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Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
domenica 31 maggio 2020
sabato 30 maggio 2020
Poesie di Piero Carbone tradotte da Juan Diego Catalano.mp4
Poesie di Piero Carbone. Tradotte e recitate in spagnolo da Juan Diego Catalano 1. POZO MUY HONDO Nadie habla y oigo tu voz La voz que a los veinte años perseguía. Ya no estás y tu sombra sigue andando. Los ojos cerrados y parece que te veo. Hermosa te veo, ahora como entonces. Los ojos no abriría jamás Para no enterarme Que los años pasados son un pozo muy hondo puzzu funnu Nuddru parla e sientu la to vuci. La vuci chi a vint'anni assicutava. Nun ci si', e l'ùmmira camina. L'uocchji chjusi, e pari ca ti viju. Beddra, ti viju, ora comu tannu. L'uocchji un grapissi cchjù pirchì m'addugnu l'anni passati sunnu un puzzu funnu. 2 maggio 2009 Pozzo senza fondo Nessuno parla e odo la tua voce. / La voce che a vent'anni inseguivo. / Non ci sei, e l'ombra tua procede. / Gli occhi chiusi, e sembra che ti veda. / Bella, ti vedo, ora come allora. / Gli occhi non aprirei mai più / perché m'accorgo (che) gli anni trascorsi / sono un pozzo senza fondo. 2. ALEGRES DE QUEDAR Peces que lloran están en la mar Peces de ojos abiertos mirando Peces que mudos gritan, alean Y buscan de la mar escapar Pero si ellos huyen de la mar se mueren. Brincan-se tiran-piensan-chapotean. Lloran, sin embargo alegres de quedar. . cuntenti di ristari Pisci ca chjanci sugnu nni lu mari pisci ccu l'uocchji apierti ca talìa pisci ca mutu grida, si girìa e cerca di lu mari di scappari. Ma siddru scappa di lu mari mori. Santa s'intuffa penza sguazzaria. Chjanci, ma è cuntenti di ristari. Contento di restare Pesce che piange sono nel mare / pesce con gli occhi aperti che guarda / pesce che muto grida, volteggia / e cerca dal mare di scappare. / Ma se scappa dal mare muore. / Salta si tuffa pensa sguazza. / Piange, ma è contento di restare. 3. EN SILENCIO LOS TRAGA "Mamá, los moros llegaron de la mar." Cantaba hace tiempo una canción. Bajaban con armas Y sables. Desembarcando Feroces como perros. Ahora llegan de noche A escondidas, Amontonados Arriba de barquitos. Parecen abejas, Abejas pegadas A un pañal de miel Encadenadas. El agua los arrulla. Comen de luna. Lleno el corazón Y muertos de hambre. Hacia Portu Palu algunos van, Otros para Pachinu, A Lampedusa O tal vez más allá. Nadie los ve, Nadie los enfrenta Porque la mar en silencio los traga n-silenziu si l'agghiutti Mamma, li turchi su junti a la marina, cantava anticamenti la canzuna. Scinnìvanu ccu armi e scimitarri. Sbarcavanu arraggiati comu cani. Ora arrivanu di notti a l'ammucciuni, ammunziddrati ncapu li varcuna. Parinu lapi, lapi appizzati a na vrisca di feli ncatinati. L'acqua l'annaculìa. Màncianu luna. Chjinu lu cori ma muorti di fami. A Puortu Palu cc'è cu và, cu và a Pachinu, a Lampedusa, o puru cchjù luntanu. Nuddru li vidi, nuddru li scummatti, pirchì lu mari n silenziu si l'aggliutti. In silenzio il mare se li inghiotte Mamma, li turchi / son giunti alla marina, / cantava anticamente / la canzone. / Scendevano con armi / e scimitarre. / Sbarcavano arrabbiati / come cani. / Ora arrivano di notte / di nascosto, / ammassati / sopra i barconi. / Sembrano api, api / attaccate / a un favo di miele / incatenate. / L'acqua li dondola. / Mangiano luna. / Pieno il cuore / ma morti di fame. / A Porto Palo c'è chi va, / chi va a Pachino, / a Lampedusa, oppure / più lontano. / Nessuno li vede, / nessuno li cerca, / perché in silenzio / il mare se li inghiotte. Poesie pubblicate nella versione dialettale e italiana su Venti di sicilinconia, Medinova editrice, Favara 2009. Opera vincitrice del "Premio Martoglio" 2009
venerdì 29 maggio 2020
L'UOMO CHE EBBE DUE FUNERALI. Dall'omonimo racconto all'Atto Unico di Carmelo Rappisi
L'avevo preannunciato sui social, che un amico lo stava partorendo; l'ha partorito. Il coup de foudre è rinato come coup de théâtre.
Il racconto L'uomo che ebbe due funerali è diventato Atto Unico, per geminazione.
Il papà della nuova creatura è Carmelo Rappisi.
E penso ad Accursio Soldano, all'editore Gianmarco Aulino e a Giuseppe Maurizio Piscopo, indirettamente padrini e compari.
Il prossimo appuntamento spero sia per la messa in scena.
Sull'attività teatrale di Carmelo Rappisi
Il racconto L'uomo che ebbe due funerali è diventato Atto Unico, per geminazione.
Il papà della nuova creatura è Carmelo Rappisi.
E penso ad Accursio Soldano, all'editore Gianmarco Aulino e a Giuseppe Maurizio Piscopo, indirettamente padrini e compari.
Il prossimo appuntamento spero sia per la messa in scena.
Un grazie di cuore agli amici
che hanno gradito l'annuncio enigmatico
e il suo disvelamento
Il "misterioso" annuncio
Schizofrenie Pirandelliane
Il treno ha fischiato
Il protagonista della novella è Belluca, un uomo modesto senza particolari qualità, un contabile dedito all’arido lavoro di ufficio, fatto di conti e calcoli, sottomesso e indifeso e per questo zimbello sia del capoufficio e dei colleghi, sia dei familiari.
Ripreso, per una volta giustamente, dal capo ufficio, Belluca reagisce inveendo e farneticando contro di lui. Urlando racconta di un treno che ha fischiato nella notte e che lo ha portato lontano.
Ripreso, per una volta giustamente, dal capo ufficio, Belluca reagisce inveendo e farneticando contro di lui. Urlando racconta di un treno che ha fischiato nella notte e che lo ha portato lontano.
Il fischio del treno evidenzia un concetto che spesso sta alla base dell’opera pirandelliana: il fatto che a volte basta un evento insignificante per rivoluzionare tutta la vita di una persona. Nel caso specifico la folgorazione improvvisa del fischio del treno rende consapevole il protagonista di voler recuperare la propria dignità e la propria libertà, seppur in limitati momenti di viaggio nella fantasia. Il fischio del treno rappresenta il simbolo della riconquistata libertà.
La carriola
La novella La carriola di Luigi Pirandello ha come protagonista un famoso avvocato. Non potendosi più liberare della forma in cui vive, si vendica di essa compiendo lo stesso atto, ogni giorno, nella massima segretezza. Appena ha un minuto libero infatti, l'uomo si chiude a chiave nello studio, e preso da una forte voluttà "corre alla cagnetta che dorme sul tappeto: piano, con garbo, le prende le due zampine di dietro e le fa fare la carriola: le fa muovere non più di otto o dieci passi, con le sole zampette davanti, reggendola per quelle di dietro"
Ciampa
“Lei deve sapere che abbiamo come tre corde d’orologio in testa: la seria, la civile e la pazza…). . Sopra tutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte. Ci mangeremmo tutti, signora mia, l'un l'altro, come tanti cani arrabbiati. Non si può. Io mi mangerei ‑ per modo d'esempio – questo signore qua (indicando uno spettatore). Non si può. E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa: «Oh quanto m'è grato vedervi, caro il mio signore…..”
La follia di Antonietta, moglie di Pirandello
Pare quasi impossibile, ma negli anni la pazzia di Antonietta peggiora. Ne fa testimonianza una lunga lettera di Pirandello all'amico Ugo Ojetti, datata 10 aprile 1914, in cui afferma di vivere in un vero e proprio inferno. La pazzia di Antonietta si acuisce alla morte del padre, Calogero Portulano, e si riversa sulla povera figlia Lietta. Luigi è costretto ad acconsentire all'internamento della moglie, nel 1919. In clinica, Antonietta è più che mai intrattabile, non vuole ricevere nessuno: si lascia andare, si trascura, indossa sempre lo stesso logoro vestito….
Il cavaliere Fiorica e Beatrice sua moglie
Il cavalier Fiorica irrompe nella scena inveendo in video contro Pirandello:
PIRANDELLO - Cavaliere Fiorica come si permette lei entrare in scena! Lei non è nella commedia. Vada fuori!
FIORICA - Autore ingrato! Senza la mia tresca con la moglie di Ciampa questa storia non sarebbe stata partorita e nemmeno rappresentata! Mi si doveva dare la possibilità di difendermi per Dio!
PIRANDELLO: Esca!
FIORICA - Ormai sono in scena e intendo restarci!PIRANDELLO: Signori del pubblico, non mi assumo nessuna responsabilità! Questi personaggi, che si pigliano la libertà di rappresentarsi da soli.
Domami darò loro udienza e mi sentiranno... Ah, se mi sentiranno!
Carmelo Rappisi e il cinema
Partecipazione al film Sul'Amuri di Giovanni Volpe
mercoledì 27 maggio 2020
A COLPI DI MARTELLO, IN PUBBLICA PIAZZA. Nei pressi del Politeama di Palermo
L'aggira... il tragge, indi il distorna,
né d'agitarlo e scoterlo si stanca;
e dala destra intanto e dala manca
stuolo aversario e spettator soggiorna.
Musa non più d’amor, cantiam lo sdegno
Giovambattista MARINO, La strage degli innocenti
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