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domenica 15 novembre 2020

RICORDI PRIVATI PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI GESUALDO BUFALINO. Una gradita e amabile corrispondenza

Il 15 novembre di cento anni fa nasceva Gesualdo Bufalino, la ricorrenza è l'occasione deputata per rinverdire  dello scrittore di Comiso i meriti letterari universalmente riconosciuti da Diceria dell'untore e dal Premio Strega in poi, ma è anche l'occasione per fare emergere da tanti rivoli aspetti quasi privati che dello scrittore fanno emergere diversamente aspetti della sua personalità e del suo carattere. Della sua disponibilità. Il critico letterario Luigi Russo riteneva  gli epistolari e i diari personali, la prosa memorialistica insomma, ricchi di spunti interpretativi.

La lettera che qui si riproduce è in risposta ad una mia raccolta inedita di poesie inviata con l'annotazione della somiglianza che alcuni amici avevano intravisto con le sue poesie pubblicate nell'einaudiano Amaro miele. 
Una delle poesie dattiloscritte (poi pubblicata nel 1990 in Sicilia che brucia):

Tante sono
 le Sicilie
 scritte: tutte
vere tutte
false.

Io
la penso come me.


Chissà se la raccolta dattiloscritta si trova ancora tra le carte del suo archivio.

La cartolina invece è in risposta all'invio del mio libro A lu Raffu e Saracinu, pubblicato nel 1988.

Un altro testo, che mi riservo di pubblicare in seguito, riguarda il suo intervento sulle Parrocchie di Regalpetra letto in un incontro da me organizzato per conto del Comune di Racalmuto e celebratosi all'Auditorium  "Santa Chiara" nel 1990 con la partecipazione di Claude Ambroise, Natale Tedesco, Antonio Di Grado neo direttore letterario della Fondazione Sciascia e dell'attrice Mariella Lo Giudice.






Post correlato:

https://freepressonline.it/2020/11/15/centenario-della-nascita-di-gesualdo-bufalino-scrittore-simbolo-dellanimo-siciliano/


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lunedì 6 aprile 2015

QUANDO BUFALINO "BEVVE" L'ACQUA DEL RAFFO. Pubblicazione di una (s)fortunata cartolina




La cartolina


Sedici personaggi de "I Promessi Sposi" - L'Innominato
 disegnati da Nino Lupica

Data del timbro: 12.4.1989
Il testo: 
N. B. Scritta tanti mesi fa, non impostata per distrazione, ritrovata per caso dentro un libro.

Grazie per il puntuale, eccellente libretto (fa venir sete!) Un saluto caro - Gesualdo Bufalino



Il libro a cui si riferisce




Mia nota.
Questa cartolina rischiò due volte di non pervenirmi: la prima volta perché distrattamente dimenticata dentro un libro; la seconda volta a causa del codice di avviamento postale errato. Eppure è arrivata. Direi miracolosamente. Ne sono contento.  P. C.

sabato 15 settembre 2012

LA CONTESSA CE L'HA

Scultura di sale di Damiano Sabatino

Il sale e i siciliani, il sale e la Sicilia, il sale in Sicilia. Insula deriva da sale? “Salitudine. Insolitudine”. Il comisano Gesualdo Bufalino ci ha teorizzato sopra: “In realtà, dovunque ci si volga in Sicilia il sale appare una forza, una condizione e un destino”. Presente nei riti e nelle superstizioni: sale dietro la porta, contro la jettatura, lanciarlo a spaglio sull’olio versato per neutralizzarne spaventi di disgrazie.
Si vada a scavare in quel capitoletto delle Parrocchie di Regalpetra dedicato a ciò che intorno a sé il sale muove, ai titolari delle concessioni, alle condizioni a dir poco precarie, al mondo di scavata pena, di fresca bianchezza e di molteplice utilità. Asciutta neve. Umida bambagia. Mondo che genera un sentimento a raggiera. “Sale sulla piaga” doveva essere titolo al libro campato sulle piaghe di un paese.
Il sale, connaturale all’ambiente, è come connaturato alla storia e alla cultura  dei regalpetresi. È diventato linguaggio.
Bòtta di sali! Si dice, “colpo di sale!”, nell’augurare a qualcuno un malanno derivante dall’uso smodato del cloruro di sodio. “Paese del sale” e controdenominato Regalpetra, con storica antonomasia.
Che il prete abbia messo poco sale, essere “senza sale”, ‘nsalanùtu, si dice di chi abbia poco cervello. “Mangiare sette salme di sale” occorre per conoscere l’amico vero. Una zucca la si può condire quanto si vuole, anche con una bisaccia di sale, ma resta sempre zucca: per dire invariabilità di una cosa vanamente e variamente camuffata.
Al contrario, “avere sale” si dice quando si hanno giudizio, saggezza e un’intelligenza non disgiunta da altre qualità tipiche del savoir-faire: una miscela istintivamente dosata di esprit de finesse e di spagnola acuidad. Avere sale overro essere sagacemente pronti e lucidamente “pratici”. Come i regalpetresi, appunto, e le regalpetresi.
La tradizione vuole che un servo, destinato a sicura morte per aver preso a colpi di archibugio il Conte suo padrone, sia stato salvato e nascosto dalla graziosa Contessa, testé vedova. Gli armigeri lo ricercarono invano nel contado mentre quello si trovava al sicuro nel castello. Quando finalmente lo scovarono e volevano arrestarlo, la contessa si oppose con le seguenti parole:
“La morte del servo non fa tornare in vita il padrone”.
E alzò l’ampia veste in segno di protezione.
Avere sale, ecco il punto: l’ingegno che salta fuori in un baleno quando al dolore per la perdita del marito si sarebbero aggiunte le sofferenze di altre privazioni. In una Contessa di ventiquattro anni colpisce tanta magnanimità in favore di un povero servo, e giovane, che pur l’aveva orbata del suo caro, anziano consorte. Il morto era morto, ma il servo con i suoi servigi poteva distrarla dal dolore.



Il sale fisico si spiritualizza sublimando le sue qualità: si trasmuta, trasforma, transustanzia in altro da sé, in frutto d’intelligenza pratica, teorica, applicata. Di quest’ultimo tipo d’intelligenza è Sciascia a confermarne l’esistenza, la vitalità, rispondendo ad una domanda di Domenico Porzio.
“Com’è questa storia che il pino di Pirandello sta morendo? È una malattia?”.
“Sta morendo perché è vecchio. Ma si può salvare, con tutti gli accorgimenti tecnici che ci sono oggi. Soprattutto occorre liberarlo dal selciato: le radici non respirano, l’acqua non penetra. E poi bisogna affidarlo alle cure di uno specialista. C’è un giovane che è molto bravo in queste cose, è di Racalmuto e insegna alla Facoltà di agraria. Mi ha detto che l’amministrazione comunale non risponde a queste sollecitazioni: perché si sono messi in testa di sostiruirlo con un pino di plastica”.
Le origini della salina sapidità (salipidità?) si perdono nella notte dei tempi.


Il brano è tratto da Eretici a Regalpetra, Ettore Grillo Editore, Enna 1997.                             Vincenzo Consolo, nel ringraziarmi, con una bella e preziosa lettera, per il libro inviatogli, della categoria degli “insalanùti” ne fa un criterio di giudizio: 


Milano, 29 ottobre 2000
Caro Carbone, 
con molto ritardo ho finalmente letto il suo godibilissimo "Eretici a Regalpetra". Mi sento onorato di essere stato accomunato agli abitanti di Regalpetra, che hanno "l'eresia scritta nei geroglifici del sangue". Mi sono appassionato ai notai, preti, gesuiti, farmacisti, medici, contadini di questo straordinario paese del sale, così diverso dal mio S. Agata "insalanùtu". Cordiali saluti. 
Vincenzo Consolo