giovedì 23 maggio 2013

LE MIE NOTTI



Le mie notti 

son torbide, gravide

di sogni.



Al mattino 

aggiungo 

più zucchero

al caffè.















Notturno in Via Atenea, 1996 

martedì 21 maggio 2013

RICORDARE CON CLASSE. Mario Virga e la scuola





Il 2 ottobre del 2012, ripescando su fb una testimonianza di un amico, pubblicavo Addio, scuola crudele!  Erano le considerazioni di un amico che abbandonava la scuola, mi colpirono e ne feci un post. 

A distanza di otto mesi ne faccio un altro che a quello si richiama in qualche modo, perché Mario Virga, bravo fotografo, pur allontanatosene, a scuola ci ritorna, e con garbo, ma semplicemente nel ricordo. 

La scuola, checché se ne dica e se ne pensi,  non è semplicemente un comune luogo di lavoro ma una propaggine, anzi, un'estensione della propria vita dove come nella vita si vive, senza tema di essere indifferenti, l'odi et amo che lascia stimmate incise nell'esistenza. 

Un odi et amo non passionale ma spiritualizzato che, dal piano emotivo, sale in quello mentale della conoscenza, in quello relazione dell'incontro con l'altro dalla personalità in fieri , della sfida con se stessi consapevoli di entrare in qualche modo nell'esistenza degli altri, si spera, per potenziarla.  



TESTIMONIANZA DI MARIO VIRGA

È passato quasi un anno e i miei ragazzi sono cresciuti. Sono più maturi, più consapevoli di se stessi, più ...grandi. 

Non li vedo ma le notizie mi arrivano comunque e me li immagino ancora in classe, a parlar di compiti, di professori, di amori e malumori. 
Me li immagino a far baldoria durante l'ora buca, a copiare durante i compiti in classe, a sfottere qualcuno nei corridoi, a ridere per una battuta o a parlottare durante l'ora di lezione. Ogni tanto me li immagino pure che studiano, ma questo più raramente. 





Conosco, o almeno penso di conoscere, i loro caratteri. Tutto ciò è sempre molto presente nella mia mente e mi sembra quasi la mia sia una momentanea assenza, una lunga vacanza. Poi, penso, il tempo passa e nuove cose, amici, amori e persone arrivano, e bisogna fare spazio. Sono ragazzi e tutto quello che era importante o degno di considerazione solo poco tempo fa ora è diventato sbiadito. 






Accade con la musica...una canzone nuova fa dimenticare quella ascoltata incessantemente fino ad un mese fa. Ma ha poca importanza, li conosco i miei ragazzi, so di che pasta sono fatti, so che faranno di tutto per realizzare i loro sogni. 
La scuola è solo una convezione che li lega, ma loro hanno desiderio di volare. 
E voleranno, manca poco, anche se non tutti lo sanno.





Oggi ho avuto conferma di essere ancora presente nei loro cuori e nella loro mente. 
Ancora una volta siamo stati una classe, come un anno fa. Ancora con voi.







Foto di Mario Virga 



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lunedì 20 maggio 2013

LA MUFFA DI AGRIGENTO. Testimonianza di Angelo Cutaia



Non era certo la muffa l'argomento della relazione tenuta lo scorso venerdì 17 maggio al Centro Pier Paolo Pasolini di Agrigento da Angelo Cutaia, invitato dall'Associazione Lab Mura con sede al Kunduf in via Santa Maria dei Greci. 


La muffa, qui evocata anche metaforicamente, è l'aspetto visibile di un danneggiamento attuale ma che rimanda a cause lontane, storiche, spesso invisibili. Non per questo meno dannose e, talvolta, colpevoli. 


Ma quello di Angelo credo non volesse essere un j'accuse quanto piuttosto l'estensione alla città agrigentina di quello che si vien prefiggendo da tempo per la sua Racalmuto, per dirla con lo storico Nicolò Tinebra Martorana: "accendere nella mente di qualche concittadino un uguale affettuoso pensiero".  


Questo credo emerga dalla sua testimonianza, appositamente richiestagli e generosamente fattaci pervenire. 




Un doppio ringraziamento per la disponibilità e la dedizione ai "nostri" monumenti. 


Etimologia di muffa

Testimonianza di Angelo Cutaia


Ho parlato dell’etimo di Akragas, facendolo derivare da akra ghé, ossia l’altura di Ghè, la Madre Terra. Infatti i primi coloni greci trovarono in attività il santuario rupestre di Demetra, che all’epoca era certamente dedicato a Ghé, o gaia, o Gea, la Madre Terra, essendo la rupe stessa la divinità.

In seguito il fiume prese nome dall’altura che lo sovrasta. Inoltre , come tutti i fiumi in quel tempo, era divinizzato e raffigurato come un ragazzo, ossia un efebo, e quindi l’efebo di Agrigento rappresenta il sacro fiume eponimo.


Ho poi portato il ragionamento sulla mura medioevali impropriamente dette Chiaramontane in quanto sono federiciane, ossia costruite da Federico II di Svevia.



Dopo una disamina di vari monumenti barocchi ho discusso dell’umidità ascendente dal sottosuolo, causata dalla mancata manutenzione degli acquedotti e degli scarichi delle acque bianche e nere. Tale umidità che si riversa nelle fondazioni è la causa dei dissesti di vari monumenti, fra i quali la Cattedrale ed il Seminario.

Ne consegue che l’incuria dei tecnici preposti aggrava la situazione di dissesto statico di tali preziosi monumenti.







Foto di Angelo Cutaia




sabato 18 maggio 2013

UNA ROSA PER IL PARCO QUASIMODO






Bisogna visitarlo il Parco Quasimodo: vi si respira l'aria di "Ed è subito sera", dell'infanzia, della maturità, della storia familiare, dei successi e delle difficoltà di un uomo che ha una particolare vocazione, delle vicissitudini incontrate nella carriera letteraria, delle occasioni guadagnate e perdute che la vita sa presentare in un certo tempo e in un certo luogo: la torre che gli ha ispirato una famosa poesia, i versi autografati a Stoccolma e dedicati al padre nel giorno del Nobel, la stazione ferroviaria di Roccalumera dove il padre ha lavorato,  i macchinari e i comandi ora in disuso e dove il piccolo Salvatore ha giocato da bambino, i tetri vagoni dove ha vissuto con la famiglia durante il terremoto, le foto di un tempo e di una Sicilia lontana con tanti attori in posa di cui notiamo i vezzi, le fogge dei vestiti, gli alteri sguardi, le implicite paturnie: i parenti, gli amici, i genitori, la sorella che avrebbe sposato Vittorini, le donne, le tante donne da lui amate. Financo una pecora viene immortalata.



E ancora foto



 foto



foto



la scrivania del suo studio


oggetti vari



la poltrona.



E direi etc. etc etc.






...gioia di foglie perenni...

in me si fa sera...

ali oscillano...

il cuore trasmigra...

e i giorni una maceria.

(liberamente da Òboe sommerso) 

Tutto rivive al Parco Quasimodo in funzione della poesia  e di una vicenda umana e intellettuale che da quell'ambiente ha avuto origine, da quell'ambiente ha tratto ispirazione e che quell'ambiente ha "vivificato" con la parola.





Una rosa ideale, pertanto, al Parco Quasimodo di Roccalumera, a ciò che è, a ciò che rappresenta, ai suoi ideatori, ai suoi animatori, al suo storico Presidente, ad Alessandro Quasimodo, in questo momento di difficoltà che stanno attraversando tante realtà culturali in Sicilia, e il pensiero va non a quelle finte o fantasma, esistenti solo sulla carta, ai carrozzoni, ma a quelle vere, e ce ne sono tante, che valgono, di pubblica utilità spirituale, alle prese con sostegni finanziari pubblici che non arrivano.


Anche se la condizione ideale sarebbe quella di non averne bisogno, di essere addirittura produttive. Limitatamente ai Parchi letterari, la Fondazione Nievo, che i Parchi letterari ha ideato, lo prevedeva.



Un mio amico di ritorno da Malta mi dice che l'isola è un grande albergo in funzione del turismo, che rappresenta parte cospicua del prodotto interno lordo. Non si ricorre certo a una formula magica, Malta valorizza ciò che ha, financo la toponomastica delle strade nella doppia versione inglese e maltese che tanto somiglia al siciliano.
Anche la Sicilia potrebbe. Dovrebbe.



Ma questa è un'altra storia, anche se è sempre la stessa.





Foto (di questo post) proprie.

Ringrazio il Presidente Sergio Mastroeni e i suoi collaboratori per l'accoglienza e la cura con le quali fanno rivivere e apprezzare il mondo quasimodiano valorizzando eloquenti cimeli.

venerdì 17 maggio 2013

LA POLTRONA DI QUASIMODO




Ho sfogliato lune
mangiate nel silenzio
di giorno e di notte.
Ho mangiato lune.

E tu? Soli
sprecasti
inappetente alba
d'esofagei reflussi.

Nella fame
 sbriciolata di musiche
provai oboi sommersi
che rimasero muti.

Mi sedetti
incavando la schiena
  al museo di Roccalumera.
Comoda fu
e silente 
la poltrona sgualcita di Quasimodo.

Dicembre 1996 e 16 maggio 2013