domenica 10 febbraio 2013

CARISSIMA LOULOU. 5 di 5 - Oltre la tragedia rusticana


Fatti e personaggi di cui si parla sono delineati sinteticamente nel post



Federico MESSANA


Divagazione sentimentale di Luisa Hamilton



ALTRE LETTERE?
Fin qui le lettere del conte Angelo a nostra disposizione. 
Ma a queste ne saranno seguite altre, e poi altre ancora, sempre più intime, ed il nostro Eugenio sempre lì a tenere il moccolo alla sempre più intima conversazione tra i due amici! 
Oppure, vista la determinazione di Loulou, sarà successo un grave fatto che ci sfugge, e che avrà fatto perdere le staffe al bravo e tanto paziente Eugenio. (Non sarà forse lui stesso, più avanti, a parlare della virtù del ciuco?). 
Ma noi vogliamo credere, anche perché non abbiamo prove del contrario, che se relazione ci sia mai stata tra Loulou ed Angelo Degubernatis, benché non meno grave di una relazione fisica, questa sia rimasta nella sfera idilliaca ed intellettuale, scandita da chilometri d'inchiostro che hanno fatto battere forte il cuore della tanto cara e stimata Loulou. 



Lapide al piccolo Franco: Animula mandula vagula... 


LA CASSETTA CON LE LETTERE E IL FOULARD

A questo punto il dramma: 

conoscendo il carattere tragico ed esaltato di Eugenio, la scoperta di quella relazione sentimentale deve essere apparsa ai suoi occhi una mostruosità, e chissà quale sarà stata la sua reazione più immediata. 
Ma avendo cominciato ad apprezzare anche la sua bontà e bonarietà, nell'animo del focoso siciliano, colmo d'amore sincero verso la sua Loulou, dev'essere subentrato il buonsenso s'era riuscito a gestire l'increscioso episodio con estrema discrezione. 

Non sarà stato facile per Eugenio ingoiare l'amara pillola del tradimento, che ancorché platonico gli sarà sembrato più grave di un tradimento fisico; al punto da portarsi dietro, anzi spedirsi al suo nuovo indirizzo di Palermo, la cassetta con le lettere incriminate ed il foulard, che la sua amata aveva avuto come pegno d'amore da un estraneo!

DALL’IRA AL PERDONO
Non ci resta che immaginare Eugenio, scapigliato e su tutte le furie, recitare le sue catilinarie bestemmiando, oltre che in italiano ed in dialetto, com'era suo solito, anche in turco! 
E la povera Loulou, relegata in un angolo della loro camera, ascoltare le invettive del povero siciliano tradito nell'onore e nell'orgoglio. 
Sarà stata, sicuramente, una scena teatrale, altamente drammatica e commovente, oltre che pirandelliana allo stesso tempo! 
Un altro attore compaesano, di quelli rudi descritti dal Verga, avrebbe lavato l'ignominiosa offesa col sangue e basta; ma il povero Eugenio, il "valentuomo" di Degubernatis, dall'ira sarà passato alla commozione e quindi al perdono. 
Unico pegno di un eventuale ricatto, il sequestro delle lettere e del foulard: adesso, a distanza di qualche tempo, in un momento di tremendo sconforto e di dolore reciproco, trova il coraggio di distruggere quanto ancora restava a ricordare quel triste episodio, ormai lontano nel tempo se non nell'anima.




Così risponde Eugenio da Palermo ad una lettera di Loulou:
"Ho apprezzato e mi ha commosso quello che mi hai detto intorno a quel sentimento di rammarico angoscioso da te provato; vorrei essere con te per dirti tante buone cose e rappresentarti con calore tutte le mie simpatie. 

Tu non devi pensare più a nulla d'increscioso, mia cara Loulou, come non vi penso più io e per provarti con qualche atto esteriore di questo che ti ho detto, cioè che io non vi penso più alle cose incresciose e desidero che tu possa obliarle per sempre, io tra oggi o domani compirò qui un atto che sono sicuro non potrà che farti piacere.


UN MODERNO RESETTAMENTO

Ti ricordi, cara Loulou, di quella famosa cassetta che spedii qui al mio indirizzo piena di lettere prima di partire? 
Quelle lettere, tu mi comprendi, sono quelle tali che non devono più esistere e saranno oggi o domani al più tardi da distruggere col fuoco! 
Mi credi? 
Certo mi crederai, basta che io te lo affermo.
E sia quel fuoco l'immagine della distruzione d'ogni ricordo increscioso e la purificazione d'ogni sentimento. 
Credimi, Loulou mia, quella cassetta ancora in questo momento è legata e suggellata tale quale come la spedii. L'aprirò e brucerò ogni cosa senza svolgerle. 
M'intendi? 
Ed ora stai lieta, risanati e pensa che c'è uno qui pieno di difetti, e molti, ma che ti ama e ti vuol bene per davvero". 





IL FUOCO PURIFICATORE

Scrive quindi l'indomani: 

"Il fuoco ha già consumate tutte quelle lettere della cassetta! 
Ho mantenuta la mia promessa! 
Anche quel foulard o fazzoletto di seta col tuo nome che si attacca ai ricordi, che per me sono stati spesso più angosciosi di quelle delle lettere, subirà anch'esso il fuoco! 

Credo d'aver fatto bene di distruggere tutto il putridume ed è stato fatto in luogo proprio adatto al genere! 
Spero che tu ne rimarrai contenta e con la distruzione di quelle cose si disperda ogni triste ricordo e rinasca la vera bontà, fiducia ed abbandono confidente e tenero reciproco; per parte mia, tutto ciò dentro di me non ha mai mancato, perché non sono stato mai egoista e con tutti i miei difetti non ho cessato mai dal volerti bene davvero, e adesso te ne voglio più che mai. 
Desidero essere un po' ricambiato".

L’EPILOGO
E come in una tragedia greca, il tragico attore siciliano col fuoco della sua terra ha cancellato ogni ricordo e lavato ogni offesa! La catarsi di Loulou agli occhi di Eugenio è avvenuta con la distruzione delle lettere e del foulard incriminati, che li legavano ai tristi ricordi del passato. 




NOTA FINALE


I documenti della storia di Luisa e Don Eugenio sono assolutamente originali in quanto trattasi di lettere scambiate tra gli attori in questione. E cosa può esserci di più originale ed autentico di una lettera scritta in tempi non sospetti? 
Purtroppo mancano le tante lettere che il DeGubernatis spedì a Luisa da Firenze tranne alcune, le prime che, a giudizio di don Eugenio o per puro caso, si sono salvate dal falò purificatore. 
In particolare:
1)    presso la biblioteca di Firenze, nel “Fondo DeGubernatis”, ho trovato un centinaio di lettere spedite da Luisa al professore (dovrebbero essere tutte)
2)     presso i vari luoghi di residenza dei Caico ho rintracciato 5 lettere spedite da DeGubernatis a Luisa e tutte le lettere di don Eugenio inviate alla moglie dal soggiorno obbligato di Palermo, in attesa di potere rientrare a Montedoro, dopo il benestare dei fratelli
3)    si sono perse, perché bruciate da don Eugenio, tutte le altre lettere del DeGubernatis. Peccato, perché così non ho compreso il rammarico di don Eugenio per le eventuali proposte sconvenienti avanzate dal DeGubernatis a Luisa.

Dalle lettere comunque si evince la serietà e la durezza di carattere di donna Luisa che intesta le lettere sempre con un “gentile signore” rivolto al DeGubernatis (nonostante i due incontri avvenuti a Firenze, di cui uno da sola), ed un tiepido “caro Eugenio” rivolto al marito, mentre questi si sprofonda in “mia cara Lulù”, “mia carissima Lulù”.

Il DeGubernatis invece inizia con un “gentile signora” per passare al “cara signora” e poi al “piccola cara birichina”. Cosa avrà scritto in seguito per fare adirare don Eugenio, mite e paziente oltre ogni limite? Non ci resta che immaginarlo visto che lui stesso si attribuisce di possedere “la pazienza del ciuco”.










Link musicale:

sabato 9 febbraio 2013

CARISSIMA LOULOU. 4 di 5 - Oltre la tragedia rusticana


Fatti e personaggi di cui si parla sono delineati sinteticamente nel post
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/02/carissima-loulou-introduzione.html




Federico MESSANA
Divagazione sentimentale di Luisa Hamilton

4






SORTITE E INDIETREGGIAMENTI
"Carissima,
No, 
questa volta non avete lette bene fra le righe. Rileggete con più calma la mia lettera e leggendola vi persuaderete che è la lettera di un galantuomo che vi vuol bene, d'un amico schietto, di un amico sicuro, che ha voluto dirvi tutto in una volta, per rendere netta la sua propria situazione a vostro riguardo.
Io mi credetti in dovere di parlarvi di mia moglie perché non mi piace ingannarvi; se voi mi scrivete nell'opinione che le vostre lettere siano lette da mia moglie. 
Io vi ripeto che una volta si leggeva tutto, che ci siamo persuasi entrambi che questo non è possibile, che io avrei dovuto scrivere altrimenti per esser sicuro di non fare nessuna pena a mia moglie; cioè di scrivere cose false, cose non sentite: il che non mi è possibile.


NON TUTTI I SICILIANI SI SOMIGLIANO

Ma io ero lontano dall'immaginazione che voi avreste applicato il mio discorso al caso vostro. Se io vi dissi tanto è per amore della vostra pace, non per mia stanchezza. 
Eppure voi mi assicuraste che vostro marito era un carattere confidente, io accettai questa vostra dichiarazione lietamente. Vostro marito ha perfettamente ragione di aver fiducia pienissima in voi; non tutti i siciliani si somigliano!





RINTUZZATO, LA RASSICURA: NIENTE DI MALE, PER CARITA'. MA FORSE...

Le vostre lettere, ve lo posso assicurare, non contenevano una sola espressione che debba rincrescervi d'averci messa, ed io non so perché l'ultima mia lettera vi abbia messa in imbarazzo; non lo so proprio e me ne stupisco; io ero anzi nell'opinione che essa vi avrebbe tranquillizzata intieramente, poiché vi dicevo in somma che ora avrei potuto scrivervi con più libertà. 

Limitavo la vostra corrispondenza a un termine fisso, non perché le vostre lettere di Oron mi siano sembrate soverchie, tutt'altro, né perché mi pesi il rispondervi; ma perché non mi pare che nel seno della vostra famiglia potrete scrivermi più spesso. Se lo potrete, tanto meglio, tanto meglio! E non ve lo dico con le labbra, ma col cuore!

NON SONO UN AMICO VOLGARE

Ed ora via, riprendiamo il nostro linguaggio naturale. Era bene che voi sapeste come le cose stanno. Ma non vi è ragione alcuna per voi di turbarvi. Le vostre lettere mi giungono carissime; se le mie per voi hanno la stessa virtù, non temete che io sia mai tardo a rispondervi. 
E datemi qua le due mani, e guardatemi bene negli occhi per assicurarvi che non sono un amico volgare, ma il vostro fidissimo e deditissimo Degubernatis".

E dopo questo chiarimento, in risposta alle proteste di Loulou, eccone un altro.
"Firenze, 26 luglio 1884
Carissima Loulou,
Aspettavo per rispondervi d'aver ricevuto una nuova vostra lettera. Ora sono felice d'averla ricevuta. Essa è degna di voi ed oso dire di me. Io avevo bisogno di una vostra dichiarazione precisa intorno al modo con cui vostro marito avrebbe accolto il seguito della vostra corrispondenza. 


Anche rimanendo innocentissima la nostra corrispondenza, quando fosse troppo frequente, quando si prendesse l'abitudine di conversare fra noi quasi ogni giorno, mi parrebbe impossibile che il vostro eccellente marito, per quanto fiducioso giustamente e pieno di stima del tesorino che egli possiede, non ne dovesse sentire alcuna pena. 

UN MARITO LIBERALE, MA CON PRUDENZA

Egli sarebbe superiore ad un uomo o sarebbe un uomo indifferente se, essendone consapevole, egli si mostrasse soddisfatto del calore crescente d'un carteggio della sua gentile compagna con un estraneo, per quanto venerabile.

Era necessario che ci facessimo un giorno, anzi in tempo, una tale dichiarazione. E se la mia lettera vi fece versare una lacrima ve ne domando perdono; ma per quella lacrima versata, io credo che ora noi possiamo scriverci con maggiore libertà, sapendo bene fin dove possiamo andare e dove è conveniente che ci fermiamo, per non creare fra noi alcuna situazione imbarazzante, che ci portasse d'interrompere una corrispondenza fin qui solamente benefica.




MIA MOGLIE E' BUONA, MA E' NATA COL SOSPETTO

 Io non posso mostrare a mia moglie le nostre lettere, perché la più innocente di esse basterebbe a farle pena. Nei primi anni del nostro matrimonio, io usavo comunicarle tutte le lettere che ricevevo e che scrivevo; mia moglie è buona, intelligente, affettuosa, ma è nata col sospetto, e prende ombra di tutto; è carità verso di lei, non metterla a parte se non delle cose alle quali essa stessa può prendere una parte viva. 
La mia corrispondenza poi ha preso da alcuni anni proporzioni tali che mia moglie avrebbe un bel da fare a seguirla ormai tutta.


UN COMPROMESSO CON LA MOGLIE: TRA DIFFIDENZA E INDIFFERENZA

Le lettere che scrivo e quelle che ricevo sono tali che se mia moglie avesse il carattere di vostro marito, essa potrebbe leggere ogni cosa; ma essendo più pronta a ricevere impressioni e a sentirne pena, è obbligo mio evitarle qualsiasi dolore. 
Se io le nascondessi soltanto le vostre lettere, me ne vergognerei per me, per voi, per lei. 
Da oltre dieci anni abbiamo insieme convenuto che era meglio che essa non leggesse le mie lettere. 
Io non le occulto, quando ne ricevo. Ma la prego di non leggere se non le lettere che le passo, perché credo possano interessarla. 
In tal modo abbiamo la pace, 
che non esisterebbe se io avessi l'obbligo di commentare, attenuare, quasi scusare le espressioni un po' affettuose che possano trovarsi nelle lettere dei miei amici.


Didascalia originaria: "The Villino" (a Bordighera)

TIMORE CHE LE LETTERE DIVENTINO FORMALI: SE LE LEGGE IL MARITO

Da questa mia confessione, voi non vi meraviglierete, io spero, che abbia desiderato sapere proprio da voi quello che sentirà vostro marito nel leggere la nostra corrispondenza. Dopo quanto me ne scrivete, io non ho bisogno di sapere altro, e vi assicuro che non mi troverò più imbarazzato a scrivervi.

Ho capito anch'io benissimo che al vostro ritorno a Bordighera e della mia famiglia presso di me, il vostro carteggio diverrebbe naturalmente più raro, perché e voi ed io saremo distolti da altre cure. 

Noi ci scriveremo forse una volta al mese o quando il cuore sarà più grosso e sentirà il bisogno d'uno sfogo; ma, io ho voluto prevedere un caso; nella frequenza della nostra corrispondenza tra Firenze ed Oron, le nostre lettere, senza che ce accorgiamo noi stessi, per semplice e naturale virtù di crescente simpatia, possono aver preso un poco più di calore che non avessero un mese fa; riscrivendovi a Bordighera sarebbe difficile e non degno di noi il raffreddarle per dissimulazione; e però ho dovuto assicurarmi che vostro marito non abbia a sentirne qualsiasi pena.


In Irlanda
VI STRINGO TUTTE E DUE LE MANI

Non ci sarà pericolo mai che io abbia a scrivervi alcuna parola meno conveniente, o allontanarvi con le mie lettere da alcuno dei vostri doveri, se la cosa fosse pure possibile, il che, conoscendovi, non credo assolutamente; come voi non dovete temere d'avere nelle vostre lettere dirette a me usata alcuna espressione che possa dare occasione ad alcuna interpretazione sospetta. 

Ma io dovevo una volta aprirvi intiero l'animo mio, e vi scrissi come vi avrei parlato, cordialmente, non per fermare, ma per rendere più agevole la nostra corrispondenza. Ora mi sento libero, e pregandovi di mandare un bacio alla vostra bambina, e un affettuoso saluto per me a vostro marito, vi stringo tutte e due le mani, pregandovi di concedermi la più ampia indulgenza per questo sproloquio, e di credermi sempre vostro di cuore,
Angelo Degubernatis".




CARISSIMA LOULOU 3 di 5 - Oltre la tragedia rusticana


Fatti e personaggi di cui si parla sono delineati sinteticamente nel post http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/02/carissima-loulou-introduzione.html





Federico MESSANA


Divagazione sentimentale di Luisa Hamilton

3






ENTRARE IN CONFIDENZA
Lettera dopo lettera, la "gentilissima signora" diventa "gentilissima Loulou", quindi "petite amie", poi "piccola cara birichina", infine "carissima Loulou", quasi a sostituirsi al povero Eugenio, uomo garbato, sensibile, altruista! Un "valentuomo", insomma, come lo definisce il Degubernatis, magari con un pizzico di malizia toscana. 
E furbescamente comincia a spianare la strada verso una relazione non solo letteraria, cominciando con l'infondere in Loulou i dubbi su come sarà possibile in avvenire che anche il marito Eugenio possa mettere il naso nella loro corrispondenza; questa, infatti, comincia a diventare personale, e dovrebbe restare necessariamente riservata, poiché già affiorano qua e là parole un po' tenere ed immagini pregne di sentimenti intimi, quasi amorosi, che preludono ad effusioni che prima o dopo potrebbero diventare piccanti.

DA SOLA

Siamo nel 1884 e Lolou si trova ad Oron, nelle Alpi francesi, per una gita con amici; mentre supponiamo che il buon Eugenio sia rimasto a Bordighera ad accudire alla piccola Lina nata l'anno precedente, come farà più avanti quando Loulou si recherà a Monte Pellice per delle cure. Ed è curioso notare come il conte rimproveri indirettamente Eugenio che, a detta di Loulou, non le scrive lettere lunghe e calde, come le sue! 

Dico curioso perché in seguito Eugenio, dall'esilio di Palermo, scriverà a Loulou lettere lunghissime e di fuoco, anche se spesso noiose. 
Adesso Angelo può scrivere liberamente a Loulou in vacanza, senza tema d'essere intercettato dal marito.



Aggiungi didascalia

"Firenze, 13 luglio 1884,
Petite amie, dunque, poiché il conversare simpaticamente può essere di qualche sollievo a lei nella sua solitudine, continuiamo i nostri geniali discorsi. 

L'anima sua poetica ha bisogno di poetica espansione; ed è veramente peccato che la persona a lei più cara, quantunque siciliano, e però naturalmente dotato di molta immaginazione, non abbia il gusto delle lettere lunghe, espansive e calde. 

Le più belle, le più care lettere dovrebbero essere certamente le sue ed ella che ne scrive di così deliziose merita di riceverne in ritorno. 
Io non ho la pretesa di supplire in alcun modo al difetto delle lettere che non riceve; ma, poiché le mie visite epistolari hanno la virtù di farle passare qualche ora più serena, perché non verrò a procurarmi questo piacere?
Sì, m'è preziosa l'esistenza di un'anima così delicata, così gentile, che in un giorno della sua vita, fece battere le ali del suo ingegno poetico verso di me; sento che la sua parola mi porta come un'onda fresca, che viene a rasserenarmi il fronte, depresso talvolta da cure troppo gravi; e, come le scrivo, vorrei aver l'ali per venir a sussurrare dolci e confortanti parole, che le facessero trovar soave la vita, e ritrarne lo stesso un po' di luce e un po' di quell'affetto vivificatore, di cui ho gran sete, e che mi lascia insaziabile.


In Irlanda

LOULOU "ANIMA ELETTA"

Quello che ella chiama il mio gran cuore, non solo è lieto di ospitare un sentimento simile a quello che ella va inspirarmi, ma saprà custodirlo gelosamente. 

Io mi prodigo tutto a chi amo, ma non mi prodigo a tutti; io posso moltiplicarmi quasi all'infinito per quelli che uniscono i loro pensieri e affetti ai miei; ma la turba mi lascia indifferente.
In lei, cara Loulou, ho sentito fremere un'anima eletta, che aspira verso ogni cosa buona e bella; non è comune un tal fremito; e però accade che, quantunque io sia forse l'uomo più occupato di questo mondo, io trovi un così gran piacere a intrattenermi con lo spirito gentile di Luisa Caico.



In Irlanda

Io rimarrò ancora solo per sedici giorni; dopo mi recherò in campagna, ma le lettere potranno sempre essere indirizzate qui, cioè al villino in Firenze. 
Vorrei intanto esser buono davvero a mostrarle che le sono vero amico, ed esser messo alla prova delle opere. 
Se le mie lettere possono darle alcun piacere, io troverò sempre il tempo di scrivergliene. 

……. Ed ora, piccola cara amica, lasci che le pigli le due mani e che la guardi sorridendole, gridando di gran cuore: Viva! Viva! Viva! Il tutto suo Degubernatis".


EVITARE LA CHINA!
E dopo pochi giorni un'altra lettera che vorrebbe essere chiarificatrice, per dissuaderla dal continuare la fitta corrispondenza che sta prendendo una piega pericolosa, com'egli stesso ammette, e mettere in guardia Loulou dalla gelosia del Siciliano, filosofo finché vuoi, ma geloso e vendicativo. 
Ed aveva ben motivo il conte di temere le ire di Eugenio, nella sciagurata ipotesi che avesse scoperto una tresca amorosa con la sua Loulou. 


ARMATO DI REVOLVER

Sappiamo, infatti, che Eugenio era la persona più mite di questo mondo, capace di mille sfuriate ma un gentiluomo, che tuttavia andava sempre armato di revolver! 
Ma non sarà stato un espediente, un sottile giuoco psicologico, quello di Angelo, per sfidare Loulou e farla andare invece incontro ai suoi desideri, al "suo sentimento che lo seduce"? 
E lascia a lei "la patata bollente" del dilemma.

UN MARITO D’INCOMODO
"Firenze, 21 luglio 1884
Piccola cara birichina,
Come fate voi dunque ad indovinare il sorriso che certe espressioni felici che trovo nelle vostre lettere provocano sulle mie labbra? 

Si direbbe che mi conoscete da vent'anni e che sapete dove il diavolo tiene la coda, poiché riuscite così bene a toccarmi sul vivo. 

Se ogni giorno della vita potesse contare un simile sorriso, nessuno di certo avrebbe diritto di sentirsi infelice. 
E se è vero che le mie lettere vi facciano tutto quel bene che avete la bontà di dirmi, non temiate che io diventi mai lento nello scrivervi. 
Solamente, poiché mi piace potervi scrivere sempre con la stessa schiettezza, ditemi francamente come vostro marito accetterà questa nostra corrispondenza così frequente. 

Io tengo per me tutte le lettere che mi scrivete, e però potete scrivermi ogni cosa sempre, senza timore di dispiacere ad alcuno; ma voi mi scrivete che quando le mie lettere arrivavano a Bordighera voi e vostro marito le leggevate insieme.
E' possibile che vostro marito sia tanto filosofo da leggere con piacere quello che io scrivo a voi sola? 
E non vi pare che le mie lettere abbiano a prendere un altro contegno, se so che saranno quattr'occhi invece di due, a leggerle? 

Io sento tanto piacere nello scrivervi, e sono ormai così persuaso di scrivere ad una vera amica, che non solo il voi al lei, ma anche, quando potessi sperare il ricambio, gradirei un discorso più famigliare. 
Ma non vedo come io dovrei trattare col "lei" vostro marito e voi altrimenti; e pure io conosco lui e non voi; conosco lui solamente per il bene che vi vuole, per il bene che me ne avete detto, per la stima che vi merita; ma finché non c'incontriamo, è impossibile, poiché egli non scrive, che nasca tra noi una maggiore intimità. 



FINCHE' VOI SARETE AD ORON, L'INCONVENIENTE E' PICCOLO

Risolvete voi dunque come vi consiglia il vostro cuore e la vostra delicatezza, questo problema intorno al modus vivendi, non desiderando esporvi a nessun dispiacere futuro per cagione d'una corrispondenza che può essere affettuosissima e
d innocentissima, e pure pericolosa alla lunga, per la vostra pace domestica. 

Finché voi siete ad Oron, l'inconveniente è piccolo; anzi, io non ne veggo alcuno. Ma temo che l'arrivo delle mie lettere a Bordighera destino un po' di malumore nell'ottimo vostro compagno, e cagionando un dispiacere a lui, siamo per turbare la vostra pace domestica.

SE IO FOSSI UN CONFESSORE...
Voi siete nuova alla vita; e non misurate forse abbastanza il pericolo che correte scrivendomi così spesso e ricevendo tanto spesso mie lettere; ma io, più vecchio d'anni e di consiglio, con tutto l'ardore giovanile che ancora dentro mi scalda, debbo aprirvi gli occhi in tempo, per impedire che un piacere possa diventare un dolore. 

Se io fossi nato egoista, non vi avrei tenuto questo discorso, e correrei spensieratamente dietro un sentimento che mi seduce. Ma l'amicizia la sento in modo che io devo aver bene soltanto dal bene dell'amico. 
Desidero di gran cuore ogni vostro bene, e, in questo desiderio, vi prego di dirmi candidamente tutto il pensier vostro. 
Credete voi proprio sinceramente che noi possiamo continuare a scriverci così a Bordighera?
Io non voglio rapire nulla del vostro affetto a vostro marito; anzi desidero che questo affetto a vostro marito, se è possibile s'accresca; ma come può egli tollerare con piacere che sua moglie abbia un confessore ideale? 

Se io vestissi abito sacerdotale, nessun marito intenderebbe un colloquio spirituale della moglie con me. 
Ma io sono un semplice uomo laico; e vostro marito, come siciliano, m'immagino che sarà geloso e naturalmente vendicativo.


Sullo sfondo, la torre di Savona
 
E ora vi domando perdono d'essere entrato in questo scabroso discorso; ma, tra amici, bisogna sapersi dire tutto, e se voi vedeste come io vi sorrido mentre scrivo queste parole, capireste subito che il solo affetto me le detta. 


Aspetto la vostra descrizione della gita alpestre e invidio i vostri compagni di ventura, e vi carezzo con tutti i miei pensieri. 
Il vostro amico Angelo".


Questa volta Loulou s'arrabbia molto, evidentemente, se il conte Angelo debba subito puntualizzare il senso della lettera precedente.



Link musicale da poter ascoltare durante la lettura:


http://www.liberliber.it/mediateca/musica/v/verdi/la_forza_del_destino/eiar/verdi_la_forza_01_ouverture.mp3