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sabato 22 dicembre 2018

ETTA SCOLLO A PALERMO. Ai Cantieri Culturali della Zisa il 21 e 22 dicembre


Ieri sera (e oggi) Etta Scollo ai Cantieri Culturali della Zisa. La sua voce è una tavolozza con tutti colori: in ogni "quadro" o "quadretto", incredibili e infinite sfumature. Momenti di vero spettacolo, tra le canzoni di Rosa Balistreri rivisitate e i testi originalissimi nella "lingua" di Franco Scaldati interpretati da Melino Imparato. Regia di Matteo Bavera












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Locandina

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  • 21-22.12.2018 Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa, Spazio tre navate, In forma di Rosa” Omaggio a Rosa Balistreri e Franco Scaldati con Etta Scollo e Melino Imparato
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  • 05.09.2018 ore 10.30 Siena, Università per Stranieri di Siena, Piazzale C. Rosselli 27 – Aula 8 Sessione Polifonia musicale – Le vie delle melodie italiane in un mondo transculturale, XXIII Convegno dell’AIPI
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Ho il piacere di anticipare che presso l'editore Cesati 
verrà pubblicato il libro con i lavori sulla Polifonia musicale a cura di Dagmar Reichardt.
Il libro conterrà una sezione dedicata a Etta Scollo per una intervista a più voci.
Ringrazio Dagmar per avermi coinvolto in questa avventura.


ph ©piero carbone

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a Siena (4 settembre 2018)
...con Dagmar Reichardt ed Etta Scollo



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giovedì 2 giugno 2016

SCALDATI A TEATRO. Recita al "Garibaldi" di un unico quadro

Una mostra singolare



È al centro del teatro semibuio, circoscritto da un ovale di luce, come se stesse recitando. 
Recitare, già, la sua seconda natura, o la prima, ma non come finzione, come testimonianza di qualcosa e di sé  piuttosto. E' Franco Scaldati, barba lunga, sempre apparentemente trasandato: un personaggio.

L'ho conosciuto nel quartiere popolare dell'Albergheria, a Palermo, tra il Pensionato e la Chiesa di "San Saverio",  nel periodo in cui Pasquale Scimeca girò Lu Viaggiu dulurusu sostenuto da don Cosimo Scordato e Il giorno di San Sebastiano sull'eccidio di Caltavuturo. 


Scaldati, singolare personaggio, per niente formale, animale di teatro, che si potrebbe definire marginale ma per scoprire, specialmente dopo la sua morte,  che marginale non era: ha lasciato un vuoto,  un modo di fare teatro che metteva al centro del suo fare teatro ciò che nella vita e nella società è marginale, perdente, o addirittura scartato, ma non insignificante, non inautentico. Anzi. Un teatro che reclama alla vita valori che a volte la vita stessa non ha o camuffa.


Ieri è ritornato al Teatro "Garibaldi", in effigie: l'ho ritrovato nel ritratto di Massimiliano Carollo che ha saputo cogliere e trasmettere senza oleografismi lo Scaldati che ha conosciuto, che abbiamo conosciuto soprattutto attraverso le sue interpretazioni. 
Matteo Bavera, che questo "rudere di teatro", come è stato definito il Garibaldi recando e quasi esibendo i segni degli sventramenti bellici, ha saputo lanciare e sprovincializzare, si mostra orgoglioso del ritorno  nel suo teatro dell'amico  Franco Scaldati.   


"Il ritratto l'ho realizzato tanti anni fa", mi dice Massimiliano Carollo, chiacchierando davanti al quadro, "ma ora ho ritenuto che sia arrivato il tempo di esporlo. Franco, con cui ho collaborato come scenografo, me lo ricordo là, in quell'angolo. Ho voluto mettere accanto al ricordo il suo quadro." 




















Un necrologio come mea culpa

screen capture: livesicilia.it




Locandina di un evento del 2014  in omaggio di Franco Scaldati