sabato 27 luglio 2013

LAUREARSI SU SCIASCIA E LE ARTI FIGURATIVE

A&P:

Riporto una testimonianza di Nuccio Mula pubblicata oggi su fb:
https://www.facebook.com/piero.carbone.7/posts/10201524875622112
Lo ringrazio per l'attestato di stima nell'avere indirizzato a me una sua allieva per un'intervista su Leonardo Sciascia e le arti figurative.

Poiché gli apprezzamenti sono cambiali di credito che si debbono onorare, mi ritaglio prudentemente il meno impegnativo ruolo di semplice lettore di Sciascia, onorato di averlo conosciuto non solo e non tanto in quanto compaesano.

In omaggio alla neo dottoressa Alfonsina Lionti riporto, infine, le parole con cui l'intervistatrice ha descritto il nostro semplice e cordiale incontro.

***

Nuccio Mula:

Ho il piacere di rallegrarmi con la Dott. ssa Alfonsina Lionti, una fra le mie migliori allieve, che stamattina s'è laureata, con me come relatore, in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, riportando il massimo della valutazione previsto dalle Leggi italiane: 110 / 110, lode, menzione speciale della Commissione e dignità di stampa per la sua bellissima tesi, da me a suo tempo assegnatale ed egregiamente redatta, su "Leonardo Sciascia e le Arti Figurative".

Prima del colloquio, ho avuto l'onore di leggere questa missiva di augurio scritta dal Ch. mo Prof. Antonio Di Grado, Direttore della "Fondazione Sciascia", letterato e studioso di fama internazionale, nonché mio Amico, al quale avevo segnalato la mia laureanda e la sua tesi:


Al Presidente della Commissione di laurea

Egregio collega,
mi consenta di rallegrarmi per il brillante esito della tesi di laurea di Alfonsina Lionti su un tema che a me come studioso di Sciascia, e alla Fondazione a lui intitolata che ho l’onore di dirigere, sta molto a cuore: quello del rapporto tra lo scrittore racalmutese e le arti visive, che non corrisponde soltanto a uno dei tanti e poliedrici interessi e curiosità di Sciascia, ma testimonia anche la prepotente tensione del suo pensiero e della sua scrittura a pronunziarsi su codici e linguaggi altri dalla letteratura, a cimentarsi con essi, addirittura a immetterne cifre e suggestioni nella sua stessa produzione letteraria.
Saluto perciò e ringrazio la Commissione, mentre formulo alla candidata i miei migliori auguri.

Catania, 23 luglio 2013

Antonio Di Grado
Prof. ordinario di Letteratura italiana, Università di Catania
Direttore letterario della Fondazione Sciascia, Racalmuto


Abbiamo avuto anche il piacere della presenza, in occasione dell'esame di laurea di Alfonsina, del Prof. Piero Carbone, racalmutese, uno fra i massimi conoscitori e studiosi di Leonardo Sciascia, cui ha dedicato un libro e molti saggi critici, e che possiede anche un ampio ed interessantissimo "book" personale di fotografie con Leonardo Sciascia, scattate anche in occasione di diverse Mostre di Pittura.

Il mio carissimo amico Piero, venuto appositamente da Palermo, ha rilasciato ad Alfonsina un'ampia intervista, corredandola di diverse foto; ed in occasione dell'esame di laurea si è parlato anche d'un altro mio vecchio e caro Amico, il celebre Maestro Nicolò D'Alessandro, uno fra gli Artisti prediletti da Sciascia.

In sostanza, un giorno da non dimenticare, per Alfonsina e pure per me, onorato d'aver apposto anche la mia firma al suo Diploma di Laurea così prestigiosamente conseguito e che non sarà il primo, visto che adesso Alfonsina, dopo la laurea triennale, dovrà conseguire, fra due anni, quella specialistica: e sono sicuro che, grazie alla sua costanza ed alla sua intelligenza, traguarderà al meglio anche quest'altra importante prova.
Ancora auguri, piccola cara (pardon, piccola cara Dottoressa, da adesso).

***


Alfonsina Lionti:

"[...] Nell'accogliente atmosfera del verde del suo giardino a Racalmuto, immersi nella tranquillità di una domenica mattina, a giugno, sotto la frescura che l'ombra di un pino ci offriva, Piero Carbone mi rilascia un'intervista in cui è stato facile cogliere il suo compiacimento poiché tutto si basava sulla persona di Leonardo Sciascia e del suo interesse per le arti figurative; delle esperienze che li hanno visti partecipi entrambi, dei ricordi che conserva dello scrittore de "Le parrocchie di Regalpetra" [...].

in Leonardo Sciascia e le arti figurative, tesi di laurea di Alfonsina Lionti, relatore: prof. Nuccio Mula, Accademia di Belle Arti "Michelangelo" di Agrigento, a.a. 2012/2013, Corso di laurea triennale in "Arti visive e discipline dello spettacolo". Sezione Pittura. Coordinatore generale: prof. Francesco Politano.

giovedì 25 luglio 2013

A SALEMI! A SALEMI!


Non è l'incitazione di rivoltosi siciliani ad accorrere a Salemi per dare manforte ai garibaldini, non ci sono più borboni e forse neanche più garibaldini.

E' l'invito pacifico di Antonino Causi, curatore del blog Tonypoet, che, novello Pan con la mitica "siringa", il melodioso strumento musicale simbolo della poesia stessa, senza svestire i panni del poeta, veste quelli dell'organizzatore, del promotore di un evento estivo all'insegna della poesia, invitando alcuni autori a percorrere i pascoli poetici in quel del trapanese dalle parti di Salemi.

Dove ritorno con piacere a rivedere le chiese, i musei, il castello,  per rivedere amici che lì ho incontrato per la prima volta e per conoscerne ora nuovi in occasione di un recital poetico. E il ricordo va ad un altro recital, sempre nel trapanese, organizzato  circa vent'anni fa da quel singolare personaggio che fu Nat Scammacca. 

A conclusione di un convegno sulla teoria di Samuel Butler circa l'ambientazione siciliana dell'Odissea scritta da una donna (!), dopo un conviviale banchetto dove si discettava della particolare focaccia chiamata tarbùsciu e della direzione dei venti omerici, Nat fece salire i poeti con-vitati su una torre alle dieci di sera per recitare poesie sospesi tra cielo e terra in riva al mare: a oltre cinquanta metri d'altezza, sia i giovani che gli attempati "vati" inarcavano le ciglia e protendevano le braccia alle stelle per trascinare nell'empito poetico gli ascoltatori, i quali piccoli come formichine se ne stavano di sotto, laggiù, infagottati per ripararsi dall'umidità, col naso all'insù per non lasciarsi sfuggire le parole poetiche che volavano in alto come palloncini nello spazio.

Per contrastare le leggi della fisica, i poeti, ne ricordo di ieratici rivoluzionari giovani attempati italofoni dialettali birichini valorosi, alzavano ancor più il volume della voce dentro un gracchiante megafono che ricopriva inesorabilmente, laggiù, la dondolante risacca della sera. 

Ma, parola più o parola meno captata, quell'evento a Torre Marausa resta un ricordo così scenografico da sembrare inventato: la torre merlata i poeti con le braccia alzate il pubblico laggiù il cielo stellato il mare cru.  

Il ricordo di quell'esperienza vuole essere un omaggio all'altra che si celebrerà  domenica a Salemi in una staffetta ideale che unisce lingue luoghi tempi diversi. 
La poesia, se poesia, come sincera aspirazione, riesce a far questo.




In The Suburbs

There's no way out
You were born to waste your life.
You were born to middleclass life.

As others before you
Were born to walk in procession
To the temple, singsing.


In periferia
Traduzione di Nat Scammacca

Non c'è alcuna via d'uscita.
Sei nato per sprecare la tua vita.
Sei nato per questa vita borghese.

Come altri prima di te
sono nati per andare in processione
al tempio, cantando.


da: Contempoarry Poetry in America (Random House), 
in
Poems by Louis Simpson. Drawings by Nicolò D'Alessandro,
Cross-Cultural-Communication and Coop. Ed. Antigruppo, 
Trapani-New York 1989.
Translation and Preface by Nat Scammacca.






mercoledì 24 luglio 2013

MA DA DOVE INCOMINCIARE? Gabriella Patti pittrice "astratta"



Non senza senso, ripropongo un'antica presentazione in catalogo.

Può sembrare perfino ovvio: il senso dell'oggi in quello che siamo, in quello che facciamo, va ricercato sempre nel passato. Se c'è un passato.

E' un'arte, un metodo, sapersi costruire un passato adeguato.

Altrimenti si veleggia sul mare della superficialità nell'affannosa ricerca della cosiddetta visibilità, perseguita ad ogni costo, anche se immeritata o inconsistente. E' la malattia di sempre, di quelli che, come diceva Seneca, “hanno bisogno della scena”, “scaenam desiderant” (Epistulae ad Lucilium, lib. XV, ep.II).

Ma per mostrare cosa?

Per recitare quale parte?

Gabriella Patti, detto ora con sguardo retrospettivo, col suo versare poesia in pittura, ha dimostrato nel tempo di saper recitare la propria.





LA PITTURA DI GABRIELLA PATTI
Il laico colore del mondo che l’arte ci sa dare.


     “Ma da dove cominciare?” è la domanda dell’adolescente Marianna Ucrìa alle prese con tele e colori, “dal verde tutto nuovo e brillante della palma nana o dal verde formicolante di azzurro della piana degli ulivi o dal verde striato di giallo delle pendici di monte Catalfano?”. 

Anche l’”astratta” Gabriella Patti, siciliana come la protagonista evocata da Dacia Maraini nell’omonimo romanzo, comincia  pittoricamente dal colore di un ente particolare (cristallo, nuvola, fondale marino) ma, come un pretesto, per smaterializzarlo, per estenuarlo ed accedere ad un colore mentale, fino a prescindere dalla stessa forma cui il colore originariamente ineriva. Ciò non stupisce se da architetto ricade come molti pittori-architetti nell’area d’influenza di Paul Klee con le sue svagate geometrie sottese al colore.

     Con processo inverso invece comincia non da un oggetto bensì da una suggestione poetica per “materializzarla” in macchie, in atmosfere, per dirla con la sintetica espressione di Paola Nicita, in “cromìe accese eppure evanescenti”. 
Il verso di Ibn Hamdìs, “ una boccetta rossa di rubino, con stimme di zafferano” le ha suggerito le macchie variegatamente rossoaggrumato della composizione “Baratro fluorescente” e “Il raggio verde” di Lucio Piccolo addirittura un trittico dove il poetico verde, simbolico, dialoga con circoscritti azzurri e pastose tonalità terrestri: “Ma il raggio che sembrò perduto/nel turbinio della terra/accese di verde il profondo/di noi dove canta perenne/una favola, fu voce/che sentimmo nei giorni, fiorì/di selve tremanti il mattino”. Un’intera mostra è sintonizzata sulla silloge del “barone magico” di Calanovella Gioco a nascondere...

Cartolina invito di una personale di pittura del 2009
   
     Neanche l’iniziale tecnica dell’acquerello ha fatto indugiare Gabriella Patti sul descrittivismo oleografico - siculo o non siculo non importa, con i soliti limoni e peperoni ad esempio - o su solipsistici ripiegamenti consolatori. La giovane pittrice siciliana  piuttosto va ad inserirsi in quella corrente di pittrici contemporanee che, secondo l’analisi di Emanuela De Cecco e Gianni Romano in un recente studio, “si sono fatte portatrici di messaggi più generali”. 
Ma per la giovane Patti, si capisce, la cui opera è in fieri, tale linea di tendenza va proiettata nel futuro, che auspicabilmente sarà ricco di validi inveramenti.
      Intanto, la Patti svolge un’opera didascalica: saturati come siamo dalle immagini, essa approda alla mistica del colore per cercare in qualche modo di rifondare il mondo usurato delle percezioni visive e ridare inizio al primordiale “e sia la luce. E la luce fu”. 
E quindi anche il colore, il laico colore del mondo che l’arte ci sa dare.
                                                                                                                    
Palermo, 1 Ottobre 2001                                                    Piero Carbone




Foto proprie

lunedì 22 luglio 2013

SHOBHA, WORKSHOP E IL CASTELLUCCIO



Il Castelllucio. Incisione di Nicolò Rizzo


Ieri, su fb, ho lanciato una riflessione in margine ad un Workshop di fotografia organizzato recentemente al mio paese in occasione della Festa del Monte e che ha visto la partecipazione di dieci giovani fotografi capitanati, se così si può dire, da Shobha Battaglia;  ne è seguito un cordialissimo e costruttivo confronto che credo valga la pena portare alla conoscenza e coscienza di tanti che amano il "bello" e cercano di fare qualcosa in favore dei luoghi e dello stesso ambiente dove vivono.
Lo riporto.

Renzo Collura, Paesaggio nella notte, 1986


Piero Carbone (A&P):
Idealmente a Shobha Battaglia per il Workshop da lei diretto "Racalmuto un paese straordinario".
Sarebbe stato interessante e in tema con il workshop, oltreché promozionale per il paese, realizzare un'escursione al Castelluccio, sorprendente risorsa negletta di Racalmuto dalle inespresse potenzialità, dove c'era una mostra di fotografie dei primi anni del Novecento che ho il piacere di segnalare. Un cordiale saluto. Alla prossima edizione!

htmlhttp://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/06/unamorevole-testimone-al-castelluccio.html

Shobha Battaglia:
Hai ragione... grazie della segnalazione, ma eravamo stretti stretti con i tempi... verrò io a visitarla quanto prima... Shobha



A&P:
Bellissimo epilogo di una segnalazione. Grazie per l'attenzione. Spero a presto.


Locandina di una precedente mostra a Montedoro






E' intervenuto anche uno dei giovani partecipanti, il bravo Alessandro Giudice, di cui avevo precedentemente pubblicato una sua bella foto sul castelluccio, previo permesso richiesto e ottenuto espressamente su fb dove avevo visto per la prima volta la suddetta foto.

Alessandro Giudice Jyoti:
Caro Piero, hai ragione, oltre al Castelluccio ci sarebbero stati anche altri luoghi meritevoli di attenzione (per fortuna Racalmuto ne è ricca), purtroppo i tempi erano serratissimi, si correva e si lavorava sempre, al prossimo workshop faremo in modo di trovare il tempo per far conoscere le altre bellezze racalmutesi.


A&P:
Non solo e non tanto i luoghi ma mi è sembrata una felice coincidenza (non valorizzata) la mostra fotografica "storica" di Louise Hamilton Caico con un workshop di fotografia che ha visto tanti fotografi intenti a valorizzare le nostre realtà positive e "belle".


Alessandro Giudice Jyoti:
Piero come detto precedentemente i tempi erano molto serrati, ed il programma intenso, in ogni caso al prossimo Workshop il castelluccio sarà una meta certa e se ce ne sarà ancora modo vedremo anche Louise Hamilton Caico.


Locandina di un recente evento al Castelluccio






domenica 21 luglio 2013

SE UNA TIPOGRAFIA CHIUDE



Corrispondenza con Aurelio Cardella dopo la notizia della chiusura della Tipografia e Stamperia d'arte "Adriana" di Palermo.
Per me la rete non è solo un canale comunicativo con vecchi amici e fonte di nuove conoscenze ma un intreccio di nuovi stimoli.

Piero Carbone: 

Caro Aurelio, mi hai fatto venire un'idea, mi piacerebbe pubblicare sul blog un tuo articolo con una carrellata e qualche aneddoto riguardanti gli artisti di cui hai stampato le serigrafie: chiude una tipografia ma ne conserviamo la memoria (della sua attività e quella del suo valore culturale). Con qualche foto in jpg. Ti va?


Aurelio Cardella:
Ottimo, carissimo Piero, di ricordi ne avrei tantissimi. Dopo aver meditato con quale iniziare, ti invio questo mio "articolo", fammi sapere se va bene, grazie.

Piero Carbone:
Va benissimo. Quello che hai scritto è una bella testimonianza, significativa non solo per te, nell'ordine affettivo, ma anche oggettivamente, per la memoria di una città, per la cultura in generale, e in particolare per l'espressione artistica nella sempre provinciale e sorprendentemente avanguardistica Palermo. Allegami qualche immagine di serigrafia in jpg. Se ne hai copia, alla fine, potremmo fare una mostra (ma questa è un'altra idea).

Aurelio Cardella:
Questo è il primo aneddoto, ma potrebbero seguirne altri, a presto invierò un jpg.




Luigi Guerricchio (Matera 12/10/1932 - 25/6/1996)
Raccoglitrici di tabacco, serigrafia, Palermo 1974

INIZIAI CON GUERRICCHIO
di
Aurelio Cardella


Devo ringraziare Renzo Meschis se ho iniziato la mia carriera di stampatore d'arte.

Era il luglio del 1974, ero appena tornato dal servizio militare, ed ero pronto per il mio start up nella vita.
Renzo Meschis aveva da poco aperto una galleria d'arte "Ai Fiori Chiari" divenuta in seguito una delle più prestigiose gallerie d'arte moderna d'Italia. Renzo si presentò a me proponendomi la stampa di una serigrafia di un artista conosciuto alla Biennale di Venezia, Luigi Guerricchio.

Per la verità, non avevo mai stampato una serigrafia d'arte, né altri l'aveva stampata qui in Sicilia, ma forse preso dall'incoscienza giovanile, o dall'entusiasmo, accettai.

Partii con Stefano, mio fratello, in vespa, alla volta di Roma. Ospite di Mafalda Calvani, responsabile della filiale romana della Argon Service, azienda leader europea del settore della serigrafia, la quale mi mise a disposizione i laboratori ed il personale per insegnarmi i piccoli segreti della stampa serigrafica.

Il soggiorno romano mi diede l'occasione di conoscere una realtà ben diversa di quella palermitana; non poche furono le difficoltà sostenute durante il viaggio Roma-Palermo, una che ricordo in particolare fu la grandinata estiva a Lagonegro dove rifuggiandomi sotto un cavalcavia, un operaio dell'ANAS, guardando la targa, mi disse che ero pazzo ad avventurarmi così in autostrada.

Tornammo da Roma con il portabagagli della Vespa 150, con la quale affrontammo questa impresa, pieno di colori, racle, nylon, e tanta ansia e curiosità per iniziare l'impresa.

Effettivamente, fu un'impresa in quanto l'opera del formato di cm. 70 x 100 venne stampata in un pied a terre di via Carducci un po' angusto, dove ci destreggiammo parecchio a stendere i fogli per farli asciugare.

La soddisfazione fu tanta poiché l'opera piacque sia all'artista che al committente, realizzai altre due opere di Luigi Guerricchio - che purtroppo ebbe breve vita - e da quel giorno iniziò la mia carriera di stampatore d'arte.