venerdì 21 novembre 2014

giovedì 20 novembre 2014

SCIASCIA, LA POESIA E AMBROISE


Venticinque anni fa moriva leonardo Sciascia.
Nella ricorrenza del 25° anniversario ripropongo la testimonianza critica di Claude Ambroise appositamente richiesta e pubblicata nel 1994 sulla rivista fiorentina "Lumìe di Sicilia".
"Lumìe di Sicilia" n. 22 - ottobre 1994






mercoledì 19 novembre 2014

IL "METODO BOFFO" E IL "METODO BOFFINO"



Chi mette in atto il "metodo Boffo" rappresenta il braccio secolare di una moderna Inquisizione prêt-à-porter: alla portata di tutti, tascabile e laica, dal momento che non è prerogativa di una sola chiesa né di un solo ordine religioso come in antico lo era dei domenicani.
Con una differenza: l'Inquisizione garantiva il silenzio, il "metodo Boffo" provoca la loquacità, col suo proliferarsi.
Link:





A suo tempo mi aveva fatto impressione il colore fucsia dei calzini del giudice Misiani, non per il colore in sé ma perché tirato in ballo da un certo giornale per risalire alla presunta poca serietà del giudice e delle sue sentenze: uno che portava calzini fucsia si era permesso di giudicare personaggi vicini, vicinissimi al giornale stesso. Come potevano essere credibili le sue sentenze?, sembrava il messaggio dal cromatico accostamento.
Ma è questo il compito del giornalismo? Rubare il lavoro ai critici d'arte?





L'onorevole Angelino Alfano, doveva certo conoscerlo, il perfido metodo, quando temendo il sibilo dei venti contrari, lanciò il messaggio, chissà se per timore o per sfida, "contro di me il metodo Boffo, no!"
Anche la recente evocazione del "metodo Boffo", da parte di Pierluigi Bersani all'assise del Pd, mi ha fatto impressione, e mi ha fatto parimenti impressione il commento di chi dice che Pierluigi abbia sbagliato ad evocarlo, il famigerato metodo, perché avrebbe arrecato male al PD; come se non si riconoscesse il diritto alla potenziale vittima di difendersi da un pretestuoso attacco perché si danneggiano terzi.
Ma non certo è colpa dell'offeso se vengono tirati in ballo terzi.





Un tal modo di pensare, di metterci una pietra sopra o una cazzuolata di cemento, non suona alla fine come un invito a subire in silenzio per rendere più micidiali e devastanti gli effetti dell'infame metodo?

Infame se viene da destra e infame se viene da sinistra.

Infame perché di materia grave e greve si tratta, roba pesante ("greve" per Sabatini Coletti è anche altro): ci vanno di mezzo l'integrità, l'innocenza, la dignità delle persone.

Si vogliono distruggere ruoli e carriere ma si finisce con il lanciare bombe che distruggono indiscriminatamente tutto ciò che si trova nel loro raggio.

Si vorrebbe minare la serenità personale e familiare del bersaglio, della persona che si vuole destituire di serietà, di credibilità, nel tentativo di neutralizzare gli effetti del suo operato o delle sue parole. Tutto ciò non è riprovevole?

Chi, con un solo articolo o una serie pianificata, se ne fa artefice, con quali occhi (della coscienza) può guardare dritto negli occhi i figli propri o quelli altrui, senza provare un moto di vergogna o di rimorso ( e, si spera, di pentimento)?





Non meno grave e greve se, in scala ridotta, alcuni cercano con intenzione di azzannare come possono e contemporaneamente vorrebbero nascondersi o schermirsi dicendo che, lontani mille miglia da ogni metodo Boffo, loro intendono soltanto buffoneggiare con un innocente "metodo Boffino".
Ma a che pro?
Sono questi i meriti per gli avanzamenti di carriera?
Smessi i panni dei denigratori, come possono, codesti operatori dell'informazione, essere credibili ancora una volta?
Se vengono seppellite le notizie vive ovvero vere per far danzare come su una graticola le notizie false e le non-notizie, alla fine il giornalismo diventerà esso stesso la necropoli promiscua dell'informazione.




Questo metodo, insomma, che una volta si chiamava semplicemente calunnia, mi ha indotto a pubblicare una nota su fb il 18 ottobre e a citare una riflessione smaragdosiana il 22 dello stesso mese. Con qualche piccolissima integrazione, ripropongo qui l'una e l'altra. Non si sa mai.

E con una doverosa glossa: quanto degni di considerazione sono coloro che, per nessun prezzo (anzi, pagandone di persona uno altissimo), non si prestano a falcidiare preordinati bersagli con tali pratiche truculente e barbare!






NOTA su fb
22.10.2014:


Che tempi luminosi! La Non-Verità contro la Verità 1 a 0 in una partita non giocata ma ugualmente raccontata. L'acefala calunnia contro l'ignaro bersaglio.

Alcuni giornalisti ragionano così: contro gli altri va benissimo il "metodo Boffo", ma se in una giornata di vento e di tempesta fai notare che hanno una ciocca di capelli fuori posto, reagiscono, e come se reagiscono!; magari dicono che quella ciocca non è la loro; per una ciocca fuori posto notata, strepitano che è un'offesa al decoro personale e un attentato alla libera informazione; invocano querele.

E allora, viene da filosofare: solo il sedere degli altri dev'essere prestantemente dicotilèdone?

(E il vento che scompiglia i capelli?).

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.


Da destra:

Da sinistra:






IL "METODO BOFFO"? NO! NO! NO!


Rifletta sulla "barbarie" e sulle "sconcezze" evocate dal post allegato

chi denigra sui giornali o su altri mezzi di informazione invece di ragionare e controbattere con la tecnica della logica, con il fedele riscontro dei fatti, con l'obiettiva citazione delle idee in questione, con il rispetto della persona altrui oggi per essere rispettato lui un domani;

chi offende o vuole offendere con arbitrarie e strumentali associazioni di oggetti, colori, idee, film, immagini;

chi riduce tutto a una pierinata altrui nel disperato tentativo di togliere credibilità a chi potrebbe dire la verità (la verità non è una proprietà - o una colpa o una virtù - privata);

chi crede di essere furbo e potente oggi (potrebbero cambiare il vento e la sorte, e potrebbero trasformarsi in cavoli amari un domani);

chi crede che il "metodo boffo" e/o "boffino" siano la formula magica per trasformare di riflesso la zucca in carrozza e i topi nei bianchi cavalli della fiaba antica;

chi crede di intimidire evocando vicende giudiziarie innocentemente chiuse e concluse, vera e propria "monnezza" insomma;

chi tira fuori particolari insignificanti o inventati di sana pianta per torcerli a pugnali arroventati...

Per me è semplicemente inciviltà oltre che un'arma improvvida: potrebbe ritorcersi su chi l'ha brandita.

Ci vorrebbe un po' di vangelo: non fate agli altri...





Il post che deve far riflettere:













ph ©pierocarbone

martedì 18 novembre 2014

IL PRESTITO POLACCO


PRESTITI ANTICHI E PRESTITI MODERNI


Banca Commerciale Italiana 
alla 
Cassa Rurale Cattolica Agricola di Racalmuto
(Caltanissetta, 10 aprile 1924)


         Spettabile Cassa Rurale Cattolica
                                             Racalmuto

          PRESTITO POLACCO

          Come sarà certamente a vostra conoscenza, prossimamente porremo in pubblica sottoscrizione:
          N. 600 000 Obbligazioni 7% Prestito della repubblica Polacca, assistito da garanzia sussidiaria del Governo Italiano (R. Decreto 20 Marzo 1924) al prezzo di Lit. 460 per Obbligazione.
          
         Se, come dubitiamo, la vostra Spett. Clientela vorrà interessarsi  al titolo, ci teniamo ben volentieri a vostra disposizione per fornirvi cartelli réclame, notices illustrative, schede di sottoscrizione, e vi preghiamo di volerci ritornare l’unito modulo da V. S. firmato col quantitativo di stampati che desiderate.

         In via strettamente confidenziale vi informiamo che sulle sottoscrizioni riversate ai nostri sportelli col vostro tramite, saremo a bonificarvi una provvigione di L. 5 per ogni obbligazione attribuitavi al reperto.
          In attesa di vostre notizie a volta di corriere vi preghiamo gradire i nostri distinti saluti.

                                                                                   BANCA COMMERCIALE ITALIANA
                                                                                                 Agenzia di Caltanissetta

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Lettera dattiloscritta su carta intestata: “Banca Commerciale Italiana – Società Anonima – Sede in Milano – Capitale sociale Lire 400 000 000 – versato Lire 248 786 000 – Riserve L. 200 000 000”. A penna con inchiostro rosso è aggiunto lateralmente “Riservata”. Il sottolineato è nel testo, in particolare è sottolineata in rosso l’espressione “In via strettamente confidenziale”. La firma apposta in calce è illegibile.
In allegato un modello di lettera prestampata per l’eventuale risposta: “........., li........ Aprile 1924. Spettabile BANCA COMMERCIALE ITALIANA. Prestito polacco 7%. Abbiamo ricevuto la pregiata vostra......... corrente e accettiamo di riversare ai vostri sportelli le sottoscrizioni che riceveremo dalla nostra clientela alle Obbligazioni 7% del Prestito Polacco. Vi preghiamo quindi fornirci di : N. ........ cartelli réclame - N......... Notices illustrative – N......... schede di sottoscrizione. Gradite i nostri distinti saluti.”   

   

lunedì 17 novembre 2014

17





Il prof. Gaetano Cipolla me l'aveva annunciato all'indomani della pubblicazione della raccolta di poesie The Poet Sings for All / Lu Pueta canta pi tutti. Or ora arriva puntuale l'annunciata recensione del prof. Ennio Rao.

Riproduco integralmente la recensione in inglese, riguardante nella prima parte l'opera poetica di Nino De Vita e nella seconda il mio libro pubblicato da Legas.

Riporto la traduzione italiana soltanto della parte che mi riguarda (roba da traduttore automatico, si capisce, tanto per farsi un'idea, specialmente per chi non mastica l'inglese).
In attesa delle doverose revisioni, non volevo farmi sfuggire l'immediata pubblicazione in una data forse in dispetto a tanti, ma per me molto simpatica e significativa: sono nato infatti nelle mattinate di un diciassette novembre.

Grazie al prof. Ennio Rao, per l'apprezzamento espresso nella recensione.
Grazie al prof. Gaetano Cipolla, autore della traduzione in inglese delle poesie e dell'Introduzione.






La recensione del prof. Ennio Rao











Piero Carbone never left Sicily, but still lives in his native Racalmuto, also Sciascia’s birthplace. In his introduction, Cipolla singles out Carbone as one of the chief promoters of the Sicilian language in Sicily, sponsoring recitals and using it as his main poetic vehicle.

Carbone shares with Sciascia a commitment to the improvement of society, but unlike his famous compatriot Carbone does not lash out harshly, but employs subtle irony. To draw a parallel, Sciascia is to Juvenal as Carbone is to Horace.

To give an example, the assassination of Judge Falcone, his young bride and his escort on their way from Palermo airport to the city does not draw from Carbone a thundering cry of condemnation, but the following subdued comment: “Ficiru santari l’autostrata. / Cu di Palermu ora va a Capaci / la trova comu prima assistimata” 
(“They made the highway blow up. / Now if you go from Palermo to Capaci, / you’ll find the road exactly as it was before”).

The muted bitterness of the final line is more effective than a grandstand indictment of the mafia could have ever been.

Carbone deals with other problems, both old and new: poverty, abuses of power, violence against the environment, uncontrolled immigration from Africa.

Typically Sicilian are Carbone’s fatalism, as expressed in the quiet resignation of the traveler who waits all day long for a train that never arrives and is finally compelled to reach his destination on foot.

Notable is also Carbone’s stirring invitation to his countrymen to defend the Sicilian language by using it in their daily lives and to recognize its noble pedigree, so as not to relegate it to folkloric events.

Carbone’s voice is not that of a distant and detached observer, but that of a wise, sensitive and compassionate neighbor who freely opens his heart to his community, sharing and commenting on its joys and pains.



Ennio Rao, University of North Carolina, Chapel Hill




Piero Carbone non ha mai lasciato la Sicilia , ma vive ancora nella sua Racalmuto nativa , anche la casa natale di Sciascia . Nella sua introduzione , Gaetano Cipolla giudica Carbone come uno dei principali promotori della lingua siciliana in Sicilia , da lui promossa e utilizzata come il suo principale veicolo poetico .
Anche Carbone come Sciascia mostra un impegno per il miglioramento della società , ma a differenza del suo concittadino famoso Carbone non si scaglia duramente , ma si avvale di sottile ironia .
Per fare un parallelo , Sciascia è quello di Giovenale come Carbone è quello di Orazio.
Per fare un esempio , l'assassinio del giudice Falcone , la sua giovane sposa e la sua scorta nel loro cammino dall'aeroporto di Palermo alla città non trae da Carbone un grido tonante di condanna , ma il seguente commento sommesso :
" Ficiru santari l' autostrata . / Cu di Palermu ora va a Capaci / la Trova comu prima assistimata " ( " Hanno fatto saltare in aria l'autostrada . / Ora, se si va da Palermo a Capaci , / si trova la strada esattamente come era prima " ) .
L'amarezza in sordina della linea finale è più efficace di un atto d'accusa  della mafia come più difficilmente si sarebbe potuto.
Carbone si occupa di altri problemi, vecchi e nuovi: la povertà, abusi di potere, la violenza contro l'ambiente, l'immigrazione incontrollata dall'Africa .
Tipicamente siciliano è il fatalismo di Carbone, così come espresso nella quieta risoluzione  del viaggiatore che attende tutto il giorno  un treno che non arriva mai ed infine è costretto a raggiungere la sua destinazione a piedi.
Notevole è anche in Carbone il sentito invito ai suoi concittadini per difendere la lingua siciliana, utilizzandolo nella loro vita quotidiana e riconoscendone le sue nobili ascendenze, senza scadere in ovvietà folcloristiche .
La voce di Carbone non quella di un osservatore distante e distaccato è, ma quella di un vicino di casa saggio, sensibile e compassionevole che apre liberamente il suo cuore alla sua comunità, condividendo e commentando le sue gioie e dolori.

Ennio Rao, University of North Carolina, Capel Hill









ph ©pierocarbone