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martedì 16 giugno 2020

STATUA DELLA MADONNA DEL MONTE DI RACALMUTO SCOPERTA A NEW YOK DA MARC REYNOLD. Proposte collegate: cittadinanza onoraria e videoconferenza siculoamericana

L'anno scorso Marc Reynold ci deliziava con un articolo del The Sun And New Work Herald, Tuesday June 1, 1920 ritrovato negli archivi americani. 
Quell'articolo in inglese fattomi pervenire dall'amico Nicolò Rizzo, tradotto in italiano da Adele Troisi, ci sorprese e ci commosse. 

Quest'anno si rinnova la sorpresa con una scoperta. 
La scoperta è correlata: segno tra segni e gesti devozionali dei racalmutesi emigrati a New York in onore di Maria SS del Monte, memoria preziosa che dal paese originario gli emigrati racalmutesi portavano oltre Oceano.

Ringrazio Marc, che si diletta nelle sue ininterrotte ricerche d'archivio, per le foto e le annotazioni che questa volta mi ha fatto pervenire direttamente. Lo ringrazio di cuore. Ma penso che tanti gliene saranno grati, delle sue ricerche e scoperte, e non solo racalmutesi o devoti della Madonna del Monte. Anzi, vorrei poterlo additare all'attuale sindaco di Racalmuto per il conferimento della cittadinanza onoraria.

Secondo la recente scoperta, la rievocazione della presenza della Madonna del Monte a New York, attraverso una statua presumibilmente del 1947, rafforza la precedente notizia che documentava la celebrazione della Festa del Monte lungo Cherry Street tra St Catherine e Market street  da parte dei racalmutesi lì emigrati tra gli Anni Dieci e Venti del secolo scorso.

La notizia si riveste di tanti altri significati se si pensa che proprio quest'anno a causa della pandemia da coronavirus gli annuali festeggiamenti in onore di Maria SS del Monte non avranno luogo né a Racalmuto e né ad Hamilton dove la festa è stata trapiantata con le stesse modalità di quella originale fin dagli Anni Settanta. 
E' come se in supplenza si celebrasse idealmente a New York così come avveniva realmente e animatamente nei primi anni del secolo scorso. 


Magari in concomitanza dei festeggiamenti che quest'anno non avranno luogo per Madonna del Monte né a Racalmuto né ad Hamilton, sarebbe significativo celebrarli virtualmente in videoconferenza riunendo idealmente in videoconferenza le tre comunità di Racalmuto, della gemellata Hamilton  e di quella ritrovata e superstite di New York grazie alle ricerche e nuove acquisizioni storiche di Marc Reinold.

Infine, per venire incontro alla richiesta di notizie relative alla Società di mutuo soccorso di Maria SS del Monte di Racalmuto a New York citerò alcune lettere del   “segretario Archivista della grande Società di Mutuo Soccorso Maria S.S. del Monte fra i cittadini di Racalmuto in New York” inviate a Padre Cipolla di Racalmuto, nel 1924.





Foto e annotazioni di Marc Reynold



L'iscrizione recita: Maria S.S. del Monte Padronessa di Racalmuto Donata della S.M.S. Maria S.S. del Monte Fra i cittadini di Racalmuto Alla Nativity Church Il 18 Maggio 1947

Statua di Maria S.S. del Monte di Racalmuto a New York City

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La statua di Maria S.S. del Monte di Racalmuto a New York sembra essere stata realizzata nel 1947 o almeno è stata donata alla chiesa nel 1947. È stata donata dalla Società di Mutuo Soccorso di Maria S.S. del Monte. La statua si trovava nella Chiesa della Natività sulla 2nd Avenue a Manhattan, è stata spostata nella Chiesa del Santissimo Redentore dopo la chiusura della Chiesa della Natività nel 2016.

Forse qualcuno ha maggiori informazioni su questa statua o sulla Società di mutuo soccorso di Maria SS del Monte di Racalmuto a New York.








Lettere di Ferdinando Ippolito

Il “segretario Archivista della grande Società di Mutuo Soccorso Maria S.S. del Monte fra i cittadini di Racalmuto in New York” - Ferdinando Ippolito - a nome della Società, che “conta 315 fratelli tutti Racalmutesi” tempesta Padre Giuseppe Cipolla con una semplice ed esplicita richiesta: l’invio del Dramma-Sacro pubblicato dal Padre Bonaventura Caruselli nel 1856, ormai introvabile.

Causa indiretta di una tale richiesta era stato lo stesso Padre Giuseppe Cipolla che aveva chiesto offerte ai racalmutesi d’oltre Oceano in sostegno delle sue iniziative benefiche. 
Costoro non si limitano a inviare semplicemente qualche dollaro di fraterna carità ma affittano un teatro e allestiscono un cartellone per due mesi di rappresentazioni ripromettendosi di devolvere generosamente i ricavi:

“New York, 4 Agosto 1924. 
Al Comitato Pro Istituto – Racalmuto. La Società di M. S. Maria S.S. del Monte ha portato in semblea (sic!) la circolare per formare l’Istituto nel vecchio Castello del Carretto e tutta la Colonia e entusiasmata per tale concetto indi la Società si propone di contrattare un Teatro per dare delle recite e il beneficio andare al detto Istituto.
Dunque la Società prega il Comitato di essere tanto cortese di mandarmi il libro della Istoria di Racalmuto ho pure qualche Manoscritto (con l’obligo [sic!] che finite le Recite di sostituirlo [restituirlo? Ndr] di nuovo) essendo la Colonia Racalmutese entusiasmata vuole recitare qualche Episodio della Istoria di Racalmuto, come per esempio la Venuta della Madonna ed altri Episodi. Il Comitato resta pregato di farci questa Cortesia...”

“New York, 7 agosto 1924. 
Reverendissimo Padre [...] abbiamo contrattato un Teatro per due mesi (Ottobre e Novembre) per recitare drammi e il beneficio andare per l’istituto a Racalmuto. [...]
Dunque tutta la Colonia Racalmutese in New York per fare maggiore Concorrenza vuole recitare qualche Episodio che si trova scritto nella Storia di Racalmuto. [..] Ferdinando Ippolito”

“New York, 15 settembre 1924. 
Padre Reverendissimo [...] ci facciamo sapere che giorno 4 di Ottobre Sabato sera, daremo la prima rappresentazione il quale si darà il Dramma di Alessandro Dumas “Una notte a Firenze” inoltre a questo ci facciamo sapere che abbiamo scritto alle colonie Racalmutese di Buffalo e di Hamilton Canadà e ci hanno risposto che anche loro lavorano per ricavare qualche sommetta di denaro ed aiutare la nobile iniziativa da lei sviluppata intanto abbiamo deciso di rappresentare La venuta della Madonna il 1 Novembre (giorno di tutti i Santi).
Dunque Padre Giuseppe Cipolla, alcuni nostri paesani uomini vecchi ci hanno informato che esiste un libro di Padre Bonaventura Caruselli di Lucca, il quale in detto libro si trova scritto il Dramma della Venuta della Madonna completo uso per il teatro. [...] Lei Padre resta pregato di fare il mezzo possibile di procurarci questo libro con questo termino chiedento la sua S.B. da parte da tutta la società. Devotissimo Ferdinando Ippolito”

“New York, 6 novembre 1924. 
Pregiatissimo Sacerdote Giuseppe Cipolla, con la presente vengo a dirci che abbiamo ricevuto la sua lettera ed il suo prezioso manoscritto e si figuri la gioia che abbiamo provato tutti [...] l’abbiamo ricevuto il Giovedì sera e tutto il Venerdì e Sabato hanno fatto le prove che hanno riuscite magnifiche, si figuri che il popolo vuole che si recita di nuovo a Richiesta generale la quale noi per appagarli la dobbiamo fare di nuovo. [...] Con questo termino chiedo la Sua S.B. Ferdinando Ippolito”.

“New York, 9 Dicembre 1924. 
Reverendissimo Padre [...] noi lo ringraziamo di cuore su il suo gentile pensiero di fare ristampare il Padre Bonaventura Carusello (intento il libro) [...] se lei vede che per stampare il libro di Padre Carusello ci vuole troppa moneta noi ci lo sconsigliamo perché non vale la pena di spendere tanta moneta per poche copie – noi ci contentiamo quando ne manda una sola copia quando lo copiamo e subito ci lo spediremo indietro – intanto ci facciamo sapere che la recite al teatro sono finite e speriamo a Gennaio mandarci la moneta intanto finisco il mio dire baciandogli la mano – suo umilissimo servo Ferdinando Ippolito – 267 Elizabeth st. – New York”.

Come si vede, la grammatica libresca lascia a desiderare, ma quella del cuore e delle predilezioni è di grande valore. La corrispondenza corre su diverse lettere tra solleciti e precisazioni ed è una miniera di informazioni non solo sui racalmutesi emigrati, ma anche su quelli rimasti nella madre patria, tutti tra loro in ideale collegamento, accomunati dall’attaccamento alla Madonna del Monte e dalla passione per il teatro.
Questo collegamento e questa comunanza arrivano fino a noi, fino ai nostri giorni, rendendo attuale la lontana corrispondenza del 1924.

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L'appello


sabato 21 luglio 2018

NOI, LA FESTA DEL MONTE, LA FACCIAMO COSÌ. Presentazione di Iolanda Salemi, e un annuncio

Grazie al Direttore di "Lumie di Sicilia" Mario Gallo
 per l'ampia e prestigiosa accoglienza dedicata
 alla descrizione della Festa del Monte di Racalmuto
e a Iolanda Salemi,
 ormai assidua collaboratrice di "Lumie di Sicilia",  
attenta nel ricostruire, con grande precisione, aspetti, 
che possono sembrare piccolissimi,  di un rito e di una tradizione, 
ma nel sentimento o nel ricordo,
  per tanti, insignificanti, anche se piccolissimi, non sono. 



Lumie di Sicilia, n. 117 (32 online) - agosto 2018









LA RACCOLTA DEL PERIODICO  
"LUMIE DI SICILIA" 
E' CONSULTABILE SU:

(nello spazio "Inserisci la tua ricerca" 
inserire la parola lumie  o sicilia + Invia Modulo)
                              

Il testo

LA FESTA DEL MONTE
di 
Iolanda Salemi

Premessa
<<Pampilonia nel dialetto dei Racalmutesi vuol dire confusione infernale, chiasso, smisurata allegria... ed una pampilonia di festa nell’ultima settimana di Maggio qui esplode insonne e violenta...>>.
Così Leonardo Sciascia definisce la Festa del Monte, a cui era solito assistere ogni anno. Una festa barocca e colorata, un rito pagano che mischia tradizione e religione, devozione e superstizione.

Festa rossa di sangue e di torrone, di profumo di zucchero filato, di voci di bambini e musica sparata dagli amplificatori delle giostre. Calda di sole e fresca di gelati “a pezzo”, consumati sotto gli ombrelloni dei bar. Festosa di bande musicali che accompagnano ogni momento; scalpitante di cavalli e cavalieri che li incitano per arrivare al momento culminante: l'acchianata di la scalinata di lu munti, la prummisioni, che  le donne fanno a piedi scalzi e gli uomini a cavallo. Il gesuita Girolamo Morreale ha scritto un libro molto documentato sulla presenza della Madonna del Monte a Racalmuto e sulla festa in particolare, tenendo conto anche della tradizione orale. 

Venerdì: Triunfu e Recita
La festa che per secoli era celebrata nel mese di Maggio, da qualche decennio è stata spostata alla II settimana di Luglio, per favorire la partecipazione dei molti emigrati che per le ferie estive ritornano al paese.
Il Venerdì pomeriggio vent'un colpi di cannone segnano l'inizio della festa, segue l'entrata dei “Tammurinara” che sfilano per le vie del paese. Alle ore 20 una grande folla riempie il piano del Monte, dove è pronto il carroccio, trainato dai buoi, su cui è adagiata la statua della Madonna circondata da fiori. La statua non è quella originale, pesantissima, ma una copia in gesso, molto più leggera.
Finita la funzione in chiesa, la processione detta “lu Triunfu”, si svolge per le vie principali, che sono illuminate dalle caratteristiche luminarie. Precedono il carro  il clero, e la folla di gente, infine il corteo storico, con i cavalli bardati e i cavalieri in abiti del Seicento,  che rievoca l’entrata della Madonna a Racalmuto.
Dopo aver attraversato il corso Garibaldi, la processione si ferma in piazza, dove  viene rappresentata la recita, che si conclude con il grido unanime: “viva Maria Matri e Rigina ca a Racalmutu si vosi ristari”.
La tradizionale recita, rappresentata in piazza fin dalle origini, cadde in disuso dopo il 1955. 
Nel 1978, Eugenio Napoleone Messana, sulla scorta del Bonaventura Caruselli e attingendo dal libro di Nicolò Tinebra Martorana,  ricompose in dialetto la Recita in un atto che si concludeva, tranne l’ultima battuta di Ambrogio, con il canto Di Trapani affaccià Maria di Gèsu. Quell’anno la gente assistette allo spettacolo con compiacimento, riconoscendosi nelle battute dei personaggi. 
Nel 1980, Piero Carbone, includendo il mondo delle donne e delle madri, nobili e popolane, per rafforzare la coralità del popolo tutto e dare una ventata di freschezza, aggiunse  una seconda parte con l’introduzione della Contessa e degli altri personaggi femminili. Nonostante qualche isolata resistenza, i nuovi personaggi, apparsi inaspettatamente al seguito della Contessa condotta in portantina, furono accolti unanimemente con rafforzato compiacimento e con commozione, insomma, era stato regalato al paese un altro giorno di festa anche perché la rappresentazione venne spostata dalla domenica al venerdì. Nel 1982 il testo della Recita veniva stampato  nel suo assetto definitivo con l’introduzione, da parte del professore Nicolò Macaluso, del personaggio Giacinto con funzione di Prologo.
Durante i tre giorni di festa i venditori ambulanti montano le loro bancarelle (li barracchi) lungo i lati del corso, dando un’immagine coreografica della piazza. In questi giorni l’odore dominante è quello del torrone e dello zucchero filato, sulle tavole dei racalmutesi non manca la “cubaita”, il tipico torrone fatto con mandorle, pistacchi e miele che già dal nome tradisce l’indubbia origine araba. Mentre la gente prolunga fino a tarda ora le serate, continuando a passeggiare, o a consumare seduti ai tavolini dei bar e i bambini si divertono sulle giostrine.

Sabato: pigliata di lu Ciliu
La mattina del sabato, un tempo in piazza Barona aveva luogo la fiera degli animali, usanza ormai andata perduta, adesso oltre alla messa solenne celebrata in chiesa, si può assistere in piazza al consueto concertino della banda musicale. Ma il momento più importante della festa, è la “presa del Cilio”, che si svolge in piazza alle ore 22, a questo punto la festa si colora di rosso “rossa fiesta, urlante grappolo di gioia”.
Ma vediamo cos'è il Cilio: dal latino cereustradotto nel siciliano ciliu, è un grosso cero posto su un piedistallo e tenuto da sostegni di legno artisticamente lavorati, il quale acceso soleva portarsi dietro l’immagine del Santo. L’istituzione di questi cerei è antichissima, in un documento del 1355 è descritto l’ordine dei cerei di Palermo.
Nei primi tempi il sostegno era piccolo e rudimentale, poi si perfezionò fino a diventare  un  vero e  proprio  monumento religioso processionale di forma artistica. Anticamente veniva trasportato a spalla per mezzo di lunghe aste inserite alla base, negli anni settanta, è stato posto su una base con ruote e viene trainato da un trattore.
In tempi in cui mancava la luce elettrica, le candele e i grossi ceri avevano una grande importanza di utilità pratica e di voto religioso, servivano ad onorare i Santi ma anche ad illuminare la piazza e le chiese, in tale contesto nasce il cero come monumento religioso processionale; infatti arrivati in chiesa i rappresentanti della corporazione del cero facevano le loro offerte di candele.
Già nel 1881 Racalmuto aveva i suoi quattro ceri: quello dei “burgisi”, “ugliara”, “cicirara”, “mulinara”. Quest’ultimo non esiste più, gli altri sono tuttora presenti. Tutti e tre sfilano in ordine di grandezza, che è anche gerarchia sociale, primo il più grande e più bello quello dei “burgisi”, poi quello degli “ugliara”, e infine dei “cicirara”.
Il cero dei borgesi è legato alla presa della bandiera, al centro della piazza, la grande macchina del cilio si ferma, l’autista del trattore dà un lungo segnale con il clakson ed inizia la contesa. Le due fazioni sono schierate, ognuna di loro parteggia per un prescelto, inizia la rissa, piovono pugni e calci il tutto dura dieci o quindici minuti, alla fine il gruppo più forte ha la meglio, il campione riesce a raggiungere la cima della macchina e sventola la bandiera.
Possono partecipare solo i giovani non sposati, infatti è chiamato “lu ciliu di li schietti”, il fortunato che ha preso la bandiera si sposerà entro l’anno. A volte capita che i risentimenti trascinati durante l’anno, trovano in questa occasione momento di sfogo, quindi la lotta si fa particolarmente cruenta. Il vincitore riceve un premio in denaro ma ha l’obbligo di confezionare la bandiera per l’anno prossimo, mentre avrà il privilegio di far partire dalla sua casa il cero ed offrirà un rinfresco a tutti coloro che andranno a “vidiri partiri lu ciliu.

Domenica: prummisioni, messa solenne e processione
La Domenica è la giornata delle “Prummisioni” (ex-voto), chi durante l’anno ha ricevuto la grazia scioglie il voto portando doni al Santuario. Anticamente i doni consistevano in grano o animali adesso si offre denaro, le offerte vengono fatte sia durante la mattinata che nel pomeriggio. Le donne, un tempo, portavano a piedi  scalzi le loro offerte, formando delle piccole processioni,  adesso possiamo dire che le donne che affrontano la lunga scalinata a cavallo portando in braccio i loro bambini, sono più degli uomini.
Una straordinaria attrattiva sono le “Prummisioni” fatte a cavallo, la mattina una folla di parenti ed amici si riunisce nella casa del devoto, dove viene offerto un rinfresco. Fuori è pronto il cavallo bardato con tutti i paramenti, le “cianciane” ed un’immagine della Madonna posta sulla fronte, arrivata la banda si parte in corteo.
Sfilando per le vie principali, si giunge ai piedi della lunga scalinata che porta al Santuario, qui il riluttante animale viene incitato a furia di urla e bastonate a salire la scalinata, arrivando fin dentro la chiesa dove li attende il prete che li benedice.
Il culmine della festa si raggiunge la domenica sera, con la processione. Un grande carro a forma di nave, perché secondo la leggenda la madonna arrivò dal mare, viene preparato su un camion, al centro viene posta la statua della Madonna circondata da angioletti, che un tempo erano bambini travestiti, adesso sono puttini di gesso, attorno fiori e candele.
 La festa si conclude verso le 2, quando in piazza Barona si assiste allo spettacolo dei fuochi artificiali molto gradito dal popolo, infatti due elementi determinano la riuscita della festa, la quantità  e qualità dei fuochi, e la bellezza e ricchezza delle luminarie.
Dopo l’ultimo colpo secco che indica la fine, la folla si dilegua dicendo: “Viva Maria SS. del Monte”, che non è un forte grido di massa istituzionalizzato, piuttosto un grido sommesso e personale che ognuno emette spontaneo. 

La Festa in America
La devozione per la Madonna del Monte a Racalmuto è particolarmente sentita, ma anche da tutti i racalmutesi sparsi per il mondo, numerosi tornano in paese per l'occasione. 
Ad Hamilton, dove è concentrata una comunità di  circa 20.000 emigrati racalmutesi, hanno istituito una analoga Festa del Monte, per mantenere quel legame spirituale che li fa sentire sempre parte del paese natio.
Ai primi del secolo scorso, si celebrava la Festa anche a New York. 

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venerdì 6 luglio 2018

LA FESTA DEL MONTE ANCHE A NEW YORK NEL 1920. Grazie per la notizia e gli articoli ritrovati a Marc Reynolds e a Nicolò Rizzo




Ringraziamo Marc Reynold che ha inviato l’articolo a Nicolò Rizzo il quale è ben contento di renderlo noto.

Per non saltare l’appuntamento con i festeggiamenti in onore di Maria SS. Del Monte che si stanno celebrando a Racalmuto, si riproduce l’articolo con una traduzione “meccanica” in attesa di una più corretta. I festeggiamenti ad Hamilton si sono svolti con grande entusiasmo e partecipazione nel mese di giugno.

Marc Reynolds discende da emigrati racalmutesi tramite la bisnonna Salvatrice Insalaco nata a Racalmuto nel 1891 e figlia di Francesco Insalaco e Maria Grazia Morreale. Il bisnonno invece era di Eboli.








Stralcio di corrispondenza
Marc Reynolds
Ciao, Nicolò, ho trovato un vecchio articolo di giornale e credo che ti piacerà, è del  “New York City”,  anno 1920. Si parla della festa di Maria SS. del Monte che ha avuto luogo a New York, la festa è stata voluta e organizzata dalla comunità originaria di Racalmuto. Allego una foto di questo articolo. 

Semplicemente Racalmuto (Nicolò Rizzo)
Grazie, Marc! Questo è un documento storico. Lo trovo molto interessante e penso che molti racalmutesi apprezzeranno e ti ringrazieranno. Un amico studioso ha pubblicato documenti sulla Festa che si celebrava a New York City nel 1924.

Marc Reynolds
Molto interessante! Si celebrava la festa anche a Buffalo di New York.  L'articolo che ti mando è molto raro. Non c'è molta documentazione sui bei momenti che sono stati condivisi dai nostri antenati a New York, ma la comunità racalmutese ha portato molte tradizioni in America e in Canada, mi piacerebbe farle conoscere a tanti.  















Il Sole e il New York Herald quotidiano, martedì 1° giugno 1920, pagina 7

Volo degli angeli chiude la festa
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Via Cherry gioiosa durante il corteo per il Santo patrono di Racalmuto.
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Folla di copertine di coriandoli
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Bande, luci e palloncini contribuiscono alla celebrazione spettacolare.
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Di gran lunga la più grande delle molte feste specificate nel calendario di Chiesa torna a Racalmuto, in Sicilia, è che la celebrazione presieduta da s. Maria del Monte. Per tre giorni e a volte una settimana la festa continua e nessuno è così giovane, né affatto troppo vecchio per partecipare nel cerimoniale e di culto presso il santuario del Santo patrono di Racalmuto.

Come quasi come questa celebrazione può essere riprodotto qui nella più grande città del nuovo mondo, e nel trimestre più congestionato di questa città, l'ospite di Racalmuto persone che vivono dal lato orientale ha reso omaggio alla stagione in Cherry street ieri. Infatti, la celebrazione iniziata sabato, continuò a domenica e concluso solo ieri sera, ma ieri sera con tutti i mezzi è stata la più spettacolare. Dopo 7 uno potrebbe avere spostato facilmente l'edificio municipale come costretto suo modo attraverso Cherry street tra le strade di Catherine e mercato.

Bandiere a baldacchino della strada.

Le bandiere di Italia e America il blocco a baldacchino e dalle finestre appeso i colori della Chiesa. Litografie del Santo e del suo bellissimo altare decorato la casa frontali e fughe di fuoco. Mille luci elettriche appeso da fili croce cucita da tetto a tetto. Inundations costante di coriandoli coperto l'incastrato nella folla in strada, e da tutte le finestre sono state riprese stelle filanti di carta.
Ma poco prima 9, quando la band aveva cessato di scontrarsi e tutta la carta palloncini erano stati illuminati e liberati, un riflettore di calcio svasato dalla seconda storia del negozio di Joe Martorano e giocato sull'atterraggio più in alto della fuga fuoco lungo la strada. E allo stesso tempo un altro faretto nel piatto di Allesandro Conti, fronte Joe, giocato sul cornicione del Palazzo di Mike Bellisario giù il lato opposto della strada. Da luogo di Joe è venuto un colpo acuto di una tromba e contemporaneamente dalle finestre su cui i faretti giocato emerse due ragazze molto piccole ma unfrightened, sospese da pulegge sui loro tacchi e spalle a corde che si estendeva da cornicione a cornicione.

Il volo degli angeli.

Essi sembravano angeli e unanime consenso erano angeli. Sbatteva le ali e loro arpe realisticamente appeso dalle loro spalle. Loro abiti diafane scorreva in increspature languida come hanno accelerato attraverso la strada e mentre passavano vicenda colombe sono stati liberati dai membri del Pietro Asaro, sotto gli auspici di cui si è svolta la celebrazione. Angeli aleggiava sopra la cantò per un momento, mentre le colombe volarono verso il cielo e la folla rumorosa erstwhile sotto diventa molto tranquilla e la vecchia gente più devoti attraversarono stessi.

Angeli scambiati fuoco sfugge attraverso loro vie aeree senza contrattempo e quando essi avevano soffiato baci alle folle sono scomparsi attraverso le finestre e la grande festa di Santa Maria del Monte era finita. Joe Martorano ha detto che questa era la prima volta la festa è stata celebrata a New York in sei dei sette anni. Ha detto che molti soldi – forse un migliaio di dollari – erano stato steso sulla replica dell'altare Racalmuto che sorge a 144 Cherry street e questo denaro è quello di andare in chiesa, attraverso il quale sarà inviato a Racalmuto per rendere più confortevole il futuro per i soldati siciliani che hanno perso i loro occhi o membra nella grande guerra.

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Oggi inizia la festa del Monte a Racalmuto, mi sembra una opportuna coincidenza per pubblicare ritagli di giornali del 1920 contenenti la cronaca degli stessi festeggiamenti ma a New York, a Cherry street. La voglia di festeggiare, tra devozione e nostalgia, ha avuto un epilogo singolare: una parte dei fondi necessari per celebrare la festa sono stati inviati in paese, a Racalmuto,  “per rendere più confortevole il futuro ai soldati siciliani che hanno perso i loro occhi o hanno avuto altre menomazioni nella grande guerra”.


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lunedì 11 giugno 2018

RIEVOCAZIONI DI PAESE: L'INCORONAZIONE DELLA MADONNA DEL MONTE E IL GEMELLAGGIO CON CASTRONOVO. Il cronista omissivo e l'assessore smemorato

Si legge in questi giorni in un giornale on line ma di radicamento locale la rievocazione della incoronazione della Madonna del Monte a Racalmuto nel 1938 e anche quella del cinquantenario nel 1988.
L'autore è precisino con l'evento lontano del 1938 e superficialissimo e approssimativo con quello più recente del 1988: sia corretto, vien da dire, si documenti, informandosi anche con coloro che l'evento del 1988 hanno progettato e contribuito a realizzare e non sia smemorato come quell'assessore di sua conoscenza strettissima  (o sono la stessa persona?) che nel rievocare il trentesimo anniversario del gemellaggio con Castronovo di Sicilia ne ignorò inspiegabilmente gli artefici: il passato non toglie nulla al presente. O no? 

martedì 5 luglio 2016

DIVERSAMENTE GEMELLATE: RACALMUTO E CASTRONOVO DI SICILIA. Una si dice gemellata, ma l'altra lo sa?

"E se mio padre non piantava ulivi, io li trovavo?" 
Danilo Dolci




Dimenticanze o nuovi regolamenti?
Quando, l'altro giorno, lessi sull'annuale manifesto il programma dei Festeggiamenti in onore di Maria SS. del Monte, Regina di Racalmuto, telefonai al mio amico castronovese Nino Di Chiara per avere alcune dilucidazioni:

mi rispose che nulla sapeva e che avrebbe chiesto all'assessore alla cultura del  comune di Castronovo Calogero Colletto, ma questi, ignaro, alzò le spalle;
chiese allora al sindaco Francesco Onorato, ma anche questi altrettanto ignaro disse che nessuno l'aveva interpellato, nessuno l'aveva informato.

Eppure avrebbero dovuto sapere, altrimenti che cosa avevo letto sul manifesto?



Avevo letto che alle ore 18:30 di venerdì 8 luglio 2016, sarebbe sfilato un corteo storico, e fin qui niente di strano;
avevo letto a seguire: "Una rappresentanza in costumi d'epoca della Città di Castronovo di Sicilia renderà omaggio alla Vergine SS. del Monte", e anche questo avrebbero potuto non sapere i castronovesi Nino Di Chiara, l'assessore alla cultura e il sindaco poiché qualsiasi gruppo amatoriale  avrebbe potuto indossare costumi d'epoca di Castronovo o di qualsiasi altra città, come accade ad esempio al corteo storico di Castellammare del Golfo, ospite due anni fa a Racalmuto, che riesuma, attraverso i costumi, personaggi storici relativi a santa Rita da Cascia che nulla con la Sicilia ha a che fare.

Ma di quello che ci sarebbe stato in Piazza Francesco Crispi alle ore 22.00, secondo me, non avrebbero potuto non sapere sia Nino sia l'assessore sia il sindaco di Castronovo: riporto le testuali parole del manifesto, virgolettato incluso:

- "Le città gemelle". Saluto del Sindaco alle Delegazioni Istituzionali delle Città di Hamilton, Opole Lublskie e Castronovo di Sicilia -.


Intanto apprendevo per la prima volta che le città gemelle di Racalmuto erano quattro e non tre,  può capitare che qualcosa sfugga, non pensavo però che la delegazione di cittadini racalmutesi recatasi in Polonia qualche anno addietro avesse la valenza di un gemellaggio; sapevo invece che nel novero delle città gemelle rientravano  Hamilton e Castronovo di Sicilia per averlo sancito nel 1986 alla presenza dei due sindaci Bob Morrow e Salvatore Tirrito, e in seguito Finale Ligure  dove ufficialmente si era recata una delegazione ufficiale racalmutese capeggiata dall'allora sindaco Luigi Restivo Pantalone.

In vista del trentennale, una delegazione racalmutese capeggiata dal neo eletto Emilio Messana si è recata ad Hamilton incontrando il sindaco Fred Eisenberger; non so se si sia recato per lo stesso motivo a Castronovo di Sicilia per incontrare l'amministrazione comunale rappresentata dal sindaco Francesco Onorato.

Dalla stampa si apprende che soltanto il sindaco di Hamilton Fred Eisenberger in questi giorni si trova a Racalmuto per ricambiare la visita, ma sul manifesto dei festeggiamenti si legge che il Sindaco di Racalmuto  rivolgerà ufficialmente un saluto alle città gemelle Hamilton, Opole Lublskie e Castronovo di Sicilia.

1986 - Racalmuto, Aula consiliare.
Da sx: Bob Morrow e Calogero Sardo
Di Opole Lublskie non so ma di Castronovo, per i motivi che dirò, mi aspettavo la delegazione ufficiale come nel 1986.
Ecco perché ho chiesto a Nino Di Chiara se ne sapesse qualcosa, perché nella celebrazione del trentennale avrebbe potuto essere coinvolto o almeno informato visto che in quanto assessore alla cultura è stato uno degli artefici del gemellaggio con Castronovo di Sicilia nel 1986 assieme al "gancio" Totò Mastrangelo e assieme al consigliere Tonino Ceraolo e al sindaco Salvatore Tirrito e all'arciprete don Onofrio Scaglione.

Ma lasciamo stare il passato, altrimenti per parte racalmutese avrebbero potuto o dovuto informare o coinvolgere il sindaco Lillo Sardo e magari anche colui che era stato l'omologo del castronovese Totò Mastrangelo.

1989 - In occasione della Recita a Castronovo con attori esclusivamente castronovesi.
Da sx: Nino Di Chiara, assessore alla cultura di Castronovo; Enazo Sardo, sindaco di Racalmuto;
Salvatore Tirrito, sindaco di Castronovo

E visto che, bando al passato, per parte castronovese, Nino Di Chiara non ne sapeva niente, avrebbe dovuto saperlo il Sindaco attuale in quanto primo cittadino e rappresentante del comune di Castronovo, ma, a quanto pare, lui non ne sapeva niente e niente di conseguenza, e per rispetto gerarchico, ne sapeva l'assessore alla cultura.

Ma, se né il sindaco di Castronovo né un assessore dal sindaco delegato si recheranno a Racalmuto, a chi il sindaco di Racalmuto rivolgerà il saluto in quanto "Delegazione Istituzionale" della Città "gemella" di Castronovo?

Forse non è importante saperlo: forse è cambiata la regolamentazione dei gemellaggi.
Meno probabile che sia cambiata la natura delle rievocazioni storiche, compresa quella dei gemellaggi.

Altrimenti si potrebbe alleggerire il citato dilemma con la surreale situazione di quel tale che andava dicendo di essere fidanzato ma la bella morosa non ne sapeva nulla.



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Foto posssedute da Lillo Sardo e Piero Carbone. In attesa di reperire quelle relative al gemellaggio con Finale Ligure