venerdì 5 giugno 2015

LE CAMPANE DI MARIO GALLO. Da un chiassoso scampanio al mesto silenzio





L'ho conosciuta la pace di Sant'Andrea di Bonagia, per essere stato ospite puntualmente ogni anno e per tanti anni di Mario e della dolcissima Mariateresa, nel villino alle falde del Monte Erice, contiguo, con un'immagine in dialetto diremmo filu cu filu, con i terreni una volta gestiti dalla comunità "Saman" di Mauro Rostagno. Panorama spettacolare e rilassante.

Quando ho letto la "divertita" testimonianza di Mario Gallo e l'accorata lettera al Direttore, ho solidarizzato con lui; a distanza di tanti anni,  voglio ora ripubblicare l'una e l'altra non tanto perché quel suono di campane riecheggi invasivamente, sebbene virtualmente, ma perché trovo ancora più malinconico il silenzio  reale che ne è seguito, dovuto al "trasferimento" del pervicace parroco per motivi non propriamente pastorali.
  
Anche se all'epoca dei fatti scrisse per rispetto e non per dispetto, chissà se Mario, con mutata prospettiva per i fatti sopravvenuti, non sia ora divenuto più indulgente con quel pio suono, forse un po' indiscreto per la collocazione temporale nell'arco del giorno, ma  sicuramente innocente.   In altro avrebbero trovato fondamento motivi di pubblico disappunto.     P. C. 





Sole che sorgi...

di 

Mario Gallo


Il sole, libero e giocondo, sorge sulle alture di Custonaci e illumina d'immenso l'ampio anfiteatro valdericino, giù giù fino agli avamposti di Erice e Monte Cofano carezzati dal mare di Bonagia.

E su e giù, in lungo e in largo, libera solenne e sonora si leva anche, puntualmente da vent'anni, alle 7,20 del mattino, la calda voce di Padre Angelo, irradiata da tre robusti altoparlanti, strategicamente orientati, piazzati sulla sommità della Chiesa di Sant'Andrea di Bonagia, la sua parrocchia.

"Ringraziamo il Signore per averci concesso la grazia di vedere l'alba di un nuovo giorno..." recita la voce ben impostata e modulata del popolare parroco, col prologo dell'Ave Maria di Schubert (una rara incisione d'epoca, interpretata da Tito Schipa).

Da vent'anni, lo stesso rito, lo stesso messaggio per i valligiani, intercalato dal pensierino del giorno, segna l'inconfondibile presenza di Padre Angelo che chiede perdono per quelli che non amano, non credono, non adorano Nostro Signore.

Pare però (cacofonia =n.d.r.) che qualcuno del vicinato (probabilmente uno di quegli emigrati di ritorno, che pretendono d'insegnarci le regole della convivenza civile apprese in riva all'Arno o all'ombra della Mole Antonelliana) non gradisca poi tanto il perentorio svegliarino del dinamico prete valdericino e avanzi la pretesa di salutare il dio Sole e ringraziare Nostro Signore un po' più tardi, a suo piacimento.

Si parla di garbati approcci, di trattative, di accordi chiari e di impegni ripetutamente non mantenuti, come ad esempio: andare in ferie nei mesi estivi, ritardare l'inizio delle sacre esternazioni, dare la sordina all'Ave Maria e a Tito Schipa. Si sarebbero tirate fuori le più sottili e convincenti argomentazioni: la dignità del messaggio cristiano che non può essere degradata al livello dell'imbonimento da Luna Park o alla pratica fondamentalista del muezin musulmano; il diritto dei singoli, fosse anche uno solo, che non può essere conculcato dalla volontà, vera o presunta, di una maggioranza viziata dall'intuibile "stato di soggezione"; l'immagine di una madre che ha trascorso una notte insonne, svegliata di soprassalto col suo bambino; il rischio, concreto, di essere tacciato di protagonismo; la stridente violenza -contro natura- con l'armonia ambientale di un borgo così pittoresco e raccolto come Sant'Andrea di Bonagia, cui meglio si addice il canto degli uccelli che la prepotenza sonora del modernismo.

Tutto inutile. Perfino il timido intervento, se pure ci sia stato, della Curia (ma come si fa ad andare contro Padre Angelo e la sua maggioranza?) non avrebbe sortito che insignificanti ed effimeri effetti, svaniti nelle brume calate dalla Vetta. Ma contro la forza della Fede a che valgono le presunte armi della ragione? E fu così che, alle 7,20 di tutti i santi giorni, hieme ac aestate, longe et procul, Tito Schipa e Padre Angelo continuarono ad entrare nelle case dei bravi valligiani per cantare il loro ringraziamento al Signore, invitato ad assistere spi-ri-tual-men-te e ma-te-rial-men-te anche coloro che non credono, non amano e non adorano.





Il sole, libero e giocondo, sorge sulle alture di Custonaci e illumina d'immenso l'ampio anfiteatro valdericino, giù giù fino agli avamposti di Erice e Monte Cofano carezzati dal mare di Bonagia.
E su e giù, in lungo e in largo, libera solenne e sonora si leva anche, puntualmente da vent'anni, alle 7,20 del mattino, la calda voce di Padre Angelo, irradiata da tre robusti altoparlanti, strategicamente orientati, piazzati sulla sommità della Chiesa di Sant'Andrea di Bonagia, la sua parrocchia.
"Ringraziamo il Signore per averci concesso la grazia di vedere l'alba di un nuovo giorno..." recita la voce ben impostata e modulata del popolare parroco, col prologo dell'Ave Maria di Schubert (una rara incisione d'epoca, interpretata da Tito Schipa).

Da vent'anni, lo stesso rito, lo stesso messaggio per i valligiani, intercalato dal pensierino del giorno, segna l'inconfondibile presenza di Padre Angelo che chiede perdono per quelli che non amano, non credono, non adorano Nostro Signore.

Pare però (cacofonia =n.d.r.) che qualcuno del vicinato (probabilmente uno di quegli emigrati di ritorno, che pretendono d'insegnarci le regole della convivenza civile apprese in riva all'Arno o all'ombra della Mole Antonelliana) non gradisca poi tanto il perentorio svegliarino del dinamico prete valdericino e avanzi la pretesa di salutare il dio Sole e ringraziare Nostro Signore un po' più tardi, a suo piacimento.

Si parla di garbati approcci, di trattative, di accordi chiari e di impegni ripetutamente non mantenuti, come ad esempio: andare in ferie nei mesi estivi, ritardare l'inizio delle sacre esternazioni, dare la sordina all'Ave Maria e a Tito Schipa.
Si sarebbero tirate fuori le più sottili e convincenti argomentazioni: la dignità del messaggio cristiano che non può essere degradata al livello dell'imbonimento da Luna Park o alla pratica fondamentalista del muezin musulmano; il diritto dei singoli, fosse anche uno solo, che non può essere conculcato dalla volontà, vera o presunta, di una maggioranza viziata dall'intuibile "stato di soggezione"; l'immagine di una madre che ha trascorso una notte insonne, svegliata di soprassalto col suo bambino; il rischio, concreto, di essere tacciato di protagonismo; la stridente violenza - contro natura- con l'armonia ambientale di un borgo così pittoresco e raccolto come Sant'Andrea di Bonagia, cui meglio si addice il canto degli uccelli che la prepotenza sonora del modernismo.

Tutto inutile. Perfino il timido intervento, se pure ci sia stato, della Curia (ma come si fa ad andare contro Padre Angelo e la sua maggioranza?) non avrebbe sortito che insignificanti ed effimeri effetti, svaniti nelle brume calate dalla Vetta. Ma contro la forza della Fede a che valgono le presunte armi della ragione? E fu così che, alle 7,20 di tutti i santi giorni, hieme ac aestate, longe et procul, Tito Schipa e Padre Angelo continuarono ad entrare nelle case dei bravi valligiani per cantare il loro ringraziamento al Signore, invitato ad assistere spi-ri-tual-men-te e ma-te-rial-men-te anche coloro che non credono, non amano e non adorano.

Articolo pubblicato su "Trapani Nuova", luglio 1994.




Lettera al Direttore



Lettera inviata alla Redazione di "Repubblica" edizione di Palermo

Valderice, 25 maggio1998
Essendo stato, sia pure marginalmente, chiamato in causa nel"caso" di don Angelo Mustazza. Vi sarò grato se vorrete pubblicare questa mia l e t t e r a di chiarimento. Grazie Mario Gallo (Albo dei g i o r n a l i s t i p u b b l i c i s t i d e l l a Toscana) Via Adua 77 S.Andrea di Bonagia - Valderice (TP)

"Solo oggi, rientrando in Sicilia , ho potuto leggere le Vostre corrispondenze (fine a p r i le) sul caso di don Angelo Mustazza. Nel tracciarne l ' identikit , si afferma fra l'altro: ". . . Qualche anno fa si prese anche una querela da un generale che trascorre a Sant'Andrea le vacanze: l'ufficiale era infastidito dal volume dell'altoparlante e soprattutto dalle levatacce mattutine. Ma a dirimere la polemica ci pensò il vescovo di Trapani che dette ragione al
sacerdote. Con buona pace delle povere orecchie del m i l i t a r e . . ."

Nel1'osservare che fra i poteri del vescovo non rientra, per sua e nostra fortuna, quella di dirimere controversie giudiziarie , debbo comunque precisare che in vita mia non ho mai sporto querele o presentato denunce nei confronti di chicchessia(son io il generale chiamato in causa). Vorrei anche c h i a r i r e che la mia opposizione al tam-tam di Pradre Angelo traeva origine, anche e soprattutto, da ragioni ben diverse da quelle , piuttosto "prosaiche". delle presunte levatacce o delle offese più o meno gravi che potevano derivarne per le mie... povere orecchie.

Da cittadino laico, ma rispettoso di qualsiasi fede compostamente e coerentemente sentita e praticata, ritenevo di dover esprimere il mio disagio di fronte alla strombettante, e quindi degradante, amplificazione del messaggio religioso, attuata con modalità e stile da baraccone di luna-park, tali peraltro da recare turbativa all'arcadica connotazione del raccolto borgo di Sant'Andrea.
Per non parlare poi dell'inquietante domanda che si affacciava spontanea in me: perchè proprio qui, nella mia terra e non altrove, alle soglie del '2000 era ancora possibile perpetrare simili atti di prevaricazione? Tutto qua; giusto per chiarire , e senza alcun intento...maramaldeggiante.

Dott. Mario Gallo"

N. B.  di Mario Gallo.
La lettera non risulta pubblicata





Ph piero carbone

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