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domenica 3 febbraio 2019

LUMACHE IN TUTTE LE SALSE, COL COUS COUS E IN POESIA. Predilette dal cuoco Baldassare Sammaritano e dal poeta Stanley Barkan

Dalle mie parti, bbabbalùci (chiocciole, Helis pomatia), iudìsca o scataddrìzzi (lumache, Limax) e muntùna o crastùna (martinacci, Coclea terrestris maxima) preparati con il sughetto, cipolle e patate; bbabbalucièddri (chioccioline, chiocciolette) insaporiti con olio, aglio e prezzemolo; a Palermo con il particolare intingolo detto picchipacchiu... 


E a Marsala?
Il mio amico chef Baldassare Sammaritano ha riesumato una storica e rara ricetta proponendo un ghiotto cous cous alle lumache della varietà  detta in dialetto crastuna  o muntuna e in latino Coclea terrestris maxima...

Altre notizie nel Post: 






 




Stanley Barkan invece...
 lui americano, ha "cucinato" le lumache o babbaluci in poesia  



Traduzione in siciliano di Marco Scalabrino



Commento di Stanley Barkan su Facebook
 in data 3 febbraio 2019

Stanley H. Barkan Looks delicious (delicioza). Ah, Racalmuto, where i first say Nicolo's "Valley del"Apocalisse." Wonderful memory, which led me to present it at the UN and other venues in New York City.


Post correlati:
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Le foto sono di Baldassare Sammaritano


giovedì 5 ottobre 2017

SCOPERTE DI BALDASSARE SAMMARITANO NEL PORTO DI MARSALA. Interesseranno a qualcuno?

Pubblico per fare eco alla scoperta di un amico



Nel vecchio porto adiacente all' attuale, il mare sta facendo uscir fuori le nocchie ottocentesche che ho già segnalato, ma nessuno lo vuole sapere, anche una vecchia strada con blocchi di marmo !!







La Nocchia serviva per l'attracco delle cime per le navi.









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Antonella Gerardi Comunicalo ai Beni Culturali

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Baldassare Sammaritano Io l'ho messo su Facebook, e già pubblicato, chi vuole può vederlo e andare di persona .

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venerdì 2 settembre 2016

E LA NAVE "SI NNI VA", A MARSALA. Il trapanese Mario Gallo lancia lai e proteste

Proteste? Non pervenute.

Torre Marausa

Con questo post, faccio eco solidale alle appassionate considerazioni che il mio amico Mario Gallo ha pubblicato tempo fa sulla sua bacheca facebook: si tratta del "volo" fatto da una nave rinvenuta a Marausa.
Una nave "involata"?

Quali siano stati gli ulteriori sviluppi, non so.
So della "indignata amarezza" di Mario.
Amare, le constatazioni dell'amica Flora Restivo: inducono a un mea culpa generale.

Come dar loro torto? Chissà quante navi, reali o metaforiche, solcano mari che non dovrebbero?!
(P. C.)



Torre di Mezzo



LA NAVE ROMANA DI MARAUSA
Bettu meu...! - Chi bboli, signupatri!? -a vacca 'o pottu? - No, signupatri! si la futteru i marsalisi! - e u Sinnacu (cu lu Senaturi) chi fannu! - Sinni futtinu! -e ddocu ti lassu! VERGOGNA!

Maria Panfalone
Simpatico il dialogo, ma qual è il fatto?

Mario Gallo 
CHE LA NAVE ROMANA TROVATA NEL MARE DI MARAUSA, ANZICHE' A TRAPANI, FINISCE A...MARSALA!
Flora Restivo
E dove sta la novità? E' con noi stessi, con la nostra strafottenza, il nostro poco amore per ciò che abbiamo...che dobbiamo avercela. Vennu, pigghianu e si ni vannu, frischi e tennari!

Mario Gallo
...rappresentanza locale; avrebbero fatto...casino, proclamato il digiuno di massa, s'avissiru fatti sèntiri.
I trapanesi, che s'infiammano per i Misteri e per la squadra di calcio e si la passiano con la movida notturna, della nave romana non sono neppure informati ma comunque si nni...futtinu pure loro (ma cu mi lu fa ffari!) .
E così i cugini lilibetani, ciaciari ma sperti, pigghiaru di prima e s'arruffianaru cu dda bedda cascia da Reggioni Siciliana (ti li raccumannu!): e si fici a frittata.

I miei cari amici, ai quali partecipo la mia indignata amarezza, possono fare qualcosa di eclatante, fari casinu, attivare le aggregazioni cittadine a loro portata (associazioni, musei,parrocchie, sindacati, giornalisti, circoli, amici e parenti, vecchi e picciriddi e così via)?
Scusate le parolacce, ma quannu ci voli...
Un saluto per tutti, Mario Gallo

P.S.
Può darsi che il sottoscritto, che alberga in altri lidi, non sia sufficientemente informato, che gli interventi in difesa della "trapanesità" del relitto ci siano stati; ma ritengo, comunque che sia mancato e manchi il coinvolgimento dell'intera comunità che avrebbe potuto e potrebbe essere elemento decisivo." M. G.


Immagini ricavate da un'antica cartolina.

martedì 13 novembre 2012

PER FAVORE, RIDATECI LA DISCARICA!


L’accumulo della munnizza ovvero il problema dei rifiuti fino a poco tempo fa è stato affrontato e risolto dai paesi mediante le loro discariche, ciascun paese aveva la propria.


Poi le singole discariche, comunali, vennero dismesse per dare spazio a megadiscariche intercomunali e accogliere la munnizza  di un certo numero di comuni organizzati in consorzi. Con i risultati e i fallimenti che sono sotto gli occhi, e il naso, di tutti.

Ma qualche anno fa, quando questo sistema sembrava funzionasse alla perfezione, io sollevavo dubbi e interrogativi, tra il serio e il faceto, non tanto sulla loro economicità e sulla loro efficienza  quanto sulla loro involontaria valenza “culturale”.



Nell’estate di qualche anno fa, sotto l’afa di agosto, mi ritrovai in aperta campagna: a perdita d’occhio si vedevano stoppie gialle e bruciate. 

       Mi sembrava di stare in un luogo inventato, tanto era somigliante a quello descritto dal Lampedusa nel suo romanzo, ma inventato non era, perché ancora oggi mi ritrovo quello che ho rinvenuto quella volta tra i campi e le restucce riarse. O per essere più precisi – sempre con rispetto parlando – nel bel mezzo di una pubblica discarica.

        Ho trovato carte: documenti,  delibere,  pitàzzi, tessere fasciste e per il pane; un’istanza del signor Nicolò Alfano che chiedeva “lo svincolo della cauzione prestata quale esattore della Tassa del macinato negli anni 1871, 1872” nei comuni di Grotte e Racalmuto; l’atto fondativo di un “Circolo Unione”; il contratto dell’8 maggio 1899 fra la Ditta in commercio “Stefano Pirandello e C°” con sede in Porto Empedocle e il racalmutese Giovanni Battista Buscarino “coltivatore di zolfare”; aste per il rifornimento di vettovaglie dell’Esercito Regio; carte dei Withaker; notizie sulla fillossera; la delibera di un ossario comunale; testamenti del popolo minuto; lettere, molte lettere.

Qua e là, fogli strappati. Alcuni si leggevano male perché sbiaditi, altri appiccicati fra loro, maleodoranti. Erano atti, memorie, relazioni risalenti financo al Regno delle Due Sicilie.





       Quel luogo mi sembrò il giardino delle meraviglie, anzi, un pozzo senza fondo. Un incubo. O un sogno. Non so. Per un attimo, mi mancarono i riferimenti per capire dove stavo, cosa stesse succedendo, che significasse tutto questo. Era una discarica. In contrada “Mulona”. Non volevo crederci. “Fu quel ch’io dico, e non v’aggiungo un pelo”, affermo con Ariosto; rimasi “pallido e sbigottito”.

        La lettera, riservatissima, una raccomandazione insomma, del Reale Ispettorato Scolastico di Palermo, risalente al XX anno dell’era fascista, mi riconsegnò alla realtà: “Egregia Signora...”. In un’altra, Mons. Cajetano Blandini Episcopus Agrigentinus, confidando “nello Zelo, nell’Abilità, Attività ed Onestà del sigr Vincenzo Giglia”, lo nominava procuratore della rendita della Confraternita del Ssmo Sacramento. In un’altra ancora, del 1871,  si parlava della coltivazione dei  bachi da seta a Racalmuto.
Tante e tante altre carte curiose ho trovato: da farne un libro.




2007



        Il libro si intitolò Il giardino della discordia. Racalmuto nella Sicilia dei Withaker, le cui carte un editore voleva acquistare e voleva acquistare anche il mio dattiloscritto con l'impegnativa però da me sottoscritta di non pubblicarlo. 
Mi sembrò strana la proposta, come strana mi era parsa la non risposta della Fondazione Withaker ad una mia lettera che segnalava il ritrovamento delle carte withakeriane. Rifiutai e andai avanti per la mia strada.

Ebbi la Prefazione di Rosario Lentini, specialista nel settore, e presentai il libro a Racalmuto, a Grotte, all'Università di Palermo, a Naro, a Marsala, a Canicattì, ad Agrigento, con autorevoli testimonianze critiche e benevole segnalazioni sui mezzi d'informazione, tra cui le interviste di Nicola Giangreco a Trs98, di Gianni Manzo al TGR, la rubrica "Album" del TGR3 di Nuccio Vara del 26 gennaio 2007 che spazia da Racalmuto a Palermo a Marsala a Mozia.

Se avessi accettato la danarosa proposta di non pubblicare sarebbe stata una seconda morte per quelle carte, giusto giusto in una casa editrice. Altri pensieri avevo piuttosto per la testa.









Che ci facevano documenti così interessanti in mezzo alla fantastica munnìzza? Si può immaginare cosa sarà avvenuto: dopo la morte di qualche persona benestante e istruita, - un notaio, un avvocato, un uomo di chiesa, - gli eredi avranno venduto la sua casa e i nuovi acquirenti prima di ristrutturarla si saranno sbarazzati delle carte buttandole nella discarica comunale. 

Qui è il punto. E se la discarica non ci fosse stata? Che fine avrebbero fatto?




       Nell’eventualità che altre dimore contenenti carte storiche vengano vendute da eredi beneficiati e svuotate degli archivi di famiglia, ho maturato la seguente perorazione: per favore, ridateci la discarica, almeno sapremo dove andare a cercare le carte di quegli archivi dismessi, anzi, buttati via.





Oltre il muro, a.VI n.2 maggio 2008




                      


La Sicilia - ediz. di Agrigento - 6.2.2006 
"Grandangolo" - Agrigento - 11.2.2006

GdS 1 giugno 2007
    




Coppola Editore

Recensione di Serena Alessi su Critica Letteraria: