sabato 20 luglio 2013

SE SCIASCIA NON FACEVA I NOMI


Quali saranno state le arcane motivazioni della ritrosia sciasciana a non fare i nomi dei compaesani?
Una volta, a proposito del pino  malato di Pirandello citò per la cura  "un giovane che è molto bravo in queste cose, è di Racalmuto e insegna alla Facoltà di agraria".
Un'altra volta parlò del "notaio che verseggiava" e un'altra volta ancora scrisse sull'Espresso di un giovane sindaco molto attivo e che si dava da fare. 
Ma anche a proposito della sicilitudine la riferì a un giovane scrittore palermitano senza fare il nome. 
Chissà per quali ragioni! 
Poi arrivano i Consolo e i Di Marco e mettono tutto in chiaro. 
Chissà per quali altre ragioni ancora!

venerdì 19 luglio 2013

CONSOLO, I RACALMUTESI E IL PINO DI PIRANDELLO

"Speriamo che il nuovo, giovane pino possa stendere in futuro la sua pietosa chioma...". 
Questo si augurava Vincenzo Consolo nell'articolo "Il pino di Pirandello" inserito nel volume Di qua dal faro pubblicato dalla Mondadori nel 1999. 
Al vecchio pino acciaccato e al nuovo da coltivare si era interessato un racalmutese di cui con piacere riportiamo la sua testimonianza.
A proposito del nuovo pino,  non nascondendo una certa ansia, ci sarebbe da verificare fino a che punto si è realizzato il pronostico della pietosa chioma.  P.C.



PER SALVARE IL PINO DI PIRANDELLO

Testimonianza di Giovanni Liotta

Docente emerito di Entomologia dell'Università di Palermo

Circa 25 anni fa, ho incontrato al mio paese (Racalmuto) Leonardo Sciascia che, come al solito, nei pomeriggi faceva la sua passeggiata davanti al Circolo Unione. Mi ha chiesto come mai mi trovassi in paese e gli ho detto che stavo tornando da Agrigento, dove ero andato a verificare lo stato fitosanitario del Pino di Pirandello che era stato attaccato da grossi insetti chiamati Capricorni o Cerambicidi. Mi ha fatto alcune domande alle cui risposte mi sembrava molto interessato. Mi sembrava che tutto si fosse esaurito lì. Senonchè dopo alcuni mesi ritrovo alcune sue profonde riflessioni in un suo libro (Leonardo Sciascia – Fuoco dell’anima – Conversazioni con Domenico Porzio – Mondadori Editore) e che riporto:


“D. Porzio: Com’è questa storia che il pino di Pirandello sta morendo? È una malattia?
L. Sciascia: Sta morendo perché è vecchio. Ma si può salvare, con tutti gli accorgimenti tecnici che ci sono oggi. Soprattutto occorre liberarlo dal selciato: le radici non respirano, l’acqua non penetra. E poi bisogna affidarlo alle cure di uno specialista. C’è un giovane che è molto bravo in queste cose, è di Racalmuto e insegna alla Facoltà di agraria. Mi ha detto che l’amministrazione comunale non risponde a queste sollecitazioni: perché si sono messi in testa di sostituirlo con un pino di plastica.
D. Porzio: No, non è possibile!
L. Sciascia: Questa è la classe dirigente – per meglio dire digerente – che preferisce fare il pino di plastica piuttosto che salvare quello vero.. ed è così per tante, tante altre cose…..”

Dopo alcuni mesi, venne a trovarmi a Palermo lo scrittore Vincenzo Consolo, perché, mi disse, voleva conoscere il giovane di cui aveva parlato Sciascia e sapere qualcosa sulla “salute” del Pino di Pirandello. Anche di questo nostro incontro lo scrittore riferisce in un suo libro al capitolo intitolato “Il pino di Pirandello” (Vincenzo Consolo – Di qua dal faro –Mondadori Editore)



“ Un tronco morto, pietrificato,, un alto pennone scabro simile a quelli su cui si torcono, s’innarcano nello spasimo i corpi dei due ladroni nella Crocefissione d’Anversa di Antonello, è ormai il pino di Pirandello.
Una tromba d’aria ha tranciato la chioma del famoso albero del Caos...
Era un albero vecchio e malato il pino del Caos…
Il giovane “molto bravo” di cui parla Sciascia è il professor Giovanni Liotta, il quale evidentemente era riuscito alla fine a convincere le autorità a farsi affidare la cura del vecchio albero malato. E aveva innanzi tutto liberato gradualmente le radici, anno dopo anno, piastrella dopo piastrella, dalla coltre di pietra. Il pino così aveva preso a rivivere, fino a che non è stato ucciso, con lo strappo della chioma, dalla tromba d’aria…
Il Professor Giovanni Liotta aveva pensato provvidenzialmente a suo tempo a far germogliare dai semi del vecchio pino tre pianticelle. Quando queste saranno cresciute, ne sceglierà una, la più robusta, a sostituire il genitore, il tronco senza vita attuale…”

mercoledì 17 luglio 2013

SIAMO TUTTI ERETICI?


Sulla bacheca di fb sono riaffiorati, spontaneamente o per volontà di qualche deus informatico riordinatore, i commenti (qualcuno integralmente, qualche altro più o meno o per niente condivisibile in quanto testimonianza di un sentire critico-eretico moderno così estremo da rasentare il surreale) alla lettera consoliana; ne ho approfittato per riacciuffarli e condurli nel blog che vuole fungere da archivio "attivo", visto che la rete, per i fatti suoi, vien configurandosi sempre più come una sorta di nostro archivio passivo pur maneggiando fatti e pensamenti personali. E rifletterci su.

La funzione dei commenti sottoscritti e non anonimi oltreché democratica è anche etica, logica e metodologica in quanto di aiuto a definire e circoscrivere il perimetro delle proprie idee, delimitato da quello degli "altri" che se ne assumono responsabilmente la paternità. Da questo punto di vista si deve essere grati ai pensieri diversi, anche radicali, degli altri, perché aiutano dialetticamente a definire i propri. Pensieri come possibilità logica in cui c'è spazio  del loro dibattimento e non, occorre precisarlo?, veicoli di indimostrate e dogmatiche accuse che attengono al rango delle perfide calunnie. 

La varietà delle opinioni infine può indurre al relativismo ma è anche vero che allarga gli orizzonti mentali e, con un pizzico di ragionevolezza, può condurre, auspicabile meta, alla tolleranza.
In fondo, siamo tutti eretici, gli uni rispetto agli altri, se vogliamo avere un "nostro" pensiero.





Omaggio all'eretico regalpetrese onorario Vincenzo Consolo

da Piero Carbone (Note) il Venerdì 3 febbraio 2012 alle ore 17.25


Milano, 29 ottobre 2000

Caro Carbone, 
con molto ritardo ho finalmente letto il suo godibilissimo "Eretici a Regalpetra". Mi sento onorato di essere stato accomunato agli abitanti di Regalpetra, che hanno "l'eresia scritta nei geroglifici del sangue". Mi sono appassionato ai notai, preti, gesuiti, farmacisti, medici, contadini di questo straordinario paese del sale, così diverso dal mio S. Agata "insalanùtu".
Cordiali saluti. Vincenzo Consolo
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  • Nicolò RizzoMaria Teresa MangioneNenè Sciortino, Massimo Maugeri, Isabella Martorana Messana, Gero Miceli, Pixel Evolution e Luigi Scimè   piace questo elemento.
  • Licia Cardillo Di Prima Ho conosciuto personalmente Consolo. Sul mio sito ho pubblicato una fotografia scattata alla Fiera del libro di Torino, dove ho avuto modo di incontrarlo. L'ho rivisto a Racalmuto, in occasione di un'intervista a teatro. Era presente anche l'amico Rori Amodeo.Mi hanno colpito la sua riservatezza e la semplicità. Lo apprezzo molto come scrittore.
  • In questo punto su fb c'era il commento di un altro autore che ometto  per la radicalità della tesi, non volendo offendere la sensibilità di nessuno, ma che si può leggere nella sede originaria dove l'autore ha voluto postarlo. Nelle riflessioni di un amico ho colto un disagio che, pur ragionando di tutto, non voglio provocare in chi generosamente mi presta attenzione e viene a leggere i vari post del blog.

  • Licia Cardillo Di Prima Sono incuriosita anch'io del libro "Eretici a Regalpietra" e lo leggerò. Essere eretici oggi dovrebbe significare acuire lo sguardo, andare al di là, cambiare prospettiva, non per distruggere o scandalizzare, ma per costruire... e soprattutto avere rispetto delle opinioni - e fedi - altrui ed essere pronti a difenderle, con la vita, anche se non si condividono... (Voltaire insegna)
  • Piero Carbone 
    - Purtroppo il libro, forse attirandosi effluvi malefici dallo stesso titolo, dopo essere stato presentato alla fiera del libro di Messina, recensito, distribuito nelle librerie e messo in vendita on line, è letteralmente sparito dalla circolazione, su Unilibro è dichiarato fuori catalogo, eppertanto non è disponibile. Temo che si dovrà ricorrere agli articoli di legge degli avvocati più che agli articoli dei critici letterari per renderlo di nuovo disponibile.
  • - @Licia. L'eresia, nel libro, è intesa come sincera e intima ricerca della verità per la quale si è disposti a dare testimonianza personale, costi quel che costi. Ma al di là delle mie affermazioni di principio bisognerebbe leggere il libro. Mi adopererò per renderlo disponibile. L'unica copia che ho mi è stata data "in prestito" da un'amica.
  • - Intanto mi preme precisare che ho reso nota questa lettera, soltanto ora, a distanza di tanto tempo, perché mi è sembrato opportuno aggiungere anche la mia testimonianza a quella, ben più autorevole, degli altri, su Vincenzo Consolo, all’indomani della sua morte: per evidenziarne la sensibilità e la generosità, segno di disponibilità intellettuale, con cui lo Scrittore di S. Agata rispondeva all’invio di uno dei tanti libri che dalla sua Sicilia, e non solo, sicuramente riceveva nella residenza milanese.
  • Licia Cardillo Di Prima Non mi dispiace " l'eresia" che ricerca la verità, intendendo con essa il dubbio, il bisogno di uscire dal coro, d'interrogarsi, di porsi nei confronti dell'altro come "pietra d'inciampo" . Non mi dispiace "l'eresia" che scuote, sveglia, illumina, indirizza verso il bene.

domenica 14 luglio 2013

ZÙCUTU ZÙCUTU, MASTRU CALÌ

Un modo di dire buttato lì su un social network suscita curiosità, eccita ricordi, provoca apporti immediati e impensati tramite la rete, ramifica in affini reperti paremiologici (che attengono i proverbi insomma). 
Alla fine, da questa moderna palestra filologica e memoriale, il modo di dire ne esce arricchito. Sempre suscettibile di ulteriori arricchimenti. Riguardo il suo utilizzo potrebbe modernamente sostituire la "coazione a ripetere" freudiana.  Freud a parte, chi è che non ha le proprie fissazioni, nel bene o nel male?



Zùcutu zùcutu, mastru Calì.

  • Rita Grazia Mattina, Salvatore Conte, Vincenza Grizzanti, Giuseppe Leone, Angelo Campanella, Lorenzo Capostagno, Antonio Calma, Giulia Lombardo, Oriana Cammilli, Luciano Carrubba, Pixel Evolution, Marianna Manta, Rosean Faraone Hossain, Ezio Noto,  Delfina Manolo, Nicola Romano e Marco Cattivo Costume piace questo elemento.
  • Antonello Scarpulla: Io sapevo che lo zucutu zucuto significava "un'altra cosa" o è proprio quella?

  • Gaetano Restivo: Non era Zzucuzu'?
  • Piero Carbone: Lo sentivo dire a mia nonna, zzùcutu zzùcutu, ed era il ritornello mimato e cantato dei ragazzacci che facevano il verso a Mastru Caliddru l'uorbu che suonava il violino per le strade ripetendo fino all'estenuazione sempre la stessa melodia un po' strascicata. Un bel giorno, mastru Caliddru non ne poté più di quell'insolente tiritera e sbottò con una irripetibile risposta. Il gesto stizzito di scagliare il violino rese più drastica la sua risposta.
  • Gaetano Restivo: Comunque, nel lessico familiare si usava per dire, in maniera brusca  "e smettila di fare sempre questa cosa, non la finisci proprio piu"; oppure: "quando ti ci metti non la finisci proprio più e diventi anche fastidioso e non se ne può più di te". 
    I modi di dire sono sintesi estreme, trasfigurazioni, modelli. E "chinnicchi-nnacchi " ?
    Attendo illuminate spiegazioni x chinn...

    Piero Carbone: Dovrebbe derivare dal latino, secondo Sandro Attanasio, in Parole di Sicilia, Mursia editore, Milano 1980

    Gaetano Restivo: Ergo...

    Piero Carbone: nec hic nec hoc

    Calogero Messana:

    Ciao Piero, forse era questo il vostro Mastru caliddu l'orbu?


    • Piero Carbone: Straordinario! Grazie. Ma la foto è stata scattata a Racalmuto? Oppure si può dare il caso che Mastru Calì l'uorbu era un ambulante.
    • Calogero Messana: Ciao Piero, dalle pagine di Donna Luisa risulta che veniva da un altro paese per la Novena di Natale. Troppe coincidenze! La foto è stata a Montedoro scattata davanti la casa dei Caico. Dovresti accertare se vi era anche un violoncellista a Racalmuto. Visto che era cieco sicuramente si muoveva col compagno vedente.
    • Piero Carbone: indagherò, grazie.


      Si precisa che Donna Luisa è la Hamilton Caico della quale diffusamente ci si è occupati in diversi post di questo Blog: da vera antesignana ha coltivato la fotografia realizzando un'interessante ricognizione di luoghi e personaggi siciliani. 

      La risposta piccata invece con la quale Mastru Caliddru l'uorbu apostrofò i monellacci  diede origine a questo singolare duetto:


      - Zùcutu zùcutu, Mastru Calì.

      - Li buttani di li mammi.