanda di fiori sulle acque pietose dov'erano affogati gli immigranti.
Dopodiché il mondo ritornò alle sue routines: sbarchi guerre economia. Casi isolati di immigrati morti nella traversata sui barconi sovraccarichi.

Sul mondo scombussolato da discutibilissime ragioni,  politiche più generali dovrebbero cercare di porvi rimedio per non gettare a mare la dignità di uomini, quella di tutti, assieme alle vite degli altri. Intanto, si dovrebbe fermare ogni traffico di esseri umani fonte di lucro per una "semplice" traversata: a che è servita una millenaria tecnologia altrimenti? Una considerazione semplice, semplicistica e banale. Ancora più semplice sarebbe sperare in un miracolo e far camminare i disperati sulle acque. Finora, tollerare che avvenisse ancora quello che era già avvenuto, sopportare il silenzio o l'indignazione soltanto sommessa, da piccolo trafiletto in un giornale,  o la non notizia dei morti isolati o a piccoli gruppi disseminati nel mare e nel tempo è stato meno "banale"?




Ma l'altro giorno l'elevato numeri di morti annegati, 900 o forse più, ha fatto ridiventare notizia la morte, i morti, gli immigrati. Come se per considerare la vita e la morte di un uomo ci fosse bisogno dei numeri multipli. Né silenti né inattivi.

Queste non sono analisi sotto qualche profilo specialistico ma moto di pietà, di indignazione, di rabbia della coscienza. Per dire: non è questione di numero. E lo dice con fermezza Roberto Puglisi nelle seguenti riflessioni estrapolate da un suo articolo. 


"No, Signora, non discutevano di teologia. Quegli uomini invocavano Dio. Dove è finito il pianto che non sia retorica? Dov'è il sentimento della misura colma? Quanti altri dovranno spegnersi ancora, con una preghiera sulle labbra? Non c'è più una lacrima da spendere, c'è una contabilità da aggiornare; una tombola di numerini estratti che hanno smarrito ogni sembianza di umanità. E la chiamiamo accoglienza".

L'articolo