martedì 15 dicembre 2015

IL LATRATO DEL CROCCANTINO. Minimali di Smaragdos



Alcuni abbaiano, eccome abbaiano!, strapperebbero a morsi carne e ossa. Di colpo tacciono. Regna un silenzio che fa financo impressione!
Svanito il bersaglio di tanto latrare?
Nel sopraggiunto silenzio, si sente un rumore sommesso di chi, in un angolo, sta masticando qualcosa o sta rosicchiando un osso.
Al prossimo latrare ci sarà da aver paura o potrà tornare utile qualche croccantino?


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E' vero che le parole sono pietre ma se passiamo in rassegna le "pietre" vere fatte di cose e di fatti che trascuriamo, bistrattiamo, svendiamo o mandiamo in frantumi, le parole in confronto ridiventano palloncini che volano nel cielo dei desideri.

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Tante notizie raccogliticce dal web ne fanno una autentica, se a raccoglierle in incognito sono i giornali che, web o non web, vorrebbero essere considerati tali. Scorrettezza inclusa.

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È da stupidi finanziare i propri oppositori! Ma a volte lo si fa inconsapevolmente perché  la pelliccia che alcuni hanno intorno al cuore prima era buttata sulle spalle facendo apparire chi la indossava di tutt’altra specie.

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Nelle guerre di religione tutti si scoprono religiosi senza esserlo.

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Smaragdos, Lo sconabecco non è un animale. Parainedito


Ph piero carbone

lunedì 14 dicembre 2015

CALOGERO RESTIVO E IL SUO MARE DI POESIA. Presentazione di una sua silloge


Oggi a Riposto - Piazza S. Pietro c/o Comune di Riposto - Sala del Vascello alle ore 18:30

verrà presentato il libro di Calogero Restivo, Dal mare che non c'è

per il quale ho avuto il piacere di scrivere la Prefazione; 

impossibilitato a parteciparvi, nonostante il caloroso invito,

auguro  una buona riuscita della manifestazione

e il successo che merita al libro.



Dalla Prefazione

Le poesie che sgorgano fluenti circoscrivono il romanzo di una vita, una vita scavata nel passato, resettata fantasticamente nei percorsi reali e irreali, reinventata nel e dal desiderio di una vita impossibile perchè gran parte delle stagioni della vita ormai è trascorsa. Eppure, vita è quella dei versi.
Il paese, l'infanzia, il poetare, i ricordi, i primi amori, i sogni di sempre, cantati, decantati, perdono ogni aura consolatoria, semmai l'avevano avuta, anche perchè le mille difficoltà della vita hanno smorzato e disatteso ogni incanto della memoria, ogni astratto furore. [...]
                                                                                                                     Piero Carbone

Dalla raccolta
Dal mare che non c'è 
di Calogero Restivo

Al Padreterno

Il nostro mondo
 finiva al Padreterno
 oltre c'erano i monti

cerchio di cocuzzoli calvi

attorno a case fragili di gesso.

Rifacevamo il mondo

nei pomeriggi estivi
 invasi di noia e di calura

con tessere
 come fanno gli artisti del mosaico.

Dopo nel lago di silenzio e solitudine

 che chiamavamo paese

entrò la vita
 con le sue albe tinte di nebbia
 a disperdere speranze e illusioni
 come fa il vento con le foglie morte
prima che si scateni la burrasca.


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domenica 13 dicembre 2015

SCONTRO ALLO ZACCANELLO, DI CROMÌE. Rossosangue ma non solo nell'autunno




Dopo avere combattuto – forte è stato il cimento e con clamore s’è svolta la pugna – valorosamente contro l’estate, l’autunno, stanco ma sazio, è in procinto di cedere il regno di queste contrade all’inverno: in attesa dei rinforzi e della riscossa, tra solstizi benevoli e nuove cromìe.































ph©piero carbone

venerdì 11 dicembre 2015

DIMMI, DIMMI, APUZZA NICA. Al Teatro Massimo di Palermo, musiche per la musicalità del Meli



Non solo relazioni al convegno "Giovanni Meli, 200 anni dopo":

anche una famosa ode dell'abate Meli musicata dall'abate Scoppa.


Video caricato su you tube




screen capture: video su you tube


Lu labbru, ode di Giovanni Meli

1814, musica attribuita all'abate Scoppa


Teatro Massimo, Sala Onu, sabato 5 dicembre 2015

Claudia Munda, soprano
Rosalia Lo Coco, mezzosoprano
Fabio Ciulla, pianoforte

Presentazione di Maria Antonella Balsano, nell'ambito del convegno: "Giovanni Meli, 200 anni dopo".


Video amatoriale di Piero Carbone



 Il testo

Dimmi, dimmi, apuzza nica
Dimmi, dimmi, apuzza nica,
unni vai cussì matinu?
Nun c’è cima, chi arrussica,
di lu munti a nui vicinu;

trema ancora, ancora luci
la ruggiada ‘ntra li prati;
dun’accura nun ti arruci
l’ali d’oru delicati.

Li ciuriddi, durmigghiusi
‘ntra li virdi soi buttuni,
stannu ancora stritti e chiusi
cu li testi a pinnuluni.

Ma l’aluzza s’affatica!
Ma tu voli e fai caminu.
Dimmi, dimmi, apuzza nica,
unni vai cussì matinu?

Cerchi meli? e s’iddu è chissu,
chiudi l’ali e ‘un ti straccari;
ti lu ‘nzignu un locu fissu,
unni ài sempri chi sucari:

lu canusci lu miu amuri,
Nici mia di l’occhi beddi?
‘Ntra ddi labbri c’è un sapuri
na ducizza chi mai speddi;

‘ntra lu labbru culuritu
di lu caru amatu beni
c’è lu meli chiù squisitu:
suca, sucalu, ca veni.








Maria Antonella Balsano

Da sx: Claudia Munda, Fabio Ciulla, Rosalia Lo Coco


Siamo stati colleghi di Facoltà ai tempi degli studi universitari: 
una vita dedicata al canto, la sua; è stato un piacere richiedere il bis.


ph ©Laura Carbone