domenica 5 gennaio 2014

È UN BELLISSIMO FIORE







Cosa porta con sé chi va via o semplicemente si allontana per poco o per molto dalla propria terra? 
Oggetti come feticci, amuleti, portafortuna, portamemorie: l'immaginetta della santa protettrice, la foto dei propri cari, un piccolo arnese di lavoro, un filo di paglia, un fiore essiccato, una zolletta di terra delle proprie contrade o un frammento di campana!

Già, proprio così, ma questa "fortuna" è capitata una volta sola, quando nelle fasi di montaggio cadde una delle campane dall'alto del campanile del Monte, senza danni  e con molto spavento, e alcuni ebbero la ventura di conservare nel portafogli frammenti del metallo benedetto e portarselo in America, in Germania, in Australia. 

Tra questi fortunati non è da annoverare Eduardo Chiarelli il quale ha portato con sé "oggetti" meno consistenti, ma altrettanto sonori come quei frammenti di campana: i ricordi.

Familiari e solenni ce li fa risuonare nella delicata testimonianza, quasi una rituale rievocazione, da Setúbal in Portogallo.                            P. C.



 È un bellissimo fiore
di
 Eduardo Chiarelli

Si dice che per i Siciliani la primavera cominci ufficialmente  com la festa del mandorlo in fiore , per me cominciava, com un altra  festa che si svolgeva nel mio paese, Racalmuto .
Cominciava  verso le cinque del pomeriggio, com una sfilata, ed io vi assistevo standomene seduto, su uno scalino  accanto all'edicola  dell'Immacolata .
Fungeva da palco lo spiazzale antistante la chiesa di San Francesco, che  con il castello da un lato, il convento dall'altro e da alcune case, formava un bellissimo anfiteatro.

Non carri allegorici  sfilavano su questo spiazzale, ma uomini, per la maggior parte contadini  che ritornavano dal lavoro nei campi.
Alcuni passavano a piedi com la sacchina e la zappa in spalla, altri  guidando piccoli trattori scoppiettanti.


Passavano anche pastori, con i loro greggi, che normalmente  si fermavano nel quartiere vicino, quello di San Nicola, dove vivevano.
Questi, visti con occhi di bambino di quattro o cinque anni,  apparivano assai strani. Nervosi  e irrequieti, parlavano a scatti, fischiavano e imprecavano allo stesso tempo, mentre correvano da una parte all'altra com il bastone alzato, lanciando pietre  contro le pecore più disobbedienti.

I miei preferiti erano  quelli montati sui muli, che cavalcavano come solo i contadini Siciliani fanno, cioè com le gambe unite penzoloni sullo stesso lato.
Trasportavano fasci di legna, e nelle bisacce frutta e odorosa verdura. Alcuni avevano anche il cane, legato da un lato e la capra dall'altro.

Molti per mia grande gioia, vedendomi tutti i giorni seduto su  quello scalino, mi riconoscevano e mi salutavano  con la mano, o strizzandomi l´occhio, tra questi sceglievo i più simpatici, quelli con la “coppola“ tutta all'indietro, quasi sulla nuca e con l´aria spavalda e  felice. 
Era a questi che chiedevo un fiore.



Sì, un bellissimo fiore  a forma di grappolo, con piccoli petali, rosso violacei,  bianchi e rosa , con steli e foglie verdissime, che racchiudevano in  loro tutta l'essenza dei campi e della primavera.

I contadini con accondiscendenza me li lasciavano strappare dall'enorme fascio che trasportavano, mentre anziane signore che assistevano alla scena, ridendo, mi dicevano che quelli non erano fiori, ma solo e soltanto Suddra, "Sulla"un'erba che si dava da mangiare agli animali.

Sono passati quarant'anni da allora e molti dei sogni di quel bambino sono andati perduti per sempre, spazzati via dagli anni e calpestati dalla vita, ma una cosa è rimasta intatta: la convinzione che la Suddra fosse un bellissimo fiore .


5 commenti:

  1. In una luminosa giornata del mese di maggio di tanti anni fa, viaggiando sulla Palermo-Catania, nei pressi di Petralia Sottana, mi si è presentato lo spettacolo bellissimo delle colline sovrastanti l’autostrada ricoperte dal manto rosso dei fiori di suđđa, che da allora non mi è apparso più un umile foraggio.

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  2. la suddra per me è sempre stata un bellissimo fiore. Ed ho provato le stesse sensazioni di Eduardo, avendolo preceduto nella abitazione del quartiere Spina - S. Francesco.

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  3. io la suddra la respiravo,specialmente quando mio Padre mi mandava a controllare che" l'armari abbiati,"cioè allo stato brado ma con pastoia incorporata,stessero tutti.
    L'odore della suddra o meglio il profumo era pieno e denso e mi inebriava...

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  4. É un piacere leggere i tuoi racconti , pieni d´amore per il tuo paese , che tú riesci a descrivere mirabilmente . Ricreando emozioni profumi e suoni , ci trasporti in terra di Sicilia . Purtroppo non conosco la Sulla , nelle campagne romane non c´é , ma leggendo , mi sembra di sentirne il profumo .

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  5. I bambini apprezzano le cose per queloo che sono, non per quello che rappresentano. Se non é saggezza questa !

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