domenica 9 settembre 2012

ADOTTA UN POLITICO NELLA STRADA DELL'ARTE

In controtendenza a chi vorrebbe la morte delle Province, altri pensano a celebrarle, a celebrarne la memoria.

Alla notizia dell’inaugurazione di una Galleria di ritratti dei Presidenti della Provincia di Agrigento, l’artista Franco Fasulo chiede ironicamente consiglio agli amici su facebook: “Non sarebbe il caso di avviare una petizione per far sì che venga editato un catalogo di questa pregevole collezione d'arte? Naturalmente un'edizione di lusso, con copertina in pelle lavorata a sbalzi dorati e fogli "carta a mano" delle migliori cartiere italiane”.







Tra il serio e il faceto, questa "ottima" idea della Galleria di ritratti ne fa venire in mente un'altra, per così dire amplificata, da esporre en plein air:  i ritratti dei Presidenti della superstite provincia agrigentina, integrati e arricchiti da quelli  dei "nostrani" politici nazionali, esposti lungo la strada Palermo-Agrigento, accanto ai segnali stradali più significativi, ai limiti di velocità a 30 km orari, ai cartelli non più leggibili, egli svincoli "a sinistra",  etc.  
Le dimensioni? Come quelle dei cartelli pubblicitari, non meno di due metri per due.
Ogni pittore potrebbe adottare un Presidente o un  nostrano politico nazionale, da pittare nelle tecniche prescelte, all’insegna dello slogan “Adotta un politico nella strada dell'arte”.
Probabilmente l’iniziativa farebbe notizia e ne parlerebbero tutti i giornali, ancor più delle lapidi dei morti per incidente stradale disseminate lungo i  125 chilometri della statale Palermo-Agrigento. 
A Franco Fasulo  fa venire in mente “la famosa "President Road"!”. Anzi, di più, l’idea di un pellegrinaggio: “Caspita, Piero, in poco tempo sarebbe più famosa del cammino di Santiago!” 




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sabato 8 settembre 2012

IL SOGNO DI PADRE PUMA



Sollecitato da un’immaginaria lettera di Calogero Taverna a Padre Puma, apprezzando l’iniziativa e sollecitato anche dalle domande di Carmelo Rizzo, ho colto l’occasione per rievocare con piacere alcuni particolari.

La lettera di Calogero Taverna:
Caro, carissimo padre Puma (indirizzo: Regno dei Cieli) noi siamo stati amici dal 10 ottobre 1945 sino al giorno della tua dipartita. Sai quanto ti ho voluto bene. Pensa a quanto soffro nel vedere autoproclamatisi santi in terra bistrattarti. Tu hai riconsegnata dignitosa e se non bella degna di un paese mezzo eretico e mezzo bigotto questa nostra matrice. Altri non vogliono che tu sia ricordato e confinano una targa fornita da costruttori a tua memoria in un angoletto in basso dietro un'anta del paravento dell'ingresso principale in modo che nessuno la veda. Non c'è verso di far porre rimedio a questa profanazione a questo irriverente gesto. Non potresti far mandare un qualche arcangelo per un lieve ammonimento?

Carmelo Rizzo: Mi ha commosso questa bella lettera inviata al nostro carissimo P. Puma ...sono stati tantissimi ad amarlo... i racalmutesi sono gelosissimi dei propri sentimenti, preferiscono tenerli dentro, non esternarli, ma l'affetto per P. Puma è ancora grande!

Piero Carbone: Quando l’amministrazione comunale gli ha organizzato la mostra, da me curata, era felice come un bambino; sollecitato dall’evento, s'è messo a dipingere ravvivando i colori: il precedente incontro con il pittore Pippo Bonanno diede i suoi cromatici frutti; le foto che lo ritraggono alla Fontana di novi cannola, ai piedi del Castelluccio, nel gabinetto del sindaco davanti a un quadro del Bonanno, scattate apposta per il catalogo, risalgono a quel periodo.                                                                                          Poco prima dell'inaugurazione venne a confidarmi sconsolato che l'avevano criticato proprio per la mostra con motivazioni apparentemente evangeliche: si mettesse a fare opere di carità, piuttosto! Mi ha fatto impressione tanta vulnerabilità. Lo incoraggiai come potei, con la parabola dei talenti. La pittura è un talento anche per un prete.                                                                                       La mostra riuscì benissimo. Intervennero mons. De Gregorio e Il vescovo Ferraro da Agrigento, il maestro Bonanno da Palermo, e tanta altra gente. Non ricordo se lo fecero i confratelli.

Carmelo Rizzo: Piero...correva l'anno.....

Piero Carbone: Correva l’anno 1991, la mostra si tenne all’Auditorium Santa Chiara  dal 5 al 16 luglio. In concomitanza con l’inaugurazione della mostra, Racalmuto ospitava tanti illustri personaggi della politica, della magistratura e del giornalismo, impegnati nel convegno intitolato “Il paese della ragione”. Padre Puma fu oltremodo compiaciuto percé alcuni di quei personaggi, tra cui gli onorevoli Mannino e Martelli, visitarono la sua mostra.

Carmelo Rizzo: ‎...quadri del P. Puma sono a..........

Piero Carbone: Non saprei, attualmente potrebbero trovarsi presso gli eredi, ma sarebbe auspicabile che i quadri di un pittore fossero visibili, come si dice, fruibili. Così come la musica va ascoltata, la pittura va guardata e ammirata. Certi quadri, poi, certe immagini, entrano nell’immaginario collettivo, e non si possono pertanto relegare in esclusiva entro quattro pareti.                                                                                    Mi piacerebbe vedere il Cristo coronato di spine realizzato a carboncino ai tempi del Seminario o i piccoli ritratti a matita di suo papà e di sua mamma o “Incontro dei popoli” del 1972, e infine il “Sogno di Giacobbe”,  acrilico dipinto nella vecchia e ormai abbandonata  casa paterna, completato con affanno, per la mancanza di tempo, alla vigilia dell’inaugurazione della mostra. Davanti a questo grande quadro (cm 1,45 X 2,45) composto come un onirico sogno rossoaccceso con turbe di candidi angeli e un assorto Giacobbe in altrettanta candida veste, dissertò animatamente con Pippo Bonanno di teologia e di pittura.

Calogero Taverna: I confratelli non applaudirono: borbottarono di brutto. Bonanno fu aspretto. Mi sono permessa una controcritica: naturalmente nessuno l'ha pubblicata. Prima o poi lo farò io direttamente.

Piero Carbone: Non sapevo di questa controcritica, anche perché non è stata finora pubblicata. Nell’attesa di leggerla, alcuni pensieri critici riportati nel catalogo della mostra  intitolato “La natura delle cose”, potrebbero fornirci utili prospettive per comprendere meglio le ragioni e i vagheggiamenti di un pittore e del suo pittare.

Calogero Taverna: …a lu Cannuni potrebbero rifare la mostra del defunto pittore PUMA ALFONSO

Piero Carbone: E perché no?

Testimonianze critiche:
“A San Basilio Magno si attribuisce il pensiero che i pittori facciano con i pennelli ciò che gli oratori sacri fanno con la parola: evangelizzano. […] Un sacerdote, vermente artista, può arricchire il suo ‘ministerium Verbi’ o prestargli risonanze complementari…”.                       Agrigento, 15 giugno 1991. Carmelo Ferraro, Vescovo.

“Ché le tematiche rimangono saldamente legate alle grandi radici culturali dell’artista. Ed è questa la nota più apprezzabile della pittura di Alfonso Puma. Dalla quale traspare, tutto sommato, il desiderio e l’intenzione di correre liberamente per i sentieri perigliosi del colore (senza però perdere mai di vista la finalità del percorso)”.                       Palermo, 31 maggio 1991. Pippo Bonanno

“Attualmente tra i sacerdoti agrigentini non sono numerosi i cultori dell’arte e della poesia, gli artisti e i poeti: l’arciprete Alfonso Puma è certamente fra i più notevoli per ricchezza e varietà di opere, per novità ed elevatezza di arte.                                                      In una città, come Racalmuto, ricca di arte, in cui aleggia ancora, nella magia delle sue luci e dei suoi colori, l’atmosfera incantata del Monocolo, egli, fin dall’infanzia, avertì in sé e armoniosamente coltivò ed aiutò a crescere, i germi della vocazione artistica e sacerdotale e già nel Seminario di Agrigento, durante i suoi studi, cominciò non solo a mostrare, ma a realizzare i suoi talenti artistici, imitando e copiando, da autodidatta, i grandi maestri, individuando e discernendo sempre la sua vena poetica che si effuse e sviluppò in seguito, producendo numerose e belle creazioni artistiche che avvincono e conquistano, suscitando in chi le ammira, una spontanea e sincera partecipazione, un profondo godimento estetico, una scossa salutare invitante e richiamante ad uno stacco dal contingente, dal tempo, per attingere l’eterno”.                                                                                  Agrigento, 14 giugno 1991. Mons. Domenico De Gregorio                                                                    








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giovedì 6 settembre 2012

RECENSIONE IN FORMA DI LETTERA INDIRIZZATA A GIORGIO DI VITA


Sono uno degli insegnanti che nel mese di maggio di quest’anno ha organizzato la presentazione del tuo libro alla scuola media “Quasimodo” Palermo. 

Anche se con ritardo (ma la lettura e i commenti alle nostre letture hanno scadenza?) volevo esprimerti il mio apprezzamento per la  storia che hai ricostruito, per il modo, il tono e il taglio: con l’impostazione diaristica parli di te in prima persona, della tua esperienza a Radio Aut, e sullo sfondo si vede e si sente Peppino, ancor più autentico perché lontano da ogni retorica celebrativa o semplicemente aneddotica.

Lo si intravede con il suo modo di fare, con le sue idee, prima e dopo i famosi cento passi, senza alcuna ostentazione delle sue prese di posizione.

Non c’è piagnisteo per come è andata a finire ma la rivendicazione con orgoglio di un’esperienza di vita accanto a lui, tanto che una semplice scritta rievocativa di quella esperienza, ancora dopo 34 anni, ti “scalda il cuore”. 
E l’espressione, nell’età adulta, col trascorrere del tempo e l’accumulo delle esperienze e dei disinganni, penso non voglia avere un significato banalmente sentimentale.

La scritta è quella composta sul muro di una casa a Terrasini:

“RADIO AUT
98.800 MHZ
GIORNALE
DI CONTROINFORMAZIONE
1977-1980
DA QUESTA SEDE
PEPPINO IMPASTATO
HA ANIMATO
LA LOTTA ALLA MAFIA
TERRASINI 9-MAGGIO-2003”

Giorgio DI VITA, Non con un lamento. 
Peppino Impastato, vertigini di memorie
Navarra Editore – Sicilia, 2010.




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mercoledì 5 settembre 2012

GIALLO A RACALMUTO

Perchè  lunedì scorso non è andata in onda la puntata di Quinta colonna di rete 4 sul problema dei rifiuti a Racalmuto?
Censura? E da parte di chi? O si tratta di un semplice rinvio? Mistero, mistero fitto.  
Magari l'avranno fatto apposta! E di nuovo: chi? perché? 
Giallo, maledetto giallo.
Sullo sfondo: alcuni professionisti degli annunci eclatanti retrocedono, altri fanno un passo avanti. I commentatori vicini e lontani sul web si esercitano. 
Il disagio cresce, purtroppo.   

lunedì 3 settembre 2012

Rete 4 a Racalmuto

La troupe televisiva di Rete 4 del programma Quinta Colonna condotto da Paolo Del Debbio è stata due giorni a Racalmuto. Speriamo che non vada a finire come è finita con l'articolo di Buttafuoco che ci ha "imposto" un sindaco "felice" e un vice sindaco ancora più felice o come 
il servizio di sei pagine a colori sul settimanale "Sette" del Corriere della Sera a firma di Felice Cavallaro: la celebrazione di un piccolo gruppetto dei soliti noti che sarebbe "la spinta del nuovo". E che nuovo! 
Tutti gli altri? 
Forse, scarti. 
Residui antropologici di serie b di ascendenza lombrosiana? 
Ma vah!




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