venerdì 1 febbraio 2013

LO STORICO RITORNA IN TEATRO DA POETA. Nicolò Tinebra Martorana


Nel 1982, al teatro regina Margherita di Racalmuto aperto appositamente,  di Nicolò Tinebra Martorana veniva presentata in forma solenne, con un evento storico, la ristampa del libro sulla storia del nostro paese, Racalmuto. Memorie e tradizioni con l'Introduzione di Leonardo Sciascia. 

A distanza di trentun anni, Tinebra Martorana, in coincidenza con la ripresa delle  attività teatrali, dovrebbe ritornare in teatro in veste di poeta. I preparativi sono in corso, come illustrato dettagliatamente da Angelo Campanella grazie al quale possiamo leggere i versi ritrovati. 

Rendo pubblica la notizia per la gioia di coloro che sono legati anche emotivamente alla memoria e alle glorie dei propri luoghi. 

L'evento non vuole essere una ricognizione ermeneutica sul Tinebra storico, per la quale sarebbe stato opportuno ragguagliare sugli sviluppi storiografici successivi alla sua opera e coinvolgere studiosi che hanno svolto specifiche ricerche, ma mira eminentemente a presentare la scoperta di un'opera poetica  fin'ora ignorata.   
                                                                                Piero Carbone







Caro Piero,

ti aggiorno sulle novità relative all’evento. 

Nino Mattina e mio padre hanno parlato coi Commissari e con Renato Volpe. I Commissari sono entusiasti dell’organizzazione e delle persone coinvolte. Dopo l’assoluta indifferenza degli anni passati, fa piacere notare che esiste chi è sensibile alle attività culturali, al di là e al di sopra di ogni interesse politico o economico. I Commissari hanno confermato l’intenzione di svolgere la presentazione al teatro all’inizio di marzo, in modo che l’evento apra la stagione teatrale, dopo il lungo periodo di chiusura. 

I tempi sono maturi per assumerci, noi e l’Istituzione, un impegno formale: la data oscillerà, su suggerimento dei Commissari, tra il 9 e il 10(*) di marzo. Ho scritto una lettera ai Commissari, per formalizzare la richiesta. Te la allego. 

A presto,
Angelo

(*) Successivamente la data è stata procrastinata a sabato 23 marzo.







Ai Commissari Straordinari
del Comune di Racalmuto

Oggetto: Organizzazione presentazione delle poesie inedite di Nicolò Tinebra Martorana

Il sottoscritto Campanella Angelo, nato ad Agrigento... e residente a Racalmuto, avendo curato la pubblicazione, a proprie spese, del taccuino autografo rinvenuto nell’abitazione dell’insegnante Giuseppe Mattina e contenente le poesie inedite dell’illustre racalmutese Nicolò Tinebra Martorana (cfr. Nicolò Tinebra Martorana, Il linguaggio del mio core è in queste rime, Tricase: Youcanprint 2012, a cura di Angelo Campanella), chiede la collaborazione del Comune di Racalmuto al fine di presentare alla cittadinanza la straordinaria scoperta.

La pianificazione dell’evento è stata curata da Piero Carbone e si riallaccia idealmente all’ormai storica presentazione della ristampa del volume “Racalmuto memorie e tradizione” curata dallo scrittore Leonardo Sciascia e svoltasi nel 1982 presso la sede del teatro “Regina Margherita”, allora riaperto per l’occasione, dopo tanti anni di chiusura e abbandono. La presentazione delle poesie inedite del Tinebra Martorana è complementare all’evento del 1982, per cui è opportuno che anch’essa avvenga al teatro.



Oltre alla presenza dei Commissari Straordinari in rappresentanza del Comune di Racalmuto, è previsto l’intervento delle seguenti persone, per il coinvolgimento delle quali si è richiesta la disponibilità fin dal mese di dicembre: Piero Carbone, Nino Mattina, Angelo Campanella, Angelo Cutaia, Dirigente Scolastico del Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento, Agata Gueli, Assessori alla Cultura del Comune di Racalmuto nell’anno 1982 (Carmelo Mulè e Rosario Alaimo Di Loro), Sindaco di Racalmuto nell’anno 1982, attuale Sindaco di Delia, attuale Sindaco di Serradifalco, attuale Assessore Provinciale alla Cultura, Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di Racalmuto, rappresentanza di studenti e docenti della Scuola Media di Racalmuto.

È già in atto la predisposizione di un volume contenente gli atti, che sarà pubblicato a evento concluso. La pubblicazione degli atti, che potrebbe essere realizzata a cura e col patrocinio del Comune di Racalmuto, permetterà di storicizzare l’evento e conterrà documenti inediti su Nicolò Tinebra Martorana, che saranno resi noti durante il convegno e si aggiungeranno alle poesie già pubblicate per ampliare la conoscenza dell’illustre medico, storico e poeta di Racalmuto.



Tutto ciò premesso, il sottoscritto chiede a codesta Istituzione di offrire i locali del teatro nella data più adatta, per esempio il sabato 9 marzo 2013 in orario pomeridiano oppure la domenica 10 marzo 2013 in orario antimeridiano. Chiede, inoltre, che il Comune di Racalmuto patrocini l’evento pubblicizzandolo col proprio logo e si faccia carico di diramare un invito ufficiale alle personalità di cui sopra e agli organi di stampa, alle televisioni locali e agli operatori del web. Il sottoscritto si dichiara altresì disponibile a tenere conto di ogni ulteriore proposta da parte di codesta Istituzione al fine di migliorare la riuscita dell’evento.

Certo di una benevola accoglienza della presente, gradisce l’occasione per porgere distinti saluti.

Racalmuto, 1 febbraio 2013






"A dispetto del tempo e delle sue insidie, finalmente, rivedono la luce i versi di Nicolò Tinebra, dopo essere stati custoditi per oltre un secolo in una biblioteca privata. L’autore li aveva raccolti e pubblicati alla maniera degli antichi, scrivendoli di suo pugno su un piccolo taccuino, probabilmente in più di una copia da donare agli amici più cari. Il manoscritto è molto ben confezionato, la grafia di Nicolò Tinebra è elegante e chiara, inoltre si nota una cura per la mise en page che conferma la passione dell’autore per i libri."

Dall'Introduzione di Angelo Campanella a Nicolò Tinebra Martorana, Versi. Il linguaggio del mio core è in queste rime, Youcanprint Editrice, Tricase 2012.




Questo post fa seguito idealmente ai tre precedenti:
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mercoledì 30 gennaio 2013

NON BASTA ESSERE CONTE




Affacciato dal massiccio balcone del suo castello, il barone o conte che fosse, ammirava la vallata dei suoi possessi - l'ondulata linea delle colline delimitava ad anfiteatro le sue ambizioni baronali - e si confrontava idealmente con chi era più potente e chi meno potente di lui: 

vagheggiava, sognava, recriminava, ma non dimenticava che il castello, dev'egli si trovava, aveva le fondamenta in quel contado, di Rachalmutum Rayhalmutum Rayhalmut, e quotidianamente, in realtà, vedeva più contadini e pastori che viceré, conti e baroni. 


In fondo, al di là delle forme e dei giochi di società, proprio a quelli, umili,  più che a quegli altri, potenti,  doveva la sua condizione di agiatezza e comodità. 


Eppure, per amore di una battuta, mostrò irridente disprezzo contro uno dei suoi sudditi, cui in fondo doveva, se non proprio gratitudine, almeno umano rispetto. 


Con quella battuta, però, s'impigliò come un passero nella rete e  male incappò nella mordace irriverenza del suo suddito che, con naturale spirito ironico salvaguardò la propria dignità e gli fece sibilare alle orecchie una risposta coraggiosa, incurante delle pericolose conseguenze.






"Guarda che ti son cadute!"
disse altero Girolamo II a un contadino ch'era inciampato sotto il suo balcone.

"Eccellenza, le mie non possono essere perché ce l'ho ancora in fronte. Chissà a quest'ora chi le sta cercando!" 
rispose il contadino, sorpreso, prono, con voce d'usignuolo.

E ritto se ne andò, soddisfatto, ispezionandosi il capo.










Da "Eretici a Regalpetra" Grillo Editore, Enna 1997. Prefazione di Claude Ambroise.




martedì 29 gennaio 2013

SE IL SAGRISTA BEVE IL VINO!



Delia, Chiesa Madre. 2013

Quante cose ci insegna questo aneddoto che in paese si racconta e si tramanda come innocente bravata ridanciana!

Senza volerlo, il mite Totò Chirillo si trasforma in apologo e indirettamente rimanda a una morale pubblica: chissà quante messe si son dovute ricelebrare,e se ne ricelebreranno in futuro, chissà quante opere si sono dovute rifare, e quante se ne dovrebbero rifare,  perché i sagristi o coadiuvatori di turno, con la scusa di servir messa, bevono loro il vino, prendono insomma la parte migliore!


Salemi




- Dominus vobiscum - cantilenò in latino 1'arrabbiato Padre Arrigo, dopo avere alzato il calice.  
- E cu spiritu tua - rispose Totò Chirillo, cantilena contro cantilena.
- In sagrestia ce la vedremo.
- Se mi ci trovi.

In sagrestia, il furente Padre Arrigo non trovò nessuno perché il sagrista, terminato il singolare duetto,  se 1'era svignata.
 
Chirillo aveva  immesso aceto nelle ampolline,  il vino  se  1'era  bevuto  lui.  La messa,  invalida, secondo il diritto canonico, si  doveva ricelebrare.*



Grotte, Casa di Padre Vinti. 2013





*Da Eretici a Regalpetra, Grillo Editore, Enna 1997. Prefazione di Claude Ambroise.



Foto proprie

domenica 27 gennaio 2013

OGGI VENTISETTE GENNAIO





Un mostro senza storia, 
feroce della ferocia barbarica
che compie le sue persecuzioni...

...tutto questo ho trovato
nascendo,  e subito mi ha dato dolore...




Pier Paolo Pasolini,  La religione del mio tempo ("Il glicine")