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giovedì 29 settembre 2016

UNA SCUOLA È TANTE COSE... FATTE AD ARTE. L'Istituto "Maredolce" propone "Mari ruci" per "Palermo in tutte le lingue" - "Ballarò significa Palermo"



http://www.balarm.it/file/palermo-in-tutte-le-lingue_programma-2016.pdf




Un assaggio in arabo, in attesa di sentire, domani, l'Inno nella versione originale siculo-italiana


L’Inno nasce su proposta del dirigente Vito Pecoraro per un desiderio maturato in occasione della prima edizione  “Palermo in tutte le ingue” quando alcuni docenti si sono cimentati come attori, cantanti, compositori.

La musica eseguita coralmente e il testo cantato in italiano e in siciliano nonché tradotto in arabo vogliono rappresentare in senso proprio e figurato l’accoglienza,  il carattere comprensivo dell'Istituto Comprensivo Statale "Maredolce" che abbraccia infanzia, primaria e secondaria di primo grado ma anche  il travalicamento geografico dei confini linguistici, la  proiezione  nel futuro senza ignorare la ricchezza del multiforme passato.

PALERMO IN TUTTE LE LINGUE 2016


Link correlati:
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Palermo in tutte le lingue 2015
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domenica 31 gennaio 2016

IN TUTTA LA SICILIA SI DOVREBBE FARE. A Palermo come a Napoli si aprono le porte dei monumenti (solitamente "invisibili"). E le scuole?


Le scuole: 
braccio operativo delle amministrazioni comunali?



Belle iniziative: in sintonia con Napoli. Anche il sud quando vuole...

IERI, SOLENNE IMPEGNO DELLE SCUOLE

"...abbiamo riscoperto i luoghi dove viviamo comprendendo che li dobbiamo rispettare e valorizzare perché ci appartengono..."


IN TUTTA LA SICILIA SI DOVREBBE FARE.


QUANTI MONUMENTI CHIUSI, TRASCURATI, ABBANDONATI?

UN LUNGO ELENCO DISSEMINATO IN PAESI CITTA' CAMPAGNE.

LA LORO CHIUSURA E' SOLO UNA QUESTIONE DI DISPONIBILITA' ECONOMICHE?

A Palermo come a Napoli si aprono le porte dei monumenti (solitamente "invisibili").
Le scuole: braccio operativo delle amministrazioni comunali, anzi, di se stesse.



Simbolica consegna delle chiavi della città alle scuole



ph ©piero carbone

giovedì 25 giugno 2015

PALESTRE DI DEMOCRAZIA. I dubbi di Smaragdos


La scuola, palestra di democrazia. Ma chi allena gli allenatori?

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.



Chissà come avrebbe risposto Luigi Russo!


Ph ©archivioepensamentiblog

martedì 21 maggio 2013

RICORDARE CON CLASSE. Mario Virga e la scuola





Il 2 ottobre del 2012, ripescando su fb una testimonianza di un amico, pubblicavo Addio, scuola crudele!  Erano le considerazioni di un amico che abbandonava la scuola, mi colpirono e ne feci un post. 

A distanza di otto mesi ne faccio un altro che a quello si richiama in qualche modo, perché Mario Virga, bravo fotografo, pur allontanatosene, a scuola ci ritorna, e con garbo, ma semplicemente nel ricordo. 

La scuola, checché se ne dica e se ne pensi,  non è semplicemente un comune luogo di lavoro ma una propaggine, anzi, un'estensione della propria vita dove come nella vita si vive, senza tema di essere indifferenti, l'odi et amo che lascia stimmate incise nell'esistenza. 

Un odi et amo non passionale ma spiritualizzato che, dal piano emotivo, sale in quello mentale della conoscenza, in quello relazione dell'incontro con l'altro dalla personalità in fieri , della sfida con se stessi consapevoli di entrare in qualche modo nell'esistenza degli altri, si spera, per potenziarla.  



TESTIMONIANZA DI MARIO VIRGA

È passato quasi un anno e i miei ragazzi sono cresciuti. Sono più maturi, più consapevoli di se stessi, più ...grandi. 

Non li vedo ma le notizie mi arrivano comunque e me li immagino ancora in classe, a parlar di compiti, di professori, di amori e malumori. 
Me li immagino a far baldoria durante l'ora buca, a copiare durante i compiti in classe, a sfottere qualcuno nei corridoi, a ridere per una battuta o a parlottare durante l'ora di lezione. Ogni tanto me li immagino pure che studiano, ma questo più raramente. 





Conosco, o almeno penso di conoscere, i loro caratteri. Tutto ciò è sempre molto presente nella mia mente e mi sembra quasi la mia sia una momentanea assenza, una lunga vacanza. Poi, penso, il tempo passa e nuove cose, amici, amori e persone arrivano, e bisogna fare spazio. Sono ragazzi e tutto quello che era importante o degno di considerazione solo poco tempo fa ora è diventato sbiadito. 






Accade con la musica...una canzone nuova fa dimenticare quella ascoltata incessantemente fino ad un mese fa. Ma ha poca importanza, li conosco i miei ragazzi, so di che pasta sono fatti, so che faranno di tutto per realizzare i loro sogni. 
La scuola è solo una convezione che li lega, ma loro hanno desiderio di volare. 
E voleranno, manca poco, anche se non tutti lo sanno.





Oggi ho avuto conferma di essere ancora presente nei loro cuori e nella loro mente. 
Ancora una volta siamo stati una classe, come un anno fa. Ancora con voi.







Foto di Mario Virga 



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http://archivioepensamenti.blogspot.it/2012/10/addio-scuola-crudele.html

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2012/10/i-fotodrammi-siciliani-di-mario-virga.html

martedì 2 ottobre 2012

ADDIO, SCUOLA CRUDELE!


Burano, 2012

Quando l’altro giorno, su facebook, uncinai con la coda dell’occhio il frammento di un documento “assicutatu” ovvero inseguito  da altri documenti e messaggi che lo spingevano in basso fino a farlo scomparire dal desktop, feci subito il percorso a ritroso per ripescare il resto della frase memorizzata. 

Era di un amico, di un amico reale prima che virtuale, e questa circostanza rendeva ancora più interessante il messaggio. Accennava a un addio alla scuola.

  Pensando alla giovanile passione per la fotografia,  e una volta addirittura presentai una sua mostra a Caltanissetta,  credetti, volli credere che abbandonava volontariamente la scuola per dedicarsi interamente alla fotografia. Gli telefonai per averne conferma. Le cose non stavano esattamente così. 

Lo spiegava molto bene la lettera pubblicata su facebook. 

E chissà quanti altri casi simili o analoghi ci stanno! La lettera di Mario Virga è solo la punta di un iceberg. Pensando alla cospicua parte sommersa dell’iceberg, ai drammi umani che stanno dietro cifre e leggi-ghigliottina, solidarizzo con Mario e con i precari in generale ospitandola, quasi a volerne amplificare la voce, sul mio blog. Come dimenticare di essere stato un precario!

Per Mario l’augurio che, nonostante lo sleale "inghippo", possa trovare sostegno e realizzazione nel e con il vecchio amore, mai completamente dismesso: la fotografia concepita come espressione artistica, perseguita come un sogno.

Burano, 2012


“Otto anni vissuti a scuola. Spero di non tornarci mai più.

In 8 anni ho fatto parte di un organismo complesso, forse troppo per i miei gusti. Sono diventato un elemento dell'insieme, una parte del tutto, sostituibile, riposizionabile, rimodulabile, flessibile.
Finito l'anno scolastico…arrivederci, forse. Poi comincia il conto alla rovescia, con la speranza che arrivi un telegramma o la chiamata. il vuoto di agosto, l'ansia di settembre e ottobre, con l'incarico che non arriva! Precari, gente da sfruttare.

In questo complesso meccanismo ho incontrato tanti colleghi, persone fantastiche che amano la scuola e il mondo dei ragazzi. ho incontrato la burocrazia allo stato puro, l'interesse becero ed individuale, la cosa pubblica usata a proprio personale fine. L'accaparramento dell'incarico, del progetto per racimolare qualche euro, perché lo stipendio è una miseria. In questo sistema esistono sacche di potere dentro la macchina burocratica. Ho incontrato il doppiogiochismo, l'incoerenza, gente che vorrebbe fare l'educatore ma non educa un bel niente. Ho incontrato per fortuna, tanti colleghi che sanno fare bene il proprio lavoro, fare l'insegnante per passione e far appassionare anche gli alunni, che non è poco.


Burano, 2012


Sono ritornato ad essere universitario con il corso abilitante, dato che serviva l'abilitazione per entrare nelle graduatorie ad esaurimento, quelle di serie A, altrimenti niente ruolo, e quindi posto fisso, mi avevano detto. Ma il corso abilitante non si svolgeva a Palermo bensì a Venezia. Due anni e mezzo di pendolare, con costi insostenibili per un posto di precario. Ho avuto modo di frequentare colleghi di tutta Italia, con tanti problemi in comune ma tanta speranza di trovare un lavoro fisso, quello della scuola. Malpagato, di responsabilità, ma fisso. Due anni e mezzo stressanti, vissuti intensamente però, con la depressione che faceva da compagnia. Precari, gente da sfruttare.

Burano, 2012

Ho conosciuto avvocati, il TAR, il CGA, ed ho capito che la giustizia italiana è talvolta un'opinione. Uno contro l'altro per un posto da precario. La legge, in fondo, la si può usare ad uso e consumo personale. Basta avere i soldi per pagare gli avvocati bravi. Basta un giudice imboccato a dovere da un bravo avvocato per sanare una mancanza, un titolo che non c'era, in barba alle leggi, ai regolamenti. Precari, gente da sfruttare e da calpestare. La giustizia che calpesta il più debole a vantaggio del più forte.

Burano, 2012



Ho conosciuto le azioni dei governi e dei ministri, di sinistra, di destra e ora tecnici. Gente che fa solo propaganda di partito e che è serva del potere, trattando i precari come numeri e basta. Razionalizzare la scuola significa mandare a casa migliaia di precari, con famiglie da mantenere e mutui da pagare. Ingannati dalla Stato, l'Istituzione che dovrebbe difendere il più debole.

Babbaluci in un pomeriggio d'agosto, 2011

Ho conosciuto i miei alunni, tanti e tanti. I miei ragazzi. Alla costante ricerca del senso della propria vita, molti sfiduciati in partenza, altri desiderosi di uscire dalla scuola ed essere protagonisti della propria vita. Molti mi hanno dato tanta soddisfazione in seguito, poiché hanno trovato la loro strada. Ho fatto le mie piccole rivoluzioni in classe, cercando metodi alternativi di insegnamento che scardinassero la lezione frontale. Il docente è, oltre che un educatore, anche un ricercatore.
Ho fatto, con i miei allievi, il mio personale percorso di insegnamento, che proprio quest'anno ha portato i suoi frutti. Si vede che ormai erano maturi.

Ecco il mio bilancio di 8 anni vissuti dentro la scuola. Spero di non tornarci mai più.
Burano, 2012

Scusate se vi ho annoiato. 

Mario Virga”