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giovedì 4 aprile 2013

OLTRE LO SCHIAFFO, OLTRE IL DUELLO






Sabato prossimo 6 aprile, in mattinata, incontrerò i ragazzi della scuola media Pietro D'Asaro di Racalmuto al Castello Chiaramontano. 
Sarà bello vedere i ragazzi, preparati da dinamicissime professoresse che già l'hanno fatto in passato, cimentarsi con la Recita sulla venuta della Madonna del Monte. 
E' la memoria rappresentata, che ogni anno, per un'intera comunità, assume il valore di una celebrazione.
Ripropongo soprattutto per i giovanissimi un post che orbita intorno alla festa tra tradizione e innovazioni, su fatti lontani nel tempo ma non a loro estranei, sicuramente non estranei alla loro identità.






Le vicende particolari di Racalmuto e Castronovo di Sicilia si sono incontrate parecchie volte nella storia: nel 1503, a proposito di un sacro simulacro rimasto  miracolosamente a Racalmuto; fra il 1527 e il 1528, per uno schiaffo inferto da Paolo del Carretto, originario di Racalmuto, ad un rappresentante dei Barresi, di Castronovo.

        La prima volta, se ci fu il prodigio, come attestano storici locali (B. Caruselli, N. Tinebra Martorana) e non (G. Traina), ci fu anche il duello - secondo la tradizione orale - a dirimere la questione insorta: Ercole del Carretto, “conte” di Racalmuto, feriva Eugenio Gioeni, principe di Castronovo, e il simulacro della Madonna, oggetto del contendere, rimaneva in terra racalmutese. Correva l’anno 1503 ed il principe Eugenio Gioeni, proveniente dall’Africa dove si era recato per curarsi l’ipocondria, sbarcava a Punta Bianca etc. etc. etc. Di ncapu mari na navi vinìa, / facennu festa e sparannu cannuna. / Ascontra Racarmutu pi la via / vonzi ristari ccà sta gran Signura…


            La seconda volta, sullo spiazzo adiacente la chiesetta di San Pietro che costeggia la strada a scorrimento veloce per Palermo, ha avuto luogo uno dei fatti più sanguinosi nella storia di Sicilia, paragonabile, per efferatezza e teatrali colpi di scena, al “caso di Sciacca”. Don Paolo del Carretto morirà ucciso nell’agguato tesogli dallo schiaffeggiato Barresi. Né la faida si arresterà: altre vendette, altri agguati e altri spargimenti di sangue saranno strascico inevitabile.

            E sono tornate ad incontrarsi, per la terza volta, nel 1986, a Racalmuto,  in occasione della Festa del Monte, per stringere un patto d’amicizia attraverso il simbolico abbraccio dei due rispettivi sindaci. Scopo dell’incontro, il gemellaggio fra i due comuni; la motivazione è semplice:  se le storie dei due paesi si sono intersecate per un diverbio e per una questione d’onore e di puntiglio,  c’è stato di nuovo spazio, nella Storia, per incontrarsi in nome dell’amicizia. Dopo quattro secoli e passa, è vero, ma perché continuare ad essere storicamente  divisi se non persistevano i motivi del rancore di quei “nostri” signori? Chi se ne ricordava più?


            Anzi, a ben riflettere, si può notare che le storie delle due comunità corrono su tracciati invisibili e paralleli, che ora combaciano, ora si allontanano, per confluire di nuovo in episodi di comune storia, di relate passioni, di contrastanti interessi. Storie per certi versi confluenti, analoghe, corrispondenti. Si guardi al carattere “berbero” – lo dico per suggestione del Tinebra Martorana, - forte, tenace, del racalmutese  e del castronovese: così come emerge dalle loro storie, dall’avvicendarsi di mille contingenze. Il Tirrito, nella sua storia di Castronovo, riporta l’ipotizzata derivazione di Crastos, poi Castronuovo, da un etimo greco con significato di “fortissimo”.

            Sui motivi e la genesi che hanno portato a realizzare il gesto del gemellaggio ci stanno innanzi tutto la conoscenza e la simpatia di alcuni amici castronovesi: Totò Mastrangelo, Tonino Ceraolo, Nino Di Chiara, il sindaco Salvatore Tirrito. Il tutto nato, si può dire, da un quasi occasionale colloquio con Totò Mastrangelo. Ma sulla congruità di stringere il pacifico sodalizio si è subito concordato per altre ragioni, oltre che per l’amichevole conoscenza, e cioè per ragioni storiche, culturali, folkloriche: la Festa del Monte appartiene ad entrambe le comunità perché dal loro incontro è nata.


Per ratificare cotanti premesse, la mattina dell’11 luglio 1986, venerdì del Monte, è stata convocata una seduta consiliare straordinaria, aperta al pubblico, durante la quale è stato ufficializzato il gemellaggio, presenti i sindaci e gli amministratori delle due comunità.

            Dopo il simbolico abbraccio dei rispettivi sindaci e lo scambio delle pergamene, per suggellare l’evento, il corteo storico detto  u Triunfu  è stato particolarmente articolato e sontuoso: apriva la processione il drappello rullante dei tammurinara; seguivano: centinaia di giovani con torce e candele della pontificia cereria Gange; i gonfaloni municipali; gli stendardi delle parrocchie, dell’azione cattolica, delle confraternite, dei circoli ricreativi e dei sodalizi, delle altre associazioni religiose e laiche racalmutesi; i bambini della prima comunione in abito bianco, recanti un giglio e l’immagine infiocchettata della Madonna del Monte incollata su un cartoncino, andavano cantilenando la vugliddra la vuglidda la ciancianeddra, / dunni mi vinni, dunni mi vinni sta parrineddra;  bardatissimi cavalieri, disposti ai due lati del corteo, in costumi cinquecenteschi della rinomata sartoria teatrale Pipi di Palermo, porgevano la mano alle damigelle e facevano ala a lu carruozzu, trainato da due ieratici buoi di Cammarata.


Dietro il carroccio, che trasportava il simulacro della Madonna adagiato su un letto di rose, le autorità religiose e civili delle due comunità:  arcipreti e rettore del santuario in cotta e stola, sindaci con la fascia tricolore, marescialli e rappresentanti delle altre forze dell’ordine  in uniforme d’ordinanza, assessori in carica e in pectore, consiglieri, diaconi, collaboratori pastorali, suore dei vari conventi, educande del collegio di Maria, orfanelle del Boccone del Povero, pie signorine di chiesa con il rosario in mano.

In coda, il drappello della delegazione castronovese e il restante popolo racalmutese. Tutti a cantare, tra una posta e l’altra del rosario, Di Trapani affaccià Maria di Gèsu / n coddru li marinara la purtaru / n coddru li marinara la purtaru, mentre piovevano petali e fiori dai balconi adorni di biancheria ricamata e vellutate coperte di sciniglia. La banda suonava. Le percussioni dei tamburi grandinavano. Quando la testa del corteo giunse in Piazza Carmelo, s’udì un frenetico scampanio mentre gli ultimi fedeli uscivano dalla chiesa del Monte e chiudevano la chilometrica processione, cingendo idealmente il paese con un sinuoso abbraccio. Sarebbero dovuti arrivare cavalli e cavallerizzi danzanti dalla Festa del Taratatà di Casteltermini, ma per motivi organizzativi non è stato possibile. Ci si accontentò delle cavalcature locali.

Si vuole precisare che la festa del Monte non è la festa dei cavalli o per i cavalli anche se ne fanno strutturalmente parte in quanto attraverso muli e cavalli, connaturati alla società contadina, si trasportavano le prummisioni di grano e altri cereali fin dentro la chiesa dopo la devozionale acchianàta e si rendevano solenni: il triunfu del venerdì; la sfilata del sabato fino  a la pigliàta di lu Ciliu, distribuendo ceci abbrustoliti;  la processione della domenica, sferragliando sui basoli, che sprizzavano scintille, addobbati con coloratissime bardature, ciondolanti nappe, campanacci e drappi d’epoca, dietro il solenne carro a forma di nave.


Solennità sì, ma a precise condizioni, e lontani mille miglia da certi teatrini che sarebbero venuti dopo, alludendo a quegli improvvisati quanto pericolosi caroselli equestri tra la folla che poco hanno a che fare con la devozione e molto con il vacuo e talvolta impudico esibizionismo, somiglianti più a un rodeo argentino che a una nostrana processione religiosa.

Quando, alla fine degli  Anni Settanta, la gloriosa Pro Loco capitanata da Giovanna Lauricella si prodigò per  rimpolpare la festa con la partecipazione  di cavalli bardati e cavalieri in costumi d’epoca, visto che i preziosi quadrupedi in paese si erano ridotti al lumicino vuoi perché soppiantati dai mezzi agricoli vuoi per l’emigrazione dei contadini e dei carrettieri, si addivenne alla risoluzione di noleggiare un determinato numero di cavalli regolarmente assicurati. In questo modo il Conte del Carretto e il suo seguito poterono continuare ad arrivare a cavallo sul luogo della “Recita”. Così è stato anche in quella del 1986.

Quell’anno, la Recita, che ricostruisce l’episodio della “venuta” della statua della Madonna a Racalmuto, registrò  alcune modifiche e integrazioni: la Contessa, la cui presenza era stata inserita qualche anno avanti da un giovane poeta locale, venne condotta in portantina da quattro prestanti giovanotti detti vastàsi, un termine di origine greca che rimanda al verbo trasportare; il Principe Eugenio Gioeni e i suoi scudieri sono stati interpretati da giovani attori castronovesi; Recita e corteo storico sarebbero stati riproposti qualche anno dopo a Castronovo. Anche la mostra fotografica di un naturalista racalmutese, sulla flora e la fauna della montagna castronovese, ha seguito la trasferta della Recita  e arricchito il dialogo culturale tra racalmutesi e castronovesi. Il gemellaggio insomma è stato un avvenimento memorabile oltreché significativo.


Significativo è ancora oggi, a distanza di ventisei anni; rincuorante, trovare nel passato di un paese ciò che si vorrebbe trovare nel suo deprimente presente, per risollevarlo: segni di violenza trasmutati in segni di festosa amicizia collettiva e corale fede; prassi di violenza convertite in pratiche di simbolica pace e laboriosa convivenza civile; storiche malerbe e malsane zizzanie rimpiazzate da più commestibili alimenti di festevole pasticceria.

E’ con questa pronuba “filosofia”, foriera di prospero e pacifico futuro, che probabilmente vale la pena di ricordare schiaffi e duelli del passato, come quelli intercorsi tra il nostro e un altro paese del palermitano.

                                                                                             Piero Carbone



               - Uno schiaffo, un duello e... finalmente amici, in “Giornale di Sicilia”, 19.11.1986;
 - La vinuta di la Madonna di lu Munti (con E. N. Messana e N. Macaluso), 2a ed.
    Edizione fuori commercio, Racalmuto 1988
- http://castrumracalmuto.blogspot.it/search?q=oltre+lo+schiaffo lunedì 25 giugno 2012

 


Altri post sulla festa del Monte:



sabato 13 luglio 2013

RICORDARE RICORDARE RICORDARE





Ieri sera c'era il sindaco di Castronovo di Sicilia a Racalmuto.

Al termine della recita, in cui si rievocava la disputa duellata tra il conte di Racalmuto Ercole del Carretto e il Principe Eugenio di Castronovo a proposito di una statua di Madonna, dal commissario straordinario, rappresentante pro tempore della comunità racalmutese, venne detto sul palco che per la prima volta dopo cinquecento anni si celebrava un gesto di riconciliazione tra le due comunità.

Silenzio.

Nessuno precisava che non era così.

Ero tra la folla. Attendevo la precisazione che non arrivava.

Era comprensibile che un commissario venuto da fuori non fosse a conoscenza di questo minuto fatto di storia locale meno comprensibile che non lo sapessero i racalmutesi per i quali anche fatti apparentemente piccoli assumono grande importanza affettiva, sociale e simbolica.

D'impeto allora mi avvicinai al bordo del palco dov'erano le autorità civili e religiose e precisai ad alta voce che il simbolico gesto di riconciliazione c'era già stato in realtà nel 1986 sancito addirittura con un gemellaggio dai rispettivi sindaci e arcipreti di allora. I più anziani, che a suo tempo avevano assistito all'evento, annuivano, gli altri che nulla sapevano , tra cui molti giovani e forestieri, guardavano stupiti, forse perplessi.

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/04/oltre-lo-schiaffo-oltre-il-duello.html

La circostanza, eccezionale, come lo è un intervento ad alta voce durante una cerimonia pubblica, mi ha fatto capire che senza il ricordare l'esperienza passata è nulla. E l'oblio, da parte della gran folla presente, era sicuramente da estendere a libri e studi passati. Ne voglio ricordare alcuni.

I testi sulla Madonna e la Festa del Monte che pubblico di seguito, sono tratti dalla relazione La Madonna del Monte nei riferimenti testuali. Testi di vario genere sulla Madonna del Monte di Racalmuto e di alcuni caratteri di essi, da me esposta in occasione del Convegno di studi “Maria SS. del Monte. Leggenda, storia, fede religiosa, tradizione popolare, folklore” organizzato dal Comitato dei festeggiamenti, il Comune di Racalmuto e la Fondazione “L. Sciascia”, tenutosi sabato 5 luglio 2003 nei locali della stessa Fondazione.

In occasione del V centenario della presenza della statua della Madonna del Monte a Racalmuto,

il convegno aveva lo scopo di fare il punto su quanto fin’allora era stato prodotto intorno al culto della Madonna del Monte ma anche quello di analizzarlo nei suoi molteplici aspetti da diverse prospettive metodologiche e disciplinari: da quella antropologica a quella storico-artistica a quella teologica.

Per l’occasione sono stati invitati a vario titolo specialisti e cultori di storia locale, laici e uomini di chiesa.

In particolare, l’autorevole presenza e il magistrale intervento di mons. Cataldo Naro, nella duplice veste di arcivescovo di Monreale e di studioso riconosciuto, hanno conferito al convegno solennità e prestigio; in attesa della pubblicazione degli Atti, come ricordavo nel post di ieri

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/07/la-madonna-del-monte-attende-gli-atti.html




La Confidenza del sacerdote Montagna

Nel suo Saggio storico-apologetico sulla vera patria del celebre medico D. Marc’Antonio Alaimo di Racalmuto, pubblicato a Napoli nel 1852, si legge che Racalmuto è “patria fortunata di sublimi ingegni” e si trovano i nomi, oltre quelli del D’Asaro e dell’Alaimo stesso, di “D. Francesco Curto, e D. Elia Lauricella di vasta e canonica letteratura”, il sacerdote Giovanni Scibetta “per suo Giornale Clinico del Tifo Peticchiale” e  il sacerdote Gaetano Leonardo Montagna autore de La Confidenza in Dio e Maria SS. Sotto il titolo del Monte.

Quest’opera, finora poco conosciuta e frequentata, pochissimo o punto menzionata dagli storici locali,  pubblicata a Roma nel 1814, è sottotitolata Ferventi preghiere disposte coll’ordine delle litanie lauretane, coll’officio di detta Beata Vergine / A cui la Santità di N.S. Pio Papa VII. Concede le stesse indulgenze dell’Officio Parvo: Con alcuni Inni, e Canzoncine.

Dopo un secolare oblio ci sembra veramente una buona occasione quella di riportarla alla luce nella solenne ricorrenza che Racalmuto sta in questi giorni celebrando.

Essa è divisa in cinque parti.


La quinta parte riporta la “canzoncina a Maria Santissima Stampata in un librettino composta dal M.R.P: Gaetano Maria da Racalmuto Min. Osservante

            Il canonico Montagna non sente alcun bisogno di riferirsi al grumo leggendario della venuta miracolosa della Madonna del Monte a Racalmuto né tanto meno di giustificarlo storicamente  per invogliare alla devozione mariana, anche perché  quel Monte non è da intendersi in senso geografico ovvero orografico, è piuttosto un titolo, una categoria teologica che attiene alla Madre di Dio. 

Il titolo del Monte egli lo vuole fondare, sì, ma nelle Sacre Scritture. 

Così si rivolge al lettore:
 “...di Maria ti parlo, Recalmutese, anima qualunque divota, che la veneri con quel degnissimo titolo del Monte. Sì fuggene a Maria, vieni, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe (Isa. 11.6) vieni, e vedi l'opere del Signore quali prodiggii ha fatto sulla terra, eccoti un monte, che per la sua fortezza conturba i monti di vanità, di fasto, di superbia (Psal.45.3.) Vieni salisci meco a questo monte di mirra, e incenzo (Isaia 2.)
[...] Chi ritrova Maria, ritrova la vita, ed avrà la salute dal Signore: ella è quel monte di Sionne, e Gerusalemme, in cui è la salvazione (Isa.33.) perché tutte le grazie ci provengono da Maria. Essa quel monte in cui Iddio pose le sue magnificenze, poichè ricca della pienezza della grazia; perchè Madre di Dio, e per tale dignità Maria si deve amare, venerare, invocare con gran fiducia, come Madre di grandissima misericordia”.


            Maria ascende al monte del Signore e protegge l’uomo nel bosco della vita additandogli la dritta via, “il dritto calle”, per uscire dalla valle in cui altrimenti si sarebbe irrimediabilmente smarrito fino a perdersi. 
Con queste e altre immagini, gravide di sensi e rimandi teologici, il sacerdote Montagna esprime la sua mariologia, non disdegnando di ricorrere al linguaggio dei versi come nel seguente componimento riportato nella sua Confidenza:


Canzoncina a Maria Santissima

Stampata in un librettino composta dal M.R.P.

Gaetano Maria da Racalmuto

Min. Osservante.

***

Vergine Santa, e pia
Immaculata, e pura
Fa l’alma mia sicura
in questo bosco.

Vergine io non conosco
Poterne uscir giammai,
Se mani non mi dai,
E non mi ajuti.

Se tu non mi rifiuti
Refugio d’ogni gente,
Sempre sarò vincente
In ogni guerra.

Per te si chiude, e serra
La rea porta infernale,
Per te s’ascende, e sale
In Paradiso.

Vergine il tuo bel viso
Piacque tanto al Signore,
Ch’assolve al peccatore
Ogni peccato.

Vergine io ho chiamato
Il tuo divino ajuto,
Perchè io son perduto
In questa valle.

Mostrami il dritto calle
D’uscirne, ed’ aver posa
Madre figliuola,  e sposa
Dell’eterno.

Io soggetto al cieco averno
In questa fragil varca,
Però o nobil arca
A te m’inchino.

Fa grazia a me meschino,
Ch’io possa in Paradiso
Coi santi stare in riso
In carità.

Vergine abbii pietà
D’ogni mio gran peccato
E fa ch’io sii salvato
O Madre santa.

Per te la Chiesa canta:
Salus es infirmorum,
Refugium peccatorum,
O Mater Dei.

martedì 16 giugno 2020

STATUA DELLA MADONNA DEL MONTE DI RACALMUTO SCOPERTA A NEW YOK DA MARC REYNOLD. Proposte collegate: cittadinanza onoraria e videoconferenza siculoamericana

L'anno scorso Marc Reynold ci deliziava con un articolo del The Sun And New Work Herald, Tuesday June 1, 1920 ritrovato negli archivi americani. 
Quell'articolo in inglese fattomi pervenire dall'amico Nicolò Rizzo, tradotto in italiano da Adele Troisi, ci sorprese e ci commosse. 

Quest'anno si rinnova la sorpresa con una scoperta. 
La scoperta è correlata: segno tra segni e gesti devozionali dei racalmutesi emigrati a New York in onore di Maria SS del Monte, memoria preziosa che dal paese originario gli emigrati racalmutesi portavano oltre Oceano.

Ringrazio Marc, che si diletta nelle sue ininterrotte ricerche d'archivio, per le foto e le annotazioni che questa volta mi ha fatto pervenire direttamente. Lo ringrazio di cuore. Ma penso che tanti gliene saranno grati, delle sue ricerche e scoperte, e non solo racalmutesi o devoti della Madonna del Monte. Anzi, vorrei poterlo additare all'attuale sindaco di Racalmuto per il conferimento della cittadinanza onoraria.

Secondo la recente scoperta, la rievocazione della presenza della Madonna del Monte a New York, attraverso una statua presumibilmente del 1947, rafforza la precedente notizia che documentava la celebrazione della Festa del Monte lungo Cherry Street tra St Catherine e Market street  da parte dei racalmutesi lì emigrati tra gli Anni Dieci e Venti del secolo scorso.

La notizia si riveste di tanti altri significati se si pensa che proprio quest'anno a causa della pandemia da coronavirus gli annuali festeggiamenti in onore di Maria SS del Monte non avranno luogo né a Racalmuto e né ad Hamilton dove la festa è stata trapiantata con le stesse modalità di quella originale fin dagli Anni Settanta. 
E' come se in supplenza si celebrasse idealmente a New York così come avveniva realmente e animatamente nei primi anni del secolo scorso. 


Magari in concomitanza dei festeggiamenti che quest'anno non avranno luogo per Madonna del Monte né a Racalmuto né ad Hamilton, sarebbe significativo celebrarli virtualmente in videoconferenza riunendo idealmente in videoconferenza le tre comunità di Racalmuto, della gemellata Hamilton  e di quella ritrovata e superstite di New York grazie alle ricerche e nuove acquisizioni storiche di Marc Reinold.

Infine, per venire incontro alla richiesta di notizie relative alla Società di mutuo soccorso di Maria SS del Monte di Racalmuto a New York citerò alcune lettere del   “segretario Archivista della grande Società di Mutuo Soccorso Maria S.S. del Monte fra i cittadini di Racalmuto in New York” inviate a Padre Cipolla di Racalmuto, nel 1924.





Foto e annotazioni di Marc Reynold



L'iscrizione recita: Maria S.S. del Monte Padronessa di Racalmuto Donata della S.M.S. Maria S.S. del Monte Fra i cittadini di Racalmuto Alla Nativity Church Il 18 Maggio 1947

Statua di Maria S.S. del Monte di Racalmuto a New York City

.
La statua di Maria S.S. del Monte di Racalmuto a New York sembra essere stata realizzata nel 1947 o almeno è stata donata alla chiesa nel 1947. È stata donata dalla Società di Mutuo Soccorso di Maria S.S. del Monte. La statua si trovava nella Chiesa della Natività sulla 2nd Avenue a Manhattan, è stata spostata nella Chiesa del Santissimo Redentore dopo la chiusura della Chiesa della Natività nel 2016.

Forse qualcuno ha maggiori informazioni su questa statua o sulla Società di mutuo soccorso di Maria SS del Monte di Racalmuto a New York.








Lettere di Ferdinando Ippolito

Il “segretario Archivista della grande Società di Mutuo Soccorso Maria S.S. del Monte fra i cittadini di Racalmuto in New York” - Ferdinando Ippolito - a nome della Società, che “conta 315 fratelli tutti Racalmutesi” tempesta Padre Giuseppe Cipolla con una semplice ed esplicita richiesta: l’invio del Dramma-Sacro pubblicato dal Padre Bonaventura Caruselli nel 1856, ormai introvabile.

Causa indiretta di una tale richiesta era stato lo stesso Padre Giuseppe Cipolla che aveva chiesto offerte ai racalmutesi d’oltre Oceano in sostegno delle sue iniziative benefiche. 
Costoro non si limitano a inviare semplicemente qualche dollaro di fraterna carità ma affittano un teatro e allestiscono un cartellone per due mesi di rappresentazioni ripromettendosi di devolvere generosamente i ricavi:

“New York, 4 Agosto 1924. 
Al Comitato Pro Istituto – Racalmuto. La Società di M. S. Maria S.S. del Monte ha portato in semblea (sic!) la circolare per formare l’Istituto nel vecchio Castello del Carretto e tutta la Colonia e entusiasmata per tale concetto indi la Società si propone di contrattare un Teatro per dare delle recite e il beneficio andare al detto Istituto.
Dunque la Società prega il Comitato di essere tanto cortese di mandarmi il libro della Istoria di Racalmuto ho pure qualche Manoscritto (con l’obligo [sic!] che finite le Recite di sostituirlo [restituirlo? Ndr] di nuovo) essendo la Colonia Racalmutese entusiasmata vuole recitare qualche Episodio della Istoria di Racalmuto, come per esempio la Venuta della Madonna ed altri Episodi. Il Comitato resta pregato di farci questa Cortesia...”

“New York, 7 agosto 1924. 
Reverendissimo Padre [...] abbiamo contrattato un Teatro per due mesi (Ottobre e Novembre) per recitare drammi e il beneficio andare per l’istituto a Racalmuto. [...]
Dunque tutta la Colonia Racalmutese in New York per fare maggiore Concorrenza vuole recitare qualche Episodio che si trova scritto nella Storia di Racalmuto. [..] Ferdinando Ippolito”

“New York, 15 settembre 1924. 
Padre Reverendissimo [...] ci facciamo sapere che giorno 4 di Ottobre Sabato sera, daremo la prima rappresentazione il quale si darà il Dramma di Alessandro Dumas “Una notte a Firenze” inoltre a questo ci facciamo sapere che abbiamo scritto alle colonie Racalmutese di Buffalo e di Hamilton Canadà e ci hanno risposto che anche loro lavorano per ricavare qualche sommetta di denaro ed aiutare la nobile iniziativa da lei sviluppata intanto abbiamo deciso di rappresentare La venuta della Madonna il 1 Novembre (giorno di tutti i Santi).
Dunque Padre Giuseppe Cipolla, alcuni nostri paesani uomini vecchi ci hanno informato che esiste un libro di Padre Bonaventura Caruselli di Lucca, il quale in detto libro si trova scritto il Dramma della Venuta della Madonna completo uso per il teatro. [...] Lei Padre resta pregato di fare il mezzo possibile di procurarci questo libro con questo termino chiedento la sua S.B. da parte da tutta la società. Devotissimo Ferdinando Ippolito”

“New York, 6 novembre 1924. 
Pregiatissimo Sacerdote Giuseppe Cipolla, con la presente vengo a dirci che abbiamo ricevuto la sua lettera ed il suo prezioso manoscritto e si figuri la gioia che abbiamo provato tutti [...] l’abbiamo ricevuto il Giovedì sera e tutto il Venerdì e Sabato hanno fatto le prove che hanno riuscite magnifiche, si figuri che il popolo vuole che si recita di nuovo a Richiesta generale la quale noi per appagarli la dobbiamo fare di nuovo. [...] Con questo termino chiedo la Sua S.B. Ferdinando Ippolito”.

“New York, 9 Dicembre 1924. 
Reverendissimo Padre [...] noi lo ringraziamo di cuore su il suo gentile pensiero di fare ristampare il Padre Bonaventura Carusello (intento il libro) [...] se lei vede che per stampare il libro di Padre Carusello ci vuole troppa moneta noi ci lo sconsigliamo perché non vale la pena di spendere tanta moneta per poche copie – noi ci contentiamo quando ne manda una sola copia quando lo copiamo e subito ci lo spediremo indietro – intanto ci facciamo sapere che la recite al teatro sono finite e speriamo a Gennaio mandarci la moneta intanto finisco il mio dire baciandogli la mano – suo umilissimo servo Ferdinando Ippolito – 267 Elizabeth st. – New York”.

Come si vede, la grammatica libresca lascia a desiderare, ma quella del cuore e delle predilezioni è di grande valore. La corrispondenza corre su diverse lettere tra solleciti e precisazioni ed è una miniera di informazioni non solo sui racalmutesi emigrati, ma anche su quelli rimasti nella madre patria, tutti tra loro in ideale collegamento, accomunati dall’attaccamento alla Madonna del Monte e dalla passione per il teatro.
Questo collegamento e questa comunanza arrivano fino a noi, fino ai nostri giorni, rendendo attuale la lontana corrispondenza del 1924.

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